Inaspettatamente
Indice
| Capitolo 1 | Capitolo 2 | Capitolo 3 | Capitolo 4 | Capitolo 5 | Capitolo 6 |
| Capitolo 7 | Capitolo 8 | Capitolo 9 | Capitolo 10 | Capitolo 11 | Capitolo 12 |
| Capitolo 13 | Capitolo 14 | Capitolo 15 | Capitolo 16 | Capitolo 17 |
Il mondo della magia è vario. I pericoli che esso nasconde sono molteplici. E questo era uno dei concetti fondamentali che scandivano la vita di Vianne Queen. Quando aveva deciso di diventare Auror aveva solo tredici anni, ma aveva tutto chiaro in mente.
Le cose, però, si erano dimostrate più complicate di quanto lei avesse potuto immaginare. Il suo lavoro l’aveva portata nel deserto del Sahara, tra le piramidi, la sabbia, le oasi e i cammelli. E tra le creature che odiava di più: le mummie! Studiarle a scuola e nel corso di Auror era un conto, trovarsele di fronte un altro. Specialmente se la mummia in questione era anche un gran-sacerdote, un potente stregone dell’Antico Egitto, insomma.
Gli Spezza Incantesimi della Gringott, la banca dei Maghi, chiamavano gli Auror quando a ostacolare la conquista di un tesoro c’erano fatture troppo potenti o una creatura molto pericolosa e fuori dalla loro competenza. Il 13 Maggio Bill Weasley e Teo Carter avevano chiamato gli Auror per liberare una tomba e lì era iniziata l’Apocalisse: una mummia pericolosa era stata riportata in vita a causa di sbadataggine e di mancata osservazione delle norme base del mondo magico: mai leggere libri sospetti! La squadra capeggiata da Vianne Queen era caduta nel tentativo di placare la minaccia, compito che portarono in ogni caso a termine.
Nella sua stanza a il Cairo, ormai era nello stesso albergo da anni, Vianne risistemava i suoi ingredienti per pozioni nel suo armadietto. Non riusciva a non pensare ai suoi amici periti in battaglia; si sentiva sola e tradita, ma forte dentro di lei era il sentimento di colpevolezza. Se non avesse aperto quel libro..se non lo avesse letto…ma la curiosità era stata tanta…o forse la sua mano era stata guidata? Fatto sta che era l’unica ad essere sopravissuta alla battaglia.
Da qualche mese era in contatto con l’Ordine della Fenica, un’organizzazione di Maghi che lottava contro Voldemort, il Signore Oscuro, o come lo chiamavano i più Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato! Raccogliate informazioni riguardo l’Erede di Serpeverde, o meglio riguardo i suoi seguaci, i Mangiamorte, e tentava di evitare qualsiasi reclutamento nelle fila del Male di mummie o di altre creature egiziane.
Era molto tardi e aveva deciso di andare a letto, quando qualcuno bussò alla porta. Vianne sfoderò la bacchetta e andò a vedere chi fosse. Quando aprì non riuscì a credere ai propri occhi: che ci faceva l’ Albus Silente?…
Alla luce di un fioco lampadario il preside di Hogwarts sedeva con Vianne Queen ad un tavolino rotondo. L’ingresso dell’albergo era deserto a quell’ora di notte. Albus Silente aveva una proposta da farle, una proposta che sperava non avrebbe rifiutato, in quanto ciò che le proponeva era di vitale importanza: diventare insegnante di Difesa contro le Arti Oscure.
«Io?!…mi scusi ma credo proprio che stia sbagliando persona.» Vianne non credeva alle proprie orecchie: lei, un’Auror famosa, certo, ma famosa anche per i guai che combinava oltre che per i suoi successi, diventare insegnante.
«Non sono mai stato più serio!»
«Io non sono capace di insegnare! Tutto quello che so fare è combattere creature malefiche…»
«…e io voglio che insegni questo ai ragazzi! Chi meglio di un Auror potrebbe insegnare la Difesa!»
«Non ho pazienza con i ragazzi!»
«Non voglio ascoltare scuse! E poi imparerai ad avere pazienza. Ciò che mi preme di più in ogni caso è che insegni più cose possibili, più incantesimi di difesa e…di attacco ai ragazzi del 7° anno… specialmente a Harry Potter, per l’esattezza.» queste parole furono dette con tono grave e rassegnato.
«Mmh…mi sembra quasi disperato…»
«In un certo senso si. Non hanno avuto grandi insegnanti di Difesa, in modo particolare i ragazzi dell’ultimo anno.»
«Ne ho sentito parlare da Bill Weasley: uno morto, uno con la memoria in pappa, uno licenziato, uno chiuso in un baule, una pazza megera e una specie di…lei come definirebbe l’ultimo?»
«Un fallimento! Un Auror sarebbe appropriato per ciò che ci aspetta.. Il corpo docenti lo conosci bene.»
«Non ho scelta a quanto pare.»
«Ci vediamo il primo Settembre. Non posso trattenermi oltre.» detto questo si smaterializzò con un rumore sordo. Vianne finì il suo tè e, pensando a cosa l’aspettava tra un mese, raggiunse il suo letto soffice…
Alla velocità di un fulmine giunse il primo Settembre. Durante la mattinata Vianne Queen era arrivata ad Hogsmeade, il villaggio magico per eccellenza.
Una carrozza con uno strano destriero nero, un thestral, alquanto brutto, l’attendeva: Silente sapeva del suo arrivo.
Durante il tragitto, guardando il panorama, rivide i luoghi della sua infanzia: le strade del villaggio che erano piene di sole e anche la Stamberga Strillante, sotto tutta quella luce sembrava meno tetra.
La carrozza attraversò il parco della scuola, costeggiò il lago, dove la piovra gigante agitò i suoi lunghi tentacoli come per salutarla!
Davanti al portone del grande castello Vianne trovò un elfo domestico con informi berretti colorati sulla testa, un lungo naso a matita e due occhi grossi come palle da tennis.
«Buongiorno Signora. Io sono Dobby! Silente mi ha mandato a prendere i suoi bagagli, Signora!»
«Signorina, per favore!»
«Si, Signora….Signorina!» si corresse l’elfo.
Zampettando il piccolo elfo con un gesto sparì con i suoi bagagli.
Vianne si guardò intorno: era bello tornare a Hogwarts, era come tornare indietro nel tempo e questo le piaceva. Le piaceva la vecchia scuola con i suoi archi, le grandi volte, le sculture di grandi Maghi e Streghe e i ritratti chiacchieroni, austeri, dormiglioni o semplicemente chiassosi come Sir Cadogan!
Quel luogo non era cambiato affatto: tutto era ancora come lo aveva lasciato quattordici anni prima; sembrava quasi che Hogwarts vivesse in un limbo, ma questo non era assolutamente vero! I ritratti e i fantasmi del castello conoscevano gli avvenimenti del mondo reale e i ragazzi che frequentavano la scuola di Magia e Stregoneria erano al corrente di ciò che accadeva nel mondo.
Queen fece un giro nei corridoi, anche perché non sapeva dove andare. Arrivò nella Sala Grande. Vide i tavoli delle quattro Case e le clessidre segnapunti; si soffermò a guadare quella di Tassorosso, la sua Casa. Tassorosso era considerata una Casa di “mollaccioni”, ma alla fine ognuno prendeva la propria strada e poco importava la casa o la famiglia di provenienza. Infatti una Tassorosso era riuscita a diventare un’Auror di grande fama.
Osservava un grande arazzo di “Tom il Guercio che cuce un sacco magico”, quando una voce aspra alle sua spalle la fece voltare. Era Argus Gazza, il custode, che l’accompagnò nel suo ufficio e le mostrò l’aula di Difesa Contro le Arti Oscure. Durante tutto il tragitto il vecchio custode non fece altro che lamentarsi degli studenti, di quanto fossero maleducati e quali nuovi oggetti aveva deciso di bandire.
Nel suo ufficio e nella sua nuova camera i mobili erano alquanto particolari con le loro strane intagliature. Il viaggio dall’Egitto era stato lungo e faticoso, così decise di dormire un po’ e chiese al suo falco, Horus, di svegliarla in tempo per la cena…
«Perché non mi hai svegliato?» Vianne era nel panico! I ragazzi sarebbero arrivati al castello tra pochi minuti. Ma la colpa non era del volatile: Vianne era talmente stanca che neanche le cannonate sarebbero bastate a richiamarla dalle braccia di Morfeo! In fretta e furia riuscì a scendere le scale che portavano alla Sala Grande, nella quale entrò attraverso una porta di servizio, posta alle spalle del tavolo degli insegnanti.
Giunse al suo posto tra la professoressa Sinistra e ….il professor Piton!? Ricordava bene quel professore: era il più giovane quando lei frequentava l’ultimo anno ad Hogwarts; era stato nominato insegnante di Pozioni da Silente in persona, quando c’erano due cattedre vacanti: Pozioni e Difesa Contro la Arti Oscure. Ricordava che secondo molti bramava la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure, ma per qualche ragione gli era stata rifiutata. Vianne ricordava anche Piton studente: quando lei frequentava il primo anno, il giovane Severus era alla fine del suo percorso accademico nella Scuola di Magia e Stregoneria. Rammentava che non era molto amato dagli studenti e qualcuno raccontava strane storie sul suo conto; per queste ragioni alcuni studenti di Grifondoro del settimo anno non facevano che litigare con lui e alle volte lo umiliavano davanti a tutti.
Il professor Piton che si trovava di fronte era simile a quello del passato: sempre vestito di nero, capelli e occhi corvini, occhi che dardeggiavano e fremevano, nonostante gli sforzi per dimostrare calma perfetta. Quando era ancora una studentessa all’ultimo anno, aveva sentito alcuni studenti affermare che il professore di Pozioni avesse una sguardo omicida: forse era vero, ma ciò che la rendeva diffidente nei suoi confronti non erano tanto le voci di studenti che temevano un insegnante certamente severo, ma la certezza che quell’uomo era stato un Mangiamorte. Era un’informazione avuta direttamente da Alastor Moody. Da quello che sapeva era diventato Mangiamorte appena uscito da Hogwarts, ma era tornato in tempo sui suoi passi, guadagnandosi la piena fiducia di Albus Silente. Ora Severus Piton era passato dalla sua parte e svolgeva il pesante e difficile compito di spia, o informatore, o infiltrato, per addolcire l’espressione, per l’Ordine della Fenice. Non conosceva la ragione per cui Silente dava fiducia a quell’uomo, ma se il preside si fidava di lui, perché gli altri non avrebbero dovuto fare altrettanto?
Si sedette accanto a lui, lo salutò, ma questi non rispose.
«Buonasera!» era Silente, che si sedette lentamente lisciandosi la lunga barba argentea. Gli insegnanti, compresi Piton e la Queen, risposero al preside.
Nella Sala Grande entrarono gli studenti che si posizionarono ai loro rispettivi tavoli in un chiacchiericcio eccitato, pieno di saluti, risate e allegria. Vianne guardò gli studenti; si soffermò su due tavoli: quello di Serpeverde e quello di Grifondoro. Aveva letto sulla Gazzetta del Profeta, anni prima, della cattura di alcuni Mangiamorte, scampati ai processi avvenuti dopo la caduta di Voldemort, e in seguito della loro fuga da Azkaban. Ricordava il nome di Lucius Malfoy e sapeva che l’evaso aveva un figlio ancora a scuola. Lo riconobbe subito: era difficile non riuscirci, visto che il ragazzo era la sua copia perfetta, senza contare che ora portavano la stessa coda biondo argento. Forse era meglio tenerlo sottocontrollo.
Passò al tavolo rosso-oro. Aveva visto molte foto di Harry Potter sui giornali e non fu difficile riconoscerlo. Con lui c’era il fratello più piccolo di Bill Weasley, Ron e altri ragazzi che formavano un bel gruppo affiatato, tra cui una ragazza con folti capelli castani, una ragazza con lunghi capelli rossi ,che riconobbe come l’unica sorella dei Weasley, e un ragazzo piuttosto goffo che le ricordava qualcuno di sua conoscenza. I suoi pensieri furono interrotti dalla McGranitt che entrò con i ragazzini da smistare. Il Cappello Parlante fu posto su uno sgabello e i ragazzini furono assegnati alle quattro Case.
Quando tutti furono collocati in un Dormitorio, Albus Silente si alzò in piedi per pronunciare il suo discorso di benvenuto.
«Cari ragazzi benvenuti ad un altro anno ad Hogwarts! E benvenuti per la prima volta ad Hogwarts! Come il Cappello Parlante afferma omai da tre anni, il mio desiderio è che gli studenti e la scuola stessa sia e resti unita per affrontare i pericoli che il mondo esterno e reale ci consegna. Questo, magari, sarà un compito arduo, ma aiutandoci a vicenda le difficoltà saranno superate! Il custode, Argus Gazza, mi ha chiesto di ricordarvi che la lista degli oggetti vietati nella scuola si trova affissa sulla porta del suo ufficio. Inoltre vorrei dare il benvenuto alla nuova insegnante di Difesa Contro le Atri Oscure, la professoressa Vianne Queen, giunta da Il Cairo su mia richiesta.»
Il tavolo di Tassorosso scoppiò in un fragoroso applauso. Tutti loro conoscevano le sue imprese e ne andavano fieri ed orgogliosi. Al tavolo di Grifondoro Harry guardò Ron che applaudiva, insieme a Ginny e a Neville, come un matto.
«La conosci, per caso?» chiese.
«È uno dei migliori Auror al mondo! Mio fratello Bill la conosce e dice che è imbattibile! In una lettera mi aveva scritto che quest’anno avremmo avuto un vero insegnante di Difesa Contro le Atri Oscure!»
«Ehm…perché il tavolo di Tassorosso fa tutto ‘sto casino?»
«Perché lei è stata una Tassorosso!» spiegò semplicemente Neville.
Albus Silente augurò “un’abbuffata felice e spensierata a tutti!” e si sedette, facendo apparire mille buone portate sui tavoli.
Vianne sorrideva compiaciuta della reazione dei Tassorosso. Si servì pollo e patate al forno, concludendo con una crostata di uva sultanina…
5.CAPITOLO.Lezione di Difesa Contro le Arti Oscure
Erano le nove meno un quarto e Vianne Queen attendeva, appoggiata alla sua cattedra, gli studenti del settimo anno che avrebbero affrontato la loro prima lezione della settimana con lei. Verso le nove meno cinque cominciarono ad arrivare i primi studenti e qualche minuto dopo la classe fu al completo. Queen andò dietro la cattedra e prese in mano l’elenco degli studenti.
«Buongiorno a tutti ragazzi! Come sapete sono la vostra nuova insegnante. Voglio essere franca con voi, non ho mai insegnato in vita mia. Tutto quello che so fare è combattere le creature Oscure. Vi posso dire che non tutto si impara dai libri, molte volte sono le esperienze e l’intuito a giocare un ruolo predominante in battaglia. Questo non significa che i libri sono inutili, anzi sono fonti di informazioni e ispirazione. Il lavoro teorico per noi sarà una rifinitura di ciò che vi insegnerò in classe o anche un punto di partenza, vedremo. Penso che un bel po’ di pratica sia necessaria dopo quello che avete svolto negli ultimi anni, ovvero praticamente niente…»
I ragazzi erano felici per questa nuova politica: la Umbridge aveva fatto esattamente l’opposto, abolendo la pratica e proponendo un “programma approvato dal Ministero”, ovvero per ragazzini deficienti, secondo molte opinioni. L’unico problema sembrava dover dedicare molto tempo fuori dalle lezioni per gli studi teorici, perché nonostante il programma di studi allettante, Vianne Queen dava l’idea di essere abbastanza severa.
«Vi chiedo scusa ragazzi, ma ho bisogno di fare l’appello…» Vianne procedette con l’elenco degli studenti, soffermandosi si… «Paciock, Neville. Bene!» disse, guardando con un sorriso il ragazzo: era il figlio di due famosi Auror che avevano combattuto con coraggio contro il Male, riportando seri danni. «Potter, Harry…Silente mi ha parlato del gruppo di Difesa che hai fondato a quinto anno…una bella idea! Ne riparleremo per verificare che grado di preparazione avete ottenuto.» continuò il suo elenco fino all’ultimo nome: «Weasley, Ronald…tuo fratello mi ha parlato di te…so che tuo padre lavora al Ministero: almeno non sono tutti idioti là dentro! Ti posso assicurare che ne ho conosciuti di funzionari imbecilli…Bene, per la lezione di oggi vi consiglierei di liberare il banco dei vostri oggetti e di tirare fuori le bacchette. Iniziamo con qualcosa di utile: come combattere contro un Dissennatore. Qualcuno sa dirmi che creatura è?»
Molte mani saettarono verso l’alto. Furono assegnati punti a Grifondoo, Tassorosso e Corvonero: insomma a tutti coloro che avevano fatto parte dell’Esercito di Silente. Alla fine delle due ore di lezione solo alcuni ragazzi non erano riusciti a far apparire un Patronus. Con rammarico di Harry, Draco ci riuscì molto in fretta, al contrario di molti altri Serpeverde che produssero solo fumo.
Hermione Granger uscì dall’aula con i suoi inseparabili amici a fine lezione.
«Diciamo che è molto informale. Da dato degli stupidi ai funzionari del Ministero!»
«Questa è una delle parti migliori!» rispose Ron.
«Da un certo punto di vista. Ha iniziato il programma con qualcosa di molto difficile, lasciando la teoria nelle nostre mani…ho l’impressione che ci stia addestrando a combattere…»
«Sarebbe anche ora!» disse Harry «Il tempo stringe…se non impariamo ora a difenderci e se non studiamo ora ciò che ci serve, ci troveremo nei guai!»
«Hermione, il tuo spirito è entrato nella testa di Harry, per caso?» scherzò Ron.
L’orario delle loro lezioni era disastrosamente difficile da sostenere: non c’era giorno in cui non ci fosse una materia, con annesso professore, difficile da reggere: se non c’era Trasfigurazione c’era Pozioni, per la gioia di Harry, se non c’era questo c’era Erbologia o Difesa Contro le Arti Oscure: Vianne Queen si era rivelata un combinazione tra la McGranitt e Malocchio Moody: era severa, informale, esigente, energica e fuori dagli schemi. Secondo Hermione era un insieme di contraddizioni, ma approvava le sue verifiche a sorpresa su tutto il programma svolto.
«Dobbiamo saper affrontare qualunque situazione per il M.A.G.O. e per la Seconda Guerra e lo sapete! È per questo che ci fa fare anche verifiche pratiche!»
Vianne trovava l’insegnamento un piacevole passatempo: si divertiva quasi ad escogitare la prossima lezione. In Sala Professori trovava la sua ispirazione: i professori non facevano altro che discutere gli articoli del Profeta, che descriveva attacchi di creature oscure, di Mangiamorte. Inoltre lei cercava di immaginare quali creature e quali incantesimi e stratagemmi Voldemort e i suoi avrebbero potuto utilizzare. In fin dei conti si trovava bene in quella scuola e la sua nuova vita non le dispiaceva, specialmente perché lì, in Inghilterra, non c’erano le mummie…
Il 31 Ottobre era giunto. Era sabato e per quel giorno era prevista una gita a Hogsmeade, nonostante le pesanti misure di sicurezza. Infatti, i villaggi e le città erano pattugliate da Auror in incognito, pronti ad intervenire in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo.
La scolaresca era molto eccitata per il giorno di Halloween, considerando che, al ritorno dalla passeggiata, ci sarebbe stato un ottimo banchetto con succo di zucca e dolci a volontà! Molti insegnanti seguirono l’esempio dei ragazzi, andando a rilassarsi nel villaggio, sostando per lo più ai Tre Manici di Scopa.
Severus Piton era nel suo ufficio, impegnato nella correzione dei temi della settimana appena trascorsa. La sua mente però era altrove: non sopportava che un Auror fosse insegnante di Hogwarts; gli sembrava che Vianne Queen fosse stata assunta per tenerlo sottocontrollo: sentiva il suo sguardo bruciargli la schiena, seguirlo per i corridoi, spiarlo a tavola e in Sala Professori. Quello sguardo, quel maledetto sguardo di smeraldo, freddo, duro, indagatore, penetrante e diffidente insieme… Non sopportava che una ragazzina presuntuosa controllasse i suoi movimenti. Forse Silente non si fidava più di lui? Oppure Moody aveva chiesto l’inserimento di un’Auror ad Hogwarts perché non aveva mai considerato sincero il suo pentimento? Questi pensieri gli rendevano impossibile la concentrazione, così decise di rilassarsi un po’ vagando per il castello e per il parco.
Vianne aveva ricevuto una lettera da suo fratello dall’Egitto. Jonathan, questo era il suo nome, era un Auror fallito: era stato espulso dall’ordine per gioco d’azzardo in servizio. Era un uomo confusionario e perennemente distratto, ma Vianne gli voleva molto bene: era tutta la sua famiglia! In Egitto aveva avuto molte avventure, alcune a lieto fine e altre disastrose, ma suo fratello, nonostante tutto, era sempre al suo fianco. In ogni caso la vita più tranquilla che aveva preso il posto di quella avventurosa le piaceva: infondo, era ora di prendersi una pausa! anche se si divertiva a giocare all’investigatrice: per deformazione professionale tentava di controllare i movimenti degli individui sospetti, primi tra tutti alcuni alunni di Serpeverde, figli di Mangiamorte, e il direttore della loro Casa: Severus Piton. Silente le aveva detto di non preoccuparsi, perché il professore era tornato sui suoi passi con convinzione e costanza e non era più fedele a Voldemort, come tanto tempo fa, ma alla Giustizia; ma a lei Piton sembrava, più che altro, fedele a se stesso. Schivo, silenzioso, oscuro erano le sue connotazioni. Quel suo stare nell’ombra come un gufo, una pantera in agguato, la rendeva sospettosa. Ciò che la rendeva più nervosa era il suo sguardo: a volte emanava scintille, ardeva, bruciava: in ogni caso una delle sue doti era la dissimulazione ed era un uomo estremamente astuto, caratteristiche proprie dei Serpeverde!
Queen si recò nel parco: le giornate erano ancora assolate e un po’ di aria fresca faceva sempre bene. Si sedette sotto un faggio e, per passare il tempo, esaminava un papiro egiziano, inviatole da Jonathan.
Il professor Piton passeggiava nel parco quando fu attirato da uno strano fruscio al limitare della Foresta Proibita. Sfoderò la bacchetta e si avvicinò con cautela.
«È solo uno Snaso, glielo posso assicurare.» disse Vianne. Severus senza saperlo si era avvicinato al grande albero. Il professore esaminò l’Auror velocemente con lo sguardo: era vestita di verde mela. I suoi abiti non erano lunghe vesti, come quelle della McGranitt ad esempio, ma abiti informali, con gonne piuttosto corte per una strega: sembravano quasi abiti babbani, tranne per il mantello e gli stivali in pelle di drago. Era difficile non notare, quel giorno, un bustino estremamente lavorato, intrecciato con fili d’argento.
Non aveva ancora staccato lo sguardo dal papiro, ma Vianne era consapevole della sua posizione sfavorevole: se Severus avrebbe voluto attaccarla, quello era il momento opportuno.
«Non per essere invadente» continuò la donna alzando lo sguardo e incollandolo in quello di lui «ma ultimamente la vedo nervoso. C’è qualcosa che non va?»
«Questi non sono affari suoi, professoressa.» senza volerlo Vianne aveva centrato il problema: sì, c’era qualcosa che non andava: lei!
«Siamo permalosi, vedo! Mi hanno detto che lei fa continuamente domanda per il posto di Difesa Contro le Arti Oscure. Come mai non ha successo?» Queen era decisa a provocarlo: il suo poteva definirsi un interrogatorio.
Piton cominciava ad innervosirsi: odiava questo argomento. Da un anno a questa parte aveva iniziato a credere che Silente gli rifiutava quel posto perché era stato un Mangiamorte coinvolto completamente nelle Arti Oscure e voleva che evitasse qualsiasi contatto con esse. La conferma di tale ipotesi era data dall’assunzione della Queen: un Auror era l’esatto contrario del suo passato.
«Le do un consiglio:» disse, infine, Piton «non si occupi degli affari altrui e…stia attenta a ciò che legge!»
Questa era una provocazione molto pericolosa. Vianne sapeva che molti erano a conoscenza del caso del “Libro dei Morti”, il libro che aveva letto senza seguire le regole base di qualsiasi mago. Il suo sguardo si infiammò all’istante e promise a se stessa che Severus Piton avrebbe pagato questo affronto…
Voldemort era risorto ormai da tre anni. Se in un primo momento non aveva attaccato la popolazione, perché il Ministero della Magia si rifiutava di credere al suo ritorno, ora la situazione era completamente differente. Dopo un piccolo periodo di tregua le stragi avevano ripreso lo stesso andamento di parecchi anni prima, ovvero prima della storia del Bambino Sopravvissuto.
Il Mondo Magico era in seria difficoltà: i ministri Babbani chiedevano continue spiegazioni a Caramell, che si trovava in una posizione difficile da sostenere: non sapeva cosa rispondere alle legittime lamentele, perché la situazione era ad un punto morto: non si conosceva il nascondiglio di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato e nemmeno quello dei suoi seguaci.
L’ultimo attacco era avvenuto il primo di Novembre a Londra; in molti erano stati feriti tra Maghi e Babbani, tutti inviati naturalmente al San Mungo per le dovute cure.
Ad Hogwarts furono sospese tutte le gite al villaggio. Il più sorvegliato di tutti era Harry Potter: ai suoi allenamenti di Quidditch erano presenti tre insegnanti, nonostante la scuola fosse protetta da antichissimi e potenti incantesimi.
A metà Novembre la professoressa Queen invitò il ragazzo nel suo ufficio.
«Siediti. Bene, prima di cominciare» disse «ti vorrei offrire qualcosa.Una cioccolata? Sai ritempra lo spirito e la mente.» e con un gesto della sua bacchetta apparvero due tazze di cioccolata calda fumante e un vassoio con dei biscotti. «Silente desidera che ti insegni a difenderti meglio e, più che altro, a combattere. In un certo senso ti farò un corso accelerato da Auror. E prega perché lo finisca in tempo… So che è la carriera che desideri intraprendere una volta finita la scuola e che, comunque, conosci più incantesimi di molti altri, visto l’Esercito di Silente fondato anni fa.» Vianne sorseggiò la sua bevanda. «Ci vedremo ogni sabato mattina nell’aula di Difesa Contro le Arti Oscure.»
Harry si stava alzando dalla poltroncina dove si era seduto, quando la professoressa lo fermò.
«Solo un momento. Vorrei che tu riprendessi le lezioni di Occlumanzia con il professor Piton. Mi hanno detto che è il migliore in quest’arte.»
«Il professor Piton non mi darà mai lezione un’altra volta e, ad essere sincero, non ho molta voglia di riprenderle: sono una perdita di tempo!»
«So che è difficile da apprendere, ma ti assicuro che è necessaria. Te la insegnerei io stessa se non fossi così impegnata e se fossi brava come lui. Sai cosa intendo dire: lui ne fa uso continuamente, credo, e visto che è ancora vivo ne deduco che è davvero bravo. Parlerò io con lui, se può farti sentire meglio. Silente mi ha detto che ti ha buttato fuori dal suo ufficio. Avrà avuto i suoi motivi, ma ora non può tirarsi indietro.»
Detto questo accompagnò il ragazzo alla porta. Uscì anche lei e si recò nei sotterranei.
Il luogo era freddo e umido; si strinse nel suo mantello, pensando a come diavolo facesse il professore di Pozioni a passare le sue giornate in un posto del genere! Arrivò davanti alla porta del suo ufficio e delle fiaccole poste ai lati di questa si accesero con una vampata. Bussò.
«Avanti.» sentì dire dall’interno. Appena entrò vide Severus seduto alla sua scrivania mentre controllava delle provette.
«Gran bel posticino!» disse guardandosi attorno: vasi con creature immerse in liquidi viscosi, casse di ingredienti, schedari, calderoni e un fuoco nel camino che lanciava strani bagliori su tutti i barattoli, rendendo il luogo ancora più tetro.
«Posso esserle utile?» disse Piton con voce molto bassa. Nonostante la domanda fosse gentile e cortese, il tono usato non lo era affatto.
«Sì, decisamente.»
«Ha bisogno di una pozione?» disse malignamente.
«No, so prepararmele da sola. Grazie comunque.» Vianne decise di stare al gioco «Sono qui per un altro motivo.»
«E sarebbe?»
«Harry Potter.»
«Cosa centro io con quel ragazzo?» Queen notò che si era innervosito. Harry le aveva raccontato, dopo una lezione, quale trattamento gli riservava. Lei in quel periodo indagava su di lui.
«Oh, non sono qui per parlare del suo comportamento durante le lezioni. Non sono l’inquisitore di Hogwarts! Sono qui per chiederle un favore.»
«La ascolto.» Severus sollevò un sopracciglio con fare scettico. Che razza di favore poteva chiedergli?
«Deve riprendere le lezioni di Occlumanzia con Harry.»
«No.» la risposta giunse secca, in fretta e decisa.
«Perché?» chiese.
«Sono troppo impegnato.»
«Sta mentendo!»
«Lo sa che cosa faccio per l’Ordine?»
«Sì, lo so.»
«Allora può anche capire che la cosa mi è impossibile. Faccio l’insegnante e…»
«…La spia! Sì, lo so. Ma, vede, è molto importante che Potter impari a difendere la propria mente e mi hanno detto che lei è molto abile.»
«Non mi compra con i complimenti. E poi vorrei farle presente che quel ragazzo non ha le capacità adeguate per un simile insegnamento. Come non ne ha per l’arte delle Pozioni.»
«Si è mai messo in discussione come insegnante, visto i suoi fallimenti?» Vianne si divertiva come una matta: provocarlo era uno spasso!
«E lei si è mai messa in discussione come Auror?» Piton aveva un vero talento per i colpi bassi, ma Vianne era decisa a non arrabbiarsi.
«A volte si. Tornando alla mia richiesta?»
«Ha già avuto la mia risposta.»
«Devo ricattarla per averne una positiva? Non ho problemi a farlo!»
«Se ha finito di farneticare può anche andare.»
«No. Resto qui.» e si sedette alla poltrona vicino al fuoco. «In questo momento ho tempo da perdere.»
Piton, che si era alzato in piedi, si risedette.
«Bene. Faccia pure!» e riprese il suo lavoro.
Vianne prese a fissare i suoi movimenti con un sorrisetto stampato sulle labbra. Severus sentiva il suo sguardo, ma era deciso a non mostrarsi allarmato , nervoso e irritato: non voleva certo dargliela vinta! Continuò il suo operato; si occupò di riordinare il suo ufficio da tutte quelle casse con impercettibili movimenti della bacchetta. Era un mago abile e Silente lo rispettava molto proprio per questo. E ora Vianne lo aveva capito, anche se per lei continuava ad essere un enigma come uomo. Il silenzio tra i due durò parecchie ore, sennonché l’ora di cena stava per giungere.
A rompere la calma fu la professoressa Queen che si alzò con eleganza dalla poltrona, o almeno questo era quello che aveva notato Severus.
«La sua compagnia è stata un piacere!»
«Felice per lei. Non posso dire altrettanto.» rispose Piton in tono piatto.
«Senta, a parte gli scherzi, mi faccia il favore di insegnare ad Harry Occlumanzia. Lo farei io se potessi, ma non è così.»
«Perché? Lei come impegna le sue giornate?»
«Devo dargli ulteriori lezioni di Difesa Contro le Arti Oscure e, inoltre, visto che ci tiene a saperlo, sto continuando il mio lavoro di Auror: sono in perenne contatto con Il Cairo. Sia gentile.»
«Non posso accontentarla.»
«Ci pensi su.» disse infine e si avviò verso l’uscita. Aveva aperto la porta, quando si voltò verso l’insegnante di Pozioni e disse:
«Oggi ho avuto la possibilità di osservarla da vicino e senza interruzioni: lei è un uomo molto triste e solo. Ma so che non mi dirà mai il perché…»
Vianne non seppe mai se Severus Piton cominciò le lezioni di Occlumanzia con Harry di sua volontà o se fu costretto da Silente. Fatto sta che, qualche giorno dopo il loro colloquio, Potter incontrava il professore ogni mercoledì.
Nuovi attentati distrussero la pace del mondo. Inoltre Voldemort continuava a reclutare creature magiche per il suo esercito. Molte tribù di troll avevano accettato le sue proposte a causa di ciò che poteva offrire loro, come la libertà tanto agognata, senza contare anche l’assenso dei giganti: alcune famiglie furono, però, convinte da Hagrid e Madame Maxime a combattere dalla parte di Albus Silente.
Vianne era nel suo studio quando uno studente la chiamò per conto di Silente. Dopo aver detto la parola d’ordine (“succo di zucca”) il gargoyle si spostò, rivelando la scala a chiocciola in pietra. Appena giunse nell’ufficio del preside, Vianne vide una persona conosciuta.
«Jonathan!?»
«Ciao Vi! Come va?» chiese un uomo sulla trentina vestito di bianco con un elegante completo di lino.
«Che cavolo ci fai qui?…scusi preside!» si scusò la donna. Jonathan era suo fratello. Purtroppo non faceva altro che combinare guai; era stato Auror, ma fu radiato dall’albo per gioco d’azzardo in servizio e per essersi appropriato illecitamente di alcuni oggetti provenienti da scavi della Gringott. Nonostante tutto non era una cattiva persona: era solo debole di fronte all’oro!
«Beh, sorellina sono qui per parlare un po’ con te!»
«Sei solo?» chiese, conoscendo già la risposta.
«Ehm…no.»
«Lo immaginavo! E immagino anche chi ti sei portato dietro»
«Benny e Adbet…si, lo so che lo sai! Ma non c’è nulla di cui preoccuparsi!»
«Io credo il contrario…non saresti mai venuto fin qui per venirmi semplicemente a trovare.» E anche questa volta Vianne aveva ragione. Adbet e Benny entrarono nell’ufficio di Silente: il primo era una sorta di guerriero beduino: al fianco sinistro pendeva una scimitarra con l’elsa brunita, era alto e possente con lunghi capelli bruni e barba incolta; aveva un grande fascino e gli occhi racchiudevano molti segreti. Il secondo era un uomo smilzo e piccoletto, con gli occhi spalancati e saettanti da un luogo all’altro: era stato un ladro, ma ora aveva cambiato vita: lavorava per Vianne come informatore, anche se non ci si poteva fidare molto di lui. Era in netto contrasto con Adbet. Con Jonathan formavano un trio bizzarro.
«Nefer, mi dispiace chiedere nuovamente il tuo aiuto» a parlare era stato Adbet: Nefer era il nome che gli egiziani davano a Vianne, un nome che sua madre, un’egiziana, aveva coniato per lei da un antico libro di geroglifici «ma la Creatura è di nuovo libera. È stata una donna a riportarla in vita.»
«E voi dove eravate?» Vianne era furiosa: la bestia che aveva ucciso la sua squadra era di nuovo a piede libero: il passato la perseguitava.
«Noi…»
«E come ha fatto senza il Libro dei Morti?»
«Il Libro ce l’ha lei.» disse Benny con il suo strano accento. La professoressa Queen guardò i tre uomini con uno sguardo che avrebbe terrorizzato un vampiro.
«Vi siete fatti derubare!? Ma siete impazziti!» la sua voce si fece più potente, tanto che sembrava posseduta!
«Tecnicamente no» disse Jonathan «siamo stati costretti a cedere il Libro.»
«Ci avevano minacciati» Benny tentava di giustificarsi.
«E tu, Adbet, hai qualcosa da aggiungere?»
«Io sono colpevole di averli lasciati soli.»
«Ditemi un po’: secondo voi io ho rischiato la vita per niente? I miei amici e colleghi sono morti perché voi combinaste ‘sto casino? Che devo fare per farvi capire che quel libro è di vitale importanza?»
I tre con aria colpevole guardavano il pavimento.
«La chiave dov’è?» continuò Vianne: la chiave era l’unico oggetto che poteva aprire il Libro dei Morti e quello d’Oro, due potenti libri di magia egiziana. Adbet porse la chiave a Vianne: era un oggetto di forma esagonale: sembrava un cofanetto, ma, una volta aperto, si adattava perfettamente alle serrature dei due libri.
«Come hanno aperto il Libro dei Morti?» chiese ancora.
«Non lo sappiamo. Sappiamo solo che la Creatura è stata riportata in vita con il nuovo anno egiziano: l’anno dello Scorpione» rispose Adbet.
Per chi conosceva le antiche storie egiziane questo era un cattivo presagio. Si raccontava di un esercito di guerrieri immortali guidati dal re Scorpione, un uomo che aveva venduto la propria esistenza al dio dei morti egiziano Anubi. Questi in cambio gli fornì un esercito di grande potenza per le sue conquiste. All’apice della sua gloria, il re Scorpione fu privato della propria libera esistenza. La leggenda continuava: chiunque avesse ucciso il re Scorpione avrebbe avuto il comando del suo esercito.
«Questa è una pessima notizia, proprio pessima…dove hanno riportato in vita Imothep?»
«A Londra.»
Era, ormai, ora di cena. Scesero tutti nella Sala Grande. In molti fissavano i nuovi venuti, che avevano accettato l’invito fatto loro da Silente dopo molte insistenze di questi.
Vianne per tutta la durata della cena era persa nei suoi pensieri. Pensava a ciò che sarebbe potuto succedere se re Scorpione fosse ucciso da gente malvagia come Imothep, o peggio, Lord Voldemort. Pensava a come avrebbe fatto ad affrontare da sola Imothep, il più grande sacerdote dell’Antico Egitto. Continuava a fissare la chiave che aveva posto sul tavolo. Le venne in mente che l’unico essere che avrebbe potuto svegliare due entità del genere era Voldemort, l’unico che aveva il grande potere di controllarli: li voleva per il suo esercito.
Piton notò che c’era qualcosa di strano nella donna; poi notò lo strano oggetto, quella strana scatolina posta sul tavolo; fece per prenderla, ma Vianne con un gesto fulmineo gli bloccò la mano.
«Fermo.» disse con voce pacata «Quest’oggetto porta solo guai e ne sta portando già abbastanza.»
Detto questo prese la scatola e andò nel suo studio. Aprì una cassa di quercia sul pavimento: al suo interno c’era il Libro d’Oro con inciso uno scarabeo e l’Occhio di Ra. Un bastone d’oro sormontato da una stella era al suo fianco. Vianne prese l’oggetto, fece ruotare la stella a sinistra e il bastone si trasformò in una lancia acuminata. Dal baule tirò fuori anche una scimitarra con l’elsa decorata con tre serpenti con occhi di smeraldi, simboli dell’eternità della vita; c’erano anche un cerchio metallico molto affilato e un pugnale con un fodero a forma di farfalla. Si sistemò il pugnale tra i capelli bruni e strani e sinistri bagliori scintillarono dai suoi occhi verdi…
La professoressa Queen di Difesa Contro le Arti Oscure continuò regolarmente le sue lezioni con i suoi alunni e con Harry, che doveva diventare più abile di quanto già non fosse per poter liberare tutti dal flagello di Voldemort. I giorni che per gli altri erano di festa li passava nel suo ufficio, china su pergamene, libri e su quel Libro d’Oro o lontano dalla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.
La Gazzetta del Profeta nell’ultimo periodo non parlava più di attentati a danno di Babbani o Maghi, ma questa sembrava più che altro la calma prima della tempesta.
«Professoressa Queen, si sente bene?» chiese una voce alle sue spalle: era la McGranitt che, vedendola persa con lo sguardo nel vuoto, si era preoccupata. Erano in Sala Professori e lei era più lontana del solito. Pensava alla sua decisione di mandare Adbet e Benny in Egitto per reclutare quanti più Maghi e Guerrieri che avessero esperienza in fatto di mummie. Jonathan era rimasto ad Hogsmeade, ma per il momento non era di nessuna utilità.
«Sì, professoressa, sto bene.»
«Meglio così! La situazione peggiora ogni giorno di più: l’Ordine non fa progressi e quanto ha riferito lei su questi…mostri…c’è poco da stare allegri.»
«E il lavoro del professor Piton?» chiese Vianne: era curiosa e voleva saperne di più su quell’uomo freddo, distante, che alle volte si comportava come un ragazzino capriccioso, ma che ai suoi occhi, alle volte, sembrava molto triste.
«Non può fare molto ultimamente. Lei-Sa-Chi no ha informato tutti i suoi Mangiamorte delle sue alleanze. Tra quelli che ne sono al corrente ci saranno i Lastrange e i Malfoy, ma non Piton. Sa che lavora qui sotto Silente: non rischierebbe mai così tanto.»
«E se Piton facesse il doppio gioco anche con noi?»
«Non credo…e poi Silente si fida di lui. Forse, a volte, è costretto a passare alcune informazioni per non destare sospetti, ma non è morto nessuno per i piani svelati a V…ha capito, insomma!»
«Si…i Mangiamorte hanno deciso di essere tali per il potere, immagino…perché allora Piton ha fatto marcia indietro? Di cosa ha avuto paura, se, ormai, c’era dentro? Cosa è successo per cui è tornato dalla parte di Silente?»
«Questo è affar mio!» era Piton. Era entrato in Sala Professori e guardava la donna con gli occhi che lampeggiavano.
«Senza dubbio!» rispose Vianne.
«Lei crede di sapere tutto sui Mangiamorte, vero? Lei non ha idea di che cosa significhi! È qui per giudicarmi per caso?» la voce di Piton si era fatta bassa e stizzosa.
«No, no sono qui per questo. Non sono qui per giudicarla, è solo che…»
«Bene» la interruppe il professore «allora faccia il suo lavoro e mi lasci in pace!»
«Questo è il mio lavoro! Evitare che i ragazzi siano in pericolo e controllare i sospetti o comunque indagare su chi può anche solo sembrare sospetto. In ogni caso…» ma la frase fu interrotta da Horus che portava notizie dall’Egitto. Prese la lettera che il falco portava legata alla zampa. Benny ed Adbet sarebbero tornati ad Hogwarts con una piccola truppa di volontari.
«Chiedo scusa.» disse Vianne, uscendo fuori dalla stanza. Si diresse verso il suo ufficio.
«Ciao Vi!» disse Jonathan entrando, senza bussare, nell’ufficio della sorella «Oh, non sapevo fossi in compagnia!» infatti nella stanza c’erano Adbet e Benny.
«Entra. Quindi, come stavamo dicendo, questa donna lavora al British Museum.»
«Chi?»
«La deficiente che ha risvegliato Imothep, Jonathan!»
«Esatto.» rispose Adbet «è stata assoldata personalmente da Lucius Malfoy. Era un’archeologa egittologa, ma ormai abbiamo motivo di credere che no sia più un essere umano. Ha eseguito il vecchio rituale, quello che prevede un sacrificio umano: ha usato se stessa.»
«Mmh…altre belle notizie?»
«Da quello che sappiamo» disse Benny «tenteranno prima di eliminare chi può mettere i bastoni tra le ruote al sacerdote: pare sia anche un suo desiderio. L’hai fatto arrabbiare l’ultima volta?»
«Non sai quanto!» disse Vianne.
«Diciamo che ha paura di te e questo è un vantaggio.» disse Adbet.
«Insomma, un sicario verrà a farmi fuori! Questa si che è una bella notizia! Impthep è di nuovo immortale?»
«No.» questa volta a parlare fu Jonathan «Ho fatto delle ricerche e questo è impossibile.»
«Un problema in meno. Tirando le somme: devo far fuori un sicario, Imothep, le sue mummie e il Re Scorpione. Oh, già e mandare il suo esercito in un’altra dimensione! Fantastico! Mi mancava un po’ d’azione! Devo fare qualcos’altro?» chiese con sarcasmo.
«No, per ora no!» Adbet era un po’ preoccupato: era suo compito tenere a bada la Creatura e aveva fallito completamente, un’altra volta…
Le vacanze di Natale si avvicinavano. L’Ordine della Fenice era stato impegnato in scontri nell’ultimo periodo: Ninfadora Tonks era finita al San Mungo per aver ricevuto troppi Schiantesimi e Cruciatus da Rodolfus Lastrabge: era un miracolo che non l’avesse uccisa.
Il lunedì mattina i ragazzi sarebbero partiti per passare le vacanze in famiglia; in molti avrebbero lasciato il castello: i genitori preferivano avere i propri figli accanto, invece di lasciarli in una scuola che, ormai, era diventata un centro operativo per Auror.
Moody era stato visto nella scuola molte volte, tanto che alcuni studenti più grandi avevano terrorizzato i più piccoli dicendo loro che si trattava del fantasma di un Mago maciullato da strane bestie residenti nella Foresta Proibita. Inutile dire che il panico era esploso e il povero Malocchio fu costretto a presentarsi a scuola solo a notte inoltrata, quando tutti i ragazzi erano a letto e nessuno avrebbe potuto vederlo!
A parte l’interminabile lavoro di Auror, Vianne se la passava piuttosto bene. Una delle cose che le piaceva di più erano le cene ad Hogwarts: era l’unico momento della giornata in cui non pensava a nulla di funesto, almeno prima delle belle notizie portatele dall’incredibile trio. In ogni caso pensava che quelli erano i momenti più tranquilli della giornata: tutti erano stanchi e rilassati e i ragazzi facevano meno chiasso, come, d’altronde, la mattina, quando tutti erano ancora assonnati.
Purtroppo quella sera le cose non andarono proprio così.
Vianne aveva deciso di attaccare una stupenda torta al cioccolato grondante di crema, quando la vetrata alle spalle del tavolo degli insegnanti si infranse. L’Auror ebbe un terribile e losco presentimento: che si trattasse di una visita per lei?
Ad atterrare sul tavolo di Corvonero fu una donna vestita di rosso: sui pantaloni aderenti erano visibili i cartigli del Gran Sacerdote Impthep. Portava una maschera d’oro sul volto, circondato da lisci capelli neri. Ciò che era poco rassicurante erano le scimitarre che reggeva. Vianne salì sul tavolo, mormorando un incantesimo: al suo fianco destro apparve una scimitarra, a quello sinistro un cerchio metallico: le armi del baule! I pochi secondi che passarono dall’entrata della straniera alla reazione di Vianne furono sufficienti a far esplodere il panico nella Sala Grande. Molti ragazzi fuggirono attraverso la porta, altri erano troppo terrorizzati per muoversi. Alcuni insegnanti erano sconcertati, altri facevano lavorare freneticamente le loro menti in cerca di una soluzione. Piton notò, in ogni caso, che a quella donna non importava nulla dei ragazzi, ma continuava a fissare Vianne Queen.
«Ciao Nefer!» disse la donna con lentezza.
«Immagino che sia stato Imothep a mandarti da me.»
«Sono qui per compiere il volere del mio Signore: voglio la tua testa!»
Detto questo con un’incredibile acrobazia si portò sul tavolo degli insegnanti. Il duello ebbe inizio.
Il sicario era una combattente molto veloce: colpiva con grande sicurezza e forza a destra e a sinistra, con le sue spade. Vianne ne aveva solo una e doveva destreggiarsi a parare quella miriade di colpi. La donna mosse contemporaneamente le spade verso di lei e Vianne fu costretta a saltare indietro. Il mantello da strega le era solo d’impaccio, così decise di buttarlo via. Saltò sul tavolo dei Serpeverde , ormai sgombro.
«Posso conoscere il tuo nome?» chiese l’insegnante.
«Rasìa»
Rasìa decise di raggiungerla e la lotta continuò. Con un colpo deciso della sua scimitarra Vianne fece saltare via la maschera d’oro della sua avversaria.
«Ma tu guarda! E io che pensavo che fossi brutta!»
Rasìa ebbe più fortuna con il suo attacco: Queen perse la spada e corse lontano. Nella Sala Grande c’era un’armatura con una lancia in pugno. Vianne prese in prestito l’arma e riprese la lotta. Sembrava che avesse ottenuto un vantaggio, ma la lancia si spezzò crudelmente. Lanciò, allora, il suo cerchio metallico: rimbalzò sulle pareti, andando a colpire il sicario che, però, seppe difendersi molto bene. In questo modo Vianne riuscì a guadagnare tempo, a distrarre l’avversaria e a recuperare la sua spada.
L’Auror cominciava a stancarsi e quella strana situazione stava diventando insostenibile. Se non fosse riuscita a batterla in pochi minuti per lei sarebbe stata la fine: Rasìa, a causa del rituale per risvegliare il sacerdote, era diventata una mummia. Ne aveva avuto la conferma dal fatto che non mostrava segni di cedimento, neanche quando la colpì di taglio sul fianco destro. Doveva rischiare. Era l’unica soluzione.
Perse un’altra volta la spada, si avvicinò molto al suo sicario. Rasìa le trafisse il fianco sinistro. Vianne sentiva scorrere il sangue dalla ferita e gocciolare sugli stivali in pelle di drago con piccoli rumori sordi. Il silenzio in quel momento era assordante. All’interno della Sala si tratteneva il respiro.
«Sei finita!» sussurrò Vianne. Un luccichio abbagliò gli occhi di tutti e un attimo dopo una tempesta di sabbia travolse i presenti. Durò pochi istanti. Quando anche l’ultimo granello di sabbia si posò sul pavimento Vianne cadde sulle ginocchia. Il dolore che provava era lancinante: sentiva le vene pulsarle terribilmente. La vista le si annebbiò e svenne…
11.CAPITOLO.Tutto ebbe inizio…
L’Infermeria era il luogo più asettico del castello di Hogwarts. Madama Chips, l’infermiera, brontolava rovistando tra gli scaffali. Borbottava qualcosa come: «Nella scuola!», «E’ inammissibile!» o anche «Spade! Hanno usato spade!». Vianne socchiuse gli occhi: era stato tirato un paravento al suo letto. L’infermiera le aveva tolto il bustino e sulla ferita c’era una sostanza verde acido che bloccava l’ emorragia. Secondo il parere dell’Auror l’infermiera cercava una pozione Rimpollasangue: le lenzuola, infatti, erano tutte macchiate.
La donna non aveva alcuna intenzione di starsene lì senza far niente. Non poteva, visto il terribile destino a cui andava incontro tutta l’umanità. Non poteva muoversi velocemente, così con lenti movimenti raggiunse la sua bacchetta posta sul comodino. Mormorò un incantesimo e bendò la sua ferita; si rivestì e tentò di sgusciare da quella stanza. Madama Chips era troppo impegnata per accorgersi della sua evasione.
Procedeva appoggiandosi al muro e tenendo una mano premuta sulla ferita. In quelle condizioni non poteva giungere lontano: aveva perso troppo sangue, la testa le girava e la sua lesione era molto profonda. Una pozione Rimpollasangue, effettivamente, era l’ideale, ma tornare indietro significava sottostare passivamente alle cure di Madama Chips ed essere bloccata in un letto per chissà quanto tempo. Una soluzione c’era: l’unica persona che conosceva tutti i tipi di pozioni esistenti al mondo e che, cosa più importante, era in grado di prepararle era Piton! Fortunatamente il suo ufficio era vicino.
Giunse nei sotterranei e bussò. Il professore aprì la porta e quando vide davanti a sé Vianne, pallida e dolorante, sembrò che avesse visto un fantasma!
«Non dovrebbe essere in Infermeria? O ha deciso di trasferirsi direttamente in Obitorio?» chiese.
«Spiritoso! Tecnicamente l’Infermeria sarebbe il luogo più adatto alla mia triste condizione, ma sono evasa, come può vedere.»
Il professor Piton si scostò dalla soglia e Vianne entrò a fatica, zoppicando e si sedette su una poltrona; l’uomo notò il suo respiro affannoso.
«Non dovrebbe fare sforzi.»
«Non dovrebbe continuare a parlare a vanvera. So quello che faccio! Non ho tempo da perdere in Infermeria!…In ogni caso mi chiedevo se lei è così gentile da prepararmi una pozione Rimpollasangue e qualcosa per tirarmi su! Se non le dispiace, s’intende. Sono disposta a sotterrare l’ascia di guerra, per un po’!»
Severus la fissò per un po’ di tempo «D’accoro. Per tirarla su un whisky Incendiario per lei è l’ideale. Ma sia chiaro: io le do ciò che vuole, in cambio lei starà ferma e zitta!»
La calma e il silenzio nel lavoro di Piton erano necessarie, ma lui ne faceva uno stile di vita. Severus era preoccupato per la Queen: aveva visto il combattimento e ne era rimasto impressionato: l’Auror aveva rischiato di farsi uccidere e l’aveva fatto ridendo in faccia alla Morte, la Signora vestita di nero. Questo era ciò che li accomunava, forse: agire fregandosene del pericolo, di qualunque entità esso fosse. L’essere preoccupato per lei lo spaventava anche: stava facendo comunella con un’Auror, ovvero la classe di persone che odiava di più: gli eroi!
Vianne osservava il professore muoversi con sicurezza: davanti a sé non aveva alcun libro di pozioni: nella sua mente era racchiuso tutto il sapere della disciplina. Le tornò in mente quando Piton era al suo primo anno di insegnamento: già sicuro di sé, nonostante avesse solo ventitré anni. Il suo sguardo allora era più vivace: i giovani pensano sempre di riuscire a cambiare il mondo e lui non faceva eccezione. Il tempo e la disillusione cambiano gli uomini e demoliscono i sogni: lui si era indurito, era diventato più intransigente e il suo sguardo aveva perso lucentezza: la ritrovava solo quando il suo orgoglio si infiammava o quando credeva che qualcuno osasse sfidarlo. Questo ricordo fu sovrastato dall’immagine di un Piton ancora studente: la borsa piena di libri, la sua intelligenza, la sua solitudine, la sua voglia di riscatto. Vianne non riusciva a giustificare la sua scelta di diventare un Mangiamorte: un uomo così intelligente sarebbe potuto diventare qualsiasi cosa. Poi ricordò che si trattava pur sempre di un Serpeverde e che le caratteristiche della sua Casa gli appartenevano in larga misura: l’ambizione, più di tutte, che si trasforma sovente in desiderio di potere, l’astuzia che, combinata all’ambizione, aiuta l’ascesa sociale, cosa che però a Piton non era riuscita.
La stanchezza cominciava a prendere il sopravvento.
«Perché è diventato Mangiamorte?» chiese, anche se non era sua intenzione farlo, ma la sua mente pareva libera da qualsiasi freno a causa del senso di oppressione che provava, del dolore e dei fumi dei sotterranei. Piton sollevò lo sguardo dal calderone e la fissò negli occhi.
«Ricomincia con l’interrogatorio?» si fermò per osservare la reazione della donna, ma lei, invece di rispondergli a tono, sorrise. Così continuò «È una storia lunga e noiosa…Poteva essere un’opportunità…un’opportunità per riscattarmi, diciamo così.»
«Ha detto tutto e non ha detto niente. Complimenti!»
«Non pensi a queste cose che non sono affar suo e le affaticano la mente. Beva la pozione.» e le porse il calice «E vada a dormire. Se può si faccia sostituire per la lezione di domani.»
«Per così poco? Sono stata peggio! Passerà.» detto questo si alzò a fatica, bevve la pozione e uscì dall’ufficio del professor Severus Piton.
Vianne, come aveva annunciato al professore di Pozioni, sostenne la sua lezione del venerdì. Zoppicava, camminava lentamente, ma decise di non fermarsi. Madama Chips, ogni volta che la incontrava nei corridoi, tentava di trascinarla in Infermeria, ma l’Auror, in un modo o nell’altro, riusciva a sfuggirle.
Il lunedì i ragazzi tornarono a casa per le vacanze natalizie: solo alcuni restarono a scuola, tra cui Ron, Harry, Ginny ed Hermione, tutti e quattro sotto la stretta sorveglianza degli insegnanti, che li accompagnavano finanche nel loro dormitorio.
La professoressa Queen non si vedeva mai in giro: era sempre nel suo ufficio o in Biblioteca, nella sezione dei libri proibiti.
Al castello tornarono Benny, Adbet e Jonathan.
«Allora, qualche novità?» chiese Vianne.
«Niente di nuovo. Non hanno ancora invocato Re Scorpione, quindi possiamo farlo noi!»
«Ma, Adbet, questo significherebbe facilitare loro il compito!» disse Jonathan. Al solo pensiero si stuzzicare un flagello simile si sentiva morire.
«Hai ragione» disse l’Auror «…ma se lo fanno loro noi non lo sapremo mai e ci fregheranno su tutta la linea…Dobbiamo agire…Siete pronti?»
«Sì!» disse Adbet. Benny e Jonathan lo fissarono: da quando erano pronti?!
«I ragazzi che avete chiamato?»
«Aspettano il tuo segnale» Adbet continuava a rispondere risoluto e agli altri due stava venendo la tremarella.
Vianne andò nell’ufficio del Preside per spiegare gli ultimi sviluppi della situazione e il piano da adottare: gli Spezzaincantesimi avrebbero occupato la retroguardia con gli insegnanti ed Adbet. Benny e altri volontari avrebbero lottato contro le mummie di Impthep, ovvero i suoi sacerdoti. Lei e Jonathan avrebbero invocato il Re Scorpione, gli sarebbero andati incontro al suo risveglio e avrebbero fermato il Sacerdote: erano sicuri che avrebbe scoperto tutto grazie ai suoi grandi poteri in grado di percepire la presenza del Re.
Tutto era deciso ormai. Occorreva muoversi, oppure lasciarsi dominare dal Male e Vianne non ne aveva la minima intenzione. Con il Libro d’Oro doveva invocare la Piramide di Diamante. Su ogni singolo mattone di questa era presente lo stemma del Re.
Il luogo più adatto ad una simile impresa era il parco della scuola: abbastanza grande da contenerla e in un luogo, i terreni di Hogwarts, di difficile accesso.
Vianne, con Jonathan affianco, disegnò nell’erba con la sua bacchetta l’Occhio di Ra; il simbolo emanava luce fluorescente. Trasse dalla tasca interna del mantello la chiave e aprì il Libro.
«Amun Ra, Amun Dei, Amus Teor, Kami Kadei!»
Pronunciato l’incantesimo al centro del parco con forti scosse, nella sua magnificenza, sorse la Piramide di Diamante. I due fratelli furono abbagliati dal sole riflesso dalla struttura. Alla base della piramide, sul lato esposto al Est, era visibile l’entrata a quel luogo maledetto. Queen controllò le sue armi: non sapeva se all’interno avrebbe potuto usare la magia…
«Per essere un posto sepolto da secoli, non c’è un dito di polvere!» osservò Jonathan.
Erano entrati nella Piramide. Non era molto decorata. In alcuni punti erano visibili solo geroglifici, più che altro aforismi che esaltavano Re Scorpione e la sua potenza. Molti di essi erano adorazioni al dio Anubi, dio dei Morti e benefattore del malefico Re.
La tensione era molto alta. Ogni volta che giravano un angolo erano pronti a combattere contro qualsiasi creatura, viva o morta che fosse. In quel luogo bisognava fare attenzione anche dove si camminava: un passo falso e un meccanismo poteva essere attivato, ed era meglio non scoprire di quale meccanismo poteva trattarsi. Jonathan teneva stretto il Libro d’Oro tra le braccia e aveva la bacchetta in pugno, ma non era sicuro di utilizzarla; probabilmente ciò che avrebbe fatto sarebbe stato scappare più veloce che potesse in caso di pericolo. Non era mai stato un Auror modello, anzi, non si riusciva a capire come, da studente, il Cappello Parlante lo avesse inserito nella Casa di Godric Grifondoro. Vianne, dal canto suo, sapeva che in quella struttura era entrata da sola, più che altro, ma sapeva anche che Jonathan sarebbe stato fondamentale se si trattava di leggere l’egiziano antico.
Camminarono per lunghi corridoi simili ad un dedalo, finchè…
«Ancora viva, Nefer?»
Vianne si voltò di scatto puntando la sua bacchetta.
«Guarda, guarda: Imothep! Sei tornato un’altra volta dal Regno dei Morti?»
«Per venirti a prendere, ovvio! E poi mi servirebbe una certa lancia per compiere l’ultimo rito.»
«Te la scordi, cocco! Sai una cosa? Mi hai deluso molto: pensavo che avessi più spina dorsale, invece ti sei ridotto a fare da scendiletto a Voldemort! Mi fai pena!»
Impthep con un gesto della mano invocò quattro mummie. Jonathan si nascose dietro la sorella, come era facile immaginare! L’Auror non ebbe alcun problema: con abili incantesimi, frutto della sua grande esperienza nel campo “Non-Morti”, le mise fuori gioco! Imothep e la Queen si guardarono negli occhi per pochi istanti.
Un boato fragoroso risuonò nelle cavità della Piramide di Diamante. Proveniva dalla stanza in fondo al corridoio: il Re Scorpione si era risvegliato. I due contendenti corsero verso la stanza. Non appena varcarono la soglia avvertirono entrambi un sensazione di risucchio: i loro poteri magici vennero racchiusi in due sfere luminose che fluttuavano verso il soffitto. Il dio Anubi li aveva privati della loro forza magica, probabilmente per farli combattere alla pari con il Re, che non possedeva il loro livello magico. Questo era quello che pensava la donna prima di conoscere Re Scorpione. La stanza era enorme, circolare. Di fronte alla porta dalla quale erano entrati ce n’era un’altra con gli stipiti in avorio, intagliati con figure di scorpioni e serpenti. Da lì entrò Re Scorpione: un essere alto quattro metri e lungo sei, otto zampe e due chele enormi. Era in parte uomo e in parte scorpione. La sua voce non era affatto mite, ma somigliava più ad un ruggito. Al posto delle braccia le due chele che non facevano altro che schioccare sinistramente con suoni poco rassicuranti.
«Oh, mamma!» fu tutto quello che riuscì a dire Vianne.
Il sacerdote pareva sconcertato e sembrava voler fare marcia indietro, che, insomma, non valesse la pena rischiare di morire per la terza volta! Imothep, però, fece qualcosa che Vianne non avrebbe mai immaginato: si inginocchiò davanti al Re e si proclamò suo servo. A far preoccupare seriamente la Queen fu il fatto che la indicò come nemico mortale e, quindi, da eliminare! L’Auror ebbe appena il tempo di comprendere cosa stava accadendo che una chela la colpì spietatamente e la lanciò contro la parete della stanza. Per complicare ulteriormente la faccenda, già critica, il Re invocò quattro tenenti della sua armata infernale: in abiti egizi, con maschere raffiguranti il dio Anubi e armati di sciabole. Vianne cominciava a pensare di essere spacciata e che avrebbe fatto bene ad iniziare a pregare per la sua anima, visto e constatato che era impossibile combattere contemporaneamente contro i nuovi arrivati, il bestione e Impthep, ma…
Dalla porta di ingresso giunsero Kingsley, Adbet, Billy Weasley e Alastor “Malocchio” Moody: gli unici Maghi presenti ad Hogwarts capaci di combattere senza l’ausilio della magia e esperti di arma bianca. L’unico modo, infatti di far fuori i tenenti dell’Armata di Anubi, era tagliare loro la testa.
«Queen! Le lasciamo l’onore di far fuori la bestia!» abbaiò Moody col suo fare gentile e delicato! «Noi facciamo fuori la feccia!»
Vianne potette confrontarsi con il Re. Era preoccupata, aveva perso di vista Imothep e Jonathan. Non aveva il tempo di cercarli: il bestione aveva iniziato ad attaccarla più incavolato che mai! Il compito della donna era relativamente semplice: doveva solo trafiggerlo nel petto con la lancia di Osiride, in suo possesso. Ma la realtà non era poi così semplice! Con la sua sciabola Vianne tentava di distrarre Re Scorpione e di scoprire i suoi punti deboli. Il Bestione, però, non sembrava cedere: non era un nemico normale perché non dava segni di stanchezza o di cedimento, ma, cosa più strana, non sembrava agire con coscienza, ma più che altro d’istinto, come un animale. Questo complicava le cose, ma l’Auror Vianne A. Queen non aveva mai fallito una missione e, in un modo o nell’altro, avrebbe portato a termine anche questa! Dopo alcuni tentativi riuscì a colpire il nemico: non ci fu sangue a macchiare la lama della spada, ma in compenso il Re si era distratto. Colse l’attimo per scagliare la lancia. Imothep sbucò all’improvviso e afferrò l’arma al volo. A sua volta provò ad uccidere il Re, ma fallì miseramente:come ricompensa Scorpione lo tagliò letteralmente in due con la sua chela poderosa. Il Gran Sacerdote si dissolse in sabbia e la lancia d’oro cadde sul pavimento. Jonathan, che per tutto il tempo si era rifugiato lontano da quel luogo pericoloso, spuntò all’improvviso, raccolse la Lancia di Osiride e corse via verso Vianne. Le passò l’arma come fosse una staffetta.
«Ehi, tesoro!» urlò la donna. La bestia, che fino a quel momento si era distratta per l’intervento di Jonathan, si voltò verso di lei e ruggì con quanto fiato avesse in corpo. Nel farlo scoprì il petto. La lancia viaggiò nell’aria come un lampo, attraversando tutta la stanza per trafiggere, infine, il cuore del Re. Una scossa squarciò il pavimento.
«Ritirata!» urlò Moody.
Tutti corsero verso l’uscita della Piramide. Appena furono fuori la struttura crollò sotto i loro occhi e l’Armata di Anubi, che aveva iniziato ad attaccare la retroguardia e gli insegnanti, si dissolse in fumo nero.
«Siamo stati bravi!» disse Jonathan.
«Perché? Tu che hai fatto, a parte il maratoneta?» chiese Vianne, alzando un sopracciglio.
«Ti ho accompagnata, no?» …
La Seconda Guerra si evolveva continuamente, anche quando i suoi effetti non erano direttamente visibili.
Severus Piton passava la maggior parte del suo tempo lontano dal castello di Hogwarts. Erano in molti ad averlo notato.
La scuola di Magia e Stregoneria era più di un centro operativo di Auror: era il nucleo della resistenza contro Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato. La scelta di tale sede era dovuta agli incantesimi antichi che proteggevano il castello, incantesimi creati dagli stessi Fondatori: Godric Grifondoro, Salazar Serpeverde, Cosetta Corvonero e Tosca Tassorosso.
Nell’ufficio di Silente c’era un costante viavai di membri dell’Ordine della Fenice, Auror del Minisero della Magia, lo stesso Ministro faceva costantemente visita al preside per essere al corrente delle operazioni.
I giorni si susseguivano pieni di tensione.
Gli studenti leggevano giornalmente la Gazzetta del Profeta, cercando di tenersi il più possibile informati su ciò che avveniva nel mondo, sperando di comprendere dove potesse nascondersi il Nemico ed essere d’aiuto a chi lavorava per l’incolumità degli uomini. A pranzo e a cena non facevano altro che discutere tra loro silenziosamente su ciò che avevano letto o anche solo sentito, evitando di farsi sentire dai Serpeverde: nell’ultimo periodo infatti i ragazzi della Casa verdeargento erano stati isolati più del solito ed erano guardati con sospetto. Silente cercava di arginare questa situazione predicando la solidarietà tra le Case, ma con scarso successo. I Serpeverde erano oggetto di scherzi, anche di cattivo gusto, di scherno e di qualsiasi altra angheria. A risentirne di più erano i più piccoli che alle volte non capivano il motivo di tanto disprezzo. Ma i più grandi continuavano a camminare a testa alta. Alcuni di loro avevano lo sguardo di chi sa qualcosa in più degli altri: quanti dei ragazzi dell’ultimo anno erano diventati Mangiamorte? Chi di loro aveva fatto una tale scelta per la vita?
Draco Malfoy nelle ultime settimane era costantemente soprapensiero e, cosa molto strana, non era in compagnia di Tiger e Goyle.
Era notte fonda quando il professore di Pozioni tornò da una “missione top-secret”, come le chiamava Moody. Entrò nel castello da un’entrata secondaria. Abbassò il cappuccio del suo mantello nero e salì le scale che portavano all’entrata dell’ufficio di Albus Silente. Vianne faceva la ronda al secondo piano, quando incrociò il professore.
«Buonasera, professore!»
«Salve!» disse con il solito tono suadente e basso «Turno di guardia?»
«Sì. Ma sembra tutto a posto. Rapporto dal preside?»
«Mmh» fu la semplice risposta.
Salirono insieme la scala a chiocciola dietro il gargoyle. Nell’ufficio del preside c’erano Malocchio Moody, che ormai visitava il castello solo di notte, e Arthur Weasley. L’Ordine della Fenice aveva scoperto che i Mangiamorte avrebbero attaccato il Ministero.
«Tu ne sai qualcosa, Piton?» chiese Alastor, fissando l’uomo con l’occhio magico.
«Vogliono distruggere le istituzioni per gettare la popolazione nel panico in modo che non sappia a chi rivolgersi in caso di necessità, rendendo il compito più facile per loro. Non so chi attaccherà…cominciano a sospettare di me e non posso scoprirmi di più.»
La situazione si complicava ogni giorno di più. Ma Moody aveva una soluzione al problema: “Vigilanza costante!”.
Il giovedì mattina Vianne Queen si recò in Sala Professori per recuperare un libro, “Magie nella palude” di Gomes Buster, per la lezione con i ragazzi del terzo anno. Appena entrata notò Severus Piton seduto su una bassa poltrona vicino alla finestra, che fissava il vuoto pensieroso. Non si accorse del suo ingresso.
«Un bacio per i suoi pensieri!» disse Vianne. Piton la guardò perplesso e sospettoso.
«Come?» chiese, temendo di non aver capito bene.
«Tranquillo! È solo un modo di dire!» sorrise la donna «A cosa sta pensando?…Aspetti: lo so, non sono affari miei! Così almeno si risparmia tutto l’ambaradan che mi dice di solito. Se per caso, dico per caso, le venisse voglia di parlarne…»
«Parlare non serve a niente…ci sono situazioni che non cambiano parlandone.»
«Però aiuta a sopportarle. Chi è l’oggetto delle sue preoccupazioni?»
«…» ormai si era arreso: «Draco.»
«Malfoy?» disse Vianne «Un ragazzo molto simpatico…specialmente quando rende impossibile l’insegnamento…però è brillante: è tra i migliori! Specialmente nell’ultimo periodo…non è la Granger, ma se la cava…»
«La pianta?» Severus cominciava ad irritarsi «Cos’è un consiglio scolastico?»
«Scusi…»
«Sono certo che suo padre, Lucius, gli ha chiesto di iniziarsi Mangiamorte. Lui non è come suo padre, non è ambizioso come lui…»
«Perché non parla con il ragazzo?»
«Io?!»
«Lei! Può aiutarlo, lei sa cosa sta passando, perché l’ha vissuto prima di lui…. Quel ragazzo è l’unica persona a cui lei vuole bene. Infondo l’ha visto crescere, è quasi un padre per lui…perché no?»
«E cosa dovrei dirgli?»
Vianne prese una sedia spaiata dal tavolo centrale e si sedette accanto al professore.
«Lo inviti a riflettere. Gli fornisca i pro e i contro…. È un uomo intelligente, qualcosa troverà! Ma non lo lasci solo…può fare gravi errori…»
«Ultimamente, professoressa, mi sembra più matta del solito.»
«Cos’è un complimento?» Vianne fissò il professore.
«No, non direi. Ha deciso di fare la buona samaritana con me?» sembrava arrabbiato.
«Senta un po’: la pianti di stare sulla difensiva: lei è l’uomo più stressante che io abbia conosciuto! È peggio di Malocchio: è paranoico! Tanto per renderle chiaro qualcosa: non ce l’ho con lei, non sono qui per tenerla sottocontrollo. Sono qui per insegnare! Chiaro? Solo insegnare, e qualche altra cosetta, ma sono solo passatempi…»
L’Auror si alzò e rimise la sedia al suo posto e andò via. Severus pensava alle sue parole e scoprì che erano tutte vere: voleva bene a Draco, parlare con lui era un suo dovere, anche se rischiava di morire e di essere torturato, se il ragazzo lo avesse tradito. E negli ultimi tempi aveva in grande considerazione la professoressa Queen: per come aveva combattuto, per come affrontava il pericolo e, più di tutto, perché lei ora si fidava davvero di lui…
Era una calda mattinata di maggio quando il Ministero della Magia venne attaccato. Non ci furono molti feriti, ma i morti erano innumerevoli, tra Maghi e Babbani.
Gli Auror avevano potuto fare ben poco a causa della scetticità di Caramell, che continuava a reputarsi inattaccabile, giocando con la sicurezza di tutti. Silente per la prima volta perse il controllo con quell’ometto che si intestardiva a voler dirigere il Mondo Magico tutto da solo. Il preside lo aveva accusato di egoismo e avidità: si era lasciato persuadere ed ammaliare dal potere.
La Seconda Guerra stava sfuggendo al loro controllo.
Severus Piton era stato scoperto e per il rotto della cuffia era riuscito a sfuggire alla vendetta di Lucius Malfoy: il Mangiamorte era deciso a farlo fuori, aspettava solo l’occasione giusta!
In compenso Malfoy junior era deciso a non tornare da suo padre: Severus aveva parlato con lui ed era riuscito a scongiurare l’affiliazione di Draco all’associazione malefica per eccellenza. Entrambi erano costretti a restare all’interno dei confini di Hogwarts: il luogo più sicuro e protetto del mondo, dove neanche Voldemort sarebbe potuto giungere indisturbato.
Ma cosa si poteva fare per riportare la situazione a loro vantaggio? Come potevano sconfiggere l’Oscuro Signore? Queste erano domande senza risposta, almeno per il momento. Non valeva la pena fasciarsi la testa prima di rompersela, secondo Vianne, ma occorreva solo attivare il cervello per elaborare un piano, uno stratagemma, qualsiasi cosa pur di concludere per il meglio quella situazione insostenibile.
La professoressa Queen allenava al combattimento il giovane Potter: i loro incontri erano diventati più frequenti e l’addestramento molto più duro. Vianne cominciava a fare sul serio: se fino ad allora aveva combattuto contro di lui in modo leggero ora ci andava molto pesante: Voldemort non avrebbe avuto nessuna pietà, perciò…
«Alzati!» disse al ragazzo. Gli aveva lanciato un incantesimo talmente forte da farlo sbattere contro il muro: gli colava sangue dal naso per la botta! Harry non si alzava ancora e Vianne gli lanciò una Cruciatus. Il ragazzo urlò dal dolore, ma lei era assolutamente impassibile!
«Lui non avrà pietà di te!» disse appena terminato l’incantesimo «e lo sai benissimo! Devi allenarti continuamente: io non posso darti la mia esperienza e non hai il tempo di crearti la tua. Se non impari a sopportare il dolore e a ragionare tempestivamente sarai una preda troppo facile per lui!»
«Sembra di sentire Piton!» mormorò Potter.
«Il professor Piton!» Vianne lo aiuto ad alzarsi. Per quella mattina avevano finito. «Devi allenarti in ogni momento libero! Dopo lo studio, prima di andare a dormire! Chiedi ai tuoi compagni di stanza di attaccarti anche alle spalle e quando meno te lo aspetti! Aiuterà i tuoi riflessi. Tra qualche giorno ti sottoporrò ad una prova: non ti dirò quando: dovrai stare sempre all’erta!» lo accompagnò alla porta del suo ufficio, il luogo che avevano scelto per l’addestramento.
Era sabato; ai tre Manici di Scopa Vianne doveva incontrare Moody, Kingsley e altri Auror. Uscì dal castello. L’aria era tiepida, il sole era alto e gli uccellini fischiettavano ignari di ciò che stava accadendo.
Hogsmeade era quasi deserta: per le strade circolavano poche persone dall’aria spaurita e sospettosa. La locanda era quasi vuota: Madama Rosmerta lucidava i bicchieri al bancone accanto al suo nuovo cameriere.
«Signorina Queen! Benvenuta! Non è ancora arrivato nessuno. Vuole qualcosa da bere?» chiesa la locandiera.
«Più tardi, magari. Gli affari non vanno molto bene, vedo.»
«Ormai non viene quasi nessuno: c’è chi ha paura di uscire di casa, chi preferisce restare con la famiglia perché non sa fino a quando vivrà…in più, da quando i ragazzi dalla scuola non frequentano più il villaggio, non si vende granchè! Mielandia rischia il fallimento!»
«Vorrà dire che comprerò qualche cassa di dolci: nella scuola il morale è a terra, come in qualunque altro luogo! Farò felici i ragazzi, almeno per un po’!»
Mentre chiacchieravano la porta si aprì: Moody entrò zoppicando, seguito da Kingsley e Tonks; a quanto pareva gli altri Auror erano impegnati.
«Meglio che niente!» disse Vianne.
«Bella giornata.» disse Malocchio senza entusiasmo. Il suo occhio magico perlustrò la stanza alla ricerca di intrusi o altro genere di scocciatori, secondo una sua espressione.
Gli altri due fecero un cenno con la testa per salutare.
«Qualcosa da bere?» Madama Rosmerta sperava in qualche ordinazione.
«Burrobirra!» disse Tonks, che quel giorno aveva i capelli viola e gli occhi gialli!
«Un’Acquaviola.» disse Kingsley.
Moody beveva solo dalla sua fiaschetta, come sapevano tutti.
«Per me del Whisky Incendiario doppio. Siamo di sopra, la prima stanza.» Vianne seguì la tetra comitiva che si avviava per le scale.
Quella avrebbe dovuto essere una riunione importante: Queen voleva organizzare gli Auror in modo che potessero essere preparati e, specialmente, uniti nel momento del bisogno. Ciò che si prospettava nel loro avvenire non era affatto roseo. Entrarono nella prima stanza alla loro destra. La finestra dava sulla strada principale. Era poco arredata: due divani, un tavolino, un caminetto spento, un lume e due quadri alle pareti. Tutti si sedettero ai divani tranne Moody che guardò fuori dalla finestra.
«Chi vuoi che ci sia là sotto?» chiese Vianne senza guardarlo.
«Vigilanza costante! È il principio base di ogni Auror! Ma non devo certo dirlo a te!» e si sedette anche lui.
Si guardarono l’un l’altro.
«Siamo pochini!» osservò Tonks «Gli altri erano troppo impegnati. Per qualsiasi cosa dobbiamo sbrigarcela noi quattro e gli insegnanti. La caccia ai Mangiamorte è dura: due della mia squadra sono stati ricoverati al San Mungo in condizioni molto gravi.»
«Le cose non vanno molto bene: abbiamo perquisito Malfoy Manor, ma tutti gli indizi sono scomparsi: la casa è disabitata!» disse Kingsley. Lui si occupava del coordinamento della squadra di sicurezza in servizio al Ministero.
Tutti si guardarono con aria afflitta. Moody prese la parola con solennità:
«Queen» disse con voce ferma «Bisogna fare dei controlli sulla sicurezza della scuola. Se quei cani scoprono come rompere gli Incantesimi di Fondazione siamo finiti!».
«È una cosa possibile?» chiese preoccupata. Sarebbe stata la fine!
«Potrebbe.» fu la risposta di Malocchio.
Era necessario effettuare un controllo: nei vecchi archivi doveva esserci qualcosa al riguardo. L’unico problema era se Voldemort avesse già scoperto come abbatterli. Bisognava ricordare che era pur sempre l’Erede di Serpeverde, oltre che un grande mago. Terribile, ma grande!
Queen e Moody e qualche insegnante disponibile si sarebbero occupati della ricerca, sperando in bene…
Il preside della scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts aveva dato ordine, dopo aver ascoltato Vianne e Malocchio, ai professori Vitius e Piton di affiancare i due Auror nella ricerca di documenti utili riguardanti gli Incantesimi di Fondazione.
Il quartetto scese nei più reconditi luoghi del castello: oltre i sotterranei frequentati abitualmente dagli studenti durante le lezioni di Pozioni ( «Come cavolo fa a vivere qui sotto, eh Piton? Sembra una trappola per topi!» fu il commento di Moody) si trovava una porta sigillata da incantesimi e da una parete particolare. Vitius riuscì a creare un varco dopo vari tentativi e tutti potettero passare.
Gli archivi sotterranei erano dei loghi tetri, cupi, con un odore di muffa molto accentuato, ma colmi di curiosi libri, schedari e anche un antico Pensatoio. Questo, purtroppo, era danneggiato e probabilmente non funzionava a dovere. I sigilli che Vitius aveva rotto erano stati posti in epoche successive alla creazione dell’archivio: qualcuno o qualcosa aveva fatto incursione e aveva danneggiato alcuni documenti.
Un tavolo abbastanza grande era posto al centro della stanza e file interminabili di scaffali contornavano la stanza. Una porta conduceva in un altro ambiente pieno anch’esso di scaffali colmi di libri polverosi.
Il luogo era molto buio, ma con un incantesimo le torce alle pareti furono accese in un baleno.
Malocchio era di umore nero: non era una delle sue attività preferite rovistare tra vecchie scartoffie tutto il giorno per trovare, forse, qualche informazione utile. Ma per forza di cose era costretto a restare. Vitius sembrava che non volesse restare in un luogo del genere: per metà era un folletto, ma con la strana caratteristica di non amare molto i luoghi posti sotto il livello del mare. Severus e Vianne, invece, sembrava che si trovassero a loro agio: l’uno aveva passato gli ultimi anni della propria vita in un sotterraneo, l’altra era abituata a lavorare in condizioni impervie e a spulciare antichi documenti.
«Bene!» disse Vianne «Sarà meglio cominciare da qualche parte, vista la quantità di volumi!»
I quattro non sapevano esattamente cosa cercare e per questo il loro lavoro procedeva in maniera molto titubante. Se avessero trovato un indizio in qualche libro la ricerca sarebbe stata più facile.
«Qui si parla di un incantesimo per tenere lontani i Bundimun, ma sembra più un trattato di igiene casalinga…» disse Vianne quando giunse alla fine del documento. Ciò che anche gli altri trovarono dopo tre ore di lavoro furono solo incantesimi per tenere lontani animali magici: qualcuno utile magari, ma non portava alcun aiuto alla loro causa. Scoprirono come tenere lontane le Chimere, i Draghi, gli Erkling, i Graphorn e le Manticore.
Era ora di pranzo e non ne potevano più di stare là sotto. Vitius e Moddy decisero di uscire all’aria aperta: sarebbero tornati un’altra volta laggiù, forse!
L’Auror e Severus decisero di restare. Il loro lavoro, però, risultava infruttuoso. Trovarono un vecchio diario di un vecchio preside, Charles Peke, che parlava di un attacco nei sotterranei da parte di quattro troll che si erano intrufolati negli archivi. Entrambi stavano per rinunciare alla loro operazione alle sei del pomeriggio: infatti non erano riusciti a trovare assolutamente niente, quando…
Mentre Severus tirava fuori un librone da uno scaffale molto altro, uno strano foglio cadde dalle sue pagine. Vianne raccolse la pergamena sudicia, l’aprì e scoprì che si trattava di una piantina della scuola. Alcuni punti di esse brillavano di una luce rossa, gialla o azzurra e mettevano in evidenza pareti, porte o anche finestre e angoli dell’edificio. Accanto a questi elementi era presente una formula magica. Severus guardò la piantina e subito dopo cominciò a sfogliare con interesse il nuovo manuale. Forse avevano raggiunto un traguardo. Il libro era stato scritto da Tosca Tassorosso. I punti illuminati sulla pergamena erano i luoghi dove erano stati pronunciati gli Incantesimi di Fondazione. Questi Incantesimi aiutavano l’edificazione di una struttura capace di proteggersi da sola e di occultarsi a chiunque volesse arrivarla senza un espresso invito del preside. Uno di questi era l’Incantesimo Respingi-Babbano: questo faceva in modo che i Babbani che giungessero nei pressi della scuola cambiassero direzione perché ricordavano improvvisamente di avere qualcosa di urgente da fare. Questo era stato pronunciato nei pressi della capanna di Hagrid. Un altro Incantesimo era quello Antimaterializzazione: non permetteva ai Maghi di Materializzarsi all’interno dei confini della scuola: l’incantesimo era reso impossibile. Era stato pronunciato vicino alla seconda porta a destra del secondo corridoio a sinistra del terzo piano. Man mano che leggevano il libro scoprivano nuove informazioni. Ma sorse subito un problema. La cara Tosca aveva riportato solo gli incantesimi formulati da lei, Cosetta e da Godric: mancavano quelli di Salazar! Evidentemente il libro era stato scritto dopo la loro scissione. Questo era un vero problema. I due insegnanti si guardarono negli occhi: la situazione era preoccupante!
«Questa non ci voleva!» disse Vianne appoggiandosi alla schienale della sua sedia.
«È un vero problema…se sono in possesso dell’Oscuro Signore siamo finiti.»
«C’è scritto che se solo uno degli incantesimi viene spezzato quelli della stessa fattura verranno sciolti automaticamente. Potranno attaccarci qui dentro…»
«Cosa facciamo?» Piton era preoccupato.
«Non ne ho idea! Lei cosa suggerisce?»
«Pensandoci bene, forse…V-Voldemort…non conosce il modo di distruggere le nostre difese, altrimenti avrebbe già agito molti anni fa!»
«Potrebbe, ma non saprei…insomma, si è rivelato una sorpresa: ha saputo pazientare benissimo qualche anno fa, quando poteva far sapere al mondo che era tornato, perché non potrebbe fare lo stesso in questa situazione? Non c’è niente di diverso!»
Questo era vero. Cosa potevano fare?
Lo sguardo di Piton si posò sul vecchio Pensatoio rotto. Guardò dentro di esso e scoprì che al suo interno fluttuava ancora qualcosa.
«Aspetti! So a cosa pensa. Non è prudente!»
Piton pensava di utilizzare l’antico strumento per vedere se al suo interno c’erano pensieri e ricordi riguardanti gli antichi avvenimenti dei quattro Fondatori: se quell’oggetto era lì, una ragione doveva pur esserci!
L’uomo non ci pensò due volte: con la sua bacchetta visualizzò un pensiero e affondò il suo sguardo nel Pensatoio. Si sentì risucchiare al suo interno e con immenso stupore si ritrovò indietro nel tempo.
Doveva essere inverno. Sul uno sconfinato prato innevato quattro figure passeggiavano solennemente sotto la luna. Due Maghi e due Streghe conversavano tra loro. Piton si avvicinò conscio del fatto che non potevano vederlo. Godric Grifondoro era vestito in foggia quasi cavalleresca: una spada sottile era al suo fianco sinistro. I colori roso e oro dominavano il suo abbigliamento. Rossicci erano anche i suoi capelli. Accanto a lui, con enorme stupore di Severus, c’era Salazar Serpeverde: un uomo molto alto con un pizzetto nero e i capelli legati in una coda. Un abito da mago con ricami d’argento scendeva morbido sulla sua figura asciutta: gli occhi verdi brillavano sotto le stelle! Cosetta Corvonero era una donna bionda vestita d’azzurro: un abito da gran dama, tutto pizzi e merletti di ogni foggia. I capelli biondi erano stretti in un’acconciatura semplice. Tosca Tassorosso era una donna esile, con capelli castani e occhi nocciola molto caldi e amorevoli; i suoi abiti erano semplici: una lunga veste bianca e ocra. Unico particolare era la cintura ricamata e un ciondolo intorno al collo scoperto.
La loro discussione riguardava la Fondazione di Hogwarts: avevano trovato un luogo adatto al loro scopo: lontano da centri abitati e in un luogo dove i Maghi e le Streghe non avrebbero avuto preoccupazioni. Severus si avvicinò di più a loro.
«Gli incantesimi di protezione che adotteremo saranno molto importanti: eviterà che i Babbani scoprano i nostri allievi.» disse Godric Grifondoro.
«In ogni caso bisognerà prestare attenzione ai possibili maghi che nasceranno nelle loro famiglie!»
La dolce Tassorosso era sempre previdente e premurosa con chiunque. La conversazione non portò altre novità, tranne che…
«Per spezzare gli incantesimi che formuleremo sarà necessario recarsi nel luogo dove sono stati pronunciati e recitare il contro incantesimo.» sentenziò Salazar.
Le immagini ora si facevano confuse: il ricordo era finito. Piton si sentì portare indietro con inaudita violenza: non gli era mai successa una cosa simile. Cadde per terra con un tonfo e con la testa colpì una gamba del tavolo.
«Tutto a posto?» chiese Vianne, andandogli vicino e aiutandolo ad alzarsi.
«Credo di si.» disse l’uomo massaggiandosi la testa. «Ho scoperto una cosa: per spezzare gli incantesimi bisogna pronunciare le contro fatture nello stesso punto. Ecco a cosa serve la mappa!»
«Forse non è tutto perduto!» disse raggiante l’Auror.
«Forse no!» disse Severus sorridendo. Ma, subito dopo, si portò una mano alla testa: una fortissima emicrania sembrava spaccargli la testa in due. Cadde in ginocchio. Vianne gli fu accanto, ma il dolore era così lancinante che svenne…
Gli appartamenti del professor Piton era freddo rispetto alle altre stanze del castello, nonostante fosse maggio inoltrato. Severus era stato trasportato lì dopo la perdita di conoscenza. Madama Chips gli aveva somministrato una pozione Ricostituente.
Vianne era a rapporto dal preside.
«Questo è ciò che ha visto.» disse la donna raccontando cosa Severus, in un momento di lucidità, le aveva raccontato.
«La situazione è molto delicata. Ormai siamo sul filo del rasoio: bisogna agire con prudenza, ma allo stesso tempo essere pronti a qualsiasi evenienza. Come va l’addestramento del giovane Potter?» chiese infine.
«Se la cava, ma ho progettato con Moody una prova finale: sarà uno scontro duro, ma ora ancora più necessario.»
«Mi fido di te! È per questo che ti ho cercata mesi fa!»
«Già…non avrei mai pensato di diventare insegnante o almeno non credevo che sarebbe stato così eccitante insegnare a dei ragazzini. Ora, se vuole scusarmi, vorrei andare a vedere come sta il professor Piton: ha avuto un’esperienza poco piacevole.» e uscì dalla stanza.
Il preside di Hogwarts sorrise leggermente: era felice nel vedere che, almeno in quel luogo, la tolleranza aveva preso il sopravvento e la collaborazione incondizionata aiutava una situazione difficile.
L’Auror giunse nei sotterranei. Accanto all’ufficio del professore di Pozioni c’erano i suoi appartamenti. Decise di non bussare. Aprì lentamente. Era un luogo molto ordinato, con i suoi scaffali puliti, il suo tavolo di mogano e un lampadario bronzato con motivi floreali. Il pavimento in marmo splendeva sotto la luce delle torce con bagliori verdini. Tutto l’appartamento profumava di menta.Sulla sinistra c’era una porta socchiusa che portava alla camera da letto.
Vianne si affacciò lentamente. Sul letto con un baldacchino color smeraldo era adagiata la figura del professore. Era coperto da un lenzuolo candido; la sua giacca era su una sedia accanto alla finestra (nei sotterranei c’era un incantesimo che rifletteva il cielo in finestre fittizie). Il respiro di Severus era regolare: stava dormendo. Queen entrò cautamente per non svegliarlo. Lo osservò. Mentre dormiva le guance e le labbra si tingevano lievemente di rosso. I capelli neri come le piume dei corvi erano sparsi sul cuscino bianco disegnando arabeschi. Aveva una mano poggiata su petto: una mano forte, ma allo stesso tempo molto delicata e curata. Vianne notò che sia nella sua persona che nel suo appartamento nulla era dato al caso, ma ogni cosa era disposta secondo un ordine preciso, ostentando perfezione.
La donna sorrise: in quel momento il professore più odiato della scuola sembrava un bambino indifeso, disarmato. Si chinò su di lui e sentì il suo profumo di menta invaderla. Posò le sue labbra vermiglie delicatamente sulla sua guancia. Si allontanò e stava per uscire dalla stanza, quando…
«Lo sa che non si entra negli appartamenti altrui senza permesso?» disse Severus con voce bassa.
Vianne ebbe un sussulto: che si fosse accorto del bacio?
«Scusi, ma volevo vedere come stava?»
Severus si sedette sul letto: a quanto pareva voleva alzarsi.
«Dovrebbe riposare.» disse la donna.
«Non è la persona più adatta a dirlo: se non sbaglio aveva uno squarcio nel fianco a Natale, ma andava in giro tranquillamente.»
«D’accordo, è vero. Come si sente?»
«Ho solo mal di testa: Madama Chips dice che passerà.»
«Meglio così.»
«Le dispiacerebbe aspettare di là mentre mi cambio?» chiese ad un tratto Piton.
«Ah…s-si, certo.»
Vianne tornò nella prima stanza. Gli ultimi minuti erano stati un tantino imbarazzanti. Ma santo cielo, che cavolo le prendeva? Si sentiva tutta scombussolata e nervosa. Maledizione!
Piton arrivò presto: a quanto pareva il suo guardaroba possedeva solo colori molto scuri, prevalentemente il nero o nero con sfumature blu o verdi, e camicie bianche e nere.
«Posso offrirle qualcosa? Tranquilla non avveleno qualcuno da molto, anche se mi piacerebbe.»
Vianne accettò del Whisky Incendiario. Si sedettero al tavolo di mogano.
«Cosa ha intenzione di fare il preside?» chiese alla donna.
«Non c’è molto da fare. So che con Harry doveva andare giù nella Camera dei Sagreti, ma dubito che troveranno qualcosa: Tom Riddle ha avuto molto tempo per perquisirla e se c’era qualcosa sarà nelle sue mani.»
«Mmh…una situazione disperata.»
«Molto…siamo agli sgoccioli: o si vince o si perde. Lei cosa preferirebbe?»
«La mia posizione cambierebbe di poco: i cattivo mi ucciderebbero, i buoni mi isolerebbero. Caramell mi detesta e anche altri, tra cui il suo amico Moody. Non ho grandi scelte.»
«La butta sul tragico? Beh, in effetti non è una bella situazione. Posso offrirle un passatempo?»
«E sarebbe?»
«Harry Potter stasera sarà sottoposto alla sua prova di fine addestramento: io e Malocchio lo attaccheremo alle 22.27 nella Sala Grande: ho chiesto alla Granger di attirarlo lì. Vuole partecipare? Ma senza ucciderlo: è la nostra ultima speranza!»
Severus sorrise soddisfatto della proposta.
«Ma ad una condizione» continuò Vianne «Non mi dia più del lei: mi fa sentire di veneranda età e non lo sono!»
«Affare fatto!» disse Severus stringendole la mano.
Harry Potter era solo soletto nella grande stanza adibita a mensa. Accadde tutto in un attimo: tre incantesimi in successione furono scagliati verso il ragazzo. Riuscì a schivarne due, ma il terzo lo colpì di striscio. Harry si guardò intorno: da luoghi nascosti sbucarono Moody, Queen e Piton. Il ragazzo rimase sconcertato: tre contro uno! Effettivamente, però, una situazione del genere era molto probabile nella realtà: i Mangiamorte non erano maghi da combattere lealmente.
Altri incantesimi partirono dai suoi avversari in uno scontro duro e doloroso: fu colpito alcune volte in pieno, ma riuscì a cavarsela grazie alla sua forza di volontà!
Dopo dieci minuti di scontro sfrenato si giunse all’epilogo: il combattimento aveva portato Potter lontano da Vianne e da Malocchio. Harry sentì una presenza alle spalle: si girò di scatto puntando la bacchetta alla gola del suo assalitore: era Piton che lo sovrastava, puntando la sua bacchetta sul petto dell’avversario.
«Bene! Possiamo affermare che l’addestramento è concluso! Non poteva andare meglio!» disse Vianne applaudendo il ragazzo «Ti sei comportato bene! Diventerai un bravo Auror, se studierai a dovere! Per adesso l’importante è risolvere l’increscioso problema che affligge i maghi, poi ci sarà il tempo per qualsiasi cosa! Ad esempio, io vorrei fare una vacanza lontana dal mondo, in un luogo sperduto e isolato, dove non ci siano altro che pesci, uccellini, alberi e sabbia! Ma per adesso sarà meglio pensare ad altro, altrimenti saremo troppo distratti…non mi guardate così, ho fatto un discorso idiota, ma sono totalmente esaurita!» disse visto che gli altri la guardavano con aria pensosa…
A Hogwarts era iniziato il periodo degli esami. I ragazzi del 5° e del 7° anno erano pronti a sostenere il GUFO e il MAGO. I lunghi tavoli, che di solito si trovavano nella Sala Grande, erano scomparsi e al loro posto si trovavano un gran numero di banchi ben distanziati tra di loro. Harry e i suoi amici erano pronti per la prima prova del giorno: Trasfigurazione.
Il calendario che era stato scelto per quell’anno era alquanto impietoso: quello stesso pomeriggio avrebbero affrontato Pozioni e il mattino successivo Difesa Contro la Arti Oscure. A dirla tutta molti dei ragazzi non avrebbero avuto alcun problema ad affrontare l’esame della professoressa Queen!
L’esame della mattina finì troppo presto per molti alunni. Alcuni si lamentarono per le domande troppo difficili e per gli esaminatori del Ministero che erano troppo decrepiti e vetusti per comprendere le esigenze degli studenti moderni!!!
Tutto sembrava procedere per il meglio durante l’ora di pranzo, quando… la scuola parve tremare sotto i loro piedi! Stava succedendo qualcosa di strano, di molto strano…
I presentimenti degli insegnanti e del preside Albus Silente divennero realtà! Gli Incantesimi di Fondazione erano stati definitivamente infranti: Voldemort era davvero un grande mago: era riuscito ad aggirare anche le regole più arcane legate al castello. Ciò che lo stesso Salazar Serpeverde aveva decretato era risultato totalmente inutile: la sua potenza superava la ragione. Gli incubi peggiori e più assurdi che si potessero immaginare erano divenuti parte integrante della vita! Voldemort in persona squarciò la vetrata della Sala Grande, entrando con i suoi sottoposti. Il panico esplose. I ragazzi cominciarono a correre per salvarsi, ma molti di loro furono raggiunti dagli anatemi dei Mangiamorte.
«Potter!» chiamò l’Erede di Serpeverde.
Nel frattempo i professori si posero a difesa degli studenti, permettendo loro di fuggire, scortandoli e combattendo allo stesso tempo. Anche gli esaminatori fecero lo stesso. Vianne portò in salvo alcuni degli studenti più piccoli: due di loro piangevano a dirotto, ma non potevano certo essere biasimati: avevano visto dei compagni morire come cani, schiacciati dalla potenza del male e da colui che temevano più di tutto, che popolava i loro incubi.
«Dobbiamo correre ora!» disse ai suoi studenti. Corsero per il corridoio accanto alla sala per poi utilizzare un passaggio segreto; questo portava al corridoio del terzo piano. Giunti lì la professoressa di Difesa Contro le Arti Oscure li fece entrare in una stanza: non poteva lasciarli soli, ma allo stesso tempo i Mangiamorte avrebbero ucciso gli altri se lei restava chiusa in quella camera. Prese in fretta una decisione: doveva rischiare! Per qualche minuto chi avrebbe lasciati al proprio destino: avrebbe mandato qualcuno dei ragazzi più grandi a prendersi cura di loro o anche qualche professore che si occupasse di scortarli al sicuro. Ripercorse a ritroso il passaggio e ritornò nella Sala Grande: Madama Bumb era ferita e la aiutò a portare in salvo i ragazzi che aveva preso con sé. Si guardò intorno e non vide né Severus né Draco Malfoy: ma dove potevano essere andati?
Severus correva più veloce che poteva attraverso i sotterranei: erano i luoghi più sicuri che conoscesse. Draco era con lui. Appena i Mangiamorte avevano fatto incursione nella scuola lo sguardo carico d’odio di Lucius si era posato su di lui. Era comprensibile visto che era stato proprio Malfoy a presentare, anni addietro, il professore al Signore Oscuro. Lucius non tollerava di essere stato tradito da lui e da suo figlio, il suo sangue, che aveva rifiutato di seguire la strada che lui aveva scelto. Piton sapeva che se li avesse trovati sarebbe scoppiata la battaglia: sarebbe stata cruenta e non ci sarebbe stato scampo per nessuno. Aveva paura. Molta paura, ma proprio grazie ad essa era diventato molto più lucido e pensava più in fretta! Doveva liberarsi del ragazzo, doveva metterlo al sicuro per non coinvolgerlo in uno scontro che forse non avrebbe compreso: con buona probabilità sarebbe stato uno scontro all’ultimo sangue dove in gioco ci sarebbe stata la vita! Forse avrebbe ucciso: non gli capitava da molto, da quando aveva compreso che essere un Mangiamorte non era il modo giusto per dimostrare le proprie capacità, da quando un ragazzino, al quale aveva ucciso il padre davanti agli occhi, lo aveva guardato negli occhi spaventato, lacrime sgorganti dalle iridi innocenti, incapace di parlare, tremante, inginocchiato nella sabbia bagnata dalla pioggia, in quella dannata notte di novembre…il ragazzino era morto, ucciso da McNair a sangue freddo: non aveva avuto il tempo di guardare il suo assassino: non si era accorto della sua presenza, tanto era impegnato a guardare il Mangiamorte che si era macchiato le mani del sangue di suo padre.
Ma cosa gli prendeva? Perché questi ricordi gli tornavano in mente ora?
Mentre era perso nei suoi pensieri Severus giunse di fronte ad una porta dei sotterranei, una porta nascosta alla vista di chi non ne conosceva già la sua esistenza. Entrò con Draco.
«Tu resta qui!» disse perentorio.
«Ma, professore…» chiese il ragazzo confuso.
«Preferisco che tu rimanga fuori da tutta questa storia…ad ogni modo chiuditi qui dentro. Dovrai uscire solo quando non sentirai più alcun rumore. Non so quanto ci vorrà e nemmeno chi vincerà questo scontro assurdo, ma fa’ come dico. Chiaro?»
Draco lo guardò con aria afflitta: lo abbandonava? Ma…
«Lei torna, vero?»
«Non lo so, ma lo spero.» detto questo uscì e chiuse la porta alle sue spalle, sigillandola. Sospirò: sarebbe tornato? Una parte di sé aveva l’impressione che quella sarebbe stata l’ultima notte della sua vita; un’altra gli diceva che poteva farcela, che non era un debole! Cominciò a percorrere il corridoio del sotterraneo che portava ad una scorciatoia per tornare alla Sala Grande. Percorse solo pochi metri quando davanti a lui si parò una figura incappucciata.
«Buonasera Severus!» disse suadente l’uomo davanti a lui: i suoi occhi erano abbaglianti, elettrici nel loro colore freddo come il ghiaccio «Non è da uomini scappare.»
«Non sto scappando!» rispose l’uomo stringendo i suoi occhi neri in fessure.
«Dov’è mio figlio?» chiese Lucius con la voce carica di rabbia.
«Che vuoi farne?»
«La cosa non ti riguarda! Si da il caso che io sia suo padre e ho voce in capitolo!»
«Tu saresti un padre!? Un padre non dovrebbe minacciare il figlio di morte se non segue le sue volontà!»
«Avevo già deciso di ucciderti, non c’è alcun bisogno di provocarmi. Ho già scritto la tua fine!»
«Non puoi decidere della vita di tuo figlio e non puoi decidere della mia, Lucius!»
A questa battuta il Mangiamorte scagliò una maledizione Cruciatus. Severus riuscì a schivarla e a salvarsi, per il momento. Ma lo scontro ormai aveva preso il via e non poteva più essere arrestato. Non ci sarebbero state scuse, non ci sarebbe stato alcun modo per impedire che l’ordigno che era stato innescato continuasse il suo conto alla rovescia: tutto sarebbe terminato con la morte di uno dei due contendenti. Ed entrambi lo sapevano.
Severus attaccò a sua volta l’avversario. La sua, però, fu un incantesimo di disarmo, almeno per il momento non voleva agire in maniera drastica: sperava di poter risolvere la situazione in modo più civile per non porsi sullo stesso piano dell’assassino davanti a lui. Lucius riuscì a difendersi bene e a conservare la sua bacchetta. Attaccò a sua volta con l’anatema che uccide: per il rotto della cuffia Piton non ci restò secco! Era uno scontro alla pari, ma non troppo, vista la differenza delle azioni dei contendenti: uno mirava ad uccidere, l’altro solo a porre fine a quella insensatezza, dove il mago era contro il mago solo per un concetto di arianesimo assurdo: in fin dei conti se i maghi erano cosi numerosi lo si doveva attribuire ai matrimoni con i Babbani: la loro magia si sarebbe estinta senza questi accorgimenti. Ma, a quanto pareva non tutti erano disposti ad accettare questa realtà.
Severus nello scontro si spostò dietro una colonna del corridoio ampio per riprendere fiato. Non era preparato mentalmente ad un tale scontro.
«Cosa combini, Severus? Sei stanco? Io ho appena cominciato a divertirmi e non mi fermerò finché non avrò ottenuto la tua testa!»
La minaccia era chiara e concisa: bisognava farla finita! Tornò allo scoperto e lanciò uno Schiantesimo: lo prese di striscio e il Mangiamorte fu colpito ad un braccio. Questo non fece altro che aizzarlo. Malfoy lanciò una Cruciatus: evidentemente si era messo in testa di torturarlo. Severus bloccò l’incantesimo. Non se la stava cavando male, ma non aveva fatto i conti con un imprevisto. Una donna, o quello che rimaneva di una donna dopo che aveva trascorso parecchi, troppi, anni alla prigione dei maghi Azkaban, entrò nel corridoio. Era alta con lunghi capelli neri lisci ed un sorriso diabolico!
«Guarda chi c’è! Stai giocando con il traditore, Lucius?» chiese con la sua vocetta stridula ed irritante. Avanzò verso il professore. «Mi dispiace, ma ti sei comportato da bambino cattivo e devi essere punito. Lo sai, infondo sei un insegnante, fa parte dei tuoi doveri punire chi non rispetta le regole e ti ricordo che hai fatto un giuramento quando sei entrato nelle file dell’Oscuro Signore.»
«Cosa sei venuta a fare qui, Bella?» chiese Lucius, un po’ scocciato per l’interruzione del suo divertimento.
«Il Signore Oscuro vuole che ti dia una mano qui, così finirai più in fretta: se vuoi torturarlo mettilo a nanna e provvederai in un altro momento: ora ci serve il tuo aiuto di sopra: una odiosa Auror ha battuto alcuni dei nostri. Mi sta venendo voglia di ucciderla con le mie mani!» Ballatrix Lastrange era più pazza del solito: l’Auror di cui parlava sembrava essere Vianne Queen.
Severus approfittò di quel momento di distrazione dei due avversari per mettersi in una posizione più favorevole per il combattimento: occorreva concludere e al più presto. Mentre i due chiacchieravano, incuranti della sua presenza, Piton decise di attaccarli: dalla sua bacchetta partirono due Expelliarmus. Bella perse la sua bacchetta mentre Lucius, che aveva avuto più di un occasione, ora e in passato, per saggiare le capacità dell’insegnante, riuscì a conservarla.
«Dannato!» esclamò con furia la donna. Corse per recuperare lo strumento caduto e attaccò immediatamente Severus. Fu colpito ad una gamba, per fortuna di striscio, ma questo complicò la sua posizione di inferiorità.
Due piani più su Vianne Queen stava combattendo contro due uomini incappucciati. Ci mancò poco che non ci rimettesse la vita: Moody giunse in suo aiuto mettendo uno di loro fuori combattimento.
«Grazie!» esclamò la donna con gratitudine.
«Figurati! Dobbiamo muoverci! Potter sta combattendo contro Voldemort: la battaglia vera è appena iniziata! Siamo nelle sue mani: ora si vedranno i risultati del tuo addestramento.»
«In altre parole mi stai dicendo che se i piccoletto dovesse sbagliare e decretare la nostra dipartita, la colpa sarà tutta mia?»
«Questo è un modo di vedere le cose!» abbaiò il vecchio Auror.
«Ma sentilo! Io ho fatto ciò che potevo. Se le cose andranno male significa che i valori su cui abbiamo puntato sono sbagliati e che non abbiamo capito un accidenti della vita…Spero che ciò non accada, perché altrimenti il mondo crollerà…»
«Se vuoi dare una mano al mondo cerca Lucius Malfoy.»
Vianne aggrottò la fronte: che voleva dire?
«Non essere sibillino Malocchio! Parla chiaro!»
«La Lastrange e Malfoy sono nei sotterranei: danno la caccia al traditore! Non ce la farà da solo!»
«Maledizione!» fu la sua unica esclamazione.
«Va’ a fermarli. Se ce la farai renderai le cose più facili anche qui: questi che rimangono sono pesci piccoli che vanno bene solo nelle esercitazioni dei novellini!» disse Malocchio, permettendo a Nefer di correre nei sotterranei.
Perché non aveva chiesto il suo aiuto? Perché voleva fare tutto da solo? Semplice perché Severus Piton era l’uomo più testardo e irritante esistente sulla faccia della terra! L’uomo dal profumo di menta era cocciuto come un mulo! Due qualità diverse, ma complementari: Vianne era arrivata la punto di considerare quello strano uomo “affascinante”! Era impazzita del tutto…!
Era alle strette, davvero alle strette. Severus era al punto di non ritorno. Lucius Malfoy e Bellatrix Lastrange avevano portato lo scontro ad un nuovo livello. Durante la battaglia erano entrati in una grande stanza dalle volte molto alte: lampadari enormi scendevano dal soffitto e le sue pareti erano decorate con armature argentate con le loro armi in pugno. Era in trappola. L’unico modo per uscire da quella stanza era attraverso la porta: peccato che a frapporsi tra lui e la sua via di salvezza c’erano due pazzi invasati!
«Sei in trappola!» gli ringhiò contro l’uomo. Lo sapeva non aveva bisogno che qualcuno glielo ricordasse!
Si spostò verso destra, ma la sua strada fu sbarrata. Bella giocherellava con la sua bacchetta, come a dimostrare la sua superiorità e la sua posizione favorevole: lei poteva permettersi di prendere la cosa con leggerezza, lui al primo errore sarebbe morto! Peggio di così…
Ma le cose svoltarono…
«Bella forza voi due!» una voce fece sussultare la Mangiamorte: l’odiosa Auror era arrivata! Vianne Queen, bacchetta alla mano, era entrata nella stanza. Era sul ciglio della porta e in quella posizione, incorniciata dagli stipiti e dall’architrave dell’ingresso, sembrava una apparizione miracolosa. Piton acquistò nuova forza: ora aveva qualche possibilità di portare a casa la pelle! Non tutto era perduto e questo lo sollevava moltissimo!
«E tu chi saresti?» chiese con “gentilezza” Malfoy.
«La donna che ti farà fare una brutta fine!»
«E questo chi lo dice?» Bella era entrata nella discussione in difesa del suo compare.
«Non lo sai che, da mondo e mondo, i cattivi perdono sempre? È la regola, mia cara!»
Bellatrix partì all’attacco: con sguardo folle e ringhiando come un cane si portò verso di lei: l’avrebbe uccisa, punto e basta!
Lucius dal canto suo era distratto.
«Ehi!» lo chiamò una voce. Era Severus. «Non dovevi uccidermi? Oppure ora che sei da solo non ne sei capace?» detto questo lanciò un incantesimo di disarmo e questa volta riuscì nel suo intento. La bacchetta di Lucius disegnò una parabola nell’aria e finì sotto un tavolo. Il suo sguardo si posò carico d’odio puro sul suo rivale: come aveva osato?!
«Sei lenta bellezza!» esclamò Vianne. Grazie alle sue esperienze in combattimento riusciva a tenere testa a quella furia scatenata. Non avrebbe perso certo contro di lei! A meno che….non si fosse distratta! E fu quello che accadde! Durante il combattimento vide qualcosa che le fece perdere la cognizione del pericolo. Dall’altra parte della stanza, nonostante il vantaggio iniziale, Severus era in difficoltà: omai non era più abituato a combattere in quel modo e cominciava a stancarsi. Lucius aveva recuperato la sua bacchetta ed era riuscito a ferire il professore. Severus era in ginocchio al centro della stanza, il capo chino, si teneva un braccio sanguinante e il suo respiro era affannoso. Lucius Malfoy era su di lui con la bacchetta in pugno mentre rideva come un forsennato: la sua vendetta aveva un sapore dolce come il miele e speziato come la cannella. Severus sollevò il volto: era deciso a non mostrarsi sconfitto, avrebbe fissato negli occhi il suo carnefice.
Vianne fu colpita da una volgarissima gomitata sul volto. Cadde per terra anche lei. Sentì colare il sangue sulla tempia.
«Le regole sono cambiate, ragazzina. I buoni sono destinati a perdere! Ahahahahahah!» Bellatrix era elettrizzata dall’idea di far fuori quella stupida Auror.
Con fatica Vianne riuscì a portarsi dietro Severus, schiena contro schiena.
«Come sei ridotto?» chiese l’Auror con un filo di voce.
«Peggio di così, posso essere solo nella tomba!»
«Fantastico!… ho un’idea: credi di poter alzarti?»
«Per far cosa?!» chiese incuriosito, ma allo stesso tempo allarmato: cosa aveva in mente?
«Un ultimo sforzo: se non facciamo niente ci uccidono e la mia bacchetta è vicina ai piedi di quella pazza schizzata sbucata dal nulla. Lo so che sei ferito, ma se non tentiamo niente….non voglio pensarci!»
«Cosa blaterate voi due?» chiese Lucius.
«Non potete chiacchierare ignorandoci!»
I due Mangiamorte si disposero di fronte ai loro avversari. Al centro della stanza, spalla contro spalla i due professori di Hogwarts si spifferarono gli ultimi passaggi del piano.
Sia alzarono in piedi con sguardo fiero e provocatorio. Vianne aveva un sorrisetto irritante sul volto. Severus era pronto d attuare la sua parte di piano: era un puro suicidio! Giocare col diavolo non era la sua massima ambizione, ma non aveva molta scelta: o rischiava o moriva.
«Avevo ragione.» disse sprezzante «Senza qualcuno che ti faccia da spalla non sei capace di far nulla. Sei un debole!» Severus stava giocando pesante: doveva fare in modo, secondo il piano di Vianne, di farsi colpire dal Mangiamorte: un incantesimo potente e definitivo, come un’Avada Kedavra! Lo sguardo di Lucius era terrificante: emanava elettricità, fuoco e zolfo! «Sai cosa penso? Nonostante tu sia il braccio destro di Voldemort, quando avrà ottenuto tutto ciò che gli serve si sbarazzerà di te! L’hai visto fare molte volte: quando ha ucciso Astin, Bloom, Boyd, Monaghan e Wood! Puoi essere chi ti pare, ma farai la stessa fine!»
«‘Sta zitto, traditore! Uno come te non ha il diritto di rivolgermi la parola!» era nero e stringeva convulsamente la bacchetta.
«Sono stanco della tue chiacchiere: volevo divertirmi ancora un po’ prima di ucciderti, ma non mi lasci scelta! Hai firmato la tua condanna!»
Puntò la bacchetta contro Severus. Un rivolo di sudore freddo percorse la schiena del professore: era giunto il momento. Doveva recuperare tutte le sue forze, ciò che ne era rimasto, insomma. Il resto sarebbe stato compito dell’Auror. Sperava vivamente che l’assurdo piano funzionasse!
«Avada Kedavra!» annunciò Malfoy, caricando il colpo di odio represso e irritazione per le parole del suo avversario. Mentre Lucius pronunciava la formula, Severus si buttò di lato per togliersi dalla traiettoria dell’anatema. Vianne, dal canto suo, si buttò in avanti verso la sua bacchetta. Avevano una sola possibilità. L’Avada Kedavra di Lucius colpì Bella in pieno petto. Cadde al suolo esanime, con gli occhi spalancati e un’espressione di pura derisione che, poco prima di morire, aveva riservato a Vianne.
«Maledetti!» ringhiò Malfoy. Vianne nel frattempo aveva recuperato la sua cara bacchetta: lanciò fulminea uno Schiantesimo.
Lucius fu colpito. Crollò a terra, finendo lungo disteso. Non aveva fatto in tempo a difendersi.
Vianne e Severus avevano entrambi trattenuto il respiro.
«Possiamo respirare ora, vero?» chiese ironica la donna.
«….Forse!» Severus era a pezzi: non si era mai sentito così stanco e provato. Non era più un ragazzino e certa attività fisica, si trovò a pensare, non faceva più per lui.
«Puoi alzarti?» chiese Vianne.
«No, non riesco nemmeno a muovermi.»
La donna strisciando sul pavimento si avvicinò al professore di Pozioni. Si sedette al suo fianco.
«Non ci resta che aspettare che tutto finisca. Ho lasciato tutto nelle mani di Malocchio. Speriamo bene…..Oh, già! I miei complimenti professor Severus Piton! È stato un buon combattimento e, cosa più importante, siamo ancora vivi!» concluse chiudendo gli occhi e poggiando il capo contro il muro alle sue spalle.
«Pensavo» disse ad un tratto l’uomo «che saremmo morti. Il tuo piano era un tantino suicida.» la guardò con aria di rimprovero.
«Chi non risica non rosica! E poi, in fondo, molto in fondo, è stato a tratti divertente!»
«Certo! Come nuotare in una vasca piena di squali!»
Una strana esplosione fu avvertita dai due: proveniva da qualche piano sopra le loro teste. Sembrava che il Bambino Sopravvissuto fosse riuscito a compiere il suo dovere e a salvare ciò che restava della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Si sentì uno scalpiccio provenire dal corridoio. Più che uno scalpiccio sembrava che un elefante stesse demolendo ciò che fosse rimasto della struttura. Un omone fuori misura si affacciò dalla porta della stanza dove si trovavano Severus e Vianne.
«È finita! Professori, è finita!» Hagrid urlava come ammattito, ma era una reazione più che giusta: l’incubo di una vita era concluso. Come era entrato il mezzo gigante andò via continuando a gioire alla ricerca di qualcun altro da informare.
«Ci tocca salire di sopra e
partecipare alla gioia di tutti!»
«Mmh…» fu la risposta di Severus.
«“Mmh” cosa? Un po’ di allegria! Anche se, a dire la verità, prima preferirei incontrare una certa Madama Chips!»
Severus si alzò in piedi seguito dalla professoressa Queen. Rimasero per un po’ appoggiati al muro per radunare le forze. Appena fecero un passo Severus rischiò di cadere, ma prontamente fu sorretto dalla donna.
«Ehi…Non crollare ora; manca poco!» gli sussurrò. Erano molto vicini nello spirito e nel fisico. L’odore del sangue era misto a quel dannato odore di menta che, negli ultimi tempi, l’aveva mandata fuori fase. Un profumo che in quel momento sentì nuovamente invaderla. Sollevò il volto verso il suo sguardo che sentiva fissarla da un po’, nonostante la stanchezza e la spossatezza risultate dallo scontro. I suoi occhi neri avevano un’espressione stranamente dolce e delicata, incorniciata dai capelli di seta, neri come la notte. Severus fissò i suoi occhi in quelli verde smeraldo della donna. Scostò i suoi riccioli bruni dal suo viso con una mano delicata. Accarezzò la sua guancia rosea e le labbra vermiglie come le fragole. Vianne era confusa, ma allo stesso tempo terribilmente rilassata. Severus era serio come non lo era mai stato. Sorrise. Un sorriso, forse rivolto a se stesso, alle sue convinzioni infrante, alla sua solitudine caduta e alla scoperta dei battiti del suo cuore. Si chinò su di lei, socchiuse gli occhi neri e profondi, liberi dai lampi e dalla tempesta che avevano regnato per molto, troppo tempo, lasciando che la pace li avvolgesse. Con tocco delicato, come le ali di una farfalla, poggiò le sue labbra su quelle di Vianne. Un bacio. Un bacio che divenne tempesta, fiume in piena, pioggia d’estate, oasi nel deserto. Profondo come il mare, caldo come il sole e dolce come il miele. Fu l’inizio di nuove sensazioni e scoperte.
FINE