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Park Chan-wook

Moon Is the Sun's Dream (1992)
6/10
Saminjo / Trio (1997)
5/10
Gongdong gyeongbi guyeok JSA / Joint Security Area (2000)
6.5/10
Boksuneun naui geot / Sympathy for Mr. Vengeance (2002)
7.5/10
Oldboy (2003)
7.5/10
Chinjeolhan geumjassi / Sympathy for Lady Vengeance (2005)
7/10
Saibogujiman kwenchana / I'm a Cyborg, But That's OK (2006)
6.5/10




Park Chan-wook nasce nel 1963 a Seoul (Corea del Sud). Durante gli studi si appassiona al cinema in veste di critico e commentatore, e fonda il circolo studentesco "Movie Gang". Si laurea in filosofia all'Università cattolica di Sogang.

Moon Is the Sun's Dream (1992) è il suo primo lungometraggio.
Ha-young, un fotografo, e Mu-hoon, un gangster, sono fratellastri. Quando Mu-hoon viene trovato con Eun-joo (l'amante del boss), tenta la fuga assieme alla donna e ai soldi dell'organizzazione; lui riesce a fuggire, ma Eun-joo viene catturata e punita severamente (le incidono una cicatrice sulla guancia e la vendono al quartiere a luci rosse). Dopo un anno, Mu-hoon trova una foto di Eun-joo nello studio del fratellastro; riesce a scoprire dove si trova, la salva, e i due si rifugiano da Ha-young. Ma i criminali sono sulle loro tracce.
Il primo lungometraggio di Chan-wook è un modesto thriller dal nocciolo romance (sulla scia di John Woo e della trilogia hongkonghese degli A Better Tomorrow), che si fa apprezzare per qualche scelta stilistica (l'utilizzo dello schermo e delle fotografie per costruire una riflessione metacomunicativa) ed un paio di sequenze d'azione ben riuscite.

Saminjo (1997, titolo internazionale Trio) lascia da parte i toni melò per virare sulla commedia nera a sfondo sociale. Sostanzialmente si tratta di una serie di avventure tragicomiche vissute da protagonisti caratterizzati in maniera decisamente mediocre.
Forse il peggior film di sempre del regista, verrà poi disconosciuto dallo stesso Chan-wook assieme al suo precedente Moon Is the Sun's Dream.

Nel 1999 il regista dirige il cortometraggio Simpan (titolo internazionale Judgement).

Il terzo lungometraggio è Gongdong gyeongbi guyeok JSA (2000, titolo internazionale Joint Security Area), un adattamento del romanzo DMZ di Park Sang-yeon.
La trama evolve attorno all'indagine del maggiore Sophie Lang su di un incidente avvenuto in una zona di confine tra Corea del Nord e Corea del Sud. Nel primo terzo del film pare che il soldato Nam abbia attraversato il confine e sparato a tre soldati nemici, uccidendone due, ma Lang scopre alcune incongruenze. Il secondo terzo del film è un lungo flashback, che mostra l'evolversi dell'amicizia tra quattro soldati, due del Nord e due del Sud, che si incontrano clandestinamente e sognano l'abbattimento dei confini; tra i quattro ci sono lo stesso soldato Nam (del Nord) e il sergente Oh Kyeong-Pil (del Sud). L'ultimo terzo del film chiude infine il cerchio, mostrando il reale svolgimento dei fatti, e il termine della vicenda (che non avrà nessun vincitore).
La forte emotività e le riflessioni sull'amicizia portate a galla dal romanzo di Sang-yeon diventano giustamente il nocciolo della pellicola (sulla scia del classico La grande illusion di Jean Renoir, 1937), che però, purtroppo, su altri fronti (regia, fotografia, budget) mostra una certa inadeguatezza; e l'epilogo tragico appare anche leggermente gratuito, perché per una buona prima metà del racconto manca un vero approfondimento psicologico dei protagonisti (che si fa strada solamente verso la fine, con tocchi anche relativamente raffinati, come ad esempio la sequenza in cui Sophie dispiega la fotografia dei propri genitori).




Boksuneun naui geot
Sympathy for Mr. Vengeance
Mr. Vendetta
South Korea 2002
col. 129'


Boksuneun naui geot
(2002, titolo internazionale Sympathy for Mr. Vengeance, in Italia Mr. Vendetta) è il lavoro che promuove Park Chan-wook ad autore vero e proprio.

Ryu è un giovane sordomuto che lavora per guadagnare i soldi necessari a curare la sorella (bisognosa di un rene). Un giorno viene raggirato da una banda di trafficanti d'organi, che gli asportano un rene, gli rubano una valigia di soldi, e scappano. Per riguadagnare nuovamente la cifra, Ryu e la sua ragazza decidono di rapire la figlia di un milionario. Ma, dal momento in cui la bambina entra nella vita di Ryu e sorella (i quali vi si affezionano subito), i fatti precipitano.

Sympathy for Mr. Vengeance è un'opera disorientante, grottesca e disperata. I fatti si evolvono lungo due percorsi di vendetta paralleli (la vendetta di Ryu sui trafficanti, e la vendetta del padre della bambina rapita), che terminano convergendo in un climax di violenza (ma il punto finale è dato dalla vera chiusura del cerchio, con la quale anche l'ultimo dei due vendicatori viene punito).
Qualche buco narrativo (uno su tutti: da dove salta fuori l'organizzazione che protegge la ragazza di Ryu?) e un paio di facilonerie inficiano leggermente un racconto che per il resto risulta essere assolutamente godibile, nel suo stile innovativo (personaggi perennemente alienati, situazioni tragicomiche, sequenze atte a disorientare lo spettatore) e nella sua discesa verso l'annichilimento.
Il film è ispirato a Fukushû suruwa wareniari di Imamura Shohei (1979), e compone il primo capitolo della cosiddetta "Trilogia della vendetta", che proseguirà con Oldboy (2003) e Sympathy for Lady Vengeance (2005).




Nel 2003, Chan-wook dirige il cortometraggio Never Ending Peace and Love per il film Yeoseot gae ui siseon (titolo internazionale If You Were Me), lavoro a 12 mani finanziato dalla Korean Human Rights Commission con lo scopo di mettere in luce e criticare alcuni gravi difetti della società coreana presente e passata.




Oldboy
Oldboy
South Korea 2003
col. 120'


Il quinto lungometraggio Oldboy (2003) è ispirato dall'omonimo manga di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya, dal quale però si differenzia pesantemente a livello di svolgimento (la seconda parte della trama è stata praticamente riscritta del tutto).

Un uomo di nome Dae-su viene imprigionato per 15 anni in un appartamento, senza mai sapere da chi né per quale motivo; viene poi rilasciato, ma presto si rende conto che tutte le sue azioni sono controllate e influenzate dai suoi stessi rapitori. L'unico scopo di Dae-su è diventato la vendetta verso i suoi ex-aguzzini, ma lo stesso viene magistralmente incastrato quando un certo Woo-jin gli si rivela come il mandante a capo di tutta l'operazione, ovvero il solo a conoscere la verità. Woo-jin concede qualche giorno a Dae-su per riuscire a scoprire il motivo del rapimento e della prigionia: se fallirà verrà ucciso, se ci riuscirà sarà Woo-jin a suicidarsi. La trama evolverà in un climax di perversione, perfidia e disperazione.

Oldboy è destinato a rimanere il capolavoro di Park Chan-wook: un gioiello di atmosfere noir (la voce over), abili incastri narrativi, atrocità e tremende rivelazioni. Ad aumentare la forza d'impatto dell'opera ci sono anche un raffinato incipit (apparentemente buffo e trascurabile, ma che in realtà mostra in un paio di minuti una serie di informazioni che saranno fondamentali per comprendere appieno il colpo di scena finale) ed una perfetta conclusione (non solo ghignante e cinica, perché l'ipnotizzatrice resta "toccata" da parole che Dae-su ha rubato al suicida incontrato ad inizio pellicola, ma anche aperta: quando Mi-do sussurra "I love you", l'espressione di Dae-su cambia radicalmente).
Da lodare specialmente la grande naturalezza di tutto l'insieme: ogni sequenza non esiste a sé, per generare spettacolarizzazione, esiste sempre perché funzionale e necessaria al racconto centrale.
Il film vince il Grand Prix al Festival di Cannes del 2004 (ma non la Palma d'Oro, nonostante le pressioni di Quentin Tarantino, in quell'occasione Presidente della Giuria).





Nel 2004, Chan-wook dirige il segmento Cut per il mediocre lungometraggio horror Saam gaang yi (titolo internazionale Three... Extremes). Gli altri registi coinvolti nel progetto sono Fruit Chan e Takashi Miike.



Chinjeolhan geumyassi
Sympathy for Lady Vengeance
Lady Vendetta
South Korea 2005
col. 112'


Chinjeolhan Geumyassi (2005, titolo internazionale Sympathy for Lady Vengeance, in Italia Lady Vendetta) chiude alla perfezione la cosiddetta "Trilogia della vendetta".

Lee Geum-ja viene rilasciata dal carcere dopo 13 anni; in origine l'arresto era avvenuto dopo la sua confessione di aver ucciso un bambino soffocandolo, ma la pena era poi stata ridotta vista la trasformazione spirituale che la donna ha sembrato subire durante la prigionia. Una volta fuori, Lee Geum-ja cambia radicalmente carattere: la sua trasformazione era tutta una finzione, in realtà la donna voleva uscire dal carcere il più presto possibile per vendicarsi di Mr. Baek, il vero assassino del bambino (Lee Geum-ja fu costretta a confessare un crimine non commesso perché Baek minacciò di ucciderle sua figlia). Geum-ja torna a trovare le sue ex compagne di cella per chiedere una serie di favori (armi, vestiti, vitto e alloggio); una di queste ex compagne è nel frattempo diventata la moglie di Baek. Successivamente rintraccia la propria figlia (nel frattempo adottata da una coppia australiana, e battezzata Jenny), ed infine si dirige a compiere l'agognata vendetta su Baek. Una volta a casa dell'assassino (che sua moglie ha appositamente addormentato dopo essere stata da lui picchiata), scopre che l'uomo ha in realtà ucciso anche altri bambini. Decide quindi di risolvere la situazione nella maniera più violentemente e moralmente "giusta", contattando tutti i genitori dei bambini uccisi, grazie alla complicità del detective che lavorò al suo caso.

Sympathy for Lady Vengeance è il capitolo più autoriale e raffinato della "Trilogia della vendetta", e punta molto più su stile e simbolismi che sulla narrazione vera e propria (la quale era invece il punto più di forza di Oldboy); la serie di eventi rappresenta un cammino spirituale al termine del quale Lee Geum-ja raggiunge la propria purezza (simboleggiata dalla nevicata finale e dal dialogo sul "vivere candidi come il tofu" tra Geum-ja e Jenny), ristabilendo un "corretto" ordine delle cose, ed espiando il proprio peccato assieme alla propria frustrazione. L'opera è forse più ghignante e autocompiaciuta (nel proprio sfogo sadico-voyeuristico) che riflessiva, tuttavia la forza dello stile riesce a far rientrare il tutto all'interno di un elevamento giustizialista metafisico lineare e privo di contraddizioni morali.



Saibogujiman kwenchana (2006, titolo internazionale I'm a Cyborg, But That's OK) è il lungometraggio con cui Chan-wook ha voluto slegarsi dall'etichetta di autore cinico e violento.
La storia si svolge interamente all'interno di un istituto d'igiene mentale, ed in particolare evolve attorno al rapporto tra Young-goon (ragazza che si rifiuta di mangiare perché convinta di essere un cyborg) e Il-soon (ragazzo ricoverato per disturbi antisociali e schizofrenici).
Dopo una prima metà scoppiettante (dialoghi disorientanti, personaggi bizzarri, situazioni tragicomiche e visionarietà surreale), il film annega in una seconda metà stanca e ripetitiva, focalizzata quasi interamente sulla love-story atipica e platonica tra i due protagonisti, la quale si risolleva solamente grazie a qualche idea brillante (i "sette peccati capitali secondo i cyborg" su tutte). Apprezzabile comunque il fatto di non aver trattato i malati mentali come mero freak-show, ma averci saputo cucire sopra una serie di situazioni comiche e, a loro modo, romantiche, adattando lo stile dell'opera alla visione del mondo dei protagonisti (per sottolineare quanto la vera umanità delle persone, simboleggiata anche da una fotografia dai colori sgargianti, sia in realtà oppressa dal raziocinio).




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