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Rupan Sensei Lupin III Director: Masaaki Osumi (Ep. 1-6,9,12), Hayao Miyazaki & Isao Takahata (Ep. 7,8,10,11,13-23) Studio: TMS Original Run: 1971-1972 Episodes: 23 Lupin III (titolo originale Rupan Sansei) è una serie anime adattata dall'omonimo manga del 1967-1972 di Kazuhiko Kato (firmato con lo pseudonimo Monkey Punch e costituente una pietra miliare nell'evoluzione dello stile grafico nipponico), narrante le vicende del pronipote di Arsène Lupin (il celebre ladro gentiluomo dei romanzi di Maurice Leblanc), in perenne cerca di "colpi" criminosi nonché in continua fuga dalla legge e da altri spietati rivali. La serie inizia ad andare in onda in Giappone nell'autunno 1971 sotto la direzione di Masaaki Osumi e Yasuo Otsuka, e presenta tratti sensibilmente maturi e cinici (in particolare il personaggio di Lupin è un vero criminale, che non si fa scrupoli ad uccidere i propri rivali, e Goemon Ishikawa, suo nemico, è ancora più spietato di lui). Purtroppo la serie non sembra piacere al pubblico, e per risollevare le sorti la direzione viene affidata a Hayao Miyazaki (che aveva appena lasciato la Toei) e Isao Takahata. I due rendono l'anime più fruibile per una platea infantile (viene diminuita la violenza, aumentata la dose di commedia, ridotta la sensualità di Fujiko, spostato Goemon da nemico ad alleato, etc.) e adottano alcune nuove trovate simboliche (una su tutte l'automobile del protagonista, che da una Mercedes Benz SSK del 1928 diventa una più "simpatica" Fiat 500). I due registi dirigono 15 dei 23 episodi totali, e le loro trovate si rivelano un successo. A fine serie, nel 1972, il riscontro è talmente positivo da far pianificare una seconda serie e una lista di lungometraggi. Miyazaki collaborerà in modo marginale per la riuscita della seconda serie e dirigerà uno dei film su Lupin III nel 1979, per il resto non avrà più a che fare con il personaggio. La seconda serie Shin Lupin III (1977-1980) conterà ben 155 episodi (di cui il 145 e il conclusivo 155 diretti da Miyazaki sotto lo pseudonimo Tsutomu Teruki), e successivamente verrà girata anche una terza serie, Lupin III Part III (1984-1985), di 50 episodi. La prima, originale, serie resta però la migliore delle tre sotto ogni profilo (caratterizzazioni, maturità, bilanciamento di humor e azione), ad esclusione forse delle musiche (le più celebri e azzeccate saranno quelle della seconda serie). Le tre serie si distinguono a prima vista per il colore della giacca del protagonista Lupin (nella prima è verde, nella seconda rossa, nella terza rosa). Tra i lavori poco successivi spicca la cura di scena e layout nelle serie animate Heidi, Girl of the Alps (1974, 52 episodi, titolo originale Arupusu no Shoujo Haiji, regia di Atsuji Hayakawa, Masao Kuroda e Isao Takahata) e 3000 Leagues in Search of Mother (1976, 52 episodi, titolo originale Haha wo Tazunete Sanzenri, regia del collega Isao Takahata), contenenti in nuce una visione del rapporto tra uomo e natura che Miyazaki userà da base per il suo successivo lavoro Mirai Shonen Konan. Questi lavori di Miyazaki e Takahata, da Lupin a Heidi, si riveleranno anche come una delle maggiori influenze grafiche sullo sviluppo delle future serie animate giapponesi dei 1970s e 1980s, bissate sotto quest'aspetto solamente dal successivo Conan. Mirai Shonen Konan Future Boy Conan Conan, il ragazzo del futuro Director: Hayao Miyazaki Studio: Nippon Animation Original Run: 1978 Episodes: 26 Future Boy Conan (titolo originale Mirai Shonen Konan, in Italia Conan, il ragazzo del futuro), serie animata di 26 episodi, è il primo lavoro che vede Hayao Miyazaki come autore completo e capo-regista, oltre che character designer e sceneggiatore (assieme a contributi di Isao Takahata e di un già affermato Yoshiyuki Tomino). La storia è tratta dal romanzo The Incredible Tide, dello statunitense Alexander Key, pubblicato nel 1970. Nel 2008 la Terra è reduce da una disastrosa catastrofe (dovuta all'utilizzo improprio di un'arma sperimentale), che ha ucciso miliardi di persone e sommerso quasi completamente i continenti. Conan è un giovane ragazzo dalle capacità fisiche anormali, nato dopo la catastrofe e unico discendente di un gruppo di persone che si erano rifugiate su di un'isola dopo un fallito tentativo di fuga nello spazio. Un giorno lui e suo nonno (ormai unici abitanti dell'isola, e convinti di essere forse i soli esseri umani ancora in vita sul pianeta) offrono rifugio a Lana, ragazzina naufragata e in fuga da alcuni aguzzini armati provenienti da un'isola chiamata Industria, ma non riescono ad impedire la sua cattura. Quando Conan, poco dopo, rimane solo, decide di lasciare la propria isola e ritrovare Lana; è l'inizio di una serie di avventure e disavventure durante le quali Conan conoscerà i lati peggiori e migliori degli esseri umani. Future Boy Conan rappresenta il primo grosso tassello della filosofia miyazakiana sui rapporti tra l'uomo e la natura, e palesa per la prima volta in modo chiaro quelli che saranno i suoi marchi di fabbrica. Da una parte il bisogno umano del proprio ambiente naturale, in un contrasto tra società a contatto con la natura e alienante società artificiale; da un'altra parte le frequentissime sequenze in cui i veri protagonisti sono lo studio del mare (e di conseguenza delle navi) o del volo (e di conseguenza degli aeroplani); ed infine le caratterizzazioni dei personaggi: un protagonista spericolato, che non si arrende mai davanti a nulla, e sempre convinto di un lieto fine in tutto se si fa la cosa giusta; un'eroina giovanissima, che porta su di sé una grossa responsabilità e deve mantenere a tutti i costi la forza d'animo e il senso di giustizia necessari per non aiutare i suoi persecutori; alcuni personaggi ambigui, spesso nemici ma con piccoli tratti che riescono a far percepire in loro una sorta di bontà di fondo, e che infatti riusciranno a trovare la strada del bene mettendo da parte i propri vizi (l'irresistibile capitano Dyce, un po' sulla scia di alcuni tratti dei personaggi di Lupin III, o la distaccata e fredda Monsley); e una serie di nemici realmente crudeli e spietati, fino a toccare la pura follia (è il caso di Lepka). Gli elementi più gradevoli della narrazione sono due: da una parte, nonostante l'esplicito target pre-adolescenziale della serie, l'occhio sempre puntato su soluzioni e tematiche mature, in modo da proporre una morale ragionata e intelligente, e di conseguenza affascinante anche per fasce d'età più alte; dall'altra la totale assenza di melodrammi o eccessi, in favore di una narrazione semplice e "dura" con la forza del realismo, ma dai toni sempre speranzosi anche nei momenti più bui e disperati. Rupan Sansei: Kariosutoro no Shiro The Castle of Cagliostro Il castello di Cagliostro Hayao Miyazaki Japan 1979 col. 100' Per il suo primo lungometraggio da regista, Miyazaki (con l'aiuto in sceneggiatura di Haruya Yamazaki) racconta una storia con protagonista il "suo" Lupin III. The Castle of Cagliostro è il secondo film su Lupin III, dopo Rupan vs Fukusei-ningen (1978, titolo internazionale Lupin III: The Mystery of Mamo, diretto da Soji Yoshikawa), ma negli anni diverrà il più celebre dei molti. La trama vede il ladro gentiluomo deciso a penetrare nella roccaforte del malvagio Conte di Cagliostro per portare in salvo la giovane Clarisse, costretta ad un mistico matrimonio controvoglia unicamente perché ultima discendente dell'arciducato di Cagliostro. Al nucleo principale vanno ad aggiungersi una serie di misteri (come mai Lupin sembra conoscere Clarisse? Quali attività nasconde il castello del Conte? Perché questo matrimonio è da egli voluto con tanta forza?), e come vuole lo schema fiabesco di base (Lupin-cavaliere -ma atipico, quasi antieroe- deve salvare Clarisse-principessa rinchiusa nella torre del castello di un malefico nemico) sono presenti delle fondamentali spalle, alcune esplicitamente complici (gli immancabili Jigen e Goemon) e altre in un rapporto di amore-odio con il trio (la "collega" Fujiko e l'ispettore Zenigata, anch'essi personaggi insostituibili nelle avventure del ladro). Ispirato a livello base dalle fiabe classiche, da alcuni episodi della prima serie Lupin III, e dall'ultima parte di Nagagutsu wo Haita Neko (il lungometraggio del 1969 animato dallo stesso Miyazaki), The Castle of Cagliostro racchiude la propria bellezza nell'eccellente caratterizzazione dei personaggi (con la gentile figura di Clarisse che ispirerà decine di futuri animatori), negli scenari (con il castello ricalcato sulla base della fortezza della città di Industria in Future Boy Conan), e nel ritmo travolgente e regolato come un orologio svizzero, elementi che ne fanno un grandioso adventure-movie d'animazione. Miyazaki trova anche qui lo spazio per la sua passione verso il volo e gli aeroplani d'epoca (facendo pilotare a Lupin un Autogiro del 1935), e lungo tutta l'opera compie un unico grosso errore (la "frase ad effetto" finale di Zenigata, pericolosamente banale). 7.5/10
Kaze no tani no Naushika Nausicaä of the Valley of the Wind Nausicaä della Valle del Vento Hayao Miyazaki Japan 1984 col. 116' Mille anni dopo un'apocalisse chiamata "I Sette Giorni di Fuoco", l'umanità sta subendo gli effetti dei propri disastri ecologici: insetti mutanti di dimensioni gigantesche popolano la Terra, e la poca umanità rimasta (organizzatasi in villaggi o piccole città) sta venendo lentamente risucchiata dall'espansione di una jungla tossica. Mentre le varie fazioni umane non hanno imparato nulla dagli errori del passato, la giovane principessa Nausicaä pare essere l'unica ad aver capito come salvare il proprio popolo decifrando i messaggi provenienti dalla natura circostante. La genesi del film Kaze no tani no Naushika (titolo internazionale Nausicaä of the Valley of the Wind) non è chiarissima; l'unico fatto sicuro è che il film sia un adattamento cinematografico dei primi volumi dell'omonimo innovativo manga scritto e pubblicato da Miyazaki stesso in un arco temporale di 12 anni (dal 1982 al 1994) per un totale di 7 volumi, ma non è certo se il soggetto originale fosse stato concepito per un film (per poi diventare manga a causa dell'impossibilità di trovare finanziamenti) o direttamente per il supporto cartaceo. La cosa più importante è però che Nausicaä abbia avuto un successo straordinario di pubblico e critica fin da subito, dando la possibilità a Miyazaki e colleghi (Isao Takahata e Toshio Suzuki) di fondare Studio Ghibli, lo studio d'animazione per cui verranno prodotti tutti i successivi lavori del regista (Nausicaä stessa, comunque, generalmente viene considerata anch'essa un'opera Ghibli). Si può dire che Nausicaä sia un'evoluzione elaborata e adulta di Future Boy Conan, sia dal punto di vista delle tematiche che della forma in cui vengono espresse. In Nausicaä come in Conan l'uomo è reduce da un olocausto che ha creato egli stesso, ed è ormai ridotto a vivere in villaggi, ciononostante sembra non aver imparato alcuna lezione dal passato, che tragicamente torna eternamente a cicli di distruzione: la natura di troppi uomini è eccessivamente malvagia ed egoista, e soprattutto non riesce a comprendere le leggi naturali che regolano il mondo, finendo irrimediabilmente per inquinarlo e tramutarlo in proprio nemico. In Nausicaä come in Conan ci sono comunità umane che hanno imparato dai propri errori e tentano di ricostruirsi una vita in pace con la natura, e ci sono invece le fazioni schiave della propria sete di potere industriale e dominio sul prossimo. In Nausicaä come in Conan ci sono tre personaggi-chiave della filosofia miyazakiana: la giovane eroina animata da ideali di giustizia e confidante ciecamente nella propria visione del mondo, il suo anziano e saggio mentore, e una donna nemica ma potenzialmente redimibile che agisce in modo violento per rancore. In Nausicaä il tutto viene però portato ad un livello più maturo e riflessivo (le prime sequenze, appena successive all'introduzione, sono estremamente minimali e "secche", a partire dai dialoghi), e il mondo diegetico viene creato a regola d'arte, grazie ad un'immaginario visivo straordinario e ad una mitologia affascinante (le antiche profezie, la storia della catastrofe, tutte le creature che popolano l'ambiente, i misteriosi guerrieri divini), elementi che faranno da base per il futuro film Mononoke Hime. Miyazaki concentra molto l'attenzione sulle sequenze di volo (Nausicaä vola grazie ad un aircraft personale, le navi dei paesi industrializzati hanno una forma che ricorda quella degli insetti), ma soprattutto organizza gli eventi in un climax di vera poesia, con un grandioso finale in cui trionfano i sentimenti di sacrificio e amore. Il messaggio conclusivo diventa così uno dei più efficaci e appassionati manifesti ecologisti mai espressi dal cinema (d'animazione e non solo). Tra gli animatori spicca il nome di un giovane e promettente Hideaki Anno (che nel film cura, tra le altre cose, le animazioni del Kyoshinhei). La storia di Nausicaä prosegue nell'omonimo ottimo manga, ovviamente in maniera più complessa e approfondita. Esiste anche il film Warriors of the Wind, una versione pesantemente (e malamente) editata dell'originale, uscito poco successivamente per il mercato occidentale. Da evitare il primo adattamento italiano dell'opera, minato da censure ed errori. 8/10 Tenku no Shiro Rapyuta Laputa: Castle in the Sky / Castle in the Sky Laputa: il castello nel cielo Hayao Miyazaki Studio Ghibli Japan 1986 col. 124' La giovanissima orfana Sheeta è inseguita dall'esercito e dai pirati, entrambi desiderosi di impossessarsi della pietra che ella porta al collo in forma di ciondolo (e che le è stata tramandata dai propri antenati con la raccomandazione che non finisse in mani sbagliate). Lungo la sua fuga incontra Pazu, ragazzino anch'egli orfano, che deciderà di aiutarla e proteggerla, anche perché la misteriosa pietra sembra avere qualche legame con l'esistenza della città volante di Laputa (legame che Pazu desidera scoprire, dal momento che suo padre in vita asseriva di aver visto tale luogo, venendo di conseguenza tacciato dai più come ciarlatano). Laputa, prima effettiva produzione dello Studio Ghibli (anche se generalmente la prima viene considerata Nausicaä), viene scritta da Miyazaki prendendo spunto dal celebre romanzo Gulliver's Travels di Jonathan Swift (nel quale Laputa è il nome dell'isola volante che viene visitata dal protagonista), ma la trama si svolge sulla scia del romanzo Treasure Island di Robert Louis Stevenson, e ha luogo in un mondo simile a quello steampunk tipico di Jules Verne. Laputa in realtà non aggiunge molto a quanto già fatto vedere da Miyazaki in passato, a partire dai personaggi: Sheeta e Pazu sono una semplice variante di Lana e Conan, così come i loro rivali sono da una parte effettivamente malvagi e quasi folli (qui l'esercito capitanato dal crudele Muska, in Conan Lepka e i suoi tirapiedi) e dall'altra violenti ma redimibili e capaci di allearsi con i protagonisti (qui i pirati, in Conan il capitano Dyce e i suoi marinai). Il discorso finale di Sheeta sulla questione della caduta di Laputa rafforza poi la filosofia del rapporto natura-uomo già visto in Conan e Nausicaä, stavolta aggiungendovi che "l'uomo non può vivere senza la terra" (e dunque anche il fascino del volo, da cui Miyazaki è da sempre attratto, si lega irrimediabilmente al fatto che l'uomo necessiti in ogni caso di una vita terrestre). Un elemento più interessante è invece il setting spazio-temporale. Laputa è difatti ambientato in una "alternative history" nella quale, assieme ai fatti di fantasia, fanno capolino anche alcuni riferimenti storici e mitologici reali: Muska cita la saga mitologica indù Ramayana (dalla quale Miyazaki ha anche preso il nome per Sheeta, che nella saga è la moglie del protagonista Rama) e i racconti della Bibbia; il villaggio di Pazu è ispirato da quelli delle comunità inglesi del 1500; il castello di Laputa è ispirato al quadro La torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio, e la stessa storia dell'ascesa e caduta di Laputa ricalca un po' quella biblica di Babele. Il soggetto iniziale doveva ispirarsi al romanzo Twenty Thousand Leagues Under the Sea di Jules Verne, poi ha seguìto notevoli cambiamenti ed un diverso sviluppo. L'idea originale verrà però ripresa nel 1990 da Hideaki Anno per la sua serie animata Fushigi no Umi no Nadia (titolo internazionale Nadia: The Secret of Blue Water). 7/10 Tonari no Totoro My Neighbor Totoro / My Neighbour Totoro Hayao Miyazaki Studio Ghibli Japan 1988 col. 86' Due bambine (Satsuki e sua sorella minore Mei) e il loro padre si trasferiscono in una vecchia casa rurale, in modo da poter stare più vicini all'ospedale in cui la madre è ricoverata in malattia. Sin dal loro arrivo, Mei e Satsuki entrano in contatto con alcuni spiriti del bosco, i quali si rendono visibili solamente a loro, aiutandole nei momenti di bisogno. Con Tonari no Totoro, Miyazaki scrive e dirige il suo primo film pensato quasi esclusivamente per i bambini. In Totoro non ci sono conflitti né nemici, ma solamente le avventure di due ragazzine alle prese con alcune esperienze della vita. La trama è semplice e lineare, in modo da poter essere seguita facilmente da un pubblico di ogni età, e da poter porre l'accento sulla bellezza di colori, paesaggi campestri, atmosfere e personaggi (Totoro e Nekobasu sono visivamente straordinari). L'elemento più toccante è però quanto, nella sua ode alla fantasia fanciullesca, la storia sia trattata in modo maturo: Totoro appare nel momento del bisogno appunto perché è la fantasia a salvare nel momento del bisogno, ovvero nel momento in cui il desiderio è poter evadere dalla realtà ed affrontare gli ostacoli con l'ottimismo necessario. Il tutto visto attraverso gli occhi dei bambini (che sono sì fantasiosi e speranzosi, ma non immaturi, e Satsuki lo dimostra ampiamente), in un mondo che non li tace di menzogna ma che lascia aperta la porta ad ogni possibile alternativa "irreale" (il padre, la nonna di Kanta e la sequenza finale palesano sempre una possibilità che Totoro esista, non intaccano nessuno dei voli fantastici che le bambine -e gli spettatori assieme a loro- compiono). Divertente la figura di contorno di Kanta, timido e taciturno ragazzino con la passione per gli aeroplani, che sembra essere un corrispettivo su schermo dello stesso Miyazaki giovane, così come citazioni autobiografiche sono la malattia della madre delle protagoniste ed il luogo in cui si svolgono gli eventi (ma tutto il film è, in fondo, un grande ricordo dell'infanzia, dalle memorie più personali a quelle più universali). Peccato che il soggetto abbia un grosso debito con le produzioni cinematografiche disneyane, specie quelle dirette da Robert Stevenson (l'adattamento di Mary Poppins del 1964; The Gnome-Mobile, del 1967) e Don Chaffey (Pete's Dragon, del 1977), ma anche Alice in Wonderland (l'adattamento disneyano del 1951, che ha più che probabilmente ispirato Miyazaki per il design del Nekobasu e per la sequenza in cui Mei entra nella tana di Totoro); tuttavia, la forma tramite cui Miyazaki sviluppa le idee di partenza (imbevendole di cultura orientale e della propria filosofia personale) rende il risultato finale sufficientemente singolare. 6.5/10 Majo no Takkyubin Kiki's Delivery Service Kiki consegne a domicilio Hayao Miyazaki Studio Ghibli Japan 1989 col. 102' La giovane strega Kiki, come da tradizione, al compimento dei 13 anni deve lasciare casa e iniziare il noviziato in una grande città. Arrivata alla città costiera di Koriko decide di trasferirvisi, ma avrà qualche problema di inserimento, almeno fino a quando non le balenerà l'idea di poter utilizzare i propri poteri di strega gestendo un servizio di consegne a domicilio per un negozio locale. Per il suo quinto film d'animazione, Miyazaki adatta personalmente il libro per bambini Majo no Takkyubin, scritto nel 1985 dall'autrice Eiko Kadono, scegliendone solo alcuni episodi (per poter narrare i fatti nell'arco temporale di un'estate e non di un anno) e introducendovi tematiche più mature. Ambientato nei 1950s di un'ucronia nella quale le streghe esistono ancora (anche se non sono più cosa comune per chi vive in città) ed i due conflitti mondiali non sono mai esistiti (architettura e meccanica seguono un raffinato studio steampunk), Kiki è innanzitutto un racconto di crescita e formazione femminile, che tocca i temi di indipendenza volontaria e necessaria (Kiki se ne va di casa a 13 anni), di inserimento lavorativo e sociale (Kiki si reinventa consegnatrice a domicilio, ma stringe anche rapporti di amicizia con coetanei di cui inizialmente diffida), e soprattutto di crescita tramite il superamento di ostacoli e la conoscenza di se stessi (Kiki ad un tratto sembra perdere i propri poteri, e viene aiutata dalle parole dell'amica Ursula, che paragonando il problema ad un blocco artistico le fa capire quanto i doni innati vadano accettati e utilizzati, non lasciati da parte), anche se ciò significa perdere una parte del proprio passato (risvolto simboleggiato dal cambiamento che avviene nel rapporto tra Kiki e il gatto nero Jiji). Lo studio del volo è ovviamente in primissimo piano, grazie non solo ai lunghi viaggi su scopa della stessa Kiki (funzionali anche a mostrare una grande cura per fondali e animazioni), ma anche alla figura del giovane Tombo (che, con la sua fissazione per i velivoli, pare essere un'altra citazione autobiografica dello stesso Miyazaki, come Kanta in Totoro) e alla sequenza finale del dirigibile. Nella versione originale del film, Kiki e Ursula sono doppiate entrambe da Minami Takayama, raffinata scelta che sottolinea una grande somiglianza tra le due figure, quasi a sottintendere che siano due facce della stessa persona. Kiki è il proseguimento ideale di Totoro: se Totoro era incentrato sulla fase infantile e sull'importanza della fantasia nell'affrontare la vita, Kiki parla della fase successiva, ovvero la pre-adolescenziale, e quindi dell'importanza di crescere e maturare senza mettere quella stessa fantasia da parte. 7/10 Kurenai no Buta Porco Rosso Hayao Miyazaki Studio Ghibli Japan 1992 col. 94' Marco Pagot, ex asso dell'aeronautica italiana nella Prima Guerra Mondiale, ha subìto una misteriosa maledizione che l'ha trasformato in un maiale antropomorfo; dopo questo avvenimento, adotta il nome di Porco Rosso e decide di diventare un cacciatore di taglie. Scritto interamente da Miyazaki stesso a partire dal suo manga Hikotei Jidai (pubblicato nel 1989), il suo sesto lungometraggio d'animazione è un vero gioiello sotto molti punti di vista (trama, setting spazio-temporale, animazioni, design dei velivoli, personaggi, colori, fondali), ed è anche il suo primo lavoro pensato in maggioranza per un pubblico adulto. Il racconto è ambientato nell'anno 1929 in Italia (per la maggiore nell'area di Fiume -ora Rijeka- e dintorni costieri dell'Adriatico, ma anche a Milano), con riferimenti ad una serie di elementi storici reali: la Prima Guerra Mondiale, l'Impero Austro-Ungarico, la depressione europea post-bellica, l'ascesa del fascismo. Il tutto rivisto attraverso forti tinte fantastiche, e con una serie di divertenti omaggi all'Italia (uno su tutti: i titoli dei giornali). Tra i personaggi (caratterizzati eccellentemente) spicca naturalmente l'irresistibile Porco, ma i più classicamente miyazakiani sono la ricorrente giovane eroina idealista (che qui è Fio) e i nemici redimibili e con un gran senso dell'onore (che qui sono i pirati e Curtis, quest'ultimo palesante anche una parodia della cultura pop statunitense). La maledizione che ha colpito Marco non viene mai spiegata, ci si fa riferimento con un costante alone di mistero, ma forse è dovuta al suo tradimento verso l'aeronautica italiana (Porco, in una sequenza, ribatte apertamente "Meglio maiale che fascista" ad un suo ex commilitone), forse all'aver partecipato alla Guerra, o forse più probabilmente alla sua conseguente misantropia e disillusione nei confronti degli esseri umani. Presenti non solo splendide sequenze di volo (con aeroplani d'epoca disegnati e animati allo stato dell'arte) e di battaglia (tra aerei e a "mani" nude), ma anche delicate riflessioni sui sentimenti (la relazione tra Porco e Fio, ma soprattutto tra Porco e Gina la locandiera). E proprio sui sentimenti è incentrato il grandioso finale, giocato su due misteri: Porco è tornato umano? Gina ha vinto la sua scommessa? Ad una prima visione sembra aperto, e vi si può intuire ogni opzione (la prima risposta non è certa poiché la faccia di Porco non viene inquadrata, la seconda nemmeno perché Fio dice essere un segreto tra lei e Gina stessa). Ad una visione più attenta si nota invece che, mentre Fio sorvola il giardino, è visibile l'aeroplano di Porco, attraccato. Un altro indizio è la sequenza in flashback del racconto di Porco a Fio, nella quale egli guida l'aeroplano numero 4, mentre Berlini, il primo marito di Gina, il numero 1. La soluzione è quasi certamente che il bacio di Fio e la scoperta dell'amore di Gina abbiano fatto rivalutare l'umanità a Porco (lo rivela lui stesso a Fio poche sequenze prima: "Mi hai fatto rivalutare gli esseri umani"), cambiamento che lo fa trasformare nuovamente in una persona.; e Fio, nelle battute finali in cui afferma "Nessuno ha più visto Porco", probabilmente sottintende proprio il fatto che la maledizione sia scomparsa, e che da quel giorno Porco sia tornato ad essere Marco (diventando il quarto marito di Gina). 7.5/10
Mononoke Hime Princess Mononoke Hayao Miyazaki Studio Ghibli Japan 1997 col. 134' Il giovane Ashitaka, futuro capo della tribù degli Emishi, uccide un demone per salvare il suo villaggio, ma così facendo si infetta di una maledizione. La sciamana del villaggio lo informa che tale infezione lo porterà alla morte certa, ma forse un rimedio può essere trovato nelle terre dell'Ovest. Ashitaka si mette in viaggio e giunge al villaggio di Tataraba, in cui le persone utilizzano la sabbia e gli alberi della foresta per costruire armi; la fondatrice del villaggio, Lady Eboshi, grazie alle armi ha potuto salvare molte persone dai samurai, ed ha offerto rifugio ad alcuni ammalati di lebbra, però ha anche stretto un patto con l'Imperatore, tramite il quale si impegna a consegnargli la testa dello Shishigami (il cervo divino della foresta), che si crede possa dare l'immortalità a chi la possiede. Gli altri animali della foresta, per proteggere il proprio ambiente e lo Shishigami stesso, entrano in conflitto con il villaggio di Lady Eboshi e con gli umani in generale; e dalla stessa parte degli animali sta San, orfana cresciuta dai lupi. Mononoke Hime è un progetto che Miyazaki voleva realizzare da 18 anni, e nel 1997 ha finalmente potuto disporre del budget adatto per le spese (ammontate ad un totale di 2.4 miliardi di Yen, ovvero più o meno 20 milioni di dollari). Settimo lungometraggio d'animazione del regista, Mononoke Hime è anche il suo lavoro più maturo e più pensato per un pubblico adulto. Forte di un immaginario mitopoietico straordinario, di scenografie stupende (nello staff figurano ben 4 direttori artistici e una marea di animatori), di una dose di Computer Graphic amalgamata alla perfezione con il disegno a mano, di musiche (di Joe Hisaishi) dal sapore epico, l'opera risulta visivamente spettacolare, influenzata nella visione della natura e del rapporto uomo-natura dai grandi film di Akira Kurosawa e dall'adattamento cinematografico del 1992 di The Last of the Mohicans firmato Michael Mann. La grande particolarità "adulta" di Mononoke Hime è però il suo punto di vista amorale; nessuno dei personaggi difende degli ideali, tutti difendono la posizione che fa loro più comodo: Sen vuole preservare la natura che l'ha cresciuta, gli animali pensano a loro stessi ed al proprio habitat, Lady Eboshi persegue i propri scopi idealisti anche se ciò costa l'abbattimento di alberi o lo sterminio di animali, Jigo non si cura di niente e nessuno pur di ottenere la testa dello Shishigami; e, soprattutto, il protagonista Ashitaka è il più enigmatico, da una parte volenteroso di non vedere conflitti (e quindi contrario alle azioni violente di chiunque), da un'altra non nemico di Lady Eboshi (della quale condivide alcune sceltee, come l'offrire salvezza ai malati e combattere i samurai), da un'altra ancora desideroso di essere visto come alleato da parte degli spiriti della natura (perché innamorato di Sen -alla quale regala una pietra donatagli da quella che sarebbe stata la sua futura moglie- e perché contrario alla morte dello Shishigami -al quale vuole chiedere di essere guarito dalla maledizione-). L'assenza dei concetti di "buoni" e "cattivi", di una morale positiva, di un lietissimo fine, così come l'inserimento di sequenze violente in passato estranee a Miyazaki, sono tutti elementi che palesano la natura molto realistica e ben poco utopica del film. A sottolinearlo, Miyazaki priva la storia anche di sequenze di volo, suggerendo perciò che qui il soggetto non è più la fantasia ma la vera essenza dell'uomo, il suo rapporto con l'idea di giustizia, il suo rapporto con l'istintività animale, il suo rapporto con l'ambiente naturale (facendo apparire il film come una versione di Nausicaä rivista in maniera più disincantata), l'impossibilità di concezioni assolutistiche. Curatissimo il setting, che trae ispirazione dai vari periodi del Medioevo nipponico (prevalentemente dall'era Muromachi) così come da religioni e mitologie (con molti riferimenti alla leggenda di Yamatai, all'animismo, allo shintoismo). All'uscita nei cinema giapponesi, il film stabilisce un record nazionale di incassi. Da evitare assolutamente il primo adattamento italiano dell'opera, che presenta errori di traduzione e alcune modifiche volontarie dei dialoghi tese a rendere il finale più buonista. 8/10 Dopo l'uscita di Mononoke Hime, Miyazaki pianificava di ritirarsi dall'animazione per lasciare lo Studio Ghibli in mano ai suoi colleghi più giovani. Tuttavia, la scomparsa improvvisa di Yoshifumi Kondo (regista nel 1995 di Mimi wo Sumaseba) ed altri avvenimenti (come il tempo trascorso con un amico e sua figlia, i quali saranno presi a modello per i personaggi del successivo film Sen to Chihiro no Kamikakushi) lo convincono a tornare al ruolo di regista. Sen to Chihiro no Kamikakushi Spirited Away La città incantata Hayao Miyazaki Studio Ghibli Japan 2001 col. 123' Chihiro, una bambina giapponese di 10 anni, è in viaggio di trasloco con i propri genitori. Ma, a causa di una presunta scorciatoia, la famiglia si perde, ritrovandosi davanti all'ingresso di un misterioso tunnel. Dopo averlo percorso, i genitori di Chihiro, a causa di un peccato di gola, vengono trasformati in maiali; la ragazzina scopre così di trovarsi in un altro mondo, un regno incantato governato dalla strega Yu-baba, e per salvarli sarà costretta ad affrontare una serie di peripezie. Sen to Chihiro no Kamikakushi è un fantasy d'animazione, dal soggetto abbastanza stereotipato: una giovane protagonista si smarrisce in un luogo fantastico, nel quale vive mille avventure che serviranno innanzitutto a farla crescere come persona (la maturazione di Chihiro lungo la storia avviene lentamente ma in modo chiaro). Visivamente l'opera non ha il classico design miyazakiano (il direttore delle animazioni è Masashi Ando), ma, come in Nausicaä e Mononoke, anche qui è in primo piano il grande talento visionario del regista nel mescolare invenzioni visuali a mitologie reali e riferimenti alla cultura orientale. Perché, sebbene la trama abbia una lunga serie di debiti con il fantasy occidentale (ancora una volta l'adattamento disneyano di Alice in Wonderland del 1951; il film Labyrinth di Jim Henson, del 1986; la serie animata americana The Real Ghostbusters, 1986-1991; la saga di Earthsea di Ursula K. Le Guin; il libro The NeverEnding Story di Michael Ende, del 1979, ed il suo omonimo primo adattamento cinematografico, del 1984), gli elementi che la sanno differenziare sono il suo sguardo nostalgico ad un Giappone tradizionalista (richiamato tramite svariati riferimenti all'architettura, agli abiti, alle creature mitologiche delle leggende popolari, al teatro kabuki, allo shintoismo) e la grande abilità con la quale Miyazaki vi inserisce le proprie tematiche classiche, stavolta in modo più implicito e maturo (la perdita del proprio nome per ottenere un lavoro, come metafora dei risvolti negativi dell'inserimento sociale sulla personalità; la pulizia dai rifiuti della divinità fluviale, la quale offre poi una ricompensa, come metafora ecologista; l'oro offerto dallo spirito senza volto come riflessione sulla cupidigia; la serie di influenze visuali dal cinema di Akira Kurosawa), con una serie di personaggi complessi ed enigmatici come già in Mononoke (impossibile anche qui discernere "buoni" da "cattivi"). Divertente l'auto-citazione delle piccole creature di fuliggine (riprese da Totoro). Eccellenti le musiche del sempre ottimo Joe Hisaishi. All'uscita nelle sale, in Giappone la pellicola ha conquistato un nuovo record nazionale di incassi. Il film diventerà poi un successo globale, e avrà il pregio di far conoscere o rivalutare l'animazione nipponica anche ad un pubblico occidentale ancora vergognosamente prevenuto o ignorante nei confronti della stessa. Il lavoro vincerà anche una lunga serie di premi, tra i quali l'Orso d'Oro 2002 a Berlino e l'Academy Award 2002 come miglior lungometraggio d'animazione. 7/10 Hauru no Ugoku Shiro Howl's Moving Castle Il castello errante di Howl Hayao Miyazaki Studio Ghibli Japan 2004 col. 118' Una cinica strega trasforma la giovane e insicura cappellaia Sophie Hatter in una novantenne; la poveretta, non volendo far scoprire la maledizione alla propria famiglia, decide di scappare di casa. Lungo il suo viaggio aiuta uno spaventapasseri, il quale la ripaga mostrandole l'ingresso al castello semovente del giovane stregone Howl. Qui, improvvisandosi donna delle pulizie, conquista l'amicizia di Markl (il giovane apprendista di Howl), Calcifer (il demone del fuoco che tiene in vita il castello) e dello stesso Howl, finendo per innamorarsi proprio di quest'ultimo. Miyazaki adatta l'omonimo romanzo di Diana Wynne Jones del 1986, mantenendone intatta la prima parte (corrispondente circa al primo terzo del film) ma modificandone il resto in modo da potervi immettere alcuni dei suoi tipici marchi di fabbrica, sia sul profilo formale (i paesaggi e le lunghe carrellate nello stile di Akira Kurosawa; le sempre curate sequenze di volo; le città dal fascino europeo antico -in questo caso è stata presa a modello la città francese di Colmar-) che su quello tematico (la centralità dell'altruismo in un rapporto sentimentale; la spiccata critica antimilitarista -più marcata del solito, per ammissione stessa del regista, a causa della contemporanea reale guerra in Iraq-; la riflessione su maturità e crescita -in questo caso con un doppio paradosso, ovvero una ragazza diventata esteriormente anziana complementare ad un uomo dalla mentalità infantile, entrambi compienti la propria maturazione interiore rapportandosi a vicenda-). L'opera è immersa completamente in una raggiunta maturità formale e stilistica, la stessa che aveva permesso a Sen to Chihiro di raggruppare una sterminata serie di elementi differenti in una dimensione continuativa, implicita e coerente; qui essa è però ulteriormente evoluta, arrivando talvolta anche a toccare degli estremi poco condivisibili (troppe sequenze manieriste e, complessivamente, una lentezza narrativa portata all'eccesso), ma nell'insieme partorendo un lavoro tanto disteso quanto geometricamente perfetto. Hauru no Ugoku Shiro è quindi il naturale proseguimento di Sen to Chihiro, nonché, fin'ora, l'opera più matura di Miyazaki: se Mononoke Hime era l'opera "adulta", Howl è l'opera "della terza età", con annessi pregi (pace interiore, saggezza e consapevolezza) e difetti (grande lentezza e, a tratti, manierismo). Howl è anche il film di Miyazaki più vicino al cinema dell'amico e collega Isao Takahata. La première mondiale del film è avvenuta al Festival del Cinema di Venezia del 2004. In origine il lavoro doveva essere diretto da Mamoru Hosoda (che nel 2006 dirigerà Toki wo Kakeru Shojo), il quale ha però poi improvvisamente lasciato il progetto (facendo così passare Miyazaki anche alla regia). 7/10 Nel 2005, al Festival del Cinema di Venezia, Miyazaki riceve il Leone d'Oro alla carriera.
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