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Passa al piccolo schermo nel 1998, scrivendo e producendo per la Touchstone la serie televisiva Felicity (1998-2002, in totale 4 stagioni da una ventina di episodi a testa) assieme a J.J. Abrams, David Graziano ed altri sceneggiatori-registi. La serie riesce a vincere un Golden Globe. Nel 2000 co-produce il mediocre lungometraggio
The Yards, diretto da James Gray.
Nel 2008 Matt Reeves viene messo a dirigere Cloverfield, puntuale film catastrofico della stagione 2007-2008, ideato e prodotto da J.J. Abrams e scritto da Drew Goddard (già sceneggiatore per le farsesche serie televisive Buffy the Vampire Slayer, Alias e Lost, queste ultime due create dallo stesso Abrams). Il fatto che tutto il team sia più celebre per i prodotti televisivi che per quelli cinematografici è significativo, e difatti Cloverfield possiede una serie di difetti tipici del piccolo schermo. Il film documenta l'attacco di una misteriosa creatura alla città di Manhattan, è girato tutto in soggettiva con camera a mano in stile mockumentary, e presenta un cast di attori senza nessun celebre precedente. L'idea del falso documento con camera a mano è copiata pari pari da The Blair Witch Project (1999, Daniel Myrick & Eduardo Sánchez), il quale era però un progetto indipendente e quindi privo dei grossi budget a disposizione del team di Abrams. Eppure gli enormi difetti di The Blair Witch Project, nonostante siano nel frattempo trascorsi 9 anni, in Cloverfield sono tutti presenti uno ad uno: i monologhi patetici in primo piano, il cameraman che implacabile riprende irrealisticamente anche tutti i momenti più intimi e tragici, la telecamera letteralmente indistruttibile ad ogni calamità, il focus sulla paura in soggettiva di uno sparuto gruppo di sperdute vittime, etc.; tali difetti appaiono meno ridicoli unicamente per via dell'enorme budget (25 milioni di dollari contro i 22.000 dollari di The Blair Witch Project), che contribuisce enormemente a solidificare il realismo del setting, ma per il resto sono trattati alla medesima maniera. I punti di forza di Cloverfield
sono la prima mezz'ora, che rende perfettamente il cambio di registro
prima e lo stato di panico cittadino poi, con un realismo senza precedenti
nel cinema grazie alla camera a mano credibilissima (motivo per cui
questo non è un film da grande schermo, ma da visione casalinga
sul piccolo schermo, e d'altronde Abrams e soci non sono mai riusciti
a pensare qualcosa che rendesse meglio su grande schermo), e qualche
altra idea (lo stratagemma dei flashback sulla love-story tra i due
personaggi Rob e Beth mostrati tramite interruzioni del nastro che
fanno vedere le registrazioni precedenti, l'apocalittica sequenza
dell'elicottero che precipita). I parassiti che cadono dal mostro sono un retaggio da Jurassic Park (che viveva del contrasto tra il T-Rex gigantesco ed i Velociraptor piccoli ma letali) poi tornato in svariate altre pellicole (ad esempio Tremors 2 ed il Godzilla di Roland Emmerich). L'idea centrale di Cloverfield è anche decisamente ruffiana e furbetta, perché sfrutta le paure dell'Occidente post-11 settembre 2001 senza però suggerire alcuna metafora arguta o via d'uscita, bensì solo per capitalizzare sulle angosce personali causate da "ciò che è successo e che può sempre riaccadere" (la scelta di Manhattan come località dell'attacco misterioso è più che palese in questo senso). Scarso il realismo della Computer Graphic: le sequenze in cui viene mostrata la creatura riflettono una finzione che sfocia quasi nel ridicolo involontario. La pellicola è comunque sicuramente importante nella (mediocre) storia del cinema catastrofico.
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