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30 Seconds to Mars

30 Seconds to Mars (2002)
7/10
A Beautiful Lie (2005) 5/10
This Is War (2009) 5/10



30 Seconds to Mars

(Virgin, 2002)
Album

Nato come un progetto casalingo dei due fratelli Leto (Shannon e Jared, quest'ultimo attore hollywoodiano di una certa fama e apprezzabile specie per la sua incisiva interpretazione nel film Requiem for a Dream di Darren Aronosfsky), molto presto la band 30 Seconds to Mars vede la soffitta casalinga troppo stretta, ed esce allo scoperto nel mondo del music-biz.
L'omonimo debutto del gruppo è un lavoro imprevedibilmente personale, fresco, a tratti sorprendente per la sua carica emotiva.
Il disco viene registrato sotto la supervisione di Bob Ezrin (già produttore di Pink Floyd e Nine Inch Nails), da sempre un esperto di concept, e perciò forse responsabile del fatto che tale debut tenda al concept anch'esso. Il soggetto che lega tutte le liriche è difatti quello della sofferenza umana, argomento espresso attraverso metafore i cui temi ricorrenti sono la scienza aerospaziale, l'astronomia, l'universo in generale (la frase "welcome to the universe" ricorre volutamente spesso nei testi).
Per quanto riguarda le sonorità, la band risulta indelebilmente influenzata da quell'alternative-rock contaminato da post-grunge e nu-metal emerso verso il mainstream attraverso gruppi come A Perfect Circle e Chevelle; ma, allo stesso tempo, esula prettamente da questo filone, dato che un'altra riconoscibile influenza per il quartetto appare essere l'industrial-rock misto ad alternative-metal di band come Stabbing Westward e Filter (a sua volta debitore di Trent Reznor), riletto dai 30 Seconds to Mars sotto un'ottica più pop-rock.
Ci si trova quindi ad ascoltare un disco alternative-rock infarcito di soluzioni elettroniche e d'atmosfera, nonché dalla produzione alienante e a tratti molto inquietante, dato che evoca lo spettro della paura dell'ignoto (l'esplorazione umana dell'universo).

Particolarmente coinvolgenti le prime due tracce, ovvero Capricorn (A Brand New Name) e Edge of the Earth, mentre Fallen risulta troppo debitrice degli A Perfect Circle e Oblivion troppo appesantita da influenze emo-core "da classifica"; ma il lavoro si risolleva di molto con l'eccellente Buddha for Mary, che grazie alla cura strutturale, alla produzione e agli enfatici contrasti tra chitarra e voce, esplode in climax che toccano veri e propri picchi emozionali.
Pezzi come Echelon e Welcome to the Universe allungano la lista dei momenti positivi, e mostrano ancora un gruppo dalla personalità solida e forte, relativamente lontano da cliché e clonazioni modaiole, mentre le ultime quattro tracce si mantengono tutte su di un livello soddisfacente per l'evidente sapienza nelle costruzioni melodiche, nella maturità stilistica e compositiva, negli arrangiamenti.
Dopo un breve silenzio, al termine di Year Zero parte una traccia nascosta: si tratta dell'inquietante The Struggle.

L'album non gode di un grosso supporto pubblicitario, e viene stroncato da buona parte della critica, peraltro senza alcun motivo valido; il tutto porta ad un flop commerciale, con appena centomila copie vendute (apprezzabile, in questo senso, la volontà di Jared Leto di non utilizzare in alcun modo la propria fama di attore per pubblicizzare la band). Resta il fatto che questi 30 Seconds to Mars siano effettivamente la rivelazione alternative-rock dell'anno 2002.




A Beautiful Lie
(Virgin/Immortal, 2005)
Album


Dalla genesi sofferta (è stato registrato in quasi tre anni fra continenti diversi, a causa della carriera hollywoodiana del leader Jared Leto), il secondo album dei 30 Seconds to Mars esce finalmente nell'agosto 2005, contemporaneamente a lavori di band come Chevelle e Taproot, dal suono in alcuni punti affine.
Con questo disco, purtroppo, il gruppo di Leto non ha perso solo il chitarrista Bixler (rimpiazzato da Tomo Milicevic), ma anche gran parte dell'ispirazione. Eliminate quasi completamente le soluzioni d'atmosfera, gli effetti elettronici, le stratificazioni opprimenti, ed eliminata la struttura da concept, Leto riempie le sue composizioni di influenze dall'emo. Ma se l'emo contaminato che già si è potuto ascoltare in gruppi come i Finch e in alcuni pezzi degli ultimi Taproot suona creativo e godibile pur nella sua orecchiabilità, l'emo di questo A Beautiful Lie è semplicemente una strizzata d'occhio alle classifiche statunitensi, che nello stesso periodo sono dominate dal trend.
A Beautiful Lie è insomma il disco di una band alternative-rock che suona emo-core annacquato e non ispirato.

Attack è un incipit pessimo in questo senso: un singolotto commerciale puramente emo-pop, privo di qualsivoglia attrattiva; fortunatamente ci pensa la title-track a sollevare momentaneamente il livello qualitativo, che però viene intaccato nuovamente dal sound emo trito e ritrito del secondo singolo The Kill.
Lungo le seguenti tracce si incontra assai poco da salvare: Savior, R-Evolve e A Modern Myth (con la sua traccia nascosta Praying for a Riot) risultano probabilmente gli episodi migliori grazie a qualche tocco fresco e coinvolgente, ma non bastano a rendere il disco un lavoro buono e ispirato.
Pezzi come From Yesterday (notevole unicamente nell'ottima performance vocale di Leto) rendono evidente il modus operandi della band: raccogliere tutti i cliché dell'emo-pop e riutilizzarli massivamente per accumulazione, in modo da costruire qualcosa che sia il più possibile "di genere", nello stanco manierismo di uno stile oramai svuotato da ogni velleità artistica e meramente modaiolo.

La sensazione, al termine dell'ascolto, è quella del rimpianto: i 30 Seconds to Mars promettevano decisamente meglio, quindi c'è solo da sperare che la valanga di copie vendute da tale secondo episodio serva a finanziare un terzo album più convincente; questo è invece consigliato solo alle fan di Jared Leto, che vi troveranno sicuramente un sacco di pregi.

In alcune versioni, sono presenti anche le bonus-track Battle of One (che inizialmente doveva essere il titolo del disco) e Hunter (cover dell'omonimo pezzo di Björk).

Postilla: nel 2007 il disco supera il milione di copie vendute, grazie ad una serie di tour e promozioni che cavalcano l'onda del trend emo e sfruttano la popolarità di Leto (cosa che, ai tempi del primo album, lo stesso Leto sembrava ripudiare: complimenti per la coerenza). Tra gli effetti più palesi dell'operazione di marketing, il fatto che in Europa i quattro diventino celebri proprio per questo motivo, a due anni di distanza dall'uscita dell'album. Molto significativo in questo senso il fatto che The Kill venga fatta singolo il 30 agosto 2005 per poi avere successo nell'autunno del 2006 grazie al boom commerciale della band, e quindi rifatta singolo nella primavera del 2007 (e, tanto per non farsi mancare nulla, rifatta singolo in UK anche nel settembre 2007).
Un'apertura talmente commerciale fa perdere le speranze anche a chi, nonostante tutto, vedeva ancora in loro una band promettente.





Il terzo album dei fratelli Leto, This Is War (Virgin/EMI, 2009), prosegue sulla scia di A Beautiful Lie, tuttavia tentando anche di evadere un po' dall'emo-pop più imbarazzante per ritrovare qualche sprazzo rock, come conferma anche lo stesso singolo di lancio Kings and Queens.
Purtroppo, anche con melodie sicuramente meno smaccatamente corrive, non viene sfiorato nemmeno per un attimo un qualsiasi piano espressivo che vada oltre alla semplice sguaiatezza melodrammatica tipica del peggio sfornato dal genere.
Una produzione high-budget degna dei best-seller hip-hop, con relativa continua giostra di effetti sonori variegati (i producer sono Flood, Steve Lillywhite e la stessa band, più beat e synth dei guest Brandon Flowers e Kanye West sul pezzo Hurricane), è la caratteristica che salva un po' tutte le tracce dal baratro, rendendo l'album un'esperienza tutto sommato ascoltabile. Tolti i luccicanti addobbi, poco resta.




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