Gli Adema sbucano fuori proprio negli
anni in cui il nu-metal diventa un trend da classifica, trascinati
dagli "agganci" giusti: il cantante Marky Chavez è fratellastro
di Jonathan Davis dei Korn, e il bassista Dave DeRoo
suonava nei Sexart assieme al sopraccitato Davis.
La line-up viene completata con Tim Fluckey (chitarra), Mike Ransom (chitarra) e Kris Kohls (batteria).
Tutto, nel loro album di debutto Adema (Arista, 2001), è una diligente imitazione
degli ultimi Korn (con il picco di spudoratezza rappresentato
da Everyone), senza però quel mood psicotico e malato
che caratterizza la band di Davis, ma anzi con un approccio più
pop-punk (specialmente palese in Blow It Away).
Il gruppo diventa celebre con i singoli Giving In
e The Way You Like It, entrambi talmente orecchiabili
da sembrare essere stati scritti per una boy-band (e poco contano
le chitarre distorte); il secondo è anche caratterizzato da
delle strofe in simil-rap che suonano uscite, più che da una band rapcore, da una emo-pop.
Il resto dell'album è composto unicamente da fillers, tutti
radio-friendly, che più o meno ripetono la stessa formula (suonare
i Korn in versione pop).
L'unico punto a favore è la cura impiegata nel definire alcuni fondali sonori: alcune parti
melodiche addirittura anticipano un po' il sound del futuro lavoro dei Korn, Untouchables
(il quale comunque risulterà superiore di svariati livelli di profondità e variazione),
ed evidentemente influenzeranno anche i Korn di See
You on the Other Side. All'interno del panorama "pop-metal",
gli Adema suonano quindi molto più "musicisti" rispetto a
band come i Linkin Park (che debutteranno
su album due mesi dopo).
Il singolone di lancio Giving In e i sopraccitati
"agganci" fanno vendere all'album 600.000 copie in breve
tempo.
Con la stessa line-up, gli Adema fanno uscire anche il secondo album
Unstable (Arista Records, 2003).
La band è diventata un semplice clone dei Linkin
Park, con Chavez intento in ogni maniera possibile ad imitare la voce di Chester Bennington,
e le parti di chitarra sempre più diluite e banali.
Chavez lascia la band poco dopo.
Il terzo album Planets
(Earache Records, 2005) vede l'entrata nella band del nuovo vocalist
Luke Caraccioli.
Il disco è una serie di pezzi non ispirati e soprattutto estremamente
piatti. Non c'è nulla di graffiante, appassionato o coraggioso.
La Earache li scarica poco dopo, e Caraccioli lascia la band.
Con Kill the
Headlights (Immortal Records, 2007), oltre al cambio di label,
entrano in formazione anche Bobby Reeves (alla voce) e Ed Faris (alla
seconda chitarra), entrambi prima facenti parte di una band amatoriale
di Los Angeles chiamata LEVEL.
Le prime tre tracce (Cold and Jaded, Brand
New Thing e Open Til Midnight) sono proprio
rifacimenti di tre pezzi dei LEVEL, e sono anche i migliori
episodi del lotto, ma non suonano altro che una fedele imitazione dei
primi Taproot (musicalmente e a volte vocalmente)
e degli Incubus (vocalmente). Le restanti
tracce invece sono caratterizzate dal medesimo sound delle precedenti
release degli Adema, e si mantengono anche sullo stesso scarso piano
qualitativo. Un ultimo sussulto si ha verso la fine del disco, con la
trascinante Black Clouds (un incrocio tra Papa
Roach, Incubus e Taproot),
prima della chiusura con la power-ballad Los Angeles e il classico "Adema-sound" di The Loser.
Complessivamente c'è un sensibile miglioramento rispetto alla
precedente release, ma Bobby Reeves alla lunga suona irritante nel suo
imitare pedissequamente gli stili vocali di Stephen Richards e Brandon Boyd, e il livello
compositivo non decolla mai. La produzione impastata conferisce poi ancora
maggiore risalto alle numerose brutture melodiche di classico stampo
Adema.