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Alva Noto

Prototypes (2000)
7/10
Transform (2001) 6.5/10
For (2006) 6.5/10
Xerrox Vol. 1 (2007)
7/10
Unitxt (2008)
6/10
Xerrox Vol. 2 (2009)
7/10
For 2 (2010)
7/10



Carsten Nicolai, nato nel 1965 a Chemnitz (Germania), è un autore di installazioni sonore e uno sperimentatore d'avanguardia nella musica elettronica.
I suoi primi album vengono pubblicati sotto il moniker Noto, e si intitolano Spin (1996), (1997), Kerne (1998, forse il migliore dei cinque), Telefunken (2000) e Autopilot / Autorec (2002), tutti tesi alla sperimentazione con il noise elettronico.
Nello stesso periodo, pubblica due album a nome Ø + Noto, ovvero composti in collaborazione con Ø, pseudonimo di Mika Vainio (già nei Pan Sonic): si tratta di Mikro Makro (1997) e Wohltemperiert (2001), che fanno entrare nel suo vocabolario sonoro anche influenze più marcate dal glitch e dal "microsound" tipico del giapponese Ryoji Ikeda.
Proprio la vicinanza agli esperimenti di Ikeda porta Nicolai a collaborarvi, formando il duo Cyclo e pubblicando un self-titled album nel 2001, che unisce il minimalismo noise del "microsound" alle tendenze glitch ispirate dalla collaborazione con Vainio.

Nel 2000, Nicolai decide di cambiare moniker, e inizia a pubblicare i nuovi album sotto il nome Alva Noto.
Il primo Prototypes, nato come una soundtrack aggiuntiva per un'installazione al Guggenheim, si rivela un'uscita fondamentale nel suo genere, e porta una nuova sensibilità all'approccio elettronico astratto: Nicolai riprende il glitch e l'ambient-noise tipici di Oval e Pan Sonic, e li scarnifica, producendo dieci tracce senza titolo che quasi azzerano del tutto sia l'elemento ritmico sia quello melodico. Le textures che riesce a dipingere diventano un perfetto esempio di quali nuovi mezzi tecnologici abbia a disposizione la generazione del laptop, e di come possa unire in un'unica forma sonora rarefatta e sfuggente sia le tendenze glitch, sia quelle "microsound", sia quelle ambient-noise. Il riferimento principale è comunque la tecnica di Ryoji Ikeda, i cui impulsi, fischi e lamenti, minimali e anti-musicali, sembrano test di funzionamento di apparati elettronici più che composizioni, ma Nicolai riesce ad organizzarli in modo da farli suonare come dialoghi tra macchine. La seconda, terza, quarta, settima e nona traccia in particolare suonano così dinamiche, quasi degli enigmatici messaggi in codice, mentre le molto più stazionarie e "drone" quinta e decima traccia (quest'ultima particolarmente ampollosa e di matrice Pan Sonic) sembrano il rumore di fondo del paesaggio in cui si svolgono i dialoghi.

Con il secondo Transform (2001), Nicolai decide di incorporare più influenze glitch, e compone altri dieci pezzi senza titolo, stavolta con una più marcata enfasi sull'aspetto ritmico. I cosiddetti "glitches", rumori-errori elettronici, si accumulano per ripetizione in strutture minimaliste per le quali assumono la funzione di ritmica, costituendo dunque un anello di congiunzione tra il più astratto "microsound" di Ikeda e la corrente minimal-techno/ambient-techno che, nata a inizio anni '90, ha poi dato vita ad esperimenti progressivamente sempre più rarefatti. Ma Nicolai se la cava meglio nel costruire melodie che nel costruire ritmiche, e finisce per risultare non abbastanza interessante né da proporre un netto passo avanti dal disco precedente, né da poter creare una formula musicale paragonabile per inventiva a quelle di Oval o Pan Sonic.

In questi anni, Nicolai collabora anche con Ryuichi Sakamoto, innovatore storico dell'elettronica giapponese, assieme al quale pubblica i dischi Vrioon (2002), Insen (2005) e UTP (2009); ma si tratta di esperimenti relativamente noiosi, che tendono ad accodarsi al filone "lowercase" (ufficialmente fondato da Steve Roden nel 2001), ereditandone l'autoindulgenza estrema e il vuoto emotivo.

For è una compilation del 2006 che raccoglie tracce inedite create lungo i precedenti 4 anni, e, per la prima volta, non esce per la label personale di Nicolai (Raster-Noton), ma per la Line, una divisione della 12k di Taylor Deupree.
I nove pezzi collezionati in questa release, originariamente concepiti per specifiche persone o progetti poi rimasti incompiuti, non sono ordinati in senso cronologico, ma sono qui concatenati in modo da comunicare più o meno un percorso evolutivo che parte dal glitch-microsound minimale alla Prototypes e si conclude nei territori dell'ambient con influenze dalla classica. Ciascuno dei nove è inoltre dedicato ad una persona diversa, ognuna conosciuta per dei contributi in campo artistico, indifferentemente dal settore.
Se i due minuti iniziali di Counter (composta nel 2005 e dedicata a Elfriede Jelinek) tornano al sound di Prototypes, sono i 12 minuti e mezzo di Transit (del 2005, dedicata a Suchan Kinoshita) ad introdurre la prima significativa novità, ovvero l'assorbimento ora a quanto pare deciso del linguaggio ambient da parte di Nicolai: i droni elettronici non sono mai suonati tanto presenti, avvolgenti e melodici nelle sue precedenti release, e l'andirivieni di lievi piogge di glitch suona ora sommesso, come un tenue contrappunto.
I toni caldi si minimizzano in Station Remo (del 2004, dedicata al trio improv microsound-noise TVpow), lasciando spazio ad un fondale più rumoristico e ruvido, con sovraccarici elettrici a intermittenza e un lontano brusio vocale, e scompaiono del tutto in Gulf Night (del 2004, dedicata a Peter Roehr), costantemente avvolta dal buzz delle macchine e trafitta da glitch di varia natura, tra cui si riconoscono segnali di modem campionati.
Le tracce che seguono, ovvero Flashforward (del 2005, dedicata a Ernie e Bert), Jr (del 2000, dedicata a Katsushika Hokusai) e Odradek (del 2004, dedicata a Jhonn Balance), oltre a recuperare le ampollosità di Transit, suonano in tutto e per tutto come degli aggiornamenti sonori della Music for Airports di Brian Eno, che viene scarnificata e resa futurista, cambiandone l'apparenza ma non la sostanza.
Un punto di contatto tra il glitch-microsound della prima traccia e l'ambient futurista di queste ultime è la seguente Wall Anfang (del 2000, dedicata a Jeff Wall), mentre per la chiusura viene lasciata la composizione più vecchia e, forse, più suggestiva, ovvero Alva Noto.z1 (del 1999, dedicata al leggendario avanguardista John Cage), costruita a partire da sample di Ulrich Krieger, Burkhard Schlothauer e Reihnhold Friedel, avvolta dai glitch e scandita da inquietanti e minimalisti rintocchi di pianoforte (vagamente evocanti Erik Satie), che proietta le ricerche sonore di Nicolai in uno spazio grigio tra il glitch, l'ambient e la classica contemporanea. Si tratta non solo del momento più inedito, ma anche del più emotivo assieme a Transit; le due composizioni in un certo senso riscattano il disco, per il resto ancora troppo legato da una parte alle release precedenti, e dall'altra alle strutture ambient più classiche.

Nicolai torna in grande stile alla carriera da solista con Xerrox Vol. 1 (2007), pubblicato nuovamente sotto il moniker Alva Noto, un lavoro più musicale e più accessibile rispetto ai precedenti, che lo vede trapiantare le proprie ricerche sonore nel filone del drone-ambient.
Le tracce dell'album si dividono in due gruppi: le "Astoria", intermezzi di 20-50 secondi rarefatti e quasi impercettibili, che servono per spezzare il flusso, e le "Haliod Xerrox Copy", vere e proprie sculture sonore costituite da droni elettronici rumoristici dalle suggestioni spaziali e "cosmiche", ma allo stesso tempo umane e introspettive.
In particolare, si fanno notare i toni romantici con cui il flusso sonoro di Haliod Xerrox Copy 3 (Paris), costruito tramite ondate oceaniche ambient-noise, e di Haliod Xerrox Copy 9, costruito tramite un crescendo e un diminuendo d'intensità, riescono nei loro 11 minuti di durata a testa nell'impresa di coniugare i più rumoristici Pan Sonic al cuore emotivo del Christian Fennesz di Endless Summer.
Con questo disco, Nicolai diventa definitivamente uno dei maggiori "sound sculptors" della sua epoca, e trova la formula perfetta per collegarsi alla tradizione della kosmische musik, trapiantandone lo spirito negli odierni esperimenti d'ambient-noise e glitch romantico.

Il decisamente meno riuscito Unitxt (2008) vede Nicolai sperimentare completamente con il glitch, ma ancora una volta il suo talento nella costruzione delle ritmiche è decisamente inferiore a quello nella costruzione dei droni e delle melodie. La prima metà dell'album comprende anche due contributi vocali (di Anne-James Chaton), una novità per l'artista, e la seconda metà dell'album è un esperimento, piuttosto fine a se stesso, di conversione in forma sonora di file digitali.
L'anarchia di quest'album è influenzata in parti uguali da John Cage e dal japanoise alla Merzbow.

Dopo la parentesi glitch sottotono di Unitxt, a inizio 2009 esce Xerrox Vol. 2, seconda parte dell'esperimento che aveva visto Carsten Nicolai (sempre sotto il moniker Alva Noto) sperimentare in maniera decisa con l'ambient-noise. Il primo volume portava la dicitura "Old World", mentre questo secondo porta la dicitura "To the New World". A simboleggiare il viaggio che da ancora relativamente umano, nel primo, diventa ora completamente spaziale e "cosmico", l'esplorazione sonora è diventata non solo meno romantica e più noise, ma anche molto più cupa, cancellando i toni romantici che emergevano nel primo volume e che avvicinavano Nicolai a Fennesz (il quale nel frattempo è stato influenzato a sua volta da Nicolai, nell'ultimo più rarefatto Black Sea).
Stavolta le tracce sono più compatte, ragionate e inquietanti, tanto da riuscire ad evocare spettri metafisici, racconti sci-fi e claustrofobie futuristiche, grazie a lunghi "droni" dal sapore spaziale, ed alla scelta di prediligere il noise in forma di ruvido arrangiamento piuttosto che di protagonista (ruolo che esso ottiene solamente nel terrificante climax di Meta Phaser). Tra i momenti più significativi spiccano Teion e Tek Part 1 (angoscianti e claustrofobiche), Soma, Monophaser 1 e Monophaser 2 (vere e proprie catarsi emotive), e Sora (quasi una rivisitazione elettronica e futuristica degli inquietanti tappeti ambient di Angelo Badalamenti).

Dopo quattro anni dalla compilation For, Carsten Nicolai ne pubblica un seguito sempre per la label Line, ovvero For 2, nuova raccolta di tracce inedite composte lungo i precedenti 7 anni.
Anche stavolta, ciascuna traccia è anche una dedica ad un artista differente, caratteristica che continua una ricca tradizione di opere classiche e jazz, ma l'insieme suona molto più omogeneo rispetto al primo For; non solo, stavolta le escursioni microsound-noise più glaciali e disumanizzate lasciano spazio ad un evidente recupero di tonalità sentimentali più "calde", quasi in stile Fennesz, già emerse sporadicamente in qualche momento di For ma anche di Xerrox Vol. 1 (l'ottimo full-length nel frattempo uscito nel 2007).
Già l'opener Garment (For a Garment), del 2007, mostra un'evidente distacco dagli schemi più rarefatti e austeri di molte composizioni precedenti: la grandiosa figura sonora d'apertura costruisce una base tramite un flash noise seguito da una doppia intermittenza d'alta tensione, mentre il vuoto resta riempito da un asettico e acuto drone; la costruzione progredisce con un lento accumularsi di profondi droni agli archi, mentre i glitch si aggregrano finendo per formare una ritmica che sembra sostituire non solo una drum-machine, ma anche un basso elettronico, in una maniera degna dei migliori momenti di Transform, fino allo spegnimento improvviso del finale.
I due minuti scarsi di Villa Aurora (For Marta Feuchtwanger) sono un field recording, mentre il minuto scarso di Pax (For Chain Music) è un esperimento ambient ipnotico e ampolloso, originariamente composto per un progetto di Ryuichi Sakamoto; entrambi i pezzi risalgono al 2003.
L'intermezzo anticipa un secondo pezzo più lungo e complesso, Argonaut (For Heiner Müller), originariamente commissionato nel 2007 dall'ensemble spagnolo BCN 216, in cui straordinariamente dissonanze e noise quasi scompaiono, lasciando pieno campo ad un morbido intrecciarsi di droni su cui i glitch cadono come fossero percussioni allo xilofono.
Quasi per correggere l'eccesso di melodia della traccia precedente, Stalker (For Andrei Tarkovsky), del 2008, riporta un fondale ambient-noise da strumentazione tecnologica guasta, mentre rintocchi di strumenti orientali e una voce femminile russa costruiscono un'atmosfera arcaica ed enigmatica, creando un contrasto che ben può sposarsi ai lavori del regista cui è dedicato.
Sonolumi (For Camera Lucida), registrato nel 2007 per il progetto Camera Lucida di Evelina Domnitch e Dmity Gelfand, incredibile esperimento con cui si è tentato di tradurre in musica il fenomeno fisico della sonoluminescenza (processo per cui un suono colpisce una bolla immersa in un fluido, facendola implodere e trasformandosi in luce), elabora del materiale sonoro di partenza registrato con un idrofono (necessario per tradurre nello spettro sonoro udibile il fenomeno), a cui aggiunge un impulso elettronico intermittente, e un crescendo ambient-noise in forma di drone.
Interim (For Dieter Rams) e T3 (For Dieter Rams), il primo più breve, cupo e industriale, il secondo più ritmico, glitch e futurista, sono stati composti appositamente per la cerimonia del Premio Tedesco per il Design consegnato a Dieter Rams nel 2007.
Un nuovo flirt con la classica è presente in Early Winter (For Phill Niblock), del 2006, costruita su campionamenti di malinconici archi, mentre uno spirito solenne che deraglia poi quasi nell'apocalittico sta alla base dell'ambient-noise in crescendo distorto di Anthem Berlin (For the Kingdom of Elgaland-Vargaland), "inno nazionale" composto per il progetto artistico del regno di Elgaland-Vargaland, che è stato presentato alla Haus der Kulturen der Welt di Berlino nel 2006.
La parentesi da un minuto di ANS (For Evgeny Murzin) è un esperimento al sintetizzatore ANS, registrato live al Theremin Center di Mosca nel 2007, mentre la conclusione di Argonaut-Version (For Heiner Müller) è una variazione della composizione Argonaut dedicata al drammaturgo Heiner Müller, riarrangiata da Max Knoth in una versione che sostanzialmente traduce il pezzo digitale in strumentazione reale, con veri archi a sostituire i droni e vere percussioni a sostituire i glitch, confermando definitivamente l'anima più tradizionalmente musicale dell'album rispetto a qualsiasi altra release precedente a firma Alva Noto.
Il "cuore" sentimentale degli esperimenti di Nicolai è presente come mai prima d'ora, e per paradosso emerge proprio da alcuni dei suoi esperimenti più concettuali; quasi all'opposto emotivo degli spettri cosmici solitari e mortali di Xerrox Vol. 2, il ben più umano For 2 gli è sostanzialmente complementare.





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