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Big Black

The Hammer Party (1986)
7/10
Atomizer (1986)
8.5/10
Songs About Fucking (1987)
7.5/10



The Hammer Party
(Homestead, 1986)
Album

I Big Black sono il primo progetto di Steve Albini, una personalità fondamentale degli anni '80 e '90.
Albini nasce a Pasadena nel 1962 e si sposta con la famiglia da una città all'altra, prima di trovare fissa dimora in Montana; qui trascorre la sua adolescenza nella noia e nella frustrazione (cosa che ispirerà gran parte delle sue future liriche), plasmando la sua formazione musicale sul punk-rock di band come i Ramones. Decide infine di muoversi in Illinois, dove si iscrive alla Northwestern University e prende parte alle redazioni di varie riviste musicali nascenti, facendosi un nome come critico (in particolar modo del punk più sperimentale) e scrivendo articoli parecchio spregiudicati.
Tra una lezione e l'altra, nella sua stanza universitaria registra il suo primo lavoro a nome Big Black, ovvero l'EP Lungs (lui da solo con microfono, chitarra, synth e drum-machine), che pubblicizza per trovare altri musicisti interessati al progetto. Nel 1983 entrano così nella band anche Jeff Pezzati e Santiago Durango, provenienti dai noise-punk Naked Raygun.
Con questa formazione (più alcuni guest), i Big Black registrano altri due EP: Bulldozer (1983) e Racer-X (1984).
I primi tre EP del progetto vengono quindi raccolti nell'album The Hammer Party (che però nella versione in vinile non contiene i brani di Racer-X).

Il songwriting di Albini è influenzato da tutti gli aspetti meno commerciali del punk-rock e del post-punk: il noise-rock (la chitarra di Albini è dissonante, rumoristica, ultra-metallica), il pessimismo dark (spesso ricorre l'eco dei Public Image Ltd), le psicosi industriali (di band come Killing Joke, Suicide, ma specialmente Chrome), e soprattutto un'attitudine ribelle e disgustosa/disgustata degna dei più oltraggiosi gruppi hardcore. Tutti questi elementi vengono portati all'estremo: nei Big Black la drum-machine (una TR-606 Roland che viene accreditata "Roland", come se fosse un membro effettivo del gruppo) è sporca e ripetuta all'ossessione nei battiti, le chitarre vengono distorte fino all'impossibile (è puro terrorismo sonico quello di pezzi come The Ugly American), e le liriche sfogano una violenza parossistica condita da sarcasmo nero, con tematiche quasi sempre focalizzate sui ricordi adolescenziali di Albini (Dead Billy, Texas e Cables tra gli esempi più riusciti di sfogo contro la mentalità provinciale americana), o comunque su argomenti provocatori e sgradevoli.
Poco dopo la pubblicazione di The Hammer Party, Jeff Pezzati lascia il progetto e viene sostituito da Dave Riley, proveniente dal collettivo di George Clinton.



LINE-UP
Steve Albini - Vocals, Guitar, Synth
Jeff Pezzati - Bass, Vocals
Santiago Durango - Guitar
Roland - Drum Machine

Guests:
Mark Hayes - Yelling on "Dead Billy"
Pat Byrne - Drums
John Bohnen - Saxophone


TRACKLIST
1. Steelworker
2. Live in a Hole
3. Dead Billy
4. I Can Be Killed
5. Crack
6. RIP
7. Cables
8. Pigeon Kill
9. I'm a Mess
10. Texas
11. Seth
12. Jump the Climb
13. Racer X
14. Shotgun
15. Ugly American
16. Deep Six
17. Sleep!
18. Big Payback




Atomizer
(Homestead, 1986)
Album

Con il neo-acquisto Dave Riley al basso, direttamente dal collettivo di George Clinton, i noise-rockers Big Black danno alla luce il loro capolavoro.
Atomizer esce nel 1986 e si rivelerà essere un disco estremamente influente per il "rock" tutto.
Scansando ogni tipo di etichetta, Albini e soci scrivono un album che trae la sua linfa dal punk-rock (o meglio, qui l'attitudine è chiaramente hardcore) e dai suoi derivati più psicotici (industrial, noise-rock, post-punk catastrofico), riuscendo a rimodellarne i confini e operando una piccola rivoluzione all'interno di tutti essi. Il tutto restando assolutamente anticommerciali e nemici tanto del music-biz quanto dei suoni puliti e delle melodie facili.
La scintilla che cambia davvero le carte in tavola è l'entrata di Riley: le sue linee di basso, stilisticamente funk, si sposano alle drum-machine ossessive e alle chitarre taglienti e cacofoniche di Albini in una costruzione che porrà le basi per gruppi come, ad esempio, i Rage Against the Machine, profeti dell'incrocio tra funk e hardcore.
L'apertura hardcorista e sparata a mille di Jordan, Minnesota (drum-machine a martello pneumatico e liriche disturbanti basate su di una storia vera) introduce il gioiello Passing Complexion (chitarre dai suoni semplicemente unici che creano un riff spettacolare, testo provocatorio), ma altre tracce geniali devono ancora venire; ad esempio il capolavoro Kerosene, dall'intro chitarristica allucinante e dalle strofe costruite su di un giro di basso distorto che suona come funk violentato a morte, il tutto condito da un testo psicopaticamente frustrato sulla vita di provincia, un vero anthem ("Never anything to do in this town, live here my whole life / Sit around at home, stare at the walls / Stare at each other and wait till we die / Probably come to die in this town, live here my whole life / there's Kerosene around, we'll find something to do / Kerosene around, she's something to do / Kerosene around, set me on fire").
Un'altra perla è sicuramente Bad Houses (drum-machine ancora ossessiva, ma Albini riesce a costruire un pezzo che tocca l'animo più in profondità di quanto si possa pensare, paradossalmente creando l'introspezione e la melodia tramite mezzi che fino a poco prima ha usato per farle a pezzi), ed è d'obbligo citare la devastante triade finale: Stinking Drunk (esplosione all'urlo "Go!" e un lavoro di ritmica e chitarre che influenzerà tutti i musicisti industrial-punk a venire, compresi i primi Nine Inch Nails), Bazooka Joe (riff sporchi e vibranti, voce penetrante) e Strange Things (sparatissima e fortemente punk-rock).
Non sono da meno, anche se troppo poco incisive, Big Money (che comunque pecca nell'eccessiva ridondanza) e Fists of Love (assurda ballad, dissonante e cacofonica).
Chiude l'album una versione live di Cables, ormai già un classico del repertorio della band.



LINE-UP
Steve Albini - Guitar, Vocals, Drum Programming
Santiago Durango - Guitar
Dave Riley - Bass
Roland Drum Machine - itself

TRACKLIST
1. Jordan, Minnesota
2. Passing Complexion
3. Big Money
4. Kerosene
5. Bad Houses
6. Fists of Love
7. Stinking Drunk
8. Bazooka Joe
9. Strange Things
10. Cables (live)






Songs About Fucking
(Touch And Go, 1987)
Album

Proseguendo la strada spianata da Atomizer nell'unione estremista di generi differenti (punk-rock, funk, industrial) in un unico pastone anticommerciale, dopo un EP, una raccolta e un singolo, Steve Albini decide di pubblicare anche un nuovo album con i suoi Big Black.
Songs About Fucking non annovera pezzi che spiccano di molto sopra agli altri, però in compenso non presenta cali a livello ispirativo e di songwriting, che si mantiene alto per tutta l'opera, toccando il vertice nella prima metà del disco (più fresca e immediata).
The Power of Independent Trucking è come sempre un'apertura hardcore e furente, e risulta una delle tracce più incisive assieme alla altrettanto violenta Colombian Necktie, all'eccezionale L Dopa (incredibile lavoro cacofonico di chitarra), a Bad Penny (chorus noise all'estremo, ma dalle cadenze funky), a Kitty Empire (cadenzata diabolicamente), alla confusa e disperata Tiny, King of the Jews, e alle due straziate Ergot e Fish Fry (nelle quali la chitarra di Albini raggiunge alcuni dei suoi vertici di sperimentalismo dissonante e rumoristico).
Ciliegine sulla torta le due cover: The Model (dei Kraftwerk) e He's a Whore (dei Cheap Trick).

Nello stesso anno (1987) Albini deciderà di sciogliere la band (altra decisione stilisticamente ribelle e contraria al music-biz) e proseguirà il suo cammino artistico dapprima con i Rapeman, e poi con gli Shellac.



LINE-UP
Steve Albini - Guitar, Vocals, Drum Programming
Santiago Durango - Guitar
Dave Riley - Bass
Roland Drum Machine - itself

TRACKLIST
1. The Power Of Independent Trucking – 1:27
2. The Model – 2:34
3. Bad Penny – 2:33
4. L Dopa – 1:40
5. Precious Things – 2:20
6. Colombian Necktie – 2:14
7. Kitty Empire – 4:01
8. Ergot – 2:27
9. Kasimir S. Pulaski Day – 2:28
10. Fish Fry – 2:06
11. Pavement Saw – 2:12
12. Tiny, King of the Jews – 2:31
13. Bombastic Intro – 0:35
14. He's a Whore – 2:37

 




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Copyright © Matthias Stepancich