Formatosi a Sheffield (UK) nel 1973,
il trio dei Cabaret Voltaire (nome ispirato dall'omonimo
luogo di ritrovo dei dadaisti di Zurigo) diventa in breve uno dei
principali esponenti del movimento "industrial".
La line-up comprende
Stephen Mallinder (basso e voce), Richard H. Kirk (chitarra) e Christ Watson (manipolazioni dei nastri).
Pubblicano il loro primo album Mix-Up (per la Rough Trade) appena nel
1979, sfruttando il momento più propizio (perché il punk aveva spostato il focus
mainstream sul rock più alternativo e nichilista, e perché durante il declino del trend punk-rock si trovava in ascesa quello elettronico). Il disco non solo
li fa emergere nel panorama del primo Industrial, ma li distingue anche come
la band del filone più influenzata dal Krautrock futurista.
Ci sono difatti pesanti echi di Kraftwerk
nelle tracce del lavoro, così come un'attitudine che li accomuna,
più che agli act di terrorismo industriale come Throbbing
Gristle e Einstürzende Neubauten,
ai gruppi più elettronici della prima "new wave" americana (i Suicide
su tutti).
Nella loro prima formula sonora, i Cabaret Voltaire uniscono abilmente il
rock sperimentale alienato della tradizione statunitense (dai The Velvet Underground ai Suicide), l'elettronica futurista dei Kraftwerk, ed il cupo e drammatico editing dei nastri dei Throbbing Gristle.
Ciò produce risultati a volte disumanizzanti (Fourth
Shot), a volte sinistri e gotici (Heaven and Hell,
Expect Nothing), a volte quasi synth-pop (Kirlian
Photograph), a volte teatrali (Photophobia),
a volte nel segno del puro industrialismo londinese (Capsules).
No Escape è una cover dei garage-rock The Seeds,
mentre Eyeless Sight è registrata dal vivo.
Anticipato da una serie di 3 buoni
EP (Three Mantras, Voice of America
e 3 Crepuscule Tracks) nonché ben due dischi live (Live
At YMCA 27-10-79 e Live at the Lyceum), nel
1981 esce finalmente Red Mecca, il secondo album dei Cabaret Voltaire, sempre per la label Rough Trade.
Il nuovo full-length di inediti è un po' la versione più rock
e synth-pop, nonché meno avanguardista e pretenziosa, di Mix-Up.
Inutile dire che ciò comporta dei vantaggi e degli svantaggi.
Il vantaggio è che il trio riesce a convertire il seme dell'Industrial
londinese verso ritmi oscuri ma più "easy listening", con il risultato di riuscire
a compiacere un crescente numero di fan del trend elettronico decadente e ballabile; lo svantaggio
è che il trio non fa che allinearsi alla scelta modaiola dei vari "colleghi", compresi persino i Throbbing Gristle, invece di contrastarla. In particolar modo i Cabaret Voltaire scrivono un disco,
legato al formato-canzone rock, che se sovente si lascia andare a sferzate
noisy molto violente, troppo spesso è invece preda di eccentricità
prive di sostanza (i minimalismi di Sly Doubt e Red
Mask) ma soprattutto di ruffiane ritmiche ballabili (Touch
of Evil, cover del tema di Henry Mancini per l'omonimo film
di Orson Welles, è sostanzialmente un pezzo da club). La vera sperimentazione
emerge imponente solo nella buona Spread the Virus.
L'operazione dà quindi alla luce il disco "industrial" più elettronico del periodo, trainando la scena verso il synth-pop (seguiranno
a ruota il nuovo percorso anche i Chrome).
Arrivato il 1980, è arrivata anche la diluizione della "new wave" elettronica in una seconda ondata, quella del synth-pop, ben più trendy e priva di velleità artistiche.
Dal 1982 in poi i Cabaret Voltaire sostanzialmente
si mettono a seguire le orme delle band "industrial" più volte
al synth-pop, che a loro volta essi stessi avevano ispirato con i primi due album, scrivendo un
disco di synth-pop alienato relativamente degno di nota (The
Crackdown, Some Bizzare, 1983) per poi annegare in una musica
per discoteca tutta da dimenticare, lasciando proseguire l'evoluzione delle loro innovative idee iniziali ad act elettronici ben più interessanti, come Front 242, Clock DVA, Nitzer Ebb.
Mentre i Cabaret Voltaire affogano nei trend da dancefloor, i loro primi due album diventano difatti in breve tempo uno dei più seminali esempi di fusione tra l'industrial più cupo e le ritmiche synth-pop, dando così origine alla nascita dell'EBM.
Nel 1994, poco dopo l'uscita del doppio album The Conversation (Instinct/Apollo, 1994), uno dei loro migliori da molti anni a quella parte, specialmente grazie alla titanica traccia
Project80(53 minuti), la band si scioglie.