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Cabaret Voltaire

Mix-Up (1979)
7.5/10
Red Mecca (1981)
7/10
The Crackdown (1983)
6/10
Micro Phonies (1984)
5.5/10
The Covenant, the Sword and the Arm of the Lord (1985)
5/10
Code (1987)
5/10
Groovy, Laidback and Nasty (1990)
5/10
Body and Soul (1991)
5/10
Plasticity (1992)
5/10
International Language (1993)
5/10
The Conversation (1994)
6/10



Formatosi a Sheffield (UK) nel 1973, il trio dei Cabaret Voltaire (nome ispirato dall'omonimo luogo di ritrovo dei dadaisti di Zurigo) diventa in breve uno dei principali esponenti del movimento "industrial".
La line-up comprende Stephen Mallinder (basso e voce), Richard H. Kirk (chitarra) e Christ Watson (manipolazioni dei nastri).
Pubblicano il loro primo album Mix-Up (per la Rough Trade) appena nel 1979, sfruttando il momento più propizio (perché il punk aveva spostato il focus mainstream sul rock più alternativo e nichilista, e perché durante il declino del trend punk-rock si trovava in ascesa quello elettronico). Il disco non solo li fa emergere nel panorama del primo Industrial, ma li distingue anche come la band del filone più influenzata dal Krautrock futurista.
Ci sono difatti pesanti echi di Kraftwerk nelle tracce del lavoro, così come un'attitudine che li accomuna, più che agli act di terrorismo industriale come Throbbing Gristle e Einstürzende Neubauten, ai gruppi più elettronici della prima "new wave" americana (i Suicide su tutti).
Nella loro prima formula sonora, i Cabaret Voltaire uniscono abilmente il rock sperimentale alienato della tradizione statunitense (dai The Velvet Underground ai Suicide), l'elettronica futurista dei Kraftwerk, ed il cupo e drammatico editing dei nastri dei Throbbing Gristle.
Ciò produce risultati a volte disumanizzanti (Fourth Shot), a volte sinistri e gotici (Heaven and Hell, Expect Nothing), a volte quasi synth-pop (Kirlian Photograph), a volte teatrali (Photophobia), a volte nel segno del puro industrialismo londinese (Capsules).
No Escape è una cover dei garage-rock The Seeds, mentre Eyeless Sight è registrata dal vivo.

Anticipato da una serie di 3 buoni EP (Three Mantras, Voice of America e 3 Crepuscule Tracks) nonché ben due dischi live (Live At YMCA 27-10-79 e Live at the Lyceum), nel 1981 esce finalmente Red Mecca, il secondo album dei Cabaret Voltaire, sempre per la label Rough Trade.
Il nuovo full-length di inediti è un po' la versione più rock e synth-pop, nonché meno avanguardista e pretenziosa, di Mix-Up. Inutile dire che ciò comporta dei vantaggi e degli svantaggi. Il vantaggio è che il trio riesce a convertire il seme dell'Industrial londinese verso ritmi oscuri ma più "easy listening", con il risultato di riuscire a compiacere un crescente numero di fan del trend elettronico decadente e ballabile; lo svantaggio è che il trio non fa che allinearsi alla scelta modaiola dei vari "colleghi", compresi persino i Throbbing Gristle, invece di contrastarla. In particolar modo i Cabaret Voltaire scrivono un disco, legato al formato-canzone rock, che se sovente si lascia andare a sferzate noisy molto violente, troppo spesso è invece preda di eccentricità prive di sostanza (i minimalismi di Sly Doubt e Red Mask) ma soprattutto di ruffiane ritmiche ballabili (Touch of Evil, cover del tema di Henry Mancini per l'omonimo film di Orson Welles, è sostanzialmente un pezzo da club). La vera sperimentazione emerge imponente solo nella buona Spread the Virus.
L'operazione dà quindi alla luce il disco "industrial" più elettronico del periodo, trainando la scena verso il synth-pop (seguiranno a ruota il nuovo percorso anche i Chrome). Arrivato il 1980, è arrivata anche la diluizione della "new wave" elettronica in una seconda ondata, quella del synth-pop, ben più trendy e priva di velleità artistiche.

Dal 1982 in poi i Cabaret Voltaire sostanzialmente si mettono a seguire le orme delle band "industrial" più volte al synth-pop, che a loro volta essi stessi avevano ispirato con i primi due album, scrivendo un disco di synth-pop alienato relativamente degno di nota (The Crackdown, Some Bizzare, 1983) per poi annegare in una musica per discoteca tutta da dimenticare, lasciando proseguire l'evoluzione delle loro innovative idee iniziali ad act elettronici ben più interessanti, come Front 242, Clock DVA, Nitzer Ebb.
Mentre i Cabaret Voltaire affogano nei trend da dancefloor, i loro primi due album diventano difatti in breve tempo uno dei più seminali esempi di fusione tra l'industrial più cupo e le ritmiche synth-pop, dando così origine alla nascita dell'EBM.

Nel 1994, poco dopo l'uscita del doppio album The Conversation (Instinct/Apollo, 1994), uno dei loro migliori da molti anni a quella parte, specialmente grazie alla titanica traccia Project80(53 minuti), la band si scioglie.

 




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Copyright © Matthias Stepancich