Home


FAQ


Music


Cinema


More Stuff




Devo

Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! (1978) 7.5/10
Duty Now for the Future (1979)
6/10
Freedom of Choice (1980)
6/10
New Traditionalists (1980) 5.5/10
Oh No, It's Devo! (1982)
5.5/10
Shout (1984)
4/10
Total Devo (1988)
4/10
Smooth Noodle Maps (1990) 4.5/10



Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!
(Warner Brothers, 1978)
Album

Formatisi in Ohio nel 1972, i Devo sono una delle band che hanno definito lo stile e la filosofia di tutta la "new wave".
In particolare, nella loro opera viene posto il focus sul "nuovo uomo" (quello della società post-industriale), dipingendolo nel migliore dei casi come un automa lobotomizzato e nel peggiore dei casi come un abominio di natura che non appartiene più al genere umano. Lo stesso nome della band, derivante dalla parola "devolution", è più che esplicativo sull'argomento.
Il primo album Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! esce nel 1978 per la Warner Brothers, viene prodotto da Brian Eno (quasi sempre coinvolto nei progetti dei primi gruppi new-wave), ed è uno dei migliori esordi nel panorama dell'altresì detto art-punk (ormai già classificabile anche come post-punk).
Dopo un'opening canonica (Uncontrollable Urge, nulla di speciale negli anni del punk77), il disco si evolve su binari sempre più raffinati: dalla stupenda versione di (I Can't Get No) Satisfaction dei The Rolling Stones (basso pulsante e soprattutto ritmica stravolta) alla power-ballad malinconica Space Junk (sorta di incrocio tra rock'n'roll, punk e musica elettronica), dalla folle ed espressionista Too Much Paranoias alla ripetitività malata di Slopp, fino alle epiche cavalcate di chitarre e synth intrecciati in Gut Feeling.
Il momento più geniale e più riuscito del disco è però rappresentato da Mongoloid e Jocko Homo, la prima dal testo caustico e avvolta da ritmiche meccaniche e synth sublimi, la seconda un vero e proprio delirio messo in musica, con una serie di slogan anthemici ("Are we not Men? / We are Devo!", la citazione "We Accept You / We Reject You / One of us! One of us!" dal romanzo The Island of Doctor Moreau di H. G. Wells, e l'esplosione in una sorta di inno nazionale alla frase "God made man, but he used the monkey to do it").
La prima esecuzione live di Jocko Homo, nel 1975, è stata fatta appositamente durare dalla band 25 minuti, ripetendo all'infinito lo slogan "Are we not men? We are Devo!", fino a rendere la folla inferocita.
L'operazione dei Devo è altamente intellettuale, lo confermano la loro devozione alle tematiche dei Kraftwerk (dei quali sono un po' gli eredi principali, avendone riletto lo spirito attraverso l'ottica punk) e dei Suicide, e la loro attività anche nel campo dei film indipendenti.
Nella musica dei Devo, il senso di tragedia e desolazione del loro affresco tecnologico viene nascosto dietro ad una maschera comica: le apparentemente buffe automatizzazioni e demenzialità sono solamente un velo che cela l'assenza di emozioni e stimoli della società moderna.


LINE-UP
Bob Casale - rhythm guitar, additional keyboards, occasional backing vocals
Gerald V. Casale - bass guitar, additional keyboards, lead vocals
Bob Mothersbaugh - lead guitar, backing vocals
Mark Mothersbaugh - keyboards, occasional guitar, lead vocals
Alan Myers - drums

TRACKLIST
1. Uncontrollable Urge – 3:09
2. (I Can't Get No) Satisfaction – 2:40
3. Praying Hands – 2:47
4. Space Junk – 2:14
5. Mongoloid – 3:44
6. Jocko Homo – 3:40
7. Too Much Paranoias – 1:57
8. Gut Feeling – 4:04
9. Slap Your Mammy – 0:51
10. Come Back Jonee – 3:47
11. Sloppy (I Saw My Baby Gettin') – 2:40
12. Shrivel Up – 3:05




Primo passo verso la commercializzazione, il secondo album Duty Now for the Future (Warner Brothers, 1979) presenta in realtà pochi spunti davvero originali.
Su tutti, spiccano l'opening solenne di Devo Corporate Anthem e le fresche S.I.B. e Blockhead.
Per il resto, sembra che la band si sia arenata nel suo rileggere il rock'n'roll e il garage-rock attraverso un drumming sincopato, una ritmica sintetica, e poco altro. Pezzi come Secret Agent Man (cover del pezzo reso famoso da Johnny Rivers nel 1965) e The Day My Baby Gave Me a Surprize mostrano semplici operazioni di rivisitazione sulla medesima formula stilistica.
La maggior parte di questi pezzi era parte del repertorio della band già prima delle registrazioni per il debut, e ciò accresce l'impressione che si tratti dei brani scartati da quell'album.

Il terzo disco Freedom of Choice (Warner Brothers, 1980) è anche il loro più grosso successo commerciale.
Tutto grazie ai singoli Girl U Want (innocuo pop-rock sullo stampo dei The Beatles, con un accenno di synth) e Whip It (chitarre garage, sezione ritmica elettro-pop, synth semplicistici, testo demenziale).
In realtà gli episodi di spicco del disco sono ben altri, ovvero il synth-punk della title-track, una delle tracce migliori mai scritte dalla band, e il garage-rock psicotico di Don't You Know.
Per il resto, purtroppo, nella maggior parte dei pezzi la band sembra suonare continuamente la medesima canzone.

Andando contro alle esigenze di mercato, dopo il successo di Freedom of Choice i Devo non proseguono nella commercializzazione, anzi scrivono un disco che sul versante lirico è un vero e proprio attacco ai fan più superficiali, New Traditionalists (Warner Brothers, 1980).
L'anthem per eccellenza di questo attacco è Through Being Cool, mentre pezzi come Enough Said (contro la politica) e Beautiful World (sarcasticamente cinico) accentuano l'allontanamento dei Devo da ogni comicità o demenzialità.
Ma la maturità lirica non viene purtroppo supportata da una maturità musicale, visto che anzi la band va a posarsi su terreni synth-pop o synth-rock di qualità artistica piuttosto dubbia.

Assorbiti rapidamente e completamente dall'elettropop di tendenza, nonostante i proclami lirici di New Traditionalists, i Devo non hanno più nulla di serio, intellettuale, o innovativo. L'unico episodio felice e coinvolgente del loro quinto album Oh, No! It's Devo (Warner Brothers, 1982) è l'electro-wave di Time Out for Fun.
Pezzi come Peek-A-Boo! e That's Good, che pure sono tra le tracce migliori del disco, suonano forzati, banali, ripetitivi.
Qualche bagliore di creatività è ancora presente in What I Must Do e Deep Sleep, ma ormai la rotta è persa, e il più fastidioso synth-pop in voga all'epoca ha pienamente contagiato la band.

Shout (Warner Brothers/Virgin Records, 1984), sesto album dei Devo, è un disastroso flop sia a livello di pubblico che di critica.
Sempre più synth-pop e sempre meno creativi (con drum-machine e sampling a sostituire la composizione), i Devo danno alle stampe una serie di pezzi vuoti e freddi. Ci sono sprazzi di musicalità unicamente sulla title-track, su The 4th Dimension, e su Are You Experienced?, cover di Jimi Hendrix riletta in chiave elettro-pop-rock.
Il disco li fa scaricare dalla Warner, e fa perdere al gruppo il drummer Alan Myers, frustrato dagli eccessi elettronici della band.

Il settimo album dei Devo, Total Devo (Enigma Records, 1988), esce dopo una pausa di quattro anni.
David Kendrick sostituisce il dipartito Myers, ma la direzione è sempre la medesima: un synth-pop annacquato e scadente.
L'opener Baby Doll è forse l'unica traccia con un minimo di creatività e qualità in tutta l'opera.

Il synth-pop dei Devo trova sull'ottavo album Smooth Noodle Maps (Enigma Records, 1990) un po' più di dignità, con la rilettura in chiave post-punk del classico folk-rock Morning Dew (originariamente scritta nel 1962 da scritto da Bonnie Dobson), la fanfara di Post Post-Modern Man, e un altro paio di episodi demenziali degni di nota (Stuck in a Loop, A Change Is Gonna Cum, Devo Has Feelings Too).
Ma sono solo brevi sprazzi di creatività in una palude di elettropop scadente, e oramai anche anacronistico.

La band si scioglie l'anno successivo, per riformarsi poi nel 1996 e proseguire la carriera concentrandosi sui tour.






Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.
Copyright © Matthias Stepancich