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Dinosaur Jr.

Dinosaur (1985)
7/10
You're Living All Over Me (1987)
8/10
Bug (1988)
7/10
Green Mind (1991)
6.5/10
Where You Been (1993)
6.5/10
Without a Sound (1994)
5/10
Hand It Over (1997)
5/10
Beyond (2007)
6/10
Farm (2009)
6.5/10




I Dinosaur Jr. sono stati una delle fondamentali influenze sul rock alternativo del decennio 1985-1995.

Il nucleo della band si forma nel 1983 dall'unione del batterista J Mascis con il chitarrista Lou Barlow, entrambi reduci dalla band hardcore-punk Deep Wound.
Le loro radici sono la prima onda hardcore, il recente filone dell'alternative-rock statunitense (in particolar modo Dream Syndicate e The Replacements), i Black Sabbath (dai quali riprendono la pesantezza sonora e la centralità del riff "sporco" nei pezzi) e Neil Young (dal quale riprendono la vena folk solitaria, depressa e fatalista).

Completato il trio con il batterista Murph (proveniente dalla band hardcore All White Jury), che fa spostare Mascis a chitarra e voce e Barlow al basso, la formazione definitiva registra presso un home studio il primo album Dinosaur, pubblicato dall'indipendente Homestead Records nel 1985.
Caratterizzato da una produzione low-budget e lo-fi, il debutto è comunque una delle più interessanti novità dell'anno, abbozzando l'idea di coniugare il classico folk-rock fatalista alla Neil Young con le sonorità nervose e abrasive dell'alternative-rock figlio dell'hardcore.
Si passa senza sbavature e cali qualitativi tra umori e sonorità differenti, sempre mantenendo un notevole gusto melodico e un'atmosfera depressa: Forget the Swan è uno psychedelic-rock altamente malinconico, che fa il paio con il folk nella vena di Neil Young di Severed Lips, ripreso anche da Quest aumentandone le distorsioni di chitarra; con Cats in a Bowl si passa a riprendere il punk-pop a tinte country dei Meat Puppets; The Leper è un rock sofficemente distorto che rilegge l'hardcore melodico avvicinandolo al noise-rock dei Sonic Youth, chiudendo la coda con un magistrale assolo chitarristico zoppicante che diverrà tipico della band; Does It Float riprende tale discorso amplificando distorsioni e urla; la power-ballad Repulsion unisce nello stesso calderone improvvise distorsioni e urla hardcore, ritmiche accentuate sempre di stampo hardcore, assoli blues-rock e malinconiche melodie portanti derivanti dal folk-rock, inventando de facto una nuova formula stilistica, che darà origine al grunge di Seattle; Mountain Man è il momento più vicino all'hardcore-punk; Bulbs of Passion chiude il disco con un hardcore estremamente strascicato e depresso, stemperato da elementi hard-rock, una ritmica rallentata e una voce straziata.


Tutte le brillanti intuizioni della band vengono però portate davvero a compimento nell'album successivo, You're Living All Over Me (SST, 1987), una pietra miliare dell'alternative-rock.
Il sound migliora, i pezzi diventano più energici e fluidi, il chitarrismo si fa più spettacolare, il songwriting si arricchisce di trovate sonore e melodiche; il tutto evolve e si realizza senza strattoni, ma anzi cercando di formare un flusso continuo, un concept stilistico costruito attorno all'idea portante della melodia malinconica presa, trafitta e rimodellata grazie ad un muro di chitarre distorte, vivacizzata da ritmiche imparentate con l'hardcore, violentata da riferimenti a hard-rock e hardcore rivisti e modificati espressivamente per l'occasione.
Il manifesto stilistico è già l'opener Little Fury Things, tanto melodica quanto detonata da una serie rumorismi che esplodono lungo la coda, mentre Kracked riprende l'alternative-rock alla R.E.M. sporcandolo con un basso iper-distorto e una continua scarica chitarristica che tocca forse il vertice nel devastante assolo.
Palesi richiami a blues-rock e hard-rock introducono e sostengono la grandiosa Sludgefeast, che viene fatta deflagrare da vortici di distorsioni sulle quali si inserisce a fatica anche il lamento canoro di Mascis.
The Lung è un altro tipico esempio della rilettura operata dalla band sul classico stile hard-rock, spogliato di ogni glorificazione ed immerso in una dimensione esistenzialista, e fa il paio con la complementare Raisans, un perfetto incrocio tra hardcore-punk e hard-rock.
Con Tarpit si arriva forse alla melodia vocale più ricolma di malinconia e malessere, precipitata in un finale rumoristico e stratificato, il cui umore torna nel momento più "clean", In a Jar, spezzato però a sorpresa da un'apertura hard-rock distorta e malata.
Il noise-rock/hardcore a singhiozzo di Lose introduce il picco sperimentale Poledo, costituito da una sequenza di registrazioni acustiche lo-fi, campionamenti distorti, loop di nastri rovinati, prima della chiusura affidata al rock'n'roll Show Me the Way, caratterizzato da una delle prove vocali più sgraziate e apatiche di Mascis, e ancora una volta esaltato da un continuo tappeto abrasivo e improvvise comparsate di violente distorsioni.
Ogni brano diventa una piccola gemma soprattutto grazie alla felice accoppiata tra sperimentazione sonora e gusto melodico, oltre che tra violenza e introspezione emotiva.

Con You're Living All Over Me non solo nasce il noise-pop (distillato dal noise-rock dei Sonic Youth e co-inventato assieme al poco precedente Psychocandy dei The Jesus and Mary Chain), ma anche e soprattutto il "sound" del grunge di Seattle: l'hardcore sposato alle melodie fataliste in stile Neil Young, ai fraseggi hard-rock in stile Black Sabbath, al costante "wall of sound" delle chitarre distorte, l'umore dimesso, la forte componente psicologica connessa al disagio sociale, l'indissolubile legame con il filone indipendente dell'alternative-rock statunitense, saranno le principali coordinate sulle quali si muoverà quell'intera scena.
La formula inventata dai Dinosaur Jr. resterà una delle maggiori influenze sull'evoluzione del rock alternativo.


Con il successivo Bug (SST, 1988), lo stile dei Dinosaur Jr. diventa manierista: il disco ha ben poco di nuovo da offrire, ad eccezione di un certosino perfezionamento del sound standardizzato dal precedente disco.
Il brano più riuscito è la scoppiettante opener Freak Scene, degno culmine del percorso stilistico del trio, con un continuo flusso di idee sonore provenienti dalla chitarra di Mascis, mentre con la successiva sequenza di power-ballad ultra-distorte non si fa che ribadire il già detto, strutturandolo e rifinendolo nella sua forma definitiva.
I momenti più energici coincidono con i picchi hardcore di Let It Ride e Bunge, l'apertura più psichedelica si ha con They Always Come, mentre le power-ballad Yeah We Know e No Bones costituiscono forse il massimo connubio tra potenza sonora e malinconia melodica, e The Post precipita in un'altra ballata fatalista lacerata dalle distorsioni più taglienti.
Lungo questi brani l'elemento che fa la differenza è ancora una volta il grande talento melodico di Mascis.
Il momento davvero sorprendente arriva comunque alla fine, con l'ultima traccia Don't, un vero festival della distorsione e del rumore che tenta di riassumere vent'anni di noise-rock, dai The Velvet Underground ai Sonic Youth, finendo per estremizzarsi in esplosioni di rumore bianco e urla atroci.


Le crescenti tensioni tra Mascis e Barlow culminano nel 1989 con l'estromissione del bassista dalla band, rimpiazzato da Don Fleming.


Green Mind (Blanco y Negro/Sire, 1991) è sostanzialmente un disco solista di Mascis, che rivede la propria formula stilistica relegando in secondo piano i tappeti distorti rispetto alle melodie vocali, stavolta anche più raffinate e limpide.
Il nuovo manifesto è l'opener The Wagon, caratterizzata anche da un utilizzo bombastico delle percussioni (suonate da Jay Spiegel, entrato temporaneamente in line-up a percussioni e batteria a fianco di Murph) ed elevata da alcune delle migliori trovate melodiche di Mascis; la maggior parte degli altri pezzi non riesce a mantenere i medesimi livelli di completezza formale e coinvolgimento emotivo, ma tra le varie tracce si fanno comunque notare il ritorno al folk-rock Flying Cloud, l'isolato sbocco hardcore How'd You Pin That One on Me, la power-ballad blues-rock accompagnata dal flauto Thumb, l'hard-rock furibondo Hot Burrito #2.
Forse solo in I Live for That Look Mascis riesce a ritrovare il gusto melodico dell'opener, complice probabilmente anche un terreno strumentale più vicino al suo classico noise-rock, mentre con Turnip Farm e Forget It tenta maldestramente di unire in un unico stile il noise-pop e la power-ballad tipica del corrivo pop-metal alla 1980s.
Sostanzialmente, l'unico merito del disco sarà la rinnovata influenza sul mondo del rock alternativo, sdoganandolo alle masse tramite un sound più "vecchio", masticabile e commerciabile.


Where You Been (Blanco y Negro/Sire, 1993) viene registrato con il nuovo bassista Mike Johnson, entrato in line-up nel 1991.
Con questo disco, Mascis omaggia e allo stesso tempo aggiorna al proprio sound la tradizione folk-rock: dopo un'apertura più nei canoni di Green Mind, costituita da Out There, segue una serie di pezzi molto influenzati da Neil Young e Bob Dylan, distesi però sopra a strutture sonore che sostanzialmente sono una forma rallentata di hard-rock.
Gli sprazzi più velocizzati e rumoristici On the Way e Hide bilanciano il disegno generale, ma sono anche i pezzi più stanchi e ripetitivi, perdendo decisamente in espressività con le più rilassate, distese e folkeggianti Get Me o Goin' Home.
Difficile parlare ancora di alternative-rock e ancor meno di noise-rock, la nuova formula è piuttosto un aggiornamento al sound hard-rock/grunge dei Pearl Jam della classica tradizione dei bardi folk-rock.
Coronamento emotivo diventa Not the Same, parentesi acustica accompagnata da viola, violino, violoncello e colpi di timpano, mentre una certa enfasi "epica" viene inseguita tramite le più hard-rock I Ain't Sayin' e Drawerings.


Dopo il tour conseguente a Where You Been, Murph abbandona la band, lasciando Mascis come unico superstite della line-up originale.


Without a Sound (Blanco y Negro/Sire, 1994) e Hand It Over (Blanco y Negro/Sire, 1997) sono due album poco ispirati e fuori fuoco.
Del primo, anche il loro maggiore successo commerciale, si possono salvare l'opener Feel the Pain, unico episodio vibrante dell'ormai stanca e ripetitiva formula noise-pop di Mascis, e le due ballad Outta Hand e Seemed Like the Thing to Do.
Del secondo, con guest vocali di Kevin Shields e Bilinda Butcher dei My Bloody Valentine, è degna di nota solamente la sezione centrale, costituita dalla lunga Alone e da Sure Not Over You.


Nel 1997 Mascis decide di sciogliere la band.


Nel 2005, a sorpresa, la line-up originale di Mascis, Barlow e Murph si riunisce, ed in breve pubblica anche un nuovo full-length di inediti, dal titolo Beyond (Fat Possum, 2007).
Palese è una ritrovata verve creativa e melodica, che viene messa a disposizione di un nuovo sound diviso tra hard-rock e alternative-rock, nel quale le chitarre "noise" diventano più che altro un'avvolgente ovatta attorno ai pezzi.
Relegata la violenza sonora a morbido accompagnamento distorto per le melodie portanti, trasformato il disagio esistenziale in malinconia semi-sorridente, rallentati i ritmi, ciò che resta è soprattutto il talento di Mascis e Barlow nello scrivere melodie catchy ed emozionanti.
I vertici vengono toccati dall'opener spigliata Almost Ready, dalla power-ballad Back to Your Heart (scritta da Barlow), dall'hardcore melodico Been There All the Time (con forti echi dei The Clash di London Calling), dalla tenue ballata con improvvisa accelerazione hard-rock We're Not Alone, dalla nervosa, stratificata e percussiva Lightning Bulb, e dalla pioggia di assoli chitarristici sostenenti la power-ballad What If I Knew.


Da Beyond al successivo Farm (Jagjaguwar, 2009) il trio non cambia lo stile complessivo, ma riesce a migliorare alcuni importanti dettagli: in primis la produzione (opera dello stesso Mascis, come nel precedente disco), che azzecca una maggior fragorosità chitarristica, in secondo luogo il talento e gusto per le melodie, che favorisce una maggior enfasi emotiva e complessivamente pare anche nettamente migliorato, raggiungendo i livelli degli ormai classici Green Mind o Where You Been, ed infine un approccio molto più slegato dai cliché delle power-ballad hard-rock alla 1980s (riff e assoli sono stavolta più sfumati verso contaminazioni dinamiche tra post-grunge, hardcore melodico e vecchia scuola alternative-rock).
La migliorata sensibilità per melodie, suoni e coinvolgimento emotivo caratterizza l'intera ottima prima metà dell'album, con un susseguirsi di accattivanti ed evocativi rock melodici come Pieces, I Want You to Know, Ocean in the Way, Plans, Your Weather (scritta da Barlow), Over It e Friends, power-ballad tanto vivaci quanto pervase da un costante senso di nostalgia malinconica, con vertice emozionale toccato forse dalla successione di Ocean in the Way e Plans, vertice di "sound" toccato da Your Weather (con un impenetrabile muro di stratificazioni tra chitarra e voce, al quale si aggiunge un riverberato pulsare di basso), e vertice "hardcore" toccato da Over It e Friends.
Lungo la seconda metà arriva un lieve calo d'ispirazione, particolarmente evidente nelle più anonime There's No Here, See You (il momento più "clean" e radio-friendly), Imagination Blind (una nenia alla R.E.M. imbottita di chitarre distorte) e Said the People (una sorta di ripresa non dichiarata della precedente Pieces, con una parte iniziale quasi rasentante l'auto-plagio, poi bilanciata da un più ispirato sviluppo), ma i buoni momenti sono ancora presenti grazie ai quasi 9 minuti di I Don't Wanna Go There, lungo i quali la chitarra di Mascis diventa protagonista indiscussa tramite uno dei suoi più memorabili assoli.
Il principale rimprovero che si possa fare a Mascis non è tanto quello di aver abbandonato i rumorismi lancinanti e i vocalizzi malati, cosa ovvia vista la maturazione anagrafica e quindi le differenti esigenze espressive, ma piuttosto il tentativo di rincorrere, specie nella seconda metà del disco, la tipica timbrica e modulazione vocale di Eddie Vedder; l'ombra dei Pearl Jam, che già aveva avuto il suo peso su dischi come Where You Been, suona piuttosto fuori posto nel repertorio di una band che ha ispirato e forse proprio inventato l'intero movimento grunge.
Tolto questo difetto, il disco resta un'ottima uscita pop-rock/alternative-rock, caratterizzata da un Mascis che non ha affatto perso talento e sensibilità melodica, non arrivando più all'altezza dei grandi classici del periodo 1985-1988 ma sicuramente superando il precedente Beyond, album che ora, alla luce di Farm, ne sembra più che altro una prova generale.








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