La band dei The Doors è stata un elemento chiave nel movimento
della cosiddetta "controcultura"; la loro importanza sociale
e culturale ha viaggiato parallelamente a quella musicale.
Dal punto di vista socio-culturale hanno sovvertito la morale comune, ma
senza limitarsi ad esaltare il trittico sex-drugs-rock'n'roll come i The
Rolling Stones, bensì spingendo la provocazione verso inediti
e profondi livelli psicologici.
Dal punto di vista musicale, sono stati una delle prime band a conferire
una vera grande dignità alla musica "rock", trasformando per sempre
la figura del singer (con loro non più interprete nello stile "blues",
non solo provocatore nello stile Mick Jagger, bensì autore, poeta e sciamano)
e coniando una forma espressiva unica e irripetibile.
La band si forma nel 1965 dall'incontro tra Jim Morrison e Ray Manzarek,
due studenti di cinematografia alla UCLA (Università di California,
Los Angeles).
Manzarek era già tastierista nei Rick & the Ravens
assieme a suo fratello, mentre Morrison era anche un poeta dilettante.
Alla band si uniranno poi Robby Krieger (chitarra) e John Densmore
(batteria), conosciuti da Manzarek durante alcune lezioni di yoga
e meditazione.
Il gruppo sceglie il nome The Doors in omaggio al
libro di Aldous Huxley The Doors of Perception (1954), dal
titolo preso a sua volta da un verso di The Marriage of Heaven
and Hell (1790-1793) di William Blake: "If the doors of perception
were cleansed, every thing would appear to man as it is: infinite".
Il grande debutto live del quartetto avviene durante il 1966, grazie
alle date al Whisky a Go Go (durante le quali aprono anche per i Them).
Lo stesso anno vengono però cacciati dal club a causa dei testi di Morrison nel pezzo The End, ritenuti osceni.
Scritturati nello stesso periodo da Paul A. Rothchild della Elektra,
i quattro registrano rapidamente il loro primo disco tra agosto e
settembre 1966, quasi interamente in un'unica sessione in presa diretta. The Doors viene così pubblicato nel gennaio
1967.
L'album presenta un sound impossibile da catalogare, perché
sensibilmente distante da qualsiasi trend in voga. Le influenze musicali
più immediate sono il blues-rock e il neonato acid-rock, ma
appaiono profondamente rilette e personalizzate.
Manzarek apporta un contributo fondamentale alla formula stilistica:
le sue parti di tastiera, un istantaneo marchio di fabbrica, pervadono
ed esaltano tutti i pezzi, occupandosi anche delle progressioni armoniche. Al posto di un bassista, come nei tradizionali gruppi "rock",
c'è difatti sempre Manzarek all'appena ideata Fender Rhodes bass keyboard
(tranne per Light My Fire, che presenta un contributo di
Carol Kaye, e per qualche altra traccia arrangiata assieme al non accreditato bassista Larry Knechtel), utillizzata con fraseggi che sembrano
una versione decadente e adulta della tradizione tastieristica soul-jazz (cosė come codificata dai virtuosismi all'organo Hammond di "Wild" Bill Davis e Jimmy Smith).
In generale il mood dei pezzi è oscuro, buio, pericolosamente
ambiguo e inquietante, e di fatto inventa il rock "gotico".
Tali atmosfere gotiche vengono sottolineate e palesate dalla grande capacità
lirica del cantante Morrison, che conia una propria personale simbologia
visionaria per descrivere la società moderna, oltre che dalla sua tonalità
vocale profonda e viscerale, che pervade ogni parola di riferimenti
a eros e thanatos anche quando questi sono de facto assenti dai testi.
Il sesso,
la droga e la morte divengono esperienze lette da Morrison
come metafisiche, liberatorie e indissolubilmente legate tra di esse.
Lo stile di scrittura dei testi da parte di Morrison è oltretutto dichiaratamente
debitore della poesia di William Blake e Thomas Stearns Eliot.
Le tracce del disco toccano tutte un livello eccelso, raggiungendo il vertice in
Break on Through (To the Other Side), The
Crystal Ship, Light My Fire e The
End.
Break on Through apre il lavoro con un'esplosiva
combinazione di tastiere e chitarre, trascinata poi da una ritmica
travolgente, una potente esaltazione passionale del garage-rock rimodellata
pesantemente dallo stile di Manzarek e sposata ad una performance
strabiliante di Morrison, con un testo dalle metafore lisergiche e
sessuali.
The Crystal Ship è una languida e oscura ballad, dai
toni dilatati e onirici, che anticipa di vent'anni il dream-pop, e
che introduce la figura della "nave di cristallo" (metafora
per l'eroina) nell'immaginario lirico di Morrison.
Con il medesimo stile è costruita anche End of the
Night, ancora più cupa, dilatata e notturna.
Light My Fire, percorsa da riff tastieristici (Manzarek)
e chitarristici (Krieger) travolgenti, diventa un vero capolavoro
soprattutto grazie alla sezione centrale (con uno spettacolare duetto
tra Manzarek e Krieger) e ai vocalizzi estremamente profondi di Morrison,
che invita un'amante ad "accendere il suo fuoco" e ad "accendere
la notte con il fuoco", in una metafora del sesso come rituale primordiale,
ma anche della morte come specchio inevitabile del sesso (ancora eros-thanatos)
e della droga ("Girl, we couldn't get much higher").
Chiude l'album il capolavoro supremo della band, ovvero The
End, quasi 12 minuti di trip da acido, tra visioni allucinate,
esplosioni e implosioni sonore, climax caotici e dilatazioni oniriche:
musicalmente si tratta di una delle rappresentazioni più
riuscite di sempre del viaggio lisergico, ma arriva a diventare una vera perla grazie alle liriche
di Morrison, infarcite di metafore e riferimenti inquietanti, tra
i quali una sua personale rilettura della tragedia Edipo Re di Sofocle ("The
killer awoke before dawn, he put his boots on / He took a face from
the ancient gallery / And he walked on down the hall / He went into
the room where his sister lived, and, then he / Paid a visit to his
brother, and then he / He walked on down the hall, and / And he came
to a door, and he looked inside / Father, yes son, I want to kill
you / Mother... I want to... fuck you"). Si tratta anche,
in assoluto, del primo psicodramma della storia del rock, modello
imprescindibile per la futura Frankie Teardrop dei Suicide,
per la futura Daddy dei Korn, e via
avanti.
La morte sia materiale che metaforica evocata da The End
la rende anche una perfetta riflessione dell'anima di una nazione
lacerata dal conflitto nel Vietnam ("This is the end / My
only friend, the end / Of our elaborate plans, the end / Of everything
that stands, the end / No safety or surprise, the end"),
significato espressivo che indurrà il regista Francis Ford Coppola ad inserire la composizione proprio nella sequenza d'apertura
del suo capolavoro Apocalypse Now (1979).
Le restanti tracce dell'album sono costituite dai trascinanti e passionali blues-rock Twentieth Century Fox, Soul Kitchen e
I Looked at You, dal pirotecnico psychedelic-rock Take It as It Comes, da Alabama Song (Whisky Bar), una rivisitazione
del classico pezzo di Bertolt Brecht e Kurt Weill (scritto nel 1930 per l'opera
teatrale Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny), e da Back
Door Man, aggressiva cover del classico blues scritto da
Willie Dixon e reso celebre dall'interpretazione di Howlin' Wolf.
Nella prima release, le liriche di Break on Through
e The End verranno censurate, saranno invece presenti
integralmente nelle successive ristampe.
Grazie al disco di debutto, la band diventa celebre a livello planetario:
le nuove generazioni vedono nei quattro musicisti il perfetto simbolo di ribellione
e sovversione della morale conservatrice. I loro concerti diventano
adunate, durante i quali Morrison veste la figura dello sciamano, eseguendo di volta in volta non solo una performance canora ma un vero e proprio rituale catartico collettivo.
Il secondo album Strange Days (Elektra, 1967) esce
addirittura lo stesso anno.
Composta parzialmente da pezzi troppo bizzarri ed eccentrici per venire inclusi
nel primo disco, l'opera non raggiunge i medesimi livelli di profondità, ma rivela perfettamente ancora una volta la capacità
e volontà del quartetto di esprimersi tramite uno stile musicale unico
e lontano da ogni trend.
Morrison si fa ancora più attore e interprete: la sua voce
è camaleontica, si adatta ai pezzi seguendo il loro sound sempre
differente.
Dai bizzarri pattern ritmici della title-track alla
ballad romantica You're Lost, Little Girl, dal blues
tinteggiato di folk Love Me Two Times al minuto e
mezzo di silenzi, urla umane e cacofonie dell'esperimento avanguardista Horse Latitudes,
dalla trascinante Moonlight Drive (con un duetto
d'eccezione tra pianoforte e slide-guitar) al folk-rock
con sfumature vaudeville e assolo blues People Are Strange,
dal climax energico di My Eyes Have Seen You alla
languida ma ritmicamente accesa Unhappy Girl, proseguendo fino agli arrangiamenti
latini di I Can't See Your Face in My Mind, la band
raggiunge probabilmente il proprio vertice di eclettismo ed eleganza compositiva.
Il momento catartico dell'opera si rivela però essere la conclusiva When
the Music's Over, un viaggio psychedelic-rock lungo 11 minuti
che esplode tra arabeschi chitarristici degni dei Pink
Floyd e anthem vocali travolgenti ("We want the world
and we want it... now. Now? Now!").
Un contributo molto più distorto e preponderante viene dato
dalle chitarre di Krieger, mentre Manzarek arrangia ogni pezzo con
suoni tastieristici ora eccentrici ora eleganti, spesso utilizzando
anche il pianoforte.
Il sessionman Douglas Lubahn suona il basso in You're Lost,
Little Girl e My Eyes Have Seen You.
Qualche mese dopo l'arresto di Morrison durante un concerto a New Haven, la band pubblica Waiting for the Sun (1968), un terzo album che si discosta dallo stile precedente grazie ad un sound più easy listening e ad un umore più pacato.
Nonostante Hello, I Love You sia un semi-plagio alla All Day and All of the Night dei The Kinks,
e molte tracce riprendano semplicemente le idee già sentite in Strange Days rendendole pių mansuete, il disco si solleva grazie all'evocativa Not to Touch the Earth
(in origine parte della suite Celebration of the Lizard, poi non messa su disco perché ancora incompleta), ai cori misticheggianti dell'esperimento vocale My Wild Love, e il cupo psychedelic-rock Five to One, con ritmiche marziali e voce gutturale.
Tra i pezzi più canonici spiccano invece la profonda ballad pianistica
Yes, the River Knows, la latineggiante Spanish Caravan, e l'anthem pacifista The Unknown Soldier, che nonostante gli evidenti
debiti affrescano l'opera con un'altra personale parata di espressioni musicali eterogenee.
The Soft Parade (1969), registrato in quasi un anno a causa di incidenti di percorso e dei problemi di Morrison con la dipendenza dagli alcolici, riflette una profonda crisi creativa: per tentare di dare un senso ai pezzi e forse anche mascherare le performance sottotono di Morrison, la band ricorre ad alcuni arrangiamenti barocchi (grazie a una sezione di fiati e ad una sezione d'archi), ma grattando la superficie emergono solo versioni iper-annacquate delle tipiche power-ballad alla Strange Days, ora esercizi di stile sospesi tra blues, pop ed eccentricità circensi senza alcuno stimolo passionale o sprazzo geniale.
Anche la title-track, che vorrebbe essere il capolavoro dell'opera,
annega in quasi 10 minuti di banalità e sound irritanti, e a conti fatti solamente la blueseggiante
Wild Child riesce a far ricordare i fasti del passato.
La produzione, artificiale e plastica, non aiuta minimamente.
La band combatte il proprio momenti di crisi con Morrison Hotel (1970), album che torna a focalizzarsi sulle radici blues del quartetto, sfornando pezzi graffianti e aggressivi come Roadhouse Blues e You Make Me Real, ma anche nuovi anthem psichedelici come Waiting for the Sun (originariamente pensata per l'album omonimo) e Indian Summer (ripresa da un outtake per le session del primo album), con in più alcune incursioni nel country e nelle ballad.
Anche se è palese una ritrovata verve, i quattro sono ormai lontani anni luce dalla profondità, dall'eclettismo e dalla creatività dei primi lavori.
Il doppio album Absolutely Live (1970) raccoglie performance dal vivo registrate tra il 1969 e il 1970.
L.A. Woman (1971) testimonia la natura transitoria e instabile del precedente album, confermando un graduale spostamento verso lidi blues-rock vicini ai più recenti trend hard-rock e prog-rock, grazie ad un'opener scoppiettante come The Changeling, ma anche agli 8 minuti della rockeggiante title-track, e ad alcune tracce che sembrano riacquisire parzialmente le suggestioni oniriche e psichedeliche degli esordi, ovvero L'America, Hyacinth House (entrambe con echi del prog dilatato alla Pink Floyd, ma la seconda influenzata anche dal country) e soprattutto la lunga Riders on the Storm (che consegna le atmosfere e le liriche più suggestive).
Purtroppo, il supposto nuovo corso musicale del quartetto termina improvvisamente con la morte di Jim Morrison il 3 luglio 1971.
I tre superstiti della line-up originale, con Krieger e Manzarek alla voce, non sembrano difatti in grado di orientarsi da soli, e gli ultimi due album a nome The Doors, ovvero Other Voices (1971) e Full Circle (1972), non offrono nulla di memorabile, nonostante le nuove influenze funk e jazz del secondo.
La band
si scioglie nel 1973, ma si riunirà cinque anni più tardi per registrare delle backing track ad alcune registrazioni vocali di Morrison intento a leggere le proprie poesie, raccogliendole e pubblicandole poi nel nuovo album An American Prayer (1978).