Home


FAQ


Music


Cinema


More Stuff




Finch

Falling into Place (2001)
6/10
What Is to Burn (2002)
7/10
Say Hello to Sunshine (2005)
6.5/10
Finch EP (2008)
6/10



What Is to Burn
(Drive-Thru, 2002)
Album

Da non confondersi con l'omonimo gruppo olandese di prog-rock settantiano, i Finch sono una giovane band statunitense, formatasi nel 1999, che è partita dal post-hardcore nato nella seconda metà dei 1990s aggiornandolo all'era del nascente trend "emo", ma in una veste sorprendentemente esplosiva grazie a continue influenze alternative-rock molto particolari.
Dopo un discreto EP dal titolo Falling into Place, trascurabile anche data la quantità di materiale in esso presente (4 tracce per 16 minuti), il gruppo viene messo sotto contratto da Mark Trombino, ex drummer degli storici Drive Like Jehu nonché già produttore di fenomeni pop-punk ed emo di discreto livello (Blink-182, Jimmy Eat World).
Nel 2002 esce così il loro debutto, What Is to Burn.
Due tracce, ovvero Letters to You e Perfection through Silence, erano già presenti sul precedente EP, ora rese più godibili grazie ad produzione molto più curata e pulita.
La sorpresa però non arriva dai classici singoli teenageriali (come Letters to You appunto), ma da ben altro: l'album risulta infatti essere un manifesto di cosa si possa fare contaminando gli stilemi tipici dell'emo.
L'opener New Beginnings è, ad esempio, innestata da forti componenti hardcore, così come la più punk-rock Post Script.
Vere perle sono invece Grey Matter e Project Mayhem, cantate assieme a Daryl Palumbo dei Glassjaw, che espongono alcuni soluzioni melodiche e stilistiche, seppur debitrici delle intuizioni dei Refused, destinate ad avere un forte impatto sull'evoluzione del genere: la prima regala melodie in bilico tra emo e rock'n'roll, la seconda mescola il post-hardcore più violento all'elettronica.
Pezzi più personali sono invece Awake, cullata tra hardcore e pop, e l'eccellente Without You Here, dalle reminiscenze post-grunge e con un grandioso chorus dalle melodie avvolgenti ed emozionanti.
Se invece tracce come Stay With Me e Untitled non riescono ad evolvere lo stile gothic-pop-core che già portano avanti gruppi come, ad esempio, gli AFI, emerge piuttosto qualcosa di inedito negli sperimentalismi sonori di Three Simple Words e della lunga Ender (più di 13 minuti, spezzati in una prima parte emo-core e una seconda parte di coda elettronica avant-garde).
La title-track, piazzata alla fine, è invece semplicemente un pezzo post-hardcore che non aggiunge né toglie nulla al lavoro.



LINE-UP
Alex Pappas - Drums
Derek Doherty - Bass
Nate Barcalow - Vocals
Randy "R2K" Strohmeyer - Guitar, backing vocals
Alex "Grizz" Linares - Guitar

Guest: Daryl Palumbo - Backing vocals

TRACKLIST
1. New Beginnings – 4:01
2. Letters to You – 3:19
3. Post Script – 2:49
4. Grey Matter – 2:39
5. Perfection through Silence – 3:09
6. Awake – 4:48
7. Without You Here – 4:10
8. Stay with Me – 4:02
9. Project Mayhem – 5:19
10. Untitled – 4:13
11. Three Simple Words – 4:38
12. Ender – 13:28
13. What It Is To Burn – 4:29




Say Hello to Sunshine
(Drive-Thru/Geffen, 2005)
Album

A causa di tensioni con la casa discografica, i Finch devono dire addio sia al producer Mark Trombino, sia al drummer Alex Pappas, rimpiazzato da Marc Allen.
Esce così nel 2005 il secondo capitolo della band, intitolato Say Hello to Sunshine, e volutamente rilasciato nei P2P dalla band stessa prima dell'uscita discografica.

La maturazione stilistica del gruppo è evidente fin dalle prime note; difatti il quintetto ha abbandonato del tutto gli stilemi puramente emo (tranne che nella trascurabile A Piece of Mind), pur continuando a suonare sostanzialmente un pop-punk molto ricercato, e ha evidentemente assorbito influenze da artisti più sperimentali (in alcuni momenti sono presenti perfino sventagliate math-core).
Per quanto riguarda le sonorità complessive, la band suona un po' come la versione pop-punk dell'hardcore sperimentale degli ultimi Refused.
Ma, soprattutto, l'impronta di Mike Patton è riconoscibile un po' in tutte le tracce, specie nei vocalizzi di Barcalow, e questo purtroppo è il grosso limite dell'album, dato che riflette una lacuna di personalità in favore di un eccesso derivativo. Un ascoltatore che conosca lo stile di Patton non può fare a meno di riconoscere le eccessive influenze che palesano pezzi come Insomniatic Meat e Ink (sostanzialmente una versione hardcore del sound di The Real Thing dei Faith No More), o di tracce più violente come Reduced to Teeth e Ravenous (che sembrano uscite da King for a Day, sempre dei Faith No More ).
I pezzi Brother Bleed Brother e Miro sembrano invece repertorio degli Incubus, con assai poche variazioni alla formula originaria.
Molto più personali piuttosto tracce come l'ottima A Man Alone, in bilico tra quiete e hardcore rockeggiante, le esplosioni devastanti di Revelation Song, la potente e melodicamente ondeggiante Bitemarks and Bloodstains, la folle The Casket of Roderick Usher, la sperimentale Dreams of Psilocybin.

Peccato che gli episodi migliori e più freschi si debbano trovare quasi tutti alla fine, e peccato anche che le idee senz'altro buone della band vengano contaminate da questa eccessiva ricerca di influenze "pattoniane". L'album probabilmente mirava più alto, ma a conti fatti si piazza fra le fila dei lavori di coloro che cercano il successo tramite una rilettura delle idee già avute da Patton, come ad esempio anche Incubus e Lostprophets (idealmente, in termini di creatività e freschezza sonora, i Finch sono un gradino sotto ai primi ma almeno un gradino sopra ai secondi, con i quali hanno tuttavia maggiori similitudini, dato che ne condividono l'impronta emo-core).

Purtroppo, però, la band annuncerà lo scioglimento appena un anno più tardi.
Tutti i componenti continueranno a suonare in altri progetti.


LINE-UP
Marc Allen - Drums
Derek Doherty - Bass
Nate Barcalow - Vocals
Randy "R2K" Strohmeyer - Guitar, backing vocals
Alex "Grizz" Linares - Guitar

TRACKLIST
1. Insomniatic Meat - 4:24
2. Revelation Song - 3:22
3. Brother Bleed Brother - 3:41
4. A Piece of Mind - 3:05
5. Ink - 3:36
6. Fireflies - 3:27
7. Hopeless Host - 4:19
8. Reduced to Teeth - 3:53
9. A Man Alone - 4:16
10. Miro - 3:13
11. Ravenous - 2:39
12. Bitemarks and Bloodstains - 4:39
13. The Casket of Roderick Usher - 1:50
14. Dreams of Psilocybin - 3:53



I Finch, una delle poche band post-hardcore/emo-core ad aver pubblicato un paio di meritevoli dischi tra il 2002 e il 2005, si riforma nel 2007 dopo quasi due anni di pausa.
Nel frattempo Doherty e Allen se ne sono andati, rimpiazzati da Drew Marcogliese (batteria e percussioni) e Daniel Wonacott (basso e seconda voce).
La prima nuova pubblicazione è un omonimo Finch EP, rilasciato il 22 luglio 2008 senza il supporto di alcuna label.
Il lavoro contiene 4 tracce (Daylight, Famine or Disease, From Hell e Chinese Organ Thieves) che aggiornano molto lievemente lo stile già sviscerato su Say Hello to Sunshine. I nuovi pezzi a tratti spingono sul pedale dell'hardcore (la non troppo coinvolgente Daylight), altre volte accoppiano gli sperimentalismi chitarristici post-hardcore di Say Hello to Sunshine con melodie vocali alla Incubus (la catchy Famine or Disease), mentre il nuovo acquisto Marcogliese sorprende con pattern ritmici frenetici e imprevedibili (soprattutto in From Hell) e la composizione in generale raggiunge buoni livelli di contaminazione e sperimentazione (i 7 minuti e mezzo del post-hardcore Chinese Organ Thieves, capolavoro dell'EP, sfumato continuamente con tocchi alla Mike Patton, ombre jazzate, dissonanze chitarristiche, climax di stratificazioni, effetti digitali).
Tuttavia i pezzi sono solamente 4, e probabilmente sarebbero diventati B-side ai tempi di Say Hello to Sunshine. Meglio attendere un vero full-length per valutare quanto il ritorno della band possa essere trascurabile o al contrario scintillante.
Barcalow dovrebbe in ogni caso smetterla di tentare di imitare Brandon Boyd e Mike Patton, e trovarsi un proprio vero stile vocale (ai tempi di What Is to Burn, ad esempio, suonava decisamente più personale).





Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.
Copyright © Matthias Stepancich