Home


FAQ


Music


Cinema


More Stuff




Flaw

Through the Eyes (2001) 5/10
Endangered Species (2004) 6/10



Dopo diversi anni di gavetta (la band nasce nel 1995) e ben tre dischi autoprodotti (American Arrogance, Flaw e Drama), gli americani Flaw esordiscono su major con Through the Eyes (Universal, 2001), un lavoro che si colloca sicuramente nel filone nu-metal, ma presenta una serie di elementi che differenziano il gruppo dalla maggioranza delle proposte di tale genere.
Elementi già palesi nell'opener Only the Strong: stop-and-go psicotici, sezione ritmica più funk della media, riffing dai chiari echi grunge, e una voce (Chris Volz) molto particolare, che in espressività preferisce nettamente il terreno melodico (anche sulle parti strumentalmente più heavy), e si permette escursioni orientaleggianti alternate ad improvvise sfuriate rapcore o hardcore.
Particolarmente degne di nota, oltre all'opener, anche la ballata My Letter, l'emotiva e bizzarra chiusura di One More Time, e la trascinante Payback, ma le restanti tracce suonano davvero eccessivamente già sentite; le più melodiche e meno rabbiose sono peraltro un plagio ai Taproot (Whole), mentre le più violente sono un plagio ai Mudvayne (Scheme e Reliance, la cui furia metal con spruzzi di melodia deriva dritta da dischi come L.D. 50); altre tracce risultano invece noiose power-ballad post-grunge, contaminate di striscio dal rapcore (Inner Strength) o dall'emo alla Jimmy Eat World (Best I Am).

Qualche cambiamento in sede di line-up (fuori il chitarrista e tastierista Jason Daunt e cambiato il batterista Chris Ballinger con il più tecnico Micah Havertape), e i Flaw tornano in studio dopo un distruttivo tour di 18 mesi, quindi nel 2004 pubblicano il loro secondo (e ultimo) capitolo.
Endangered Species (Universal, 2004) suona più ricercato e maturo del debutto, ma non presenta ancora un quantitativo sufficiente di idee.
L'hard-rock malato misto a nu-metal di Medicate, il post-grunge melodico della title-track, le progressioni catchy di Recognize e la soffusa ballata Wait for Me sono le prime quattro tracce, nonché le migliori del lavoro. Tutto il resto del disco è composto per metà da idee già sentite nelle suddette quattro tracce, e per la restante metà di idee già sentite a profusione nei filoni nu-metal e post-grunge, che ormai hanno esaurito la loro essenza di freschezza da qualche anno (e quindi non si comprende questo voler continuare a proporne gli stilemi). Degne di nota, forse, solamente You've Changed e la conclusiva Not Enough, pezzi in cui la voce di Chris Volz e la chitarra di Lance Arny non sembrano più elementi monotoni ma anzi mostrano un certo potenziale emotivo.
Ad ogni modo, la lentezza cadenzata dei ritmi e le melodie di Volz sono i due elementi che fanno distinguere il gruppo sia all'interno del filone nu-metal sia all'interno del panorama post-grunge, per farlo sconfinare più di una volta nei lidi di un rock ricercato molto personale. Manca il contenuto, ma la forma è convincente.
Purtroppo, poco dopo questa release la Universal "scarica" la band, quindi il gruppo si scioglie (peraltro nell'anonimato, senza nemmeno avvisare i fan o scriverlo sul loro website), e i vari membri entrano a far parte di altri progetti musicali (dei quali l'unico celebre diventa quello dei Five.Bolt.Main di Volz).





Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.
Copyright © Matthias Stepancich