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Foetus

Deaf (1981)
6/10
Ache (1982)
6/10
Hole (1984)
8/10
Nail (1985) 8.5/10
Thaw (1988)
7.5/10
Gash (1995)
7/10
Flow (2001)
7/10
Love (2005)
6.5/10



You've Got Foetus on Your Breath
Deaf
(Self Immolation, 1981)
Album

Foetus è uno pseudonimo per indicare i lavori del progetto principale di J. G. Thirlwell, la maggior parte dei quali pubblicati tramite un monicker diverso.
Thirlwell nasce in Australia, ma presto (a vent'anni) si trasferisce a Londra; qui resta folgorato dall'allora appena nata scena Industrial, quella di Throbbing Gristle e Cabaret Voltaire, che coniugavano il nichilismo punk all'avanguardia noise.
Comincia qui la sua carriera di musicista del rumore e delle psicosi, allineandosi alla scena noise e facendo uscire prima un paio di singoli, poi il primo album Deaf.
Per promuovere il lavoro senza pressioni da parte di terzi, Thirlwell fonda la propria etichetta (la Self Immolation) così come avevano fatto i Throbbing Gristle; l'album esce a nome You've Got Foetus on Your Breath.
Deaf è legato indissolubilmente alla new wave, e presenta solamente i semi di quello che produrrà in futuro il progetto; un po' tutte le influenze e gli stili che frullano in testa a Thirlwell vengono fusi in un pastone di, sostanzialmente, creatività dadaista. Si va da stilemi che anticipano un po' le tendenze che domineranno gli anni '80 quali disco e cadenze hip-hop sintetiche (ovvero la parte meno interessante del lavoro) a sperimentazioni industriali degne delle menti inglesi più anarchiche (What Have You Been Doing? e Harold McMillan in particolare). Sul versante lirico, Thirlwell fa intravedere quali saranno alcune delle sue tematiche più ricorrenti (sadomasochismo, disgusto, decadenza) tramite un lessico più ricercato del previsto.
Il tutto viene sublimato nelle folli Why Can't It Happen To Me? (forse il capolavoro del disco) e Negative Energy (una chiusura magnificente e distruttiva).



LINE UP
J. G. Thirlwell - Performance and production
Harlan Cockburn - Engineering

TRACKLIST
1. New York or Bust – 2:00
2. Is That a Line? – 7:09
3. Why Can't It Happen to Me? – 3:14
4. I Am Surrounded by Incompetence – 4:52
5. What Have You Been Doing? – 5:32
6. Today I Started Slogging Again – 5:48
7. Harold MacMillan – 3:35
8. Thank Heavens for Push Button Phones – 4:26
9. Flashback – 3:37
10. Negative Energy – 15:55




You've Got Foetus on Your Breath
Ache
(Self Immolation, 1982)
Album

Thirlwell prosegue sostanzialmente sui binari del suo esordio, aggiungendo assai poco al sound del suo progetto musicale (che per ora mantiene ancora lo stesso monicker).
In Ache, del 1982, si notano soprattutto delle sperimentazioni più spiccate con l'output (pitch, stereo, volumi) e una certa attitudine a guardare le composizioni in modo orchestrale (attitudine che svilupperà parecchio maggiormente nei lavori successivi).
Per il resto, il solito pastone dadaista di funk e rock straziato da elettronica e rumoristica industriale.



LINE UP
J. G. Thirlwell - Performance and production
Harlan Cockburn - Engineering

TRACKLIST
1. Dying With My Boots On – 2:16
2. J. Q. Murder – 4:21
3. Gums Bleed – 4:21
4. Mark of the Ostracizor – 5:59
5. Exit the Man With 9 Lives – 3:44
6. Get Out of My House – 5:05
7. Wholesome Town – 4:24
8. Whole Wheat Rolls – 0:59
9. Kid Hate Kid – 5:24
10. Instead… I Became Anenome – 4:37




Scraping Foetus off the Wheel
Hole
(Self Immolation/Some Bizzare, 1984)
Album

Thirlwell, dopo due dischi in linea con la scena industriale londinese, se ne vola a New York.
Qui trova sicuramente l'ispirazione che andava cercando, dato che i suoi lavori americani sono nettamente migliori di quelli londinesi.
D'altronde a New York è il periodo della No Wave, e Thirlwell non esita ad entrare in contatto con gli esponenti principali del suddetto movimento post-punk/avanguardistico, come ad esempio Lydia Lunch (con cui, per un po' di anni, sarà anche fidanzato).
Cambiato il monicker in Scraping Foetus Off The Wheel e stipulato un accordo con la Some Bizzarre, il terzo disco del suo progetto principale esce nel 1984 e porta il titolo di Hole (comunque registrato a Londra).
Sparata a mille l'apertura: Clothes Hoist è un punk-rock ottantiano apocalittico e irriverente, folle nel sampling ma minimale nel testo ("I like the way you wear your clothes, I wanna stick my head under your hose"), che fa pensare a quanto Thirlwell sarà musicalmente importante per band tipo i Ministry.
Lust For Death coniuga due aspetti a prima vista inconciliabili: apocalissi industriali (rappresentata da percussioni metalliche, liriche necrofile e rumoreggi atonali) e goliardia dal sapore schizo-perverso (tutta la traccia è costruita con campionamenti allegramente jazzati e di sigle televisive serie zeta).
I'll Meet You In Poland Baby è un capolavoro: sperimentazione pura con i sampling, sia vocali (che vengono ripetuti, violentati, abbassati di pitch, filtrati, distorti) sia tastieristici (con delle linee sinfoniche inquietanti e liturgiche), liriche provocatorie sull'ascesa di Hitler (con annessi campionamenti delle sue arringhe, così come di sirene e di clangori militari), drum-machine impazzita.
Un'orgia di battiti sintetici, cigolii, schitarrate e vocalizzi infernali compone Hot Horse, mentre Sick Man è una distorsione malata del blues più classico (armoniche, tastiere, chitarre e scale country-blues condite da un testo che porta all'estremo le liriche del genere) su di una batteria elettronica sempre più veloce e rockeggiante, fino all'esplosione di una parodia assurda della sigla del telefilm ottantiano di Batman: ci si comincia a chiedere se ci troviamo di fronte ad un genio o ad un pazzo totale.
Street Of Shame è un collage di tribalismi e cori afro conditi da campionamenti minimali di pianoforte e synth, mentre Satan Place è forse l'episodio più folle del disco: una irriverente e ghignante parodia del pop-rock sessantiano, a partire dai vocalizzi alla Beach Boys (che pure sono campionati nel pezzo), con coretti annessi, fino alle tastiere beat, conducendo il tutto alla chiusura nella citazione di Surfin' Bird.
Decisamente più cacofonico e paranoiato il panorama perverso di White Knuckles, un episodio minore, mentre si torna ad una parodia schizoide dello swing su Water Torture, dall'incedere simile ad una sorta di hip-hop sperimentale.
Chiude il disco un episodio infernale ma dal sapore molto (forse troppo) synth-pop, ovvero Cold Day In Hell, immersa in battiti sincopati e tastiere liturgiche distorte come in una messa nera, mentre Thirlwell provoca ancora sul versante lirico (stavolta con un attacco alla religione).



LINE UP
J. G. Thirlwell - Performance, production, arrangements
Warne Livesy - Enginneering
Charles Gray - Enginneering

TRACKLIST
1. Clothes Hoist – 3:25
2. Lust For Death – 3:38
3. I'll Meet You In Poland Baby – 4:50
4. Hot Horse – 3:31
5. Sick Man – 4:15
6. Street Of Shame – 3:28
7. Satan Place – 3:22
8. White Knuckles – 4:31
9. Water Torture – 3:50
10. Cold Day In Hell – 5:28




Scraping Foetus off the Wheel
Nail
(Self Immolation/Some Bizzare, 1985)
Album

Quarto lavoro del progetto solista principale di Thirlwell, Nail esce nel 1985 nuovamente sotto lo pseudonimo Scraping Foetus Off The Wheel.
In Nail, Thirlwell continua a percorrere il parallellismo tra l'irriverenza nichilista della sua "evil soul" (come canta egli stesso) e il suo indiscutibile talento "crossover" (non a caso siamo negli anni in cui nasce il concetto di crossover-rock, e Thirlwell avrà un'influenza non indifferente su gente come i Faith No More), su questo disco particolarmente ricco di sfoghi cerebrali e sinfonie tastieristiche (e stavolta il matrimonio tra sperimentalismo industriale, sinfonie drammatiche e liriche catastrofico-esistenzialiste deve probabilmente molto a Not Available dei The Residents).
Tutto ciò è udibile fin da subito, con l'ouverture wagneriana di Theme From Pigdom Come e il funk orchestrale di The Throne Of Agony, tracciante coordinate da messa nera su ritmiche sintetiche sempre più veloci, con annessa citazione della sigla del telefilm Mission Impossible.
Se ! è un cataclisma sonoro minimale (4 secondi), Pigswill! costruisce su una base industriale di scuola Einstürzende Neubauten un inno alla distruzione del genere umano, vitalizzato da una serie di campionamenti chitarristici; nel frattempo vengono percosse lamiere e messi in moto seghetti e scalpelli, prima di lasciare spazio ad una ripresa della traccia d'apertura, che si evolve in un finale punk.
Descent Into The Inferno riprende alcuni sprazzi dello swing con cui Thirlwell elaborava alcuni collage di Hole per costruire una pessimistica visione della vita a L.A., creando un pezzo anticipante molti sound anni '90.
Altri campionamenti swingati sono utilizzati (col contagocce, stavolta) anche nella sincopata e tetra Enter The Exterminator, ancora una volta legata tematicamente all'olocausto (stavolta dall'occhio di un prigioniero), e a questo punto è facile capire quanto la direzione presa dal progetto Foetus abbia ormai virato su qualcosa di più minacciosamente pericoloso: la riflessione sulla società diventa riflessione sull'individualità, e la smorfia "I'm gonna explode" urlata tra i denti e accompagnata da percosse metalliche che apre la successiva DI-1-9026 non può che confermarlo; il tutto viene condito da sassofoni, pianoforti, cori e l'onnipresente drum-machine (elemento che però, a questo punto, comincia un po' a stancare, essendo troppo monotono e ormai troppo legato alla cultura synth-pop per essere all'altezza dei progetti di Thirlwell).
The Overture From Pigdome Come è un intermezzo sinfonico in cui Thirlwell mostra ancora una volta di voler sfogare desideri di magnificenza wagneriana, mentre Private War è un intermezzo rumoristico che introduce la finale Anything (Viva!), un'altra conclusione atta a simbolizzare una discesa negli Inferi, come nel precedente Hole, ma stavolta molto più industriale (sono davvero apocalittici i rumori metallici che impregnano il pezzo) e se possibile anche più tetra e malvagia. Questo punto finale è forse il vertice del lavoro, dato che getta una luce ancora più maledetta (e allo stesso tempo geniale dal punto di vista strutturale) sull'intero disco, e riesce a compensare il difetto di avere in realtà un piccolo numero di pezzi effettivamente completi (dato che due tracce sono intermezzi rumoristici e altre due sono pompose ma brevi composizioni sinfoniche).



LINE UP
J. G. Thirlwell - Performance, production, arrangements
Warne Livesy - Production, enginneering

TRACKLIST
1. Theme From Pigdom Come – 1:52
2. The Throne Of Agony – 5:18
3. ! – 0:04
4. Pigswill! – 6:13
5. Descent Into The Inferno – 6:17
6. Enter The Exterminator – 4:43
7. DI-1-9026 – 4:40
8. The Overture From Pigdome Come – 3:01
9. Private War – 1:06
10. Anything (Viva!) – 6:50




Foetus Interruptus
Thaw
(Self Immolation/Some Bizzare, 1988)
Album

Quinto album per il progetto Foetus, dopo una manciata di EP e varie collaborazioni con gli Swans; stavolta Thirlwell sforna un nuovo full-length con il nuovo monicker Foetus Interruptus e con un nuovo studio di registrazione (non più a Londra, ma a Brooklyn).
Thaw è l'episodio forse più violento ma forse anche più ordinario della sua carriera ottantiana.
Si apre magnificamente con l'industrial rock di Don't Hide It Provide It, ruvidissimo (alla Ministry) e condito da un testo inneggiante al sadomasochismo, ma gran parte del resto del disco non mantiene tali premesse.
Asbestos e Barbedwire Tumbleweed sono cacofonia pura, Fin è rumoristica industriale, English Faggot / Nothin Man una specie di hip-hop ottantiano che lascia il tempo che trova, Fratricide Pastorale un crescendo orchestrale di due minuti, ¡Chingada! un'orientaleggiante turpiloquio infarcito di dissonanze. Sono tutti pezzi che si fanno notare per la cura nel sound e nelle "partizioni" di sampling, ma lasciano con un sapore di filler vacui e senza sostanza.
Risollevano notevolmente il lavoro la follia di Hauss-on-Fah, il dissonante swing che si trasforma in un rock industriale sinfonico di The Dipsomaniac Kiss, l'industrial metal che sostiene il malato monologo di A Prayer for My Death.
L'impressione finale è che Thirlwell sia andato ulteriormente fuori di testa, ma stavolta abbia lasciato un bel po' di genialità a casa.



LINE UP
J. G. Thirlwell a.k.a. Clint Ruin - Performance, production, arrangements
Martin Bisi - Enginneering

TRACKLIST
1. Don't Hide It Provide It – 4:29
2. Asbestos – 5:01
3. Fin – 0:37
4. English Faggot / Nothin Man – 3:38
5. Hauss-on-Fah – 5:56
6. Fratricide Pastorale – 1:59
7. The Dipsomaniac Kiss – 4:12
8. Barbedwire Tumbleweed – 3:25
9. ¡Chingada! – 3:16
10. A Prayer for My Death – 7:01




Foetus
Gash
(Sony/Columbia, 1995)
Album

Dopo una serie di raccolte, progetti paralleli e collaborazioni (tra cui alcune con Swans e Prong), Thirlwell decide di tornare al suo progetto principale e pubblica il sesto full-length inedito a nome Foetus (stavolta semplificando il monicker in Foetus e basta).
In Gash si avvale non solo della produzione di una major, ma anche di eccellenti ospiti (provenienti da band come Unsane e Cop Shoot Cop). Il risultato è un lungo e devastante baccanale.
Si sfiora la drone music nell'apertura ipnotica di Mortgage, mentre si viene travolti da un industrial rock a grancassa martellante innestato da geniali parti di fiati in Mighty Whity.
Friend or Foe riprende stilemi di classico country-blues violentandoli e gettandoli in un calderone industriale, con uno stile affinato e ancor più incisivo di quello già mostrato nei pezzi similari di Hole, mentre Hammer Falls fa la stessa cosa con dei campionamenti di musiche orientali, innestando il tutto con chitarre elettriche pastose vitalizzate da sezioni di fiati allucinate.
Downfall è un'apocalisse industrial rumoristica, mentre Take It Outside Godboy si divide in una prima parte di violino e synth a disegnare la colonna sonora di qualche film (si sentono dialoghi in sottofondo) e una seconda parte industrial rock cacofonica.
Altre stratificazioni reggono l'impasto sonoro di Verklemmt (che campiona anche gli AC/DC), mentre They Are Not So True è costruita interamente su di un'orgia d'organo liturgico.
Slung è forse l'esperimento più folle: 11 minuti di allegro swing tirato e caotico; Steal Your Life Away campiona Iron Man e compone un caos devastante su cadenza hip-hop, ricco di distorsioni, dissonanze e impasti.
Mutapump è tutta costruita su fiati e campionamenti di colonne sonore di sapore epico (ecco tornare i deliri wagneriani di Thirlwell), mentre la chiusura See Ya Later è probabilmente la traccia con più sovraincisioni e distorsioni mai registrata per un album di Foetus.



LINE UP
J. G. Thirlwell - All instruments and vocals, except:
Tod Ashley - Bass (2, 3, 4, 5, 6, 11, 12)
Vinnie Signorelli - Drums (5, 9)
Marc Ribot - Guitar (3, 9, 12)
Marcellus Hall - Harmonica (3)
Steve Bernstein - Trumpet (2, 5, 6, 11, 12)
The Heresey Horns - Horns (2, 4, 9)

TRACKLIST
1. Mortgage – 6:19
2. Mighty Whity – 3:56
3. Friend or Foe – 4:27
4. Hammer Falls – 5:34
5. Downfall – 2:58
6. Take It Outside Godboy – 4:54
7. Verklemmt – 4:45
8. They Are Not So True – 3:34
9. Slung – 11:21
10. Steal Your Life Away – 4:42
11. Mutapump – 5:33
12. See Ya Later – 4:48




Foetus
Flow
(Thirsty Ear, 2001)
Album

Tra compilation e collaborazioni, Thirlwell trova anche spazio per un nuovo episodio dei Foetus.
Il settimo lavoro della "band" esce nel 2001 e si intitola Flow.
Thirlwell sembra voler abbandonare la furia nichilista dei suoi lavori principali, e si concentra su due cose che li riescono comunque molto bene: orchestrare la musica industrial rock (!) e comporre collage sempre più "crossover" di stili differenti.
Su Flow troviamo quindi innanzitutto una nuova testimonianza del suo animo più eclettico, e ciò si manifesta perfettamente anche con il fatto che è lui a comporre e suonare praticamente tutti gli strumenti, e in questo disco ce ne sono davvero molti: sax, sitar, fiati, pianoforti, chitarre, violini, drum-machine, percussioni (magnifiche, tra l'altro) e una serie di campionamenti industriali impressionante.
Purtroppo spesso il collage non dà i risultati che sulla carta potrebbe lasciar sperare, suonando già sentiti o "stiracchiati", ma ciò non toglie che le linee di basso di The Need Machine, i loop di Suspect, le reminiscenze settantiane di Someone Who Cares e i corali jazz di Heuldoch 7B siano idee che vanno a segno.
Il genio di Thirlwell, però, resta chiaramente percepibile soprattutto (e forse solo) nella lunga e complessa Mandelay (8 minuti) e nel susseguirsi di climax della conclusiva Kreibabe (13 minuti).


LINE UP
J. G. Thirlwell – All instruments and vocals, except:
Hahn Rowe – Violin solo (3)
Christian Gibbs – Guitar (9)
Oren Bloedow – Guitar (9)

TRACKLIST
1. Quick Fix – 4:06
2. Cirrhosis of the Heart – 4:02
3. Mandelay – 8:21
4. Grace of God – 5:42
5. The Need Machine – 4:53
6. Suspect – 5:54
7. (You Got Me Confused With) Someone Who Cares – 3:45
8. Heuldoch 7B – 4:47
9. Victim or Victor? – 5:03
10. Shun – 3:23
11. Kreibabe – 12:52



Foetus
Love
(Ectopic Ents/Birdman, 2005)
Album

Love è l'ottavo full-length accreditato a nome Foetus, progetto solista principale di J. G. Thirlwell, ed esce nel 2005.
Inspiegabilmente recensito da molti critici come un "ritorno al passato industrial" (c'è da chiedersi se abbiano ascoltato il disco), in realtà Love è l'esatto contrario: è il lavoro in cui per la prima volta Thirlwell abbandona completamente la voglia di nichilismo sonoro e lirico nelle sue composizioni. Anzi, stavolta si dedica esclusivamente al suo talento compositivo in forma orchestral-synth-pop, utilizzando ancora le cacofonie dei due precedenti lavori ma abbandonando le voci ruvide e orrorifiche di cui si è sempre servito per disegnare i suoi paesaggi apocalittici.
Love è uno strano album di composizioni pop-rock sinfoniche, dall'animo assolutamente non omologato al songwriting dell'epoca in cui esce; deliri wagneriani alternati a solitari paesaggi di sapore 1980s su Aladdin Reverse, lounge e jazz su Mon Agonie Douce, ritmiche latino-americane su Miracle, pattern sinfonici epici e magniloquenti su Don't Want Me Anymore, percussioni orientaleggianti sposate a orchestrazioni gotiche su Blessed Evening, inquieto ambient su Pareidolia. Tutto è parto di un Thirlwell ora più che mai libero da qualsiasi cosa possa somigliare ad una forma-canzone o ad una melodia orecchiabile, ma riversante il suo sfogo compositivo sugli strumenti come un musicista classico impazzito.
Gli infernali calderoni di Time Marches On e How to Vibrate sono un po' il sunto di tutta l'opera.
Due grossi difetti: l'impressione che i pezzi si assomiglino troppo tra di essi (o meglio, che comunichino sempre il medesimo stato d'animo), e l'incapacità vocale di Thirlwell in alcune melodie, come quella di (Not Adam), per le quali sembra una giustificazione decisamente forzata pensare che volesse ottenere un effetto vocale dissonante.
Comunque, ancora una volta, Thirlwell riesce a scrivere un lavoro che, se magari non anticipa i tempi come invece facevano i suoi capolavori degli 1980s, perlomeno suona abbastanza differente (e composto più cerebralmente) rispetto alla musica che c'è in giro, sufficientemente da farsi notare positivamente.


LINE UP
J. G. Thirlwell – All instruments and vocals, except:
Pamelia Kurstin – Theremin (7)
Jeff Davidson – Trumpet (9)
Christian Gibbs – Guitar (9)
Kurt Wolf – Rhythm guitars (4)
Jennifer Charles – Vocals (8)

TRACKLIST
1. (Not Adam) – 4:11
2. Mon Agonie Douce – 3:29
3. Aladdin Reverse – 7:30
4. Miracle – 4:48
5. Don't Want Me Anymore – 6:44
6. Blessed Evening – 3:41
7. Pareidolia – 6:01
8. Thrush – 6:53
9. Time Marches On – 3:07
10. How to Vibrate – 8:31

 




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