You've Got Foetus on Your Breath
Deaf
(Self Immolation, 1981)
Album
Foetus è uno
pseudonimo per indicare i lavori del progetto principale di J. G.
Thirlwell, la maggior parte dei quali pubblicati tramite un monicker
diverso.
Thirlwell nasce in Australia, ma presto (a vent'anni) si trasferisce
a Londra; qui resta folgorato dall'allora appena nata scena Industrial,
quella di Throbbing Gristle e Cabaret
Voltaire, che coniugavano il nichilismo punk all'avanguardia noise.
Comincia qui la sua carriera di musicista del rumore e delle psicosi,
allineandosi alla scena noise e facendo uscire prima un paio di singoli,
poi il primo album Deaf.
Per promuovere il lavoro senza pressioni da parte di terzi, Thirlwell
fonda la propria etichetta (la Self Immolation) così come avevano
fatto i Throbbing Gristle; l'album esce a nome You've
Got Foetus on Your Breath.
Deaf è legato indissolubilmente alla new wave,
e presenta solamente i semi di quello che produrrà in futuro
il progetto; un po' tutte le influenze e gli stili che frullano in
testa a Thirlwell vengono fusi in un pastone di, sostanzialmente,
creatività dadaista. Si va da stilemi che anticipano un po'
le tendenze che domineranno gli anni '80 quali disco e cadenze hip-hop
sintetiche (ovvero la parte meno interessante del lavoro) a sperimentazioni
industriali degne delle menti inglesi più anarchiche (What
Have You Been Doing? e Harold McMillan in
particolare). Sul versante lirico, Thirlwell fa intravedere quali
saranno alcune delle sue tematiche più ricorrenti (sadomasochismo,
disgusto, decadenza) tramite un lessico più ricercato del previsto.
Il tutto viene sublimato nelle folli Why Can't It Happen To
Me? (forse il capolavoro del disco) e Negative Energy
(una chiusura magnificente e distruttiva).
LINE UP
J. G. Thirlwell - Performance and production
Harlan Cockburn - Engineering
TRACKLIST
1. New York or Bust – 2:00
2. Is That a Line? – 7:09
3. Why Can't It Happen to Me? – 3:14
4. I Am Surrounded by Incompetence – 4:52
5. What Have You Been Doing? – 5:32
6. Today I Started Slogging Again – 5:48
7. Harold MacMillan – 3:35
8. Thank Heavens for Push Button Phones – 4:26
9. Flashback – 3:37
10. Negative Energy – 15:55
You've Got Foetus on Your Breath
Ache
(Self Immolation, 1982)
Album
Thirlwell prosegue sostanzialmente
sui binari del suo esordio, aggiungendo assai poco al sound del suo
progetto musicale (che per ora mantiene ancora lo stesso monicker).
In Ache, del 1982, si notano soprattutto delle sperimentazioni
più spiccate con l'output (pitch, stereo, volumi) e una certa
attitudine a guardare le composizioni in modo orchestrale (attitudine
che svilupperà parecchio maggiormente nei lavori successivi).
Per il resto, il solito pastone dadaista di funk e rock straziato
da elettronica e rumoristica industriale.
LINE UP
J. G. Thirlwell - Performance and production
Harlan Cockburn - Engineering
TRACKLIST
1. Dying With My Boots On – 2:16
2. J. Q. Murder – 4:21
3. Gums Bleed – 4:21
4. Mark of the Ostracizor – 5:59
5. Exit the Man With 9 Lives – 3:44
6. Get Out of My House – 5:05
7. Wholesome Town – 4:24
8. Whole Wheat Rolls – 0:59
9. Kid Hate Kid – 5:24
10. Instead… I Became Anenome – 4:37
Scraping Foetus off the Wheel
Hole
(Self Immolation/Some Bizzare,
1984)
Album
Thirlwell, dopo due dischi in
linea con la scena industriale londinese, se ne vola a New York.
Qui trova sicuramente l'ispirazione che andava cercando, dato che
i suoi lavori americani sono nettamente migliori di quelli londinesi.
D'altronde a New York è il periodo della No Wave, e Thirlwell
non esita ad entrare in contatto con gli esponenti principali del
suddetto movimento post-punk/avanguardistico, come ad esempio Lydia
Lunch (con cui, per un po' di anni, sarà anche fidanzato).
Cambiato il monicker in Scraping Foetus Off The Wheel
e stipulato un accordo con la Some Bizzarre, il terzo disco del suo
progetto principale esce nel 1984 e porta il titolo di Hole
(comunque registrato a Londra).
Sparata a mille l'apertura: Clothes Hoist è
un punk-rock ottantiano apocalittico e irriverente, folle nel sampling
ma minimale nel testo ("I like the way you wear your clothes,
I wanna stick my head under your hose"), che fa pensare
a quanto Thirlwell sarà musicalmente importante per band tipo
i Ministry.
Lust For Death coniuga due aspetti a prima vista
inconciliabili: apocalissi industriali (rappresentata da percussioni
metalliche, liriche necrofile e rumoreggi atonali) e goliardia dal
sapore schizo-perverso (tutta la traccia è costruita con campionamenti
allegramente jazzati e di sigle televisive serie zeta).
I'll Meet You In Poland Baby è un capolavoro:
sperimentazione pura con i sampling, sia vocali (che vengono ripetuti,
violentati, abbassati di pitch, filtrati, distorti) sia tastieristici
(con delle linee sinfoniche inquietanti e liturgiche), liriche provocatorie
sull'ascesa di Hitler (con annessi campionamenti delle sue arringhe,
così come di sirene e di clangori militari), drum-machine impazzita.
Un'orgia di battiti sintetici, cigolii, schitarrate e vocalizzi infernali
compone Hot Horse, mentre Sick Man
è una distorsione malata del blues più classico (armoniche,
tastiere, chitarre e scale country-blues condite da un testo che porta
all'estremo le liriche del genere) su di una batteria elettronica
sempre più veloce e rockeggiante, fino all'esplosione di una
parodia assurda della sigla del telefilm ottantiano di Batman:
ci si comincia a chiedere se ci troviamo di fronte ad un genio o ad
un pazzo totale.
Street Of Shame è un collage di tribalismi
e cori afro conditi da campionamenti minimali di pianoforte e synth,
mentre Satan Place è forse l'episodio più
folle del disco: una irriverente e ghignante parodia del pop-rock
sessantiano, a partire dai vocalizzi alla Beach Boys
(che pure sono campionati nel pezzo), con coretti annessi, fino alle
tastiere beat, conducendo il tutto alla chiusura nella citazione di
Surfin' Bird.
Decisamente più cacofonico e paranoiato il panorama perverso
di White Knuckles, un episodio minore, mentre si
torna ad una parodia schizoide dello swing su Water Torture,
dall'incedere simile ad una sorta di hip-hop sperimentale.
Chiude il disco un episodio infernale ma dal sapore molto (forse troppo)
synth-pop, ovvero Cold Day In Hell, immersa in battiti
sincopati e tastiere liturgiche distorte come in una messa nera, mentre
Thirlwell provoca ancora sul versante lirico (stavolta con un attacco
alla religione).
LINE UP
J. G. Thirlwell - Performance, production, arrangements
Warne Livesy - Enginneering
Charles Gray - Enginneering
TRACKLIST
1. Clothes Hoist – 3:25
2. Lust For Death – 3:38
3. I'll Meet You In Poland Baby – 4:50
4. Hot Horse – 3:31
5. Sick Man – 4:15
6. Street Of Shame – 3:28
7. Satan Place – 3:22
8. White Knuckles – 4:31
9. Water Torture – 3:50
10. Cold Day In Hell – 5:28
Scraping
Foetus off the Wheel
Nail
(Self Immolation/Some Bizzare,
1985)
Album
Quarto lavoro del progetto solista
principale di Thirlwell, Nail esce nel 1985 nuovamente
sotto lo pseudonimo Scraping Foetus Off The Wheel.
In Nail, Thirlwell continua a percorrere il parallellismo
tra l'irriverenza nichilista della sua "evil soul" (come
canta egli stesso) e il suo indiscutibile talento "crossover"
(non a caso siamo negli anni in cui nasce il concetto di crossover-rock,
e Thirlwell avrà un'influenza non indifferente su gente come
i Faith No More), su questo disco particolarmente
ricco di sfoghi cerebrali e sinfonie tastieristiche (e stavolta il
matrimonio tra sperimentalismo industriale, sinfonie drammatiche e
liriche catastrofico-esistenzialiste deve probabilmente molto a Not
Available dei The Residents).
Tutto ciò è udibile fin da subito, con l'ouverture wagneriana
di Theme From Pigdom Come e il funk orchestrale di
The Throne Of Agony, tracciante coordinate da messa
nera su ritmiche sintetiche sempre più veloci, con annessa
citazione della sigla del telefilm Mission Impossible.
Se ! è un cataclisma sonoro minimale (4 secondi),
Pigswill! costruisce su una base industriale di scuola
Einstürzende Neubauten un inno alla distruzione
del genere umano, vitalizzato da una serie di campionamenti chitarristici;
nel frattempo vengono percosse lamiere e messi in moto seghetti e
scalpelli, prima di lasciare spazio ad una ripresa della traccia d'apertura,
che si evolve in un finale punk.
Descent Into The Inferno riprende alcuni sprazzi
dello swing con cui Thirlwell elaborava alcuni collage di Hole
per costruire una pessimistica visione della vita a L.A., creando
un pezzo anticipante molti sound anni '90.
Altri campionamenti swingati sono utilizzati (col contagocce, stavolta)
anche nella sincopata e tetra Enter The Exterminator,
ancora una volta legata tematicamente all'olocausto (stavolta dall'occhio
di un prigioniero), e a questo punto è facile capire quanto
la direzione presa dal progetto Foetus abbia ormai
virato su qualcosa di più minacciosamente pericoloso: la riflessione
sulla società diventa riflessione sull'individualità,
e la smorfia "I'm gonna explode" urlata tra i denti
e accompagnata da percosse metalliche che apre la successiva DI-1-9026
non può che confermarlo; il tutto viene condito da sassofoni,
pianoforti, cori e l'onnipresente drum-machine (elemento che però,
a questo punto, comincia un po' a stancare, essendo troppo monotono
e ormai troppo legato alla cultura synth-pop per essere all'altezza
dei progetti di Thirlwell).
The Overture From Pigdome Come è un intermezzo
sinfonico in cui Thirlwell mostra ancora una volta di voler sfogare
desideri di magnificenza wagneriana, mentre Private War
è un intermezzo rumoristico che introduce la finale Anything
(Viva!), un'altra conclusione atta a simbolizzare una discesa
negli Inferi, come nel precedente Hole,
ma stavolta molto più industriale (sono davvero apocalittici
i rumori metallici che impregnano il pezzo) e se possibile anche più
tetra e malvagia. Questo punto finale è forse il vertice del
lavoro, dato che getta una luce ancora più maledetta (e allo
stesso tempo geniale dal punto di vista strutturale) sull'intero disco,
e riesce a compensare il difetto di avere in realtà un piccolo
numero di pezzi effettivamente completi (dato che due tracce sono
intermezzi rumoristici e altre due sono pompose ma brevi composizioni
sinfoniche).
LINE UP
J. G. Thirlwell - Performance, production, arrangements
Warne Livesy - Production, enginneering
TRACKLIST
1. Theme From Pigdom Come – 1:52
2. The Throne Of Agony – 5:18
3. ! – 0:04
4. Pigswill! – 6:13
5. Descent Into The Inferno – 6:17
6. Enter The Exterminator – 4:43
7. DI-1-9026 – 4:40
8. The Overture From Pigdome Come – 3:01
9. Private War – 1:06
10. Anything (Viva!) – 6:50
Foetus
Interruptus
Thaw
(Self Immolation/Some Bizzare,
1988)
Album
Quinto album per il progetto
Foetus, dopo una manciata di EP e varie collaborazioni con
gli Swans; stavolta Thirlwell sforna un nuovo
full-length con il nuovo monicker Foetus Interruptus
e con un nuovo studio di registrazione (non più a Londra, ma
a Brooklyn).
Thaw è l'episodio forse più violento
ma forse anche più ordinario della sua carriera ottantiana.
Si apre magnificamente con l'industrial rock di Don't Hide
It Provide It, ruvidissimo (alla Ministry)
e condito da un testo inneggiante al sadomasochismo, ma gran parte
del resto del disco non mantiene tali premesse.
Asbestos e Barbedwire Tumbleweed
sono cacofonia pura, Fin è rumoristica industriale,
English Faggot / Nothin Man una specie di hip-hop
ottantiano che lascia il tempo che trova, Fratricide Pastorale
un crescendo orchestrale di due minuti, ¡Chingada!
un'orientaleggiante turpiloquio infarcito di dissonanze. Sono tutti
pezzi che si fanno notare per la cura nel sound e nelle "partizioni"
di sampling, ma lasciano con un sapore di filler vacui e senza sostanza.
Risollevano notevolmente il lavoro la follia di Hauss-on-Fah,
il dissonante swing che si trasforma in un rock industriale sinfonico
di The Dipsomaniac Kiss, l'industrial metal che sostiene
il malato monologo di A Prayer for My Death.
L'impressione finale è che Thirlwell sia andato ulteriormente
fuori di testa, ma stavolta abbia lasciato un bel po' di genialità
a casa.
LINE UP
J. G. Thirlwell a.k.a. Clint Ruin - Performance, production, arrangements
Martin Bisi - Enginneering
TRACKLIST
1. Don't Hide It Provide It – 4:29
2. Asbestos – 5:01
3. Fin – 0:37
4. English Faggot / Nothin Man – 3:38
5. Hauss-on-Fah – 5:56
6. Fratricide Pastorale – 1:59
7. The Dipsomaniac Kiss – 4:12
8. Barbedwire Tumbleweed – 3:25
9. ¡Chingada! – 3:16
10. A Prayer for My Death – 7:01
Foetus
Gash
(Sony/Columbia, 1995)
Album
Dopo una serie di raccolte, progetti
paralleli e collaborazioni (tra cui alcune con Swans
e Prong), Thirlwell decide di tornare al suo
progetto principale e pubblica il sesto full-length inedito a nome
Foetus (stavolta semplificando il monicker in Foetus
e basta).
In Gash si avvale non solo della produzione di una
major, ma anche di eccellenti ospiti (provenienti da band come Unsane
e Cop Shoot Cop). Il risultato è
un lungo e devastante baccanale.
Si sfiora la drone music nell'apertura ipnotica di Mortgage,
mentre si viene travolti da un industrial rock a grancassa martellante
innestato da geniali parti di fiati in Mighty Whity.
Friend or Foe riprende stilemi di classico country-blues
violentandoli e gettandoli in un calderone industriale, con uno stile
affinato e ancor più incisivo di quello già mostrato
nei pezzi similari di Hole, mentre Hammer
Falls fa la stessa cosa con dei campionamenti di musiche
orientali, innestando il tutto con chitarre elettriche pastose vitalizzate
da sezioni di fiati allucinate.
Downfall è un'apocalisse industrial rumoristica,
mentre Take It Outside Godboy si divide in una prima
parte di violino e synth a disegnare la colonna sonora di qualche
film (si sentono dialoghi in sottofondo) e una seconda parte industrial
rock cacofonica.
Altre stratificazioni reggono l'impasto sonoro di Verklemmt
(che campiona anche gli AC/DC), mentre They
Are Not So True è costruita interamente su di un'orgia
d'organo liturgico.
Slung è forse l'esperimento più folle:
11 minuti di allegro swing tirato e caotico; Steal Your Life
Away campiona Iron Man e compone un caos
devastante su cadenza hip-hop, ricco di distorsioni, dissonanze e
impasti.
Mutapump è tutta costruita su fiati e campionamenti
di colonne sonore di sapore epico (ecco tornare i deliri wagneriani
di Thirlwell), mentre la chiusura See Ya Later è
probabilmente la traccia con più sovraincisioni e distorsioni
mai registrata per un album di Foetus.
LINE UP
J. G. Thirlwell - All instruments and vocals, except:
Tod Ashley - Bass (2, 3, 4, 5, 6, 11, 12)
Vinnie Signorelli - Drums (5, 9)
Marc Ribot - Guitar (3, 9, 12)
Marcellus Hall - Harmonica (3)
Steve Bernstein - Trumpet (2, 5, 6, 11, 12)
The Heresey Horns - Horns (2, 4, 9)
TRACKLIST
1. Mortgage – 6:19
2. Mighty Whity – 3:56
3. Friend or Foe – 4:27
4. Hammer Falls – 5:34
5. Downfall – 2:58
6. Take It Outside Godboy – 4:54
7. Verklemmt – 4:45
8. They Are Not So True – 3:34
9. Slung – 11:21
10. Steal Your Life Away – 4:42
11. Mutapump – 5:33
12. See Ya Later – 4:48
Foetus
Flow
(Thirsty Ear, 2001)
Album
Tra compilation e collaborazioni,
Thirlwell trova anche spazio per un nuovo episodio dei Foetus.
Il settimo lavoro della "band" esce nel 2001 e si intitola
Flow.
Thirlwell sembra voler abbandonare la furia nichilista dei suoi lavori
principali, e si concentra su due cose che li riescono comunque molto
bene: orchestrare la musica industrial rock (!) e comporre collage
sempre più "crossover" di stili differenti.
Su Flow troviamo quindi innanzitutto una nuova testimonianza
del suo animo più eclettico, e ciò si manifesta perfettamente
anche con il fatto che è lui a comporre e suonare praticamente
tutti gli strumenti, e in questo disco ce ne sono davvero molti: sax,
sitar, fiati, pianoforti, chitarre, violini, drum-machine, percussioni
(magnifiche, tra l'altro) e una serie di campionamenti industriali
impressionante.
Purtroppo spesso il collage non dà i risultati che sulla carta
potrebbe lasciar sperare, suonando già sentiti o "stiracchiati",
ma ciò non toglie che le linee di basso di The Need
Machine, i loop di Suspect, le reminiscenze
settantiane di Someone Who Cares e i corali jazz
di Heuldoch 7B siano idee che vanno a segno.
Il genio di Thirlwell, però, resta chiaramente percepibile
soprattutto (e forse solo) nella lunga e complessa Mandelay
(8 minuti) e nel susseguirsi di climax della conclusiva Kreibabe
(13 minuti).
LINE UP
J. G. Thirlwell – All instruments and vocals, except:
Hahn Rowe – Violin solo (3)
Christian Gibbs – Guitar (9)
Oren Bloedow – Guitar (9)
TRACKLIST
1. Quick Fix – 4:06
2. Cirrhosis of the Heart – 4:02
3. Mandelay – 8:21
4. Grace of God – 5:42
5. The Need Machine – 4:53
6. Suspect – 5:54
7. (You Got Me Confused With) Someone Who Cares – 3:45
8. Heuldoch 7B – 4:47
9. Victim or Victor? – 5:03
10. Shun – 3:23
11. Kreibabe – 12:52
Foetus
Love
(Ectopic Ents/Birdman,
2005)
Album
Love è
l'ottavo full-length accreditato a nome Foetus, progetto
solista principale di J. G. Thirlwell, ed esce nel 2005.
Inspiegabilmente recensito da molti critici come un "ritorno
al passato industrial" (c'è da chiedersi se abbiano ascoltato
il disco), in realtà Love è l'esatto
contrario: è il lavoro in cui per la prima volta Thirlwell
abbandona completamente la voglia di nichilismo sonoro e lirico nelle
sue composizioni. Anzi, stavolta si dedica esclusivamente al suo talento
compositivo in forma orchestral-synth-pop, utilizzando ancora le cacofonie
dei due precedenti lavori ma abbandonando le voci ruvide e orrorifiche
di cui si è sempre servito per disegnare i suoi paesaggi apocalittici.
Love è uno strano album di composizioni pop-rock
sinfoniche, dall'animo assolutamente non omologato al songwriting
dell'epoca in cui esce; deliri wagneriani alternati a solitari paesaggi
di sapore 1980s su Aladdin Reverse, lounge e jazz
su Mon Agonie Douce, ritmiche latino-americane su
Miracle, pattern sinfonici epici e magniloquenti
su Don't Want Me Anymore, percussioni orientaleggianti
sposate a orchestrazioni gotiche su Blessed Evening,
inquieto ambient su Pareidolia. Tutto è parto
di un Thirlwell ora più che mai libero da qualsiasi cosa possa
somigliare ad una forma-canzone o ad una melodia orecchiabile, ma
riversante il suo sfogo compositivo sugli strumenti come un musicista
classico impazzito.
Gli infernali calderoni di Time Marches On e How
to Vibrate sono un po' il sunto di tutta l'opera.
Due grossi difetti: l'impressione che i pezzi si assomiglino troppo
tra di essi (o meglio, che comunichino sempre il medesimo stato d'animo),
e l'incapacità vocale di Thirlwell in alcune melodie, come
quella di (Not Adam), per le quali sembra una giustificazione
decisamente forzata pensare che volesse ottenere un effetto vocale
dissonante.
Comunque, ancora una volta, Thirlwell riesce a scrivere un lavoro
che, se magari non anticipa i tempi come invece facevano i suoi capolavori
degli 1980s, perlomeno suona abbastanza differente (e composto più
cerebralmente) rispetto alla musica che c'è in giro, sufficientemente
da farsi notare positivamente.
LINE UP
J. G. Thirlwell – All instruments and vocals, except:
Pamelia Kurstin – Theremin (7)
Jeff Davidson – Trumpet (9)
Christian Gibbs – Guitar (9)
Kurt Wolf – Rhythm guitars (4)
Jennifer Charles – Vocals (8)
TRACKLIST
1. (Not Adam) – 4:11
2. Mon Agonie Douce – 3:29
3. Aladdin Reverse – 7:30
4. Miracle – 4:48
5. Don't Want Me Anymore – 6:44
6. Blessed Evening – 3:41
7. Pareidolia – 6:01
8. Thrush – 6:53
9. Time Marches On – 3:07
10. How to Vibrate – 8:31