I The Fugs
furono la voce musicale più anarco-sperimentale e sarcastico-irriverente
tra le band della controcultura formatesi presso il Greenwich Village
di New York City.
La mente della band è l'intellettuale di sinistra Ed Sanders
(classe 1939), che nel 1964 propone l'idea di una rock band al poeta
beat-anarchico Tuli Kupferberg (classe 1923). I due avevano già
avuto modo di collaborare ad altri progetti, tra cui la rivista Fuck
You: A Magazine of the Arts (la quale, fondata nel 1962 da Sanders,
aveva pubblicato alcune poesie di Kupferberg).
La formazione viene poi completata con l'ingresso nella line-up del
batterista Ken Weaver, ma negli anni entreranno e usciranno dal progetto
una decina di altri collaboratori.
Il nome The Fugs viene scelto essendo "fug" un
eufemismo della parola "fuck" che Norman Mailer aveva utilizzato
nel suo romanzo del 1948 The Naked and the Dead.
Il primo album, The Village Fugs Sing Ballads of Contemporary
Protest, Point of Views[sic], and General Dissatisfaction
(Broadside/Folkways, 1965), poco dopo ristampato come The
Fugs First Album (ESP, 1966), presenta una lunga serie di
tracce il cui intento è distorcere in maniera sarcastica e
graffiante alcuni
rockabilly e il folk dei primi dischi di Bob
Dylan (I Couldn't Get High, I Saw the
Best Minds of My Generation Rock, Slum Goddess,
Supergirl, Boobs a Lot), andando
a parare spesso anche su territori di demenziale avant-garde ispirato
dalla musica primitivo-esotica (Swinburne Stomp,
My Baby Done Left Me, Nothing, We're
the Fugs, Defeated, The Ten Commandments,
e l'irriverente CIA Man), a volte anche cacofonici
o insensati (Carpe Diem, Spontaneous Salute
to Andy Warhol).
La band stravolge il folk-rock e il rock in generale attraverso le
proprie influenze artistiche (tra cui il Dadaismo, John Cage, Allan
Kaprow, Charlie Parker, William Blake), sia a livello di musica su
disco, sia (e soprattutto, visto il messaggio agit-prop) a livello
di live show, creandosi un seguito di intellettuali anarchici che
preparerà il terreno alle avanguardie di San Francisco (The Residents
in primis), alla new-wave, al punk-rock.
Questo primo disco, con i suoi piccoli abbozzi di collage musicali,
cacofonie e critiche sociali dissacranti, avrà anche una sensibile
influenza su artisti come Frank Zappa
e Captain Beefheart.
Il secondo disco, The Fugs o The Fugs Second
Album (ESP, 1966), è un proseguimento sulle medesime
coordinate, ma stavolta più convincente sia dal punto di vista
musicale (per via della presenza di validi sessionmen: Vinny Leary,
Pete Kearney, Jon Anderson, Lee Crabtree) che sperimentale (con l'assurdo
collage di 11 minuti Virgin Forest, che influenzerà
gli esperimenti più avant-garde di Frank
Zappa, l'ala più freak del movimento Fluxus, nonché il primo Industrial dei Throbbing Gristle).
Per la maggiore è composto da ironiche distorsioni di blues,
jazz, rockabilly e folk, con il proprio cuore nei testi propagandistici
e sarcastici, scagliati per la maggiore contro le politiche americane
interne ed estere.
Virgin Fugs (ESP, 1967) è una trascurabile
raccolta che la loro ex-label ESP mette su disco dopo l'abbandono
polemico di Kupferberg
e Sanders.
I due se ne vanno alla Atlantic, registrano praticamente un intero
album, ma al momento della pubblicazione viene loro detto che sono
fuori dalla label. Senza perdere tempo, riescono a stipulare un accordo
con la Reprise, ri-registrando quasi tutto il materiale e qualcosa
di nuovo. Esce così Tenderness Junction (Reprise,
1968), terzo album di inediti dei The Fugs nonché
musicalmente il loro lavoro più godibile anche da parte di
orecchie "non addette ai lavori". Il disco spazia dalla
satira della folk-song impegnata "dylaniana" (War
Song) ai fremiti psichedelici da cui sono stati contagiati
dopo la "Summer of Love" (Garden Is Open,
Turn On, Tune In, Drop Out), senza perdere d'occhio
però nemmeno il proprio lato più sperimentale (Hare
Krishna, con all'harmonium l'amico poeta Allen Ginsberg)
e dissacrante (Aphrodite Mass).
Il poco successivo It Crawled Into My Hand, Honest
(Reprise, 1968) è il loro disco più costoso dal punto
di vista del budget. Tra una serie di sessionmen di alto livello e
una cura maggiore per il collage musicale, i The Fugs tentano
il più possibile di assomigliare a Frank
Zappa.
Il disco è un godibile affresco di varietà sonore e
conserva ancora il tipico spirito sarcastico nelle liriche, ma non
aggiunge nulla, se non una più matura consapevolezza compositiva,
al discorso già intrapreso nelle opere precedenti. Si fa apprezzare
per piccoli gioielli compositivi come Wide Wide River,
Burial Waltz e Claude Pelieu, e
anche per le parentesi ironiche disseminate qua e là, ma esperimenti
simili oramai non suonano più così freschi come avrebbero
potuto esserlo nel 1966.
Belle of Avenue A (Reprise, 1969) è il loro
ultimo disco degno di nota, e prosegue sul cammino già intrapreso:
sempre meno polemica sociale e sempre più satira divertita;
sempre meno esperimenti rumoristici e sempre più composizioni
melodiche canoniche; sempre meno rivoluzione (ormai non possono più
stare al passo con i cambiamenti del mondo del rock) e sempre più
"morbidezza". Tra le tracce da ricordare spiccano la title-track,
la folle Yodeling Yippie, la politica Chicago.
Poco dopo la band si scioglie.
Segue il live "postumo" Golden Filth (Reprise,
1970).
Dopo quasi 15 anni i The Fugs si riformano, e celebrano la
reunion con Refuse to Be Burnt Out (disco live del
1984), No More Slavery (nuovo album in studio, 1985),
Star Peace (doppio album in studio, 1986), Songs
from a Portable Forest ("best of" dei due dischi
in studio degli 1980s, uscito nel 1992), Fugs
Live in Woodstock (altro disco live, registrato nel 1989
ma pubblicato solo nel 1993), Live From the 60s (ennesimo
disco live, contenente registrazioni dai primi tour, edito nel 1994),
The Real Woodstock Festival (doppio disco contro
lo sfruttamento commerciale dell'anniversario di Woodstock,
1995), Electromagnetic Steamboat (triplo
disco che colleziona gli album usciti per la Reprise più 5
inediti dalle session per il mai
pubblicato disco per la Atlantic, uscito nel 2001).
Sono tutti lavori nostalgici, un po' atti a capitalizzare, e più
autocelebrativi che altro. Sostanzialmente trascurabili.
Più onesto il successivo Final CD (Part One)
(Artemis, 2003), una successione di memorie, ritagli, vignette e riflessioni,
incentrata sui contrasti della politica americana di ieri e di oggi
(e ovviamente non mancano le frecciate a George W. Bush), con dediche
al purtroppo scomparso amico Allen
Ginsberg e citazioni di Henry Charles Bukowski.