I Jefferson Airplane hanno dato un contributo fondamentale alla definizione del genere "psychedelic-rock", e più di tutti lo hanno saputo modellare restando tuttavia vicini ai gusti melodici mainstream e alle sonorità folk-rock, risultando dunque appetibili a grandi platee come allo stesso tempo dimostrandosi musicisti talentuosi e sensibili.
La formazione che dà alle stampe il debutto Jefferson Airplane Takes Off (1966)
non è quella dei successivi classici: la band, formata nell'estate del 1965 a San Francisco sulla scia del folk revival, constava di Marty Balin (voce e chitarra), Jorma Kaukonen (chitarra), Paul Kantner (voce e chitarra), Jack Casady (basso), Skip Spence (batteria), Signe Toly Anderson (voce femminile); questi ultimi due usciranno dal gruppo poco dopo la release, venendo sostituiti rispettivamente da Spencer Dryden e Grace Slick.
Il sound del primo disco è ancora ingenuo e poco brillante, una sorta di ripresa del folk-revival ma con il sound del blues-rock, e le distorsioni delle chitarre elettriche più sporche e fragorose della media, sulla scia del folk-rock già teso verso suggestioni psichedeliche inventato dai The Byrds; nonostante una certa vena ribelle si avverta in Blues from an Airplane e Bringing Me Down, e qualche elemento proto-psichedelico (cori onirici e schitarrate dilatate) sbuchi dal calderone di tanto in tanto, non si tratta di un lavoro interessante ma solo di un abbozzo ancora immaturo.
Sarà forse Fifth Dimension dei The Byrds (uscito nel luglio 1966) ad ispirarli nella realizzazione del secondo album Surrealistic Pillow (registrato tra ottobre e novembre 1966, ma pubblicato nel febbraio 1967), un passo avanti nei territori psichedelici.
Nonostante l'ancora palese ingenuità dei testi e delle composizioni, divise tra folk-revival e smaccati riferimenti psichedelici qua e là, l'album diventa una delle più riuscite e celebri rappresentazioni della generazione hippie, acquisendo lo status di cult generazionale.
A fargli raggiungere lo scopo sono specialmente i due singoli estratti, ovvero il catchy e trascinante blues-pop Somebody to Love, con assolo orientaleggiante, e la surreale White Rabbit, con espliciti riferimenti al consumo di droga mascherati dietro la metafora di Alice's Adventures in Wonderland, ed un memorabile climax fatto esplodere dal vibrante contralto di Grace Slick, una delle più originali e innovative voci femminili del periodo; entrambi i pezzi sono farina del sacco di Grace Slick e suo ex-cognato Darby Slick, che li avevano scritti per la band The Great Society.
Il resto delle tracce, scritto principalmente da Marty Balin, è a conti fatti trascurabile e banale folk-rock, se confrontato con le due hit, ma in Today si rende evidente l'importanza delle idee percussive di Spencer Dryden (batterista d'estrazione jazz) nel creare un'atmosfera dilatata e quasi mistica (e quindi psichedelica), mentre in 3/5 of a Mile in 10 Seconds e Plastic Fantastic Lover l'energia sprigionata non fa rimpiangere i 13th Floor Elevators, e il breve strumentale alla chitarra Embryonic Journey (di Kaukonen) ricorda John Fahey.
Composto prevalentemente da Paul Kantner, il successivo After Bathing at Baxter's (1967) si allontana dalla loro vena più tradizionalista e pop, tentando un vero approccio personale e psichedelico al folk-rock.
Il risultato è una serie di piccoli drammi folkeggianti ma allo stesso tempo lisergici, condotti da chitarra folk, chitarra elettrica in trip da LSD, drumming sovente jazzato, arrangiamenti tendenti quasi al barocco (pianoforte, organo, sitar, fiati), ed interpretati da perfetti incastri tra le voci di Slick, Kantner, Kaukonen e Balin.
I pezzi sono inoltre legati in cinque suite da due o tre tracce, e toccano un inaspettato apice sperimentale con la strumentale Spare Chaynge, lunga 9 minuti e vicina tanto al blues-rock quanto al free-jazz, forse il momento migliore dell'album, assieme, ancora una volta, a quelli in cui Grace Slick ruba la scena, come lo stream of consciousness di Rejoice, leggero psicodramma accompagnato dal pianoforte, e l'epilettica Two Heads.
Il problema del disco è che, pur spingendosi in territori più complessi e staccandosi dai sound mainstream, non può che sfigurare nel periodo in cui sono divenute celebri le lunghe jam dal vivo di Grateful Dead e Cream, oltre che i debutti su disco di The Doors e Pink Floyd, entrambi usciti diversi mesi prima.
Crown of Creation (1968) ritorna al classico formato-canzone così come alla forte componente folk-rock, ma detona entrambi i fattori dall'interno, grazie ad un umore cupo e desolato, oltre che una decisa maturazione nel songwriting.
La misticheggiante Lather, l'angosciato folk-rock In Time, lo stremato e fluttuante folk acustico Triad (originariamente scritta da David Crosby per i The Byrds, che l'avevano rifiutata perché troppo controversa), il blues-rock dal retrogusto amaro If You Feel, l'alternarsi tra danze tribali e parentesi oniriche della title-track e i 6 minuti di psicodramma della finale The House at Pooneil Corners (con chitarre in trip, drumming febbricitante e tribale, stratificazioni vocali surreali) sono i momenti migliori dell'opera, oltre che i più tenebrosi, bilanciati da qualche traccia più catchy e spensierata (ma anche più banale).
Il breve intermezzo thriller Chushingura, quasi avanguardista, spezza a metà il disco.
Bless Its Pointed Little Head è un album live registrato da due concerti del 1968, che contiene i due inediti The Other Side of This Life e Bear Melt, in veste rispettivamente di 6 minuti e 11 minuti, un nuovo passo nella direzione della jam psichedelica.
Il quinto full-length in studio, Volunteers
(1969), segna non solo una raggiunta maturità compositiva, ma anche una maturazione ideologica, spostandosi dalla descrizione di un immaginario utopico e lisergico all'incitamento realista verso il "combattimento" politico contro la guerra e contro il "sistema" istituzionale.
Se Surrealistic Pillow sembrava un album di teenager per teenager, questo è decisamente un album di adulti per adulti, dalla sensibilità musicale sino alla scelta del vocabolario (l'opener We Can Be Together cita il Black Panther Party con "Up against the wall, motherfucker").
L'album riesce a toccare vette prima non raggiunte anche grazie alle comparsate di eccellenti guest: Nicky Hopkins al pianoforte, Stephen Stills dei Buffalo Springfield all'organo hammond, Jerry Garcia dei Grateful Dead alla chitarra, Joey Covington alle percussioni, David Crosby ex-The Byrds.
Uno dei colpi di genio del disco è quello di unire toni lirici realisti e scaturiti dall'attualità ad un tuffo nel roots-rock, mescolando classici elementi di country, blues e folk in una formula stilistica altamente personale; ogni composizione viene sostenuta da toni epici, svecchiata grazie a sound moderni, elevata ad inno universale tramite le liriche, ed evoluta nella struttura in una sorta di mini-suite "libera", che si sbarazza dei limiti del tipico formato-canzone.
Dopo i 6 minuti di schitarrate e slogan corali in We Can Be Together arrivano il quieto folk-rock Good Shepherd, l'esuberante country-rock The Farm, in una successione che prepara ai travolgenti 8 minuti di Hey Fredrick, protagonista un'appassionata e passionale Grace Slick, mentre gli arrangiamenti si sbizzarriscono tra intensi pattern pianistici, wah-wah, scariche elettriche, colpi ritmici, sino a sfociare nella lunga cavalcata solista di chitarra e pianoforte, che si conclude in fade-out.
La breve Turn My Life Down, sostanzialmente un energico gospel con echi esotici, introduce la parte più intensa dell'album, costituita dal susseguirsi di Wooden Ships (scritta da Kantner assieme a David Crosby e Stephen Stills) e Eskimo Blue Day, entrambe sui 6 minuti e mezzo, nonché sorta di versioni psychedelic-rock del Van Morrison di Astral Weeks o del Tim Buckley di Happy Sad.
Il country da saloon A Song for All Seasons, cantato in coro a squarciagola, seguìto dal minuto di organo funebre Meadowlands, precedono invece il breve ma travolgente rock'n'roll della conclusiva title-track, che riprende il tema musicale dell'opener per svilupparlo in maniera scatenata, chiudendo il disco con la traccia più "ribelle" come per lasciare in ultimo messaggio un incitamento all'azione.
Entrati in crisi, i Jefferson Airplane si separano in alcuni side-project.
Paul Kantner si inventa il supergruppo Jefferson Starship, nel quale chiama a suonare Kaukonen, Casady e la Slick, oltre a David Crosby, Graham Nash, ed alcuni membri di Grateful Dead e Quicksilver Messenger Service.
Blows Against the Empire (1970)
è il loro debutto, un concept sci-fi che mescola svariati stili, esuberanze corali e surrealismi lirici, trasportando la ricerca utopica dello psychedelic-rock verso suggestioni spaziali e mitopoietiche.
Assieme all'ottimo successivo album If I Could Only Remember My Name (1971), registrato sempre da loro ma accreditato a David Crosby, ed a pochi altri, come l'album solista di Peter Green The End of the Game (1970) e l'album solista di Bruce Palmer The Cycle Is Complete (1971), rappresenta il punto finale al filone originale della psichedelia hippie, ovvero una massiccia, disillusa ed estremizzata risposta allo sgretolamento del "Movement".
Il collettivo si ribattezzerà Planet Earth Rock and Roll Orchestra e pubblicherà altri album, di volta in volta accreditati ad artisti differenti, tra i quali spiccano Songs for Beginners a nome Graham Nash (1971), Sunfighter a nome Paul Kantner and Grace Slick (1971), e l'ultimo Baron von Tollbooth & the Chrome Nun (1973), a nome Paul Kantner, Grace Slick, and David Freiberg.
I Jefferson Airplane si ritroveranno assieme per l'esuberante Bark (1971), ed il monolitico Long John Silver (1972), entrambi con il nuovo drummer Joey Covington e il violinista Papa John Creach, album onesti ma non certo geniali, che rimasticano e semplificano il loro vecchio stile alla luce delle nuove tendenze hard-rock, tentando di farli restare sulla cresta dell'onda.
Nel 1974 si scioglieranno nuovamente.
I Jefferson Starship di Kantner
torneranno a pubblicare album con Dragon Fly (1974), di volta in volta cambiando line-up, ma con non molti altri risultati brillanti, mentre la Slick avvierà una breve carriera solista.
La KBC Band (con Paul Kantner, Marty Balin, Jack Casady
e qualche sessionman) pubblicherà il suo unico omonimo disco nel 1986.
I Jefferson Airplane torneranno ufficialmente assieme solo per pubblicare lo scarso disco di reunion Jefferson Airplane (1989), nuovamente con Marty Balin, ma con il nuovo Kenny Aronoff alla batteria.