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Killing Joke

Killing Joke (1980)
8/10
What's THIS For...! (1981)
7/10
Revelations (1982)
6/10
Fire Dances (1983)
6/10
Night Time (1985)
6/10
Brighter than a Thousand Suns (1986)
5.5/10
Outside the Gate (1988)
5/10
The Courtauld Talks (1989)
4/10
Extremities, Dirt & Various Repressed Emotions (1990)
7/10
Pandemonium (1994)
5/10
Democracy (1996)
4/10
Killing Joke (2003)
6/10
Hosannas from the Basements of Hell (2006)
5/10




Di fatto nati come gruppo gothic-rock, i Killing Joke hanno invece molto a che spartire anche con l'ala "industriale" della new-wave, specie nei loro primi lavori.
Il mix musicale della band parte difatti dal presupposto di unire i tratti concettuali e sonori tipici della scena industriale inglese (Cabaret Voltaire su tutti, ma in misura minore anche Throbbing Gristle) allo stile alienato di alcune band new-wave americane (Suicide e Pere Ubu su tutti) ed al post-punk inglese più gotico (Joy Division, PiL).
Di fatto l'operazione compiuta è una sintesi simile a quella che avevano appena operato i Chrome a San Francisco, ma i Killing Joke non affondano alcuna radice nell'acid-rock o nella psichedelia californiana, quanto piuttosto nel punk-rock londinese (ben meno furibondo e alienante di quello californiano) e nel gothic-rock inglese, ed è per questo che il risultato suona unico e profondamente diverso dagli stili d'oltreoceano, in quanto molto più in linea con il sound della migliore new-wave europea.
Il loro omonimo disco di debutto, pubblicato nel 1980 per la EG Music, influenzerà pesantemente tutte le band inglesi elettroniche e industriali dei dieci anni successivi, e grazie ad un fortunato e indovinato apporto di riff chitarristici si rivelerà fondamentale anche per la scena statunitense, affiancandosi ai poco precedenti dischi di Chrome e Pere Ubu come il principale iniziatore del filone industrial-rock.
L'opera si rivela strutturata essenzialmente da due anime, ovvero la componente gotica e quella futurista, che convergono tramite un accurato collante a base di chitarre abrasive, tocchi di synth e vocalità proclamate con enfasi epica.
Non c'è una sola traccia di troppo o da scartare: l'industrial minaccioso di Requiem, propulso con energia ritmica quasi ballabile e avvolto da voci epiche e pulsazioni sintetiche; il post-punk funky e ballabile di Bloodsports, chiuso da una minacciosa coda elettronica; il furioso industrial-rock di Wardance, con voce distorta, tocchi metallici di basso, droni sintetici e cori vocali; il malvagio post-punk con strofe quasi hardcore e chorus epico di The Wait; l'epilettica e dadaista Tomorrow's World, che esplode su una ritmica spezzata da percussioni e giri di basso groovy, mentre voce e tocchi di synth le conferiscono catchiness melodica; il post-punk disumanizzante di Primitive; i 7 minuti della decadente e apocalittica $.0.36, forse il momento più influenzato dai primi Throbbing Gristle; le più punk-rock Change, su ritmica devastante, e Complications, con un'altra memorabile ed enfatica progressione vocale post-punk.
La gamma è tanto fresca quanto varia, tanto che l'album potrebbe tranquillamente venir considerato il manifesto ideale di tutte le varie correnti del post-punk inglese.

In linea con le svolte synth-pop di Cabaret Voltaire e Chrome, anche per i Killing Joke arrivano gli 1980s e la svolta di massa verso l'elettronica ballabile a rovinare un'intera scena (la new-wave degli 1980s, specie quella inglese).
What's THIS For...! esce nel 1981, sempre per la EG Music, e porta con sé una notizia buona e una notizia cattiva. La notizia cattiva è che anche Coleman e soci hanno deciso di abbracciare la corrente elettronica ballabile; la notizia buona è che Coleman e soci non hanno cambiato il loro approccio dark e sinistro alle atmosfere, né hanno cambiato la loro attitudine al crossover stilistico, al contrario di altri loro "colleghi".
Certo, se ne sono andate le sferzate chitarristiche noise-punk, ma resta comunque presente un vasto campionario di tribalismi dark-wave (Unspeakable) talvolta conditi da efferatezze hard-rock (The Fall of Because), di post-punk alla Public Image Ltd (Butcher), di funk-rock tramutato in synth-pop (Tension), di dub (Madness), e c'è anche la trascinante Follow the Leaders (in cui vanno a mescolarsi hard-rock, elettronica e punk-rock).

Revelations (EG Music, 1982) è un capitolo molto debole e molto poco creativo, anche se Coleman e soci hanno ancora a cuore il loro lato più ipnotico-oscuro, come conferma l'epica The Hum. Ma la tendenza qui è quella di vendersi ad una platea di darker in vena danzereccia: Empire Song, catchy e ballabile, diventa una grossa hit, anche se la trascinante Chop-Chop è sicuramente un esponente più degno di questa svolta musicale.
I Killing Joke restano un gruppo post-punk, ma si stanno eccessivamente avvicinando al synth-pop.
Dopo la pubblicazione di Revelations, Youth lascia il gruppo e Coleman si trasferisce in Islanda, ossessionato dalla fine del mondo.

Dopo un mini-album dal vivo, la band torna con Fire Dances (EG Music, 1983).
Il nuovo bassista è Paul Raven, ma l'elemento che domina il disco è invece Paul Ferguson; sempre dedito ad incentrarsi molto sui tribalismi (come del resto la maggior parte dei batteristi post-punk), Ferguson qui fa esplodere tutta la sua carica. Una soluzione che forse tenta di "riempire" le atmosfere dei compagni, dato che Coleman si è ormai dato al pop.
In Fire Dances troviamo difatti due pezzi melodici e pop (Feast of Blaze e Let's All Go), ed è proprio la sezione ritmica a venirci in aiuto, innestando un po' di noise in Rejuvination e Frenzy.
Ma non c'è molto da salvare, i Killing Joke stanno ormai perdendo perfino la loro componente "dark".

Giunti al quinto album, i Killing Joke decidono di proseguire verso la strada del dark-pop. Idealmente si allineano a band come The Cure e Joy Division, aggiungendo assai poco alla loro formula fatta di melodie soffici e decadenti, anzi togliendo alla ricetta ogni senso di angoscia esistenziale.
Night Time (EG Music, 1985), dal titolo programmatico, è ovviamente un disco che riesce a vendere bene. Il merito tuttavia non è solo della commercializzazione sempre più esplicita, ma anche della capacità compositiva. Night Time è difatti forte di pezzi molto buoni: innanzitutto Love Like Blood, una delle ballad dark-pop migliori della sua decade, ma degne di nota sono anche la title-track, così come il manifesto Eighties (il cui giro di basso verrà scopiazzato in Come as You Are dei Nirvana), nonché la melodica Kings and Queens.
Ma dopo questa serie di innocui brani dark-pop è ugualmente tanta la nostalgia per la prima era della band.

Un accenno di spostamento da lidi dark-pop a lidi più dream-pop caratterizza Brighter than a Thousand Suns (EG Muisc, 1986).
La band è in visibile crisi artistica, e non solo tenta di estrarre qualche nuova hit melodica tentando la strada della raffinatezza, ma cerca anche di soffocare Ferguson, preferendogli spesso una drum-machine.
Il risultato sono pezzi come Sanity, concepiti come successi da classifica ma destinati al dimenticatoio.
Brevi sprazzi delle psicosi che caratterizzavano il primo periodo della band sono presenti nell'opener Adorations, mentre il resto è trascurabile.

Outside the Gate (EG Music, 1988) è un prodotto della sola mente di Coleman.
Egli licenzia infatti Raven e Ferguson durante le registrazioni (sostituendoli in fase recording con i sessionmen Copley e Scantlebury), e relega la chitarra di Walker ad un ruolo di contorno; ciò che regge il disco sono a tutti gli effetti i synth.
Il risultato è deludente sia per i fan che per la EG, al punto che la band si scioglie subito dopo la pubblicazione (riformandosi due anni più tardi con una line-up rinnovata).

Durante una breve battaglia legale con la casa discografica, l'anno dopo esce anche il trascurabilissimo The Courtauld Talks (Invisible Records, 1989), disco composto da un'unica traccia in cui Coleman recita dei monologhi (accompagnato da accenni di chitarra e percussioni).

Martin Atkins, ex batterista dei PiL, riesce poco più tardi a riformare i Killing Joke (unendosi a Raven, Walker, e ovviamente Coleman).
Il risultato è un nuovo album, Extremities, Dirt & Various Repressed Emotions (Noise International, 1990).
In piena linea con le tendenze esplose alla fine degli 1980s, il disco suona ruvido, "heavy" e metallico: i Killing Joke sono tornati ad essere sorprendentemente al passo con i tempi, stavolta suonando una propria personale versione dell'ultimo industrial-rock.
Tutto ciò è merito non tanto di Coleman (ormai totalmente dedito al melodismo vocale più orecchiabile), quanto del drumming (tanto caotico quanto implacabile) di Atkins, e dei riff di Walker (al passo con le band industrial-rock americane del periodo).
Il quartetto è convinto e convince, sia nelle tracce più "cerebrali" (una su tutte Age of Greed, lunga 7 minuti), sia in quelle più violente (Money Is Not Our God, Extremities, Struggle), sia in quelle più atmosferiche (Inside the Termite Mound), sia in quelle più easy-listening (Intravenous, Kaliyuga), sia nelle più gotiche e rimembranti il vecchio gothic-rock (The Beautiful Dead).
Atkins è il motore principale delle strutture dei pezzi, facendo la differenza nel vivacizzare e rimescolare le carte in tavola in tracce come Solitude e Slipstream.

Dopo il 1990, Raven si unisce ai Prong (band industrial-thrash influenzata, tra gli altri, anche dai Killing Joke stessi), Coleman si dedica alla musica etnica egiziana con l'album (suo e di Anne Dudley) Songs from the Victorious Clay, e Atkins fonda i Murder Inc assieme a Chris Connelly, John Bechdel, e l'ex Killing Joke Paul Ferguson.

Pandemonium (Big Life Records, 1994) è un banale prodotto di un Coleman in crisi artistica.

Democracy (Big Life Records, 1996) è ancora peggio, anacronistico e terribilmente noioso.

Nel 1996 la band si scioglie, per riformarsi poi nel 2002.

Killing Joke (Zuma Recordings, 2003), con Dave Grohl dei Foo Fighters alla batteria e un sound più heavy, è un ritorno sulle scene a tratti convincente a tratti eccessivamente pallido, probabilmente con poche idee e troppi pretesti. La serie di tracce suona per lo più come una loro versione dei maggiori dischi industrial-rock dei 15 anni precedenti, senza per questo riuscire ad aggiungere nulla di nuovo al filone.

Hosannas from the Basements of Hell (Cooking Vinyl, 2006) punta tutto sulla ruvidità sonora e compositiva, ma il risultato è semplicemente un altro buco nell'acqua in termini di freschezza e coinvolgimento.

 

 




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