Di fatto nati come gruppo gothic-rock,
i Killing Joke hanno invece molto a che spartire
anche con l'ala "industriale" della new-wave, specie nei
loro primi lavori.
Il mix musicale della band parte difatti dal presupposto di unire
i tratti concettuali e sonori tipici della scena industriale inglese
(Cabaret Voltaire su tutti, ma in misura minore anche Throbbing Gristle) allo stile alienato di alcune band new-wave americane
(Suicide e Pere Ubu su tutti) ed al post-punk inglese più gotico (Joy Division, PiL).
Di fatto l'operazione
compiuta è una sintesi simile a quella che avevano appena operato
i Chrome a San Francisco, ma i Killing
Joke non affondano alcuna radice nell'acid-rock o nella psichedelia
californiana, quanto piuttosto nel punk-rock londinese (ben meno furibondo
e alienante di quello californiano) e nel gothic-rock inglese, ed
è per questo che il risultato suona unico e profondamente diverso dagli stili d'oltreoceano, in quanto molto più in linea con il sound della migliore new-wave europea.
Il loro omonimo disco di debutto, pubblicato nel 1980 per la EG Music, influenzerà
pesantemente tutte le band inglesi elettroniche e industriali
dei dieci anni successivi, e grazie ad un fortunato e indovinato apporto di riff chitarristici si rivelerà fondamentale anche per la scena statunitense, affiancandosi ai poco precedenti dischi di Chrome e Pere Ubu come il principale iniziatore del filone industrial-rock.
L'opera si rivela strutturata essenzialmente da due anime, ovvero la componente gotica e quella futurista, che convergono tramite un accurato collante a base di chitarre abrasive, tocchi di synth e vocalità proclamate con enfasi epica.
Non c'è una sola traccia di troppo o da scartare: l'industrial minaccioso di Requiem,
propulso con energia ritmica quasi ballabile e avvolto da voci epiche e pulsazioni sintetiche; il post-punk funky e ballabile di Bloodsports, chiuso da una minacciosa coda elettronica; il furioso industrial-rock di Wardance,
con voce distorta, tocchi metallici di basso, droni sintetici e cori vocali; il malvagio post-punk con strofe quasi hardcore e chorus epico di The Wait; l'epilettica e dadaista Tomorrow's
World, che esplode su una ritmica spezzata da percussioni e giri di basso groovy, mentre voce e tocchi di synth le conferiscono catchiness melodica; il post-punk disumanizzante di Primitive; i 7 minuti della decadente e apocalittica $.0.36, forse il momento più influenzato dai primi Throbbing Gristle; le più punk-rock Change, su ritmica devastante, e Complications, con un'altra memorabile ed enfatica progressione vocale post-punk.
La gamma è tanto fresca quanto varia, tanto che l'album
potrebbe tranquillamente venir considerato il manifesto ideale di tutte le varie correnti del post-punk
inglese.
In linea con le svolte synth-pop
di Cabaret Voltaire e Chrome,
anche per i Killing Joke arrivano gli 1980s e la svolta di massa verso l'elettronica
ballabile a rovinare un'intera scena (la new-wave degli 1980s, specie
quella inglese).
What's THIS For...! esce nel 1981, sempre per la EG Music, e porta con sé
una notizia buona e una notizia cattiva. La notizia cattiva è
che anche Coleman e soci hanno deciso di abbracciare la corrente elettronica
ballabile; la notizia buona è che Coleman e soci non hanno
cambiato il loro approccio dark e sinistro alle atmosfere, né
hanno cambiato la loro attitudine al crossover stilistico, al contrario
di altri loro "colleghi".
Certo, se ne sono andate le sferzate chitarristiche noise-punk, ma
resta comunque presente un vasto campionario di tribalismi dark-wave
(Unspeakable) talvolta conditi da efferatezze hard-rock
(The Fall of Because), di post-punk alla Public
Image Ltd (Butcher), di funk-rock tramutato in
synth-pop (Tension), di dub (Madness),
e c'è anche la trascinante Follow the Leaders
(in cui vanno a mescolarsi hard-rock, elettronica e punk-rock).
Revelations (EG Music, 1982) è un capitolo
molto debole e molto poco creativo, anche se Coleman e soci hanno
ancora a cuore il loro lato più ipnotico-oscuro, come conferma
l'epica The Hum. Ma la tendenza qui è quella
di vendersi ad una platea di darker in vena danzereccia: Empire
Song, catchy e ballabile, diventa una grossa hit, anche se
la trascinante Chop-Chop è sicuramente un
esponente più degno di questa svolta musicale.
I Killing Joke restano un gruppo post-punk, ma si stanno
eccessivamente avvicinando al synth-pop.
Dopo la pubblicazione di Revelations, Youth lascia
il gruppo e Coleman si trasferisce in Islanda, ossessionato dalla
fine del mondo.
Dopo un mini-album dal vivo, la band torna con Fire Dances
(EG Music, 1983).
Il nuovo bassista è Paul Raven, ma l'elemento che domina il
disco è invece Paul Ferguson; sempre dedito ad incentrarsi
molto sui tribalismi (come del resto la maggior parte dei batteristi
post-punk), Ferguson qui fa esplodere tutta la sua carica. Una soluzione
che forse tenta di "riempire" le atmosfere dei compagni,
dato che Coleman si è ormai dato al pop.
In Fire Dances troviamo difatti due pezzi melodici
e pop (Feast of Blaze e Let's All Go),
ed è proprio la sezione ritmica a venirci in aiuto, innestando
un po' di noise in Rejuvination e Frenzy.
Ma non c'è molto da salvare, i Killing Joke stanno
ormai perdendo perfino la loro componente "dark".
Giunti al quinto album, i Killing Joke decidono di proseguire
verso la strada del dark-pop. Idealmente si allineano a band come
The Cure e Joy Division,
aggiungendo assai poco alla loro formula fatta di melodie soffici
e decadenti, anzi togliendo alla ricetta ogni senso di angoscia esistenziale.
Night Time (EG Music, 1985), dal titolo programmatico,
è ovviamente un disco che riesce a vendere bene. Il merito
tuttavia non è solo della commercializzazione sempre più
esplicita, ma anche della capacità compositiva. Night
Time è difatti forte di pezzi molto buoni: innanzitutto
Love Like Blood, una delle ballad dark-pop migliori
della sua decade, ma degne di nota sono anche la title-track,
così come il manifesto Eighties (il cui giro
di basso verrà scopiazzato in Come as You Are dei Nirvana),
nonché la melodica Kings and Queens.
Ma dopo questa serie di innocui brani dark-pop è ugualmente
tanta la nostalgia per la prima era della band.
Un accenno di spostamento da lidi dark-pop a lidi più dream-pop
caratterizza Brighter than a Thousand Suns (EG Muisc,
1986).
La band è in visibile crisi artistica, e non solo tenta di
estrarre qualche nuova hit melodica tentando la strada della raffinatezza,
ma cerca anche di soffocare Ferguson, preferendogli spesso una drum-machine.
Il risultato sono pezzi come Sanity, concepiti come
successi da classifica ma destinati al dimenticatoio.
Brevi sprazzi delle psicosi che
caratterizzavano il primo periodo della band sono presenti nell'opener
Adorations, mentre il resto è trascurabile.
Outside the Gate (EG Music, 1988) è un prodotto
della sola mente di Coleman.
Egli licenzia infatti Raven e Ferguson durante le registrazioni (sostituendoli
in fase recording con i sessionmen Copley e Scantlebury), e relega
la chitarra di Walker ad un ruolo di contorno; ciò che regge
il disco sono a tutti gli effetti i synth.
Il risultato è deludente sia per i fan che per la EG, al punto
che la band si scioglie subito dopo la pubblicazione (riformandosi
due anni più tardi con una line-up rinnovata).
Durante una breve battaglia legale con la casa discografica, l'anno
dopo esce anche il trascurabilissimo The Courtauld Talks
(Invisible Records, 1989), disco composto da un'unica traccia in cui
Coleman recita dei monologhi (accompagnato da accenni di chitarra
e percussioni).
Martin Atkins, ex batterista
dei PiL, riesce poco più tardi a riformare i Killing
Joke (unendosi a Raven, Walker, e ovviamente Coleman).
Il risultato è un nuovo album, Extremities, Dirt & Various Repressed
Emotions (Noise International, 1990).
In piena linea con le tendenze esplose alla fine degli 1980s, il disco
suona ruvido, "heavy" e metallico: i Killing Joke
sono tornati ad essere sorprendentemente al passo con i tempi, stavolta
suonando una propria personale versione dell'ultimo industrial-rock.
Tutto ciò è merito non tanto di Coleman (ormai totalmente dedito al melodismo vocale più orecchiabile), quanto del drumming (tanto caotico quanto implacabile) di Atkins, e dei riff di Walker (al passo
con le band industrial-rock americane del periodo).
Il quartetto è convinto e convince, sia nelle tracce più
"cerebrali" (una su tutte Age of Greed,
lunga 7 minuti), sia in quelle più violente (Money
Is Not Our God, Extremities, Struggle),
sia in quelle più atmosferiche (Inside the Termite
Mound), sia in quelle più easy-listening (Intravenous,
Kaliyuga), sia nelle più gotiche e rimembranti
il vecchio gothic-rock (The Beautiful Dead).
Atkins è il motore principale delle strutture dei pezzi, facendo
la differenza nel vivacizzare e rimescolare le carte in tavola in
tracce come Solitude e Slipstream.
Dopo il 1990, Raven si unisce ai Prong (band
industrial-thrash influenzata, tra gli altri, anche dai Killing Joke stessi),
Coleman si dedica alla musica etnica egiziana con l'album (suo e di Anne Dudley) Songs from the Victorious Clay, e Atkins fonda
i Murder Inc assieme a Chris Connelly, John Bechdel, e l'ex
Killing Joke Paul Ferguson.
Pandemonium (Big Life Records, 1994) è un
banale prodotto di un Coleman in crisi artistica.
Democracy (Big Life Records, 1996) è ancora
peggio, anacronistico e terribilmente noioso.
Nel 1996 la band si scioglie, per riformarsi poi nel 2002.
Killing Joke (Zuma Recordings, 2003), con Dave Grohl
dei Foo Fighters alla batteria e un sound più heavy, è
un ritorno sulle scene a tratti convincente a tratti eccessivamente pallido, probabilmente con poche idee e troppi pretesti. La serie di tracce suona per lo più come una loro versione dei maggiori dischi industrial-rock dei 15 anni precedenti, senza per questo riuscire ad aggiungere nulla di nuovo al filone.
Hosannas from the Basements of Hell (Cooking Vinyl,
2006) punta tutto sulla ruvidità sonora e compositiva, ma il risultato è semplicemente un altro buco nell'acqua in termini di freschezza e
coinvolgimento.