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The Kinks

The Kinks (1964)
6.5/10
Kinda Kinks (1965)
5/10
The Kink Kontroversy (1965)
5.5/10
Face to Face (1966)
6/10
Something Else by The Kinks (1967)
6.5/10
The Kinks Are the Village Green Preservation Society (1968)
7.5/10
Arthur (Or the Decline and Fall of the British Empire) (1969)
7/10
Lola Versus Powerman and the Moneygoround, Part One (1970)
6.5/10
Muswell Hillbillies (1971)
6/10
Everybody's in Show-Biz (1972)
5/10
The Great Lost Kinks Album (1973)
4/10
Preservation: Act 1 (1973)
6/10
Preservation: Act 2 (1974)
5/10
Soap Opera (1975)
5.5/10
Schoolboys in Disgrace (1976)
5/10
Sleepwalker (1977)
4.5/10
Misfits (1978)
4.5/10
Low Budget (1979)
4.5/10
Give the People What They Want (1981)
5/10
State of Confusion (1983)
5/10
Word of Mouth (1984)
5.5/10
Think Visual (1986)
4/10
UK Jive (1989)
4.5/10
Phobia (1993)
5.5/10



I The Kinks, formatisi a Londra nel 1963, contribuirono sensibilmente alla rinascita della musica popolare inglese (con la loro tradizione di testi-vignetta sarcastici e irriverenti sul lifestyle britannico, sovente sfocianti in critiche alla classe borghese), ma anche al rock americano (assieme ai The Who furono sicuramente, con i loro primissimi dischi, gli artisti più influenti della British Invasion, e quindi i maggiori ispiratori del garage-rock statunitense).
I due Davies in particolare scrissero alcune tra le melodie migliori dell'epoca; il loro principale difetto però fu sempre quello di far uscire album a ritmo sostenutissimo e allo stesso tempo dispersivi, ovvero contenenti raramente una serie intera di buone composizioni, ma frequentemente solo una piccola manciata: è per questo che i The Kinks non lasceranno ai posteri più di appena un paio di album ottimi (quello del 1968 e quello del 1969), e piuttosto una cinquantina di ottime canzoni e ottime melodie disseminate perņ lungo una quindicina di album.

La prima formazione stabile ruota attorno al nucleo dei due fratelli Davies (Ray a voce, chitarra e pianoforte; Dave a chitarra e voce) e del batterista dal background jazz Mick Avory. Questo nucleo resterà immutato fino al 1984, e sarà quello che darà alla luce i capolavori della band.

Il primo omonimo album (Castle, 1964) non è nulla di sensazionale, però contiene la loro grandiosa prima hit You Really Got Me, ruvida e trascinante, che fino a quel momento è il singolo più "garage" (e quindi più "punk") e più incentrato sul riffing chitarristico mai scritto da una band inglese (caratteristica che riprenderanno immediatamente i The Sonics, la cui The Witch uscirà a tre mesi di distanza, e che a ruota influenzerà i The Rolling Stones e tutti gli altri complessi rock nazionali).
Il resto sono una manciata di cover (due di Chuck Berry) o di fotocopie della sopraccitata hit.

Pochi giorni dopo esce il singolo All Day and All of the Night, un'altra delle loro trascinanti hit storiche.

Peccato che il secondo album Kinda Kinks (Pye, 1965) sia costruito interamente sulla struttura delle loro due maggiori hit o su quella di altre hit dell'epoca (un esempio su tutti Tired of Waiting for You, ovvero una rivisitazione beatlesiana di All Day and All of the Night, ed è anche uno degli episodi migliori del disco). L'album non propone nulla di speciale, anzi.

Nel Maggio 1965 esce un'altra hit, Set Me Free, in bilico costante tra tenue ballata e schitarrate alla primi The Who. Il "giro" iniziale sarà poi tacitamente scopiazzato da Morris Albert per la sua hit Feelings, del 1975.

Nel Luglio dello stesso anno esce anche il singolo See My Friends, un'escursione nella psichedelia orientaleggiante (è il primo singolo di una rock-band inglese ad utilizzare i raga indiani; i The Beatles copieranno l'idea 5 mesi più tardi nell'album Rubber Soul ).

Ad Ottobre esce il singolo A Well Respected Man, una delle loro prime vignette satiriche sulla borghesia.

Il terzo album The Kink Kontroversy (Pye, 1965) non contiene nulla di rilevante. Si tratta per lo più di modeste ballate che cercano di coniugare le melodie radiofoniche beatlesiane alle schitarrate delle band mod. Un esempio su tutti la canzone più famosa dell'album, ovvero Where Have All the Good Times Gone.

A Febbraio esce il singolo Dedicated Follower of Fashion, un'altra vignetta satirica, stavolta caustica nei confronti delle mode fashion della Swinging London.

Con un ritmo creativo impressionante, esce poco dopo anche un quarto album, Face to Face (Pye/Reprise, 1965). Lo stile compie un sensibile passo in direzione del pop melodico. Le canzoni sono abbastanza modeste, ma tra tutte spicca l'ottima Sunny Afternoon, uno di quei pezzi che influenzeranno pesantemente lo stile di molte band britanniche anche parecchio successive (ad esempio i Blur).

Poco dopo esce il singolo Dead End Street, arrangiato con fiati e teso in una melodia drammatica. Ancora una volta le liriche, di argomento sociologico e serio, evidenziano la distanza della band dai loro concittadini che suonano rhythm'n'blues o Merseybeat radiofonico.

Il quinto album Something Else by The Kinks (Reprise, 1967) è un passo in avanti nella raffinatezza melodica e tematica. Entrano subito tra le perle della band affreschi poetici come Death of a Clown e Waterloo Sunset.

Il successivo The Kinks Are the Village Green Preservation Society (Pye/Reprise/Sanctuary, 1968) è però senza dubbio il loro capolavoro. Concept album (sulla scia del Sgt. Pepper's beatlesiano dell'anno precedente, che aveva sdoganato il concept al grande pubblico inglese) di 15 tracce, affronta musicalmente un miscuglio di pop, rhythm'n'blues e vecchie tradizioni melodiche, cercando sempre la non-banalità armonica. Le tematiche, analizzate tramite l'espediente della storia di un fantomatico Mr. Flash, sono per la maggiore dedicate alla nostalgia e all'idealizzazione del passato, sotto vari aspetti: Do You Remember Walter? esplora melodie pastorali per parlare degli amici perduti; Animal Farm divaga in sogni arcadici anche liricamente; Johnny Thunder e Wicked Anabella trattano la figura del loner-loser emarginato; People Take Pictures of Each Other e Picture Book parlano delle memorie personali vissute attraverso le fotografie; Big Sky e Sitting by the Riverside si confrontano con l'accettazione della vita.
E mentre All of My Friends Were There e Phenomenal Cat sono parentesi infantili ad occhi aperti, la tendenza è piuttosto quella del disincanto mascherato, o meglio della disillusione che cerca di reprimersi attraverso l'idealizzazione.
Tra tutte le tracce il capolavoro è comunque Picture Book (nonostante il riff iniziale sia una variante di quello di Oh, Pretty Woman, storica hit del 1964 di Roy Orbison), frizzante e formalmente perfetto, uno dei pop-rock migliori della sua epoca.

Arthur (Or the Decline and Fall of the British Empire) (Pye/Reprise/Sanctuary, 1969) continua la saga dei concept-album. La storia stavolta ha una trama ben precisa, e narra di Arthur, fratellastro dei due Davies, che lascia l'Inghilterra per l'Australia. Una volta giunto laggiù il protagonista, le riflessioni si prestano alla nostalgia di casa, alle sue vicende familiari, alla storia inglese.
Sostanzialmente le tematiche sono più drammatiche e mature, e questo si riflette nella musica, che si fa influenzare molto dal rhythm'n'blues, contaminato da stravaganze ed eccentricità specie negli arrangiamenti.
Tra le varie tracce spiccano l'opener Victoria (blues-rock visionario ed emotivo) e Shangri-La (la più raffinata e poetica, con un'esplosione blues-rock a metà). Altro vertice è la chiusura, affidata a Nothing to Say e la title-track.
La critica nota la similitudine con Tommy dei The Who, uscito pochi mesi prima, e ci azzecca: Arthur è il Tommy dei The Kinks.

Lola versus Powerman and the Moneygoround, Part One (Pye, 1970) mostra un persistente interesse per i titoli lunghi e stravaganti e per il concept (stavolta si parla della storia di un travestito). L'album graffia molto nelle liriche, ma a livello musicale siamo davanti ad un sensibile calo qualitativo se paragonato ai botti precedenti. Oltre a Lola e Apeman, forti in tutto (arrangiamenti, liriche, ritmica, melodie), e alla commovente ballata Strangers, non c'è molto altro da salvare sull'album.

Muswell Hillbillies (Velvel, 1971) regala ancora una manciata di ottime tracce: l'opener 20th Century Man, il country blues della title-track e di Oklahoma USA, e il Music Hall misto a country di Have a Cuppa Tea. Altre buone composizioni melodiche sono Holiday e Alcohol.

Con il decimo album Everybody's in Show-Biz (Rhino, 1972) comincia purtroppo il declino artistico.
L'album è doppio, nel primo disco ci sono dieci inediti e nel secondo le registrazioni di due concerti alla Carnegie Hall.
Tra i dieci inediti spicca però solamente Celluloid Heroes, una delle prove più mature dei Davies sia tematicamente che musicalmente. Per il resto, il disco è mediocre.

The Great Lost Kinks Album (Reprise, 1973) raccoglie una serie di tracce non rilasciate, registrate tra il 1966 e il 1970.
Una semplice operazione di capitalizzazione della Reprise, che tra l'altro viene citata in causa da Ray Davies ed obbligata a sospendere le stampe nel 1975.

Il personaggio principale dei testi di The Kinks are the Village Green Preservation Society ritorna su Preservation, che esce in due album distinti: Act 1 (Velvel, 1973) e Act 2 (Velvel, 1974). Decisamente migliore il primo atto, contenente la title-track, Sitting in the Midday Sun e Sweet Lady Genevieve, mentre il secondo è piuttosto mediocre.

Soap Opera (Velvel, 1975) è l'ultimo album decente prima del crollo artistico. Ancora una volta un concept (stavolta narrante la storia di una star che per meglio capire la vita scambia la sua con quella di un "uomo qualunque"), contiene alcune buone liriche e un paio di buone composizioni: Everybody's a Star (Starmaker), Rush Hour Blues, When Work Is Over, Nine to Five.
Dalla critica viene massacrato, anche eccessivamente, ma è migliore di tutti dischi della band che gli seguiranno.

Schoolboys in Disgrace (Arista, 1976) ruota attorno all'opener Schooldays.
Sleepwalker (Arista, 1977) ha di valido solo la title-track e la hit Juke Box Music.
Misfits (Arista, 1978) azzecca l'opener title-track e Rock & Roll Fantasy.
Low Budget (Arista, 1979) azzecca la title-track e (Wish I Could Fly Like) Superman.
Give the People What They Want (Arista, 1981) azzecca la title-track, Destroyer e la chiusura di Better Things.
State of Confusion (Arista, 1983) azzecca la title-track, Definite Maybe e Come Dancing.
Sono tutti album costruiti attorno a due o tre buone composizioni, per il resto non c'è nulla di rilevante o minimamente fresco.

Nel 1984 la colonna ritmica portante del gruppo, ovvero il buon batterista Mick Avory, lascia la formazione; è un colpo che si fa sentire notevolmente, perché dal 1984 in poi escono i dischi peggiori della carriera della band.

Su Word of Mouth (Arista, 1984) Avory suona ancora solo su tre tracce; oltre all'opener Do It Again, un ottimo inno blues-rock quasi punk, e alla power-ballad Living on a Thin Line, il disco non dice nulla.
Think Visual (MCA, 1986) è forse il peggior album mai scritto dalla band, unico pezzo ascoltabile la title-track.
UK Jive (MCA, 1989) non contiene nulla oltre alla title-track, ma Phobia (Columbia, 1993) ha un ultimo piccolo guizzo creativo, risultando leggermente migliore dei suoi tre predecessori, grazie a pezzi come la title-track o Scattered.

Nel 1996 la band si scioglie.





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