I Kyuss nascono
nel 1989 a Palm Desert, una delle tante cittadine americane al confine
con il deserto della California del Sud, fondati dall'appena quindicenne
chitarrista Josh Homme.
Dopo un rarissimo (1000 copie) demo (l'EP Sons of Kyuss),
con un nuovo bassista (il folle Nick Oliveri) la band registra il
suo primo album Wretch, pubblicato dalla Dali nel 1991.
L'opener Hwy
74 e la breve Katzenjammer
sono gli episodi che rappresentano al meglio il sound del quartetto,
un vero e proprio assalto sonoro che non lascia prigionieri.
Il quid della band sembrano essere soprattutto la noia e la frustrazione, e le coordinate stilistiche sono lo psychedelic-rock anni '70 e il noise-rock; anche se l'album pecca in un'eccessiva derivatività (specie dalla psichedelia tradizionale) e in un songwriting ancora acerbo, le potenzialità di cui fa mostra il lavoro sono già devastanti.
Il secondo disco Blues for the Red Sun esce nel 1992 per la Dali, prodotto da Chris Goss, ed è invece una delle uscite più sensazionali dell'anno; la mente che sta dietro al cambiamento stilistico è il chitarrista ora diciannovenne Josh Homme.
L'opener Thumb mette già in chiaro tutto:
tonalità bassissime (Homme usa un amplificatore per basso alla
chitarra, per ottenere la maggior distorsione), sezione ritmica a
martello pneumatico, produzione sporca e massiccia.
La successiva Green Machine è la più
heavy-metal (ma anche la più relativamente orecchiabile) del
lotto, ed è di una potenza devastante; al suo interno presenta
un ottimo e perfettamente integrato assolo di basso.
Molten Universe, un intermezzo strumentale inferiore
ai tre minuti con un muro di chitarre estremamente trasportante, prepara
il terreno alla successiva 50 Million Year Trip (Downside
Up), capolavoro di rancori e rigurgiti, con un'esplosione
pinkfloydiana a metà traccia, e un finale assolutamente psichedelico.
La successiva Thong Song è una sorta di ballata
dagli echi vocali grunge, che a due terzi viene violentata brutalmente
(violenza presagita dalla voce di Garcia, che poco prima urla "I
hate slow songs"), per poi autodistruggersi in un finale
caotico.
Apothecaries' Weight è un'altra traccia strumentale,
caratterizzata da distorsioni chitarristiche hendrixiane che da giocose
si tramutano in trascinanti e distruttive verso la fine del pezzo,
il tutto affogato in un calderone di rumori elettrici.
Caterpillar March, anch'essa strumentale ma più
incalzante e molto più breve, ha un titolo che riassume buona
parte dei ritmi di questo disco, che sembra davvero la colonna sonora
adatta alla marcia di un esercito di scavatrici che radono al suolo
una città fantasma del deserto californiano. Le sue divagazioni
portano alla lunga Freedom Run, dall'inizio lisergico
e inquietante che si tramuta dapprima in furia grunge, poi in pesanti
stop-and-go, poi in altri invalicabili muri di distorsioni dei quali
la voce sembra solo un arrangiamento.
La successiva 800 inizia con schitarrate vagamente
orientaleggianti che sembrano coprire rumori da backstage (colpi di
tosse, oggetti trascinati), per poi sterzare in tribalismi paranoici
da LSD. Anche questo è un intermezzo strumentale, e introduce
magistralmente Writhe, che comincia in medias res;
stavolta gli echi grunge della voce di Garcia sono molto affini ai
Nirvana, anche se il tappeto sonoro ne è
del tutto distante: la sezione ritmica propone un alternative rock
cadenzato e riflessivo, ma verso la fine il tutto diventa più pesante, per poi concludersi con dei violenti stop-and-go.
La successiva Capsized è un brevissimo skit
di sola chitarra, e sfuma lentamente lasciando spazio ad Allen's
Wrench, una carica per soldati che vanno al massacro. Sul
fade-out di Allen's Wrench si innesta il fade-in
di Mondo Generator (titolo che darà il nome
al futuro progetto musicale del bassista Oliveri), ultimo vero pezzo
del disco; è un violento viaggio psichedelico caratterizzato
da una sezione ritmica pulsante e dalla voce distorta di Garcia che
si produce in incomprensibili urla straziate; a metà traccia
la costruzione crolla, e dopo un attimo di angosciosa quiete riparte
la psichedelia, stavolta meno melodica, più distorta e rumorosa,
per poi riprendere le voci straziate al termine, distorte a tal punto
da diventare un indefinito rumore elettronico con cui la traccia si
conclude.
Il punto finale a questo lavoro è dato dalla conclusiva Yeah,
consistente in quattro secondi durante i quali una voce non meglio
identificata esclama semplicemente "yeah"; una
soluzione a metà tra gioco (presa in giro degli inutili minimalismi)
e serietà (è un messaggio conclusivo di pura filosofia
rock'n'roll).
Blues for the Red Sun
riassume vent'anni di hard-rock, noise-rock e psychedelic-rock, fondendo
il tutto in un impasto che viene risputato fuori in un monolitico
muro sonoro dalla potenza inaudita. La forza viscerale del disco crea
un uragano di energia vitale: la pura quintessenza del rock, caotica
e travolgente.
L'album segna una vera e propria rinascita delle sonorità psichedeliche, ora aggiornate all'era dello sludge post-Melvins e del grunge, ed è tanto sorprendente da far coniare ai critici, praticamente da solo assieme al contemporaneo Spine of God dei Monster Magnet, un nuovo genere musicale, lo "stoner rock".
Il successivo Welcome to
Sky Valley (Elektra, 1994) è il naturale proseguimento del precedente
disco; la formazione è sempre la stessa tranne Oliveri, che
se n'è andato ed è stato rimpiazzato dall'ex-Obsessed
Scott Reeder.
Purtroppo il risultato complessivo non raggiunge pienamente i livelli innovativi, variegati ed esplosivi del precedente capolavoro, ciononostante si tratta di un altro ottimo disco.
L'iniziale Gardenia convince subito, grazie alle
sue chitarre devastanti e avvolgenti. La successiva Asteroid
parte come un hard-rock tipicamente kyussiano, ma subito diventa un
crescendo di noise, e a metà c'è una vera e propria
pausa, alla quale subentrano le chitarre in giochi melodici stridenti;
poi tutto esplode alla grande, in un ritmo sempre più incalzante,
come una folle corsa verso la morte.
Uno dei vertici del disco lo si tocca con la terza traccia, Supa
Scoopa and Mighty Scoop, splendida summa dell'anima più catchy dei Kyuss: stoner-rock tiratissimo
alla Blues for the Red Sun, cupezza e sporcizia grunge, sezioni ritmiche
martellanti, distorsioni indiavolate con assoli chitarristici alla
Jimi Hendrix, sincopi furibonde, e la
voce di Garcia che regala un'ottima prova (dai richiami alla Chris
Cornell).
100° è un altro potente pezzo dai tratti
heavy-metal, breve, tirato e devastante; niente a che fare con la
successiva Space Cadet, che propone per la prima
volta una vera ballad acustica (ma vista dall'occhio dei Kyuss,
quindi giostrata tra inserti psichedelici, melodie chitarristiche
mesmerizzanti, percussioni tribali dosate con sapienza).
Le percussioni avvolgono e permeano invece tutta la traccia successiva,
Demon Cleaner, un altro pezzo dalle vibrazioni psichedeliche
estremamente ipnotiche; quasi una ninna-nanna per disturbati mentali,
in quanto percorre uno stato di agitazione/alienazione costantemente
altalenante, senza nessuna perdita di ritmo né exploit.
Il furore viene ripreso da Odyssey, altro pezzo molto
legato alle sonorità dell'album precedente; enfatico, travolgente,
devastante, a due terzi presenta una lunga pausa psichedelica sognante,
un po' sulla scia di 50 Million
Year Trip (Downside Up), per poi concludersi
nuovamente con la rabbia iniziale. E passa il testimone a Conan
Troutman, breve pezzo dall'incipit dilaniante, che prosegue
il disco su binari di rabbia e furore, con Garcia sempre più
grunge, e Homme che gode nel far parlare la sua chitarra tramite un
turbinio di distorsioni.
N.O. è un episodio minore, rappresenta un
po' il culmine di quanto i Kyuss si stiano facendo influenzare dai gruppi
di Seattle (assieme a Supa
Scoopa and Mighty Scoop, quest'ultima però
decisamente più riuscita nel complesso).
Chiude così il disco Whitewater, una lunga
sorta di improvvisazione che sembra uscita dalle Desert Sessions;
conquistante momenti d'elevata emotività e ipnoticità psichedelica, concludendo il discorso in bellezza; al termine di essa è presente
anche Lick Doo, una traccia nascosta di carattere
goliardico.
Tirando le somme, Welcome to Sky Valley è un altro
album riuscito, coinvolgente e importante, e, anche se non ai livelli
innovativi di Blues for the Red Sun, resta un'uscita imperdibile e fondamentale per i fan dello "stoner".
...And the Circus Leaves Town (Elektra, 1995) è il simbolico titolo dell'ultimo album in studio
per i Kyuss, scioltisi nell'ottobre dello stesso anno. Forse
vittime anch'essi del disfacimento del movimento grunge e della scomparsa
commerciale del rock come lo intendevano gruppi come loro.
Le sonorità sono ancora più opprimenti, con una produzione più "sporca"
e dai toni ancora più bassi e pulsanti rispetto agli altri dischi,
ma purtroppo il songwriting non è mai stato così poco
ispirato.
La partenza è ottima con Hurricane, il solito
pezzo tirato come prima traccia, ma stavolta qualcosa non quadra:
Garcia sembra svogliato al microfono, e dopo 2 minuti e mezzo le danze
già si concludono, in maniera quasi improvvisa (ci si aspettava
una conclusione certo più incisiva).
Si prosegue con One Inch Man, che scopre nuove sonorità
per la band; i toni e le distorsioni costruiscono ancora muraglie
opprimenti, ma l'impronta dei Led Zeppelin
è molto più forte del solito; il risultato è
di certo godibile.
Toni bassissimi e viscerali sostengono invece la psichedelica jam-session
Thee Ol' Boozeroony, in cui si avvertono di nuovo
le claustrofobie di Welcome to Sky Valley, ma si comincia
anche a pensare che la furia degli esordi sia andata definitivamente
perduta.
Dubbio confermato dalla traccia successiva: Gloria Lewis
è una ballata blues, distorta e martellante, ma eccessivamente
ripetitiva.
Phototropic è un episodio migliore: un rock psichedelico
passionale inframmezzato da momenti sognanti e molto emotivi, con
la voce di Garcia appena percettibile.
El Rodeo ha un incipit che sembra un esperimento
rumoristico fine a se stesso, poi scoppia in una detonazione tipicamente
kyussiana, per poi assopirsi nuovamente; ma si ha la sensazione che
la canzone non vada a parare da nessuna parte. Evitabile.
Jumbo Blimp Jumbo, strumentale, sembra una riproposizione
molto più violenta e claustrofobica delle jam dei primi Red
Hot Chili Peppers, e termina con un muro rumoristico martellante;
ma il rischio ridondanza (e quindi noia) è dietro l'angolo.
Le sorti dell'album si risollevano con Tangy Zizzle:
finalmente si ritrova l'irruenza dei "vecchi" Kyuss,
anche se stavolta compressa in ritmiche più marziali e ripetitive
rispetto ai due dischi precedenti; in più, si ha la sensazione
che Homme cerchi un ibrido musicale che prosegua la strada intrapresa
dall'ormai morente grunge, cercando molte più melodie (e certe
dissonanze) che in passato.
Size Queen è una ballata funk viscerale, sconvolta
di tanto in tanto da incursioni chitarristiche dalle laceranti distorsioni.
Catamaran è un altro episodio che mostra una
faccia alternativa dei Kyuss: il brano è una cover
degli Yawning Man, e le melodie sono morbide, riflessive,
e vanno a costituire un'altra ballata alternative-rock.
La lunga Spaceship Landing conclude il disco molto
bene: sembra un incrocio tra Welcome to Sky Valley e certe
soluzioni di timbro Melvins; sezione ritmica
marziale, voci disperse in oblii lisergici, cambi di tempo fluidissimi,
dissonanze vocali; una pausa ritaglia al basso un ponte per uno stop-and-go
violentissimo, e poi via con una ritmica lenta, cadenzata, straziante;
ma anch'essa termina, e da questo punto in poi il pezzo è un
climax di psichedelia paranoica infarcita di soluzioni prog-rock,
che prendono il sopravvento nella coda conclusiva.
Segue poi un lungo silenzio, e al minuto 31:42 si trova una breve traccia
nascosta, Day One, trasognante ed ipnotica, dedicata
ai Nirvana dopo la morte di Kurt Cobain.
Dopo lo scioglimento dei Kyuss, Nick Oliveri formerà i Mondo Generator e Josh Homme i Queens
of the Stone Age.