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Kyuss

Wretch (1991)
7.5/10
Blues for the Red Sun (1992)
8.5/10
Welcome to Sky Valley (1994)
8/10
...And the Circus Leaves Town (1995)
6.5/10



I Kyuss nascono nel 1989 a Palm Desert, una delle tante cittadine americane al confine con il deserto della California del Sud, fondati dall'appena quindicenne chitarrista Josh Homme.
Dopo un rarissimo (1000 copie) demo (l'EP Sons of Kyuss), con un nuovo bassista (il folle Nick Oliveri) la band registra il suo primo album Wretch, pubblicato dalla Dali nel 1991.
L'opener Hwy 74 e la breve Katzenjammer sono gli episodi che rappresentano al meglio il sound del quartetto, un vero e proprio assalto sonoro che non lascia prigionieri.
Il quid della band sembrano essere soprattutto la noia e la frustrazione, e le coordinate stilistiche sono lo psychedelic-rock anni '70 e il noise-rock; anche se l'album pecca in un'eccessiva derivatività (specie dalla psichedelia tradizionale) e in un songwriting ancora acerbo, le potenzialità di cui fa mostra il lavoro sono già devastanti.

Il secondo disco Blues for the Red Sun esce nel 1992 per la Dali, prodotto da Chris Goss, ed è invece una delle uscite più sensazionali dell'anno; la mente che sta dietro al cambiamento stilistico è il chitarrista ora diciannovenne Josh Homme.
L'opener Thumb mette già in chiaro tutto: tonalità bassissime (Homme usa un amplificatore per basso alla chitarra, per ottenere la maggior distorsione), sezione ritmica a martello pneumatico, produzione sporca e massiccia.
La successiva Green Machine è la più heavy-metal (ma anche la più relativamente orecchiabile) del lotto, ed è di una potenza devastante; al suo interno presenta un ottimo e perfettamente integrato assolo di basso.
Molten Universe, un intermezzo strumentale inferiore ai tre minuti con un muro di chitarre estremamente trasportante, prepara il terreno alla successiva 50 Million Year Trip (Downside Up), capolavoro di rancori e rigurgiti, con un'esplosione pinkfloydiana a metà traccia, e un finale assolutamente psichedelico. La successiva Thong Song è una sorta di ballata dagli echi vocali grunge, che a due terzi viene violentata brutalmente (violenza presagita dalla voce di Garcia, che poco prima urla "I hate slow songs"), per poi autodistruggersi in un finale caotico.
Apothecaries' Weight è un'altra traccia strumentale, caratterizzata da distorsioni chitarristiche hendrixiane che da giocose si tramutano in trascinanti e distruttive verso la fine del pezzo, il tutto affogato in un calderone di rumori elettrici.
Caterpillar March, anch'essa strumentale ma più incalzante e molto più breve, ha un titolo che riassume buona parte dei ritmi di questo disco, che sembra davvero la colonna sonora adatta alla marcia di un esercito di scavatrici che radono al suolo una città fantasma del deserto californiano. Le sue divagazioni portano alla lunga Freedom Run, dall'inizio lisergico e inquietante che si tramuta dapprima in furia grunge, poi in pesanti stop-and-go, poi in altri invalicabili muri di distorsioni dei quali la voce sembra solo un arrangiamento.
La successiva 800 inizia con schitarrate vagamente orientaleggianti che sembrano coprire rumori da backstage (colpi di tosse, oggetti trascinati), per poi sterzare in tribalismi paranoici da LSD. Anche questo è un intermezzo strumentale, e introduce magistralmente Writhe, che comincia in medias res; stavolta gli echi grunge della voce di Garcia sono molto affini ai Nirvana, anche se il tappeto sonoro ne è del tutto distante: la sezione ritmica propone un alternative rock cadenzato e riflessivo, ma verso la fine il tutto diventa più pesante, per poi concludersi con dei violenti stop-and-go.
La successiva Capsized è un brevissimo skit di sola chitarra, e sfuma lentamente lasciando spazio ad Allen's Wrench, una carica per soldati che vanno al massacro. Sul fade-out di Allen's Wrench si innesta il fade-in di Mondo Generator (titolo che darà il nome al futuro progetto musicale del bassista Oliveri), ultimo vero pezzo del disco; è un violento viaggio psichedelico caratterizzato da una sezione ritmica pulsante e dalla voce distorta di Garcia che si produce in incomprensibili urla straziate; a metà traccia la costruzione crolla, e dopo un attimo di angosciosa quiete riparte la psichedelia, stavolta meno melodica, più distorta e rumorosa, per poi riprendere le voci straziate al termine, distorte a tal punto da diventare un indefinito rumore elettronico con cui la traccia si conclude.
Il punto finale a questo lavoro è dato dalla conclusiva Yeah, consistente in quattro secondi durante i quali una voce non meglio identificata esclama semplicemente "yeah"; una soluzione a metà tra gioco (presa in giro degli inutili minimalismi) e serietà (è un messaggio conclusivo di pura filosofia rock'n'roll).

Blues for the Red Sun riassume vent'anni di hard-rock, noise-rock e psychedelic-rock, fondendo il tutto in un impasto che viene risputato fuori in un monolitico muro sonoro dalla potenza inaudita. La forza viscerale del disco crea un uragano di energia vitale: la pura quintessenza del rock, caotica e travolgente.
L'album segna una vera e propria rinascita delle sonorità psichedeliche, ora aggiornate all'era dello sludge post-Melvins e del grunge, ed è tanto sorprendente da far coniare ai critici, praticamente da solo assieme al contemporaneo Spine of God dei Monster Magnet, un nuovo genere musicale, lo "stoner rock".




Il successivo Welcome to Sky Valley (Elektra, 1994) è il naturale proseguimento del precedente disco; la formazione è sempre la stessa tranne Oliveri, che se n'è andato ed è stato rimpiazzato dall'ex-Obsessed Scott Reeder.
Purtroppo il risultato complessivo non raggiunge pienamente i livelli innovativi, variegati ed esplosivi del precedente capolavoro, ciononostante si tratta di un altro ottimo disco.
L'iniziale Gardenia convince subito, grazie alle sue chitarre devastanti e avvolgenti. La successiva Asteroid parte come un hard-rock tipicamente kyussiano, ma subito diventa un crescendo di noise, e a metà c'è una vera e propria pausa, alla quale subentrano le chitarre in giochi melodici stridenti; poi tutto esplode alla grande, in un ritmo sempre più incalzante, come una folle corsa verso la morte.
Uno dei vertici del disco lo si tocca con la terza traccia, Supa Scoopa and Mighty Scoop, splendida summa dell'anima più catchy dei Kyuss: stoner-rock tiratissimo alla Blues for the Red Sun, cupezza e sporcizia grunge, sezioni ritmiche martellanti, distorsioni indiavolate con assoli chitarristici alla Jimi Hendrix, sincopi furibonde, e la voce di Garcia che regala un'ottima prova (dai richiami alla Chris Cornell).
100° è un altro potente pezzo dai tratti heavy-metal, breve, tirato e devastante; niente a che fare con la successiva Space Cadet, che propone per la prima volta una vera ballad acustica (ma vista dall'occhio dei Kyuss, quindi giostrata tra inserti psichedelici, melodie chitarristiche mesmerizzanti, percussioni tribali dosate con sapienza).
Le percussioni avvolgono e permeano invece tutta la traccia successiva, Demon Cleaner, un altro pezzo dalle vibrazioni psichedeliche estremamente ipnotiche; quasi una ninna-nanna per disturbati mentali, in quanto percorre uno stato di agitazione/alienazione costantemente altalenante, senza nessuna perdita di ritmo né exploit.
Il furore viene ripreso da Odyssey, altro pezzo molto legato alle sonorità dell'album precedente; enfatico, travolgente, devastante, a due terzi presenta una lunga pausa psichedelica sognante, un po' sulla scia di 50 Million Year Trip (Downside Up), per poi concludersi nuovamente con la rabbia iniziale. E passa il testimone a Conan Troutman, breve pezzo dall'incipit dilaniante, che prosegue il disco su binari di rabbia e furore, con Garcia sempre più grunge, e Homme che gode nel far parlare la sua chitarra tramite un turbinio di distorsioni.
N.O. è un episodio minore, rappresenta un po' il culmine di quanto i Kyuss si stiano facendo influenzare dai gruppi di Seattle (assieme a Supa Scoopa and Mighty Scoop, quest'ultima però decisamente più riuscita nel complesso).
Chiude così il disco Whitewater, una lunga sorta di improvvisazione che sembra uscita dalle Desert Sessions; conquistante momenti d'elevata emotività e ipnoticità psichedelica, concludendo il discorso in bellezza; al termine di essa è presente anche Lick Doo, una traccia nascosta di carattere goliardico.
Tirando le somme, Welcome to Sky Valley è un altro album riuscito, coinvolgente e importante, e, anche se non ai livelli innovativi di Blues for the Red Sun, resta un'uscita imperdibile e fondamentale per i fan dello "stoner".




...And the Circus Leaves Town (Elektra, 1995) è il simbolico titolo dell'ultimo album in studio per i Kyuss, scioltisi nell'ottobre dello stesso anno. Forse vittime anch'essi del disfacimento del movimento grunge e della scomparsa commerciale del rock come lo intendevano gruppi come loro.
Le sonorità sono ancora più opprimenti, con una produzione più "sporca" e dai toni ancora più bassi e pulsanti rispetto agli altri dischi, ma purtroppo il songwriting non è mai stato così poco ispirato.

La partenza è ottima con Hurricane, il solito pezzo tirato come prima traccia, ma stavolta qualcosa non quadra: Garcia sembra svogliato al microfono, e dopo 2 minuti e mezzo le danze già si concludono, in maniera quasi improvvisa (ci si aspettava una conclusione certo più incisiva).
Si prosegue con One Inch Man, che scopre nuove sonorità per la band; i toni e le distorsioni costruiscono ancora muraglie opprimenti, ma l'impronta dei Led Zeppelin è molto più forte del solito; il risultato è di certo godibile.
Toni bassissimi e viscerali sostengono invece la psichedelica jam-session Thee Ol' Boozeroony, in cui si avvertono di nuovo le claustrofobie di Welcome to Sky Valley, ma si comincia anche a pensare che la furia degli esordi sia andata definitivamente perduta.
Dubbio confermato dalla traccia successiva: Gloria Lewis è una ballata blues, distorta e martellante, ma eccessivamente ripetitiva.
Phototropic
è un episodio migliore: un rock psichedelico passionale inframmezzato da momenti sognanti e molto emotivi, con la voce di Garcia appena percettibile.
El Rodeo ha un incipit che sembra un esperimento rumoristico fine a se stesso, poi scoppia in una detonazione tipicamente kyussiana, per poi assopirsi nuovamente; ma si ha la sensazione che la canzone non vada a parare da nessuna parte. Evitabile.
Jumbo Blimp Jumbo, strumentale, sembra una riproposizione molto più violenta e claustrofobica delle jam dei primi Red Hot Chili Peppers, e termina con un muro rumoristico martellante; ma il rischio ridondanza (e quindi noia) è dietro l'angolo.
Le sorti dell'album si risollevano con Tangy Zizzle: finalmente si ritrova l'irruenza dei "vecchi" Kyuss, anche se stavolta compressa in ritmiche più marziali e ripetitive rispetto ai due dischi precedenti; in più, si ha la sensazione che Homme cerchi un ibrido musicale che prosegua la strada intrapresa dall'ormai morente grunge, cercando molte più melodie (e certe dissonanze) che in passato.
Size Queen è una ballata funk viscerale, sconvolta di tanto in tanto da incursioni chitarristiche dalle laceranti distorsioni.
Catamaran è un altro episodio che mostra una faccia alternativa dei Kyuss: il brano è una cover degli Yawning Man, e le melodie sono morbide, riflessive, e vanno a costituire un'altra ballata alternative-rock.
La lunga Spaceship Landing conclude il disco molto bene: sembra un incrocio tra Welcome to Sky Valley e certe soluzioni di timbro Melvins; sezione ritmica marziale, voci disperse in oblii lisergici, cambi di tempo fluidissimi, dissonanze vocali; una pausa ritaglia al basso un ponte per uno stop-and-go violentissimo, e poi via con una ritmica lenta, cadenzata, straziante; ma anch'essa termina, e da questo punto in poi il pezzo è un climax di psichedelia paranoica infarcita di soluzioni prog-rock, che prendono il sopravvento nella coda conclusiva.
Segue poi un lungo silenzio, e al minuto 31:42 si trova una breve traccia nascosta, Day One, trasognante ed ipnotica, dedicata ai Nirvana dopo la morte di Kurt Cobain.


Dopo lo scioglimento dei Kyuss, Nick Oliveri formerà i Mondo Generator e Josh Homme i Queens of the Stone Age.

 

 




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