I Lamb sono un duo formato nel 1996 a Manchester
dal producer Andy Barlow e dalla cantante Lou Rhodes.
Il primo disco Lamb (Fontana, 1996) è un elegante
e melodico punto d'incontro tra pop cantautoriale, trip-hop, drum'n'bass,
e dream-pop onirico e orientaleggiante alla Dead
Can Dance (depurato però dalle angosce più profonde).
Diverse tracce iniziano come soffici e sentimentali ballad rese uniche
dagli arrangiamenti profondi di Barlow, per poi esplodere in ritmiche
trascinanti di tipo trip-hop o breakbeat; gli esempi migliori di questa
formula sono l'opener Lusty (con tappeto di percussioni
e climax d'archi quasi "new age") e il primo singolo Cotton
Wool (più psichedelica e breakbeat/drum'n'bass).
God Bless evolve uno scarno pezzo breakbeat in un
territorio oscuro dominato da archi orientaleggianti e poi arpeggi
contrappuntati da sampling ambientali bizzarri; Trans Fatty
Acid ha un tappeto a metà tra jazz e hip-hop, sul
quale si distendono vocalizzi e tastiere soul, mentre in sottofondo
non si conta la serie di sampling dissonanti; Zero
riporta programmaticamente tutto al minimalismo, lasciando la voce
sola assieme ad un ensemble d'archi classici; Merge
innesta fiati jazz su di un tappeto breakbeat guidato dai bassi dub
e spezzato vivacemente dai synth; Gold ha forse la
ritmica più trip-hop, ma è portata in alto soprattutto
dagli arrangiamenti al vibrafono sposati ai poderosi bassi; Closer
ha un drumming breakbeat, ma viene macchiata da fiati jazz, tocchi
funky e andirivieni onirici ai synth; Gorecki è
forse il capolavoro tra la serie di pezzi più vicini al drum'n'bass,
grazie ad un continuo gioco tra campionamenti dalla Symfonia pieśni żałosnych di Henryk Górecki, pulsazioni ritmiche, basso dub, soffici e coinvolgenti melodie vocali; Feela
chiude l'album nel segno del minimalismo ambient, evitando qualsiasi
battito ritmico.
Svariati i guest che aiutano nelle fasi di registrazione: Steve Christian
(chitarra), Jon Thorne (basso), Paddy Steer (basso), Graham Massey
(vibrafono), The Chainsaw Sisters (violoncello), Kevin Davy (tromba).
Il secondo album
Fear of Fours (Mercury, 1999) sembra invece quasi
evitare di proposito le tessiture d'archi e le atmosfere oniriche
che erano così ben riuscite sul disco di debutto. Insiste invece
nel condurre esperimenti sulle ritmiche trip-hop e drum'n'bass, che
comunque non trovano una loro ragion d'essere, suonando spesso meccanici
esercizi di stile.
Non è importante che le ritmiche siano in 12/8 (Less
than Two e Alien), o 10/4 alternato a 11/4
(Five), se sopra a quelle ritmiche mancano sonorità
interessanti o coinvolgenti.
Degne del primo disco sono solamente il trip-hop passionale ed esaltato
da fraseggi d'archi Bonfire, e gli 8 minuti molto
breakbeat di Ear Parcel. Le parentesi più
soffuse e "d'ambiente" sono invece date da Softly
(ballad jazzata in 6/8), Lullaby (litania drammatica
per archi, contrabbasso e voce, a chiudere l'album) e Soft
Mistake ("trip" orientaleggiante in 10/8, piazzato
in apertura).
Il terzo What Sound (Mercury, 2001) rinnega i flussi
drum'n'bass, gli esperimenti ritmici e le vocalità bizzarre
del precedente album.
Le ritmiche breakbeat e drum'n'bass sono prominenti solamente nella
trascurabile Scratch Bass, per il resto il duo preferisce
smorzarle e relegarle a tappeto sonoro per escursioni oniriche, soffuse
e sovente orientaleggianti: One, Heaven,
Sweetheart, ma anche la più electro Small
rivelano questo dualismo tra elettronica ballabile e ambient avvolgente,
anche se nel complesso non sono tracce che brillano particolarmente.
I pezzi migliori sono invece quelli che spingono verso territori ancora
più evocativi ed atmosferici: la title-track
(archi struggenti, ritmiche breakbeat improvvise ad interromperli,
coda finale stratificata), I Cry (tappeto percussivo,
droni metallici), Gabriel (la ballad più malinconica
ed emotiva, grazie al tappeto d'archi, alla voce vellutata e ai battiti
elettronici accennati) e Just Is (trip-hop elettronico
con voce filtrata, minimalista e percorso da arrangiamenti metallici).
Sweet è l'episodio più vivace e funky,
e proprio per questo suona stonato e fuori luogo rispetto al resto
del lavoro (oltre a non essere affatto brillante di suo a livello
compositivo).
In generale, il duo ha forse riscoperto e approfondito i tocchi onirici
alla Dead Can Dance già presenti
nel primo disco. Peccato che quei tocchi siano stati approfonditi
senza molti sconvolgimenti psicologici, facendoli suonare semplicemente
elegante musica d'atmosfera.
Su Between Darkness and Wonder (Mercury/Koch, 2003)
le tracce sono ancora una volta divise tra episodi più ambient-atmosferici
ed esperimenti più upbeat/breakbeat.
Peccato che siano solamente alcuni dei pezzi più ambientali
ad essere qualitativamente rilevanti: Darkness (con
un ottimo lavoro di archi, synth, battiti elettronici e voci che affogano
negli effetti), Angelica (guidata dai bassi distorti
e da melodie al pianoforte ispirate dalla Suite bergamasque
di Claude Debussy), Wonder (la più delicata
e ottimista), Learn (chamber-music per soli archi
e voce) e Till the Clouds Clear (trascinata da voce
e chitarra acustica, e spezzata da improvvise esplosioni di synth
distorti e battiti elettronici).
Le altre tracce suonano come pessimi scarti dalle session di What
Sound.
Best Kept Secrets: The Best of Lamb 1996–2004
(Mercury/Koch, 2004) è un "best of" con alcune grosse
pecche (ad esempio mancano Lusty e Darkness).
Lo stesso anno, il duo si scioglie.