Leonard Norman Cohen, nato nel 1934 in Canada da una famiglia ebrea, è stato uno dei massimi folksinger americani, inventore di un nuovo tipo di canzone e abbattitore di molte mura separanti la musica popolare dalla letteratura colta.
Durante il periodo di studi alla Herzliah High School, frequentata assieme al poeta Irving Layton, Cohen impara a suonare la chitarra e mette in piedi un modesto gruppo country-folk, ma la sua vocazione principale diventa la poesia una volta entrato alla McGill University; appassionatosi in particolar modo a William Butler Yeats, Walter Whitman e Henry Miller, Cohen scrive e pubblica due raccolte di poesie, Let Us Compare Mythologies (1956) e The Spice-Box of Earth (1961).
Dopo aver frequentato per un anno la Columbia University, Cohen si ritira nell'isola greca di Hydra, per concentrarsi sulla propria carriera letteraria evitando le influenze frenetiche del mondo moderno; durante questa parentesi meditativa, scrive la raccolta di poesie Flowers for Hitler (pubblicata nel 1964), ma anche i due romanzi The Favourite Game (1963) e Beautiful Losers (1966).
Incoraggiato da alcuni conoscenti, Cohen decide subito dopo di tentare la carriera del songwriter: dopo aver militato brevemente nella Factory di Andy Warhol, riesce a sfondare scrivendo la hit Suzanne per la folksinger Judy Collins.
Ottenuto un contratto discografico, il cantautore dà alla luce il primo album Songs of Leonard Cohen (registrato nell'agosto 1967, e pubblicato nel dicembre dello stesso anno dalla Columbia Records), che si rivelerà per una serie di motivi come uno dei dischi folk più unici e influenti del periodo.
Mentre difatti tutta la musica popolare si stava muovendo verso territori sempre più barocchi e stratificati a causa della febbre psichedelica, compresi i folksinger presto contaminati dallo psychedelic-rock (novità proprio degli ultimi tre anni era stata la nascita delle ale folk-rock e psych-folk/freak-folk, catalizzata e rappresentata soprattutto dai recenti lavori di The Byrds, Bob Dylan, The Fugs, Buffalo Springfield, Pearls Before Swine, The Godz, The Holy Modal Rounders e Donovan), Cohen diventa forse il primo in assoluto a marciare in direzione opposta, denudando il suono da ogni eccesso e ritagliando tramite ciascuna canzone una timida nicchia privata. Influenzato tanto dai folksinger pre-dylaniani (dai quali riprende il respiro universale dei testi e l'importanza delle parole sulla musica) quanto dai contemporanei cantautori più sofferti (da Johnny Cash a Fred Neil), ma anche dal chansonnier belga Jacques Brel (una delle principali influenze in generale sui folksinger del periodo, come aveva già testimoniato anche il primo disco di Scott Walker uscito pochi mesi prima), Cohen si distingue dai suoi colleghi per il rifiutare ogni soluzione estroversa e vivace, coniando una forma di canzone folk intimista, confessionale, fragile e introversa, privandola di battiti ritmici ed elevandola attraverso testi che si distanziano dalle prese di posizione della "protesta" per esprimersi piuttosto attraverso un linguaggio poetico fortemente simbolico.
I toni dimessi e oscuri della chitarra, uniti alle liriche metaforiche e indirette, alla voce baritonale fragile ed emozionata, e all'assetto minimale dai toni mistici in fase d'arrangiamento, contribuiscono in effetti a creare una nuova formula folk, la cui caratteristica è trasformare ogni composizione in una piccola esperienza catartica e spirituale, oltre a costituire artisticamente un'ennesima dimostrazione dell'assoluta maggiore importanza delle capacità espressive rispetto a quelle tecniche.
Tutte le dieci tracce dell'album sono memorabili, ma riesce a spiccare in particolar modo la già citata Suzanne (elevata verso una dimensione celestiale grazie al soffuso ingresso di archi e cori vocali femminili), assieme alle seguenti Master Song (in cui gli archi diventano più nervosi e inquietanti), Winter Lady (avvolta da un tappeto di chitarre acustiche acceso da lontani accordi alle tastiere e un timido flauto) e Sisters of Mercy (con una delle sue melodie più memorabili, avvolta da un arrangiamento da vaudeville, ereditato dalla tradizione dei chansonnier europei, che passa da un canale all'altro restando sempre sullo sfondo), tutte annoverabili tra i più innovativi, profondi ed eleganti folk dell'epoca.
A bilanciare gli unici due episodi non eccelsi, ovvero Hey, That's No Way to Say Goodbye (una sorta di versione alternativa, stavolta più vicina al folk-rock, della precedente Suzanne) e Stories of the Street (il folk più canonico e influenzato da Dylan), si susseguono invece le ottime The Stranger Song (guidata da una chitarra mesmerizzante), So Long, Marianne (il momento più vivace e folk-rock, anche se immerso ancora una volta nella malinconia), Teachers e One of Us Cannot Be Wrong (che chiude il disco con una dimessa melodia fischiettata sopra alcuni cori sgraziati).
L'impatto di Cohen si avverte immediatamente sul panorama musicale, specie nei subito successivi lavori di Pearls Before Swine (che riducono le influenze psichedeliche e pubblicano nel 1968 il loro capolavoro Balaklava), Tim Buckley (nei momenti più folk dell'album Happy Sad, del 1969), Laura Nyro (nel suo più introverso e minimale lavoro New York Tendaberry, del 1969), del folksinger italiano Fabrizio De André (specie in La buona novella, del 1970), e qualche anno più tardi perfino del maestro Dylan (con i folk acustici e intimisti di Blood on the Tracks, del 1975).
Nel frattempo, il suo secondo album Songs from a Room (1969) prosegue il discorso dell'esordio riducendo i toni fatalisti, funebri e "neri", preferendo un approccio leggermente più canonico e commerciabile.
In gran parte degli arrangiamenti spicca oltretutto l'accompagnamento di uno scacciapensieri.
The Partisan, basata sulla poesia partigiana francese La complainte du partisan, è il momento più aulico e, nonostante il maggior avvicinamento all'arte letteraria più che a quella musicale, convoglia anche alcune delle più memorabili melodie del disco.
I momenti più malinconici sono tuttavia rappresentati dal country dilatato e aritmico Bird on the Wire (che apre il disco con i versi "Like a bird on the wire, like a drunk in a midnight choir, I have tried in my way to be free") e dal più struggente ritratto femminile Seems So Long Ago, Nancy, che lentamente costruisce un climax lirico culminante nei versi finali ("And now you look around you, see her everywhere, many use her body, many comb her hair. In the hollow of the night, when you are cold and numb, you hear her talking freely then, she's happy that you've come"), mentre A Bunch of Lonesome Heroes, condotta da ritmi accesi e chitarre distorte, bilancia la quiete entrando pienamente nei territori del folk-rock.
Completano il quadro
i sordi folk acustici alla Dylan Lady Midnight e The Butcher, la più riflessiva e inquieta You Know Who I Am, le metaforiche suggestioni bibliche di Story of Isaac, la dimessa The Old Revolution, e la chiusura Tonight Will Be Fine, che esalta la transitorietà dei momenti ottimistici, in bilico tra malinconia e speranza ("Oh sometimes I see her undressing for me, she's the soft naked lady love meant her to be, and she's moving her body so brave and so free. If I've got to remember that's a fine memory. And I know from her eyes, and I know from her smile, that tonight will be fine, will be fine, will be fine, will be fine for a while").
Con il terzo
Songs of Love and Hate (1971), la voce di Cohen si abbassa improvvisamente di tonalità, e in più di una traccia viene aumentato un certo spirito folk-rock, che si traduce in una maggiore energia ed enfasi drammatica rispetto alle timide e fragili confessioni del debutto. Le nuove composizoni si articolano oltretutto lungo un minutaggio a più ampio respiro (5-6 minuti per traccia).
Aprono il disco il fiume drammatico di Avalanche e la più dimessa parata di metafore religiose Last Year's Man (lungo la quale vengono citati Giovanna d'Arco, Betlemme, Babilonia, Caino e la stessa Bibbia, prima di chiudersi su di un coro di voci bianche), ma il primo vero picco si ha con il folk dylaniano Dress Rehearsal Rag, che evolve una strofa cupa e aggressiva in un chorus atmosferico, enfatizzando l'inquietudine con un accompagnamento d'archi.
Diamonds in the Mine, un folk-rock a tinte country-western che rappresenta probabilmente anche la più allegra e vivace composizione di Cohen sin'ora, contrasta nettamente con la cinica depressione emergente dal testo ("Ah, there is no comfort in the covens of the witch, some very clever doctor went and sterilized the bitch, and the only man of energy, yes the revolution's pride, he trained a hundred women just to kill an unborn child. And there are no letters in the mailbox, and there are no grapes upon the vine, and there are, there are no chocolates in your boxes anymore, and there are no diamonds in your mine"), cantato con voce rauca e sgraziata con contrappunto di vocalizzi femminili soul-pop.
La non molto brillante Love Calls You by Your Name lascia invece spazio al vertice dell'album, Famous Blue Raincoat, che raggiunge nuovamente i picchi di capacità confessionale intimista del debutto (narrata in forma epistolare, si conclude con la frase "Sincerely, L. Cohen").
Chiudono l'opera l'enfatica Sing Another Song, Boys, registrata live all'Isle of Wight Festival del 30 agosto 1970, e la più lunga Joan of Arc, che tocca un altro vertice dimesso e malinconico sottolineato da lontani echi a voce e fiati.
Live Songs (1973) è un album di performance live, registrate tra il 1970 e il 1972.
New Skin for the Old Ceremony (1974) contiene ancora alcuni classici (Who by Fire, Take This Longing, Is This What You Wanted e Chelsea Hotel #2, dedicata alla sua breve relazione con Janis Joplin).
Death of a Ladies' Man (1977) soffre invece del contrasto tra lo spirito minimale e delicato di Cohen e il tipico "wall of sound" del produttore Phil Spector, che mette anche in mostra arrangiamenti influenzati da jazz-rock e funk; Bob Dylan e Allen Ginsberg cantano i cori su Don't Go Home with Your Hard-on, mentre i 9 minuti della title-track toccano un nuovo vertice espressivo.
Recent Songs
(1979) viene salvato dall'opener The Guests e dalla chiusura Ballad of the Absent Mare, ma le altre tracce non sono all'altezza dei lavori precedenti.
Various Positions (1984) vede Cohen convertirsi ad un sound più moderno e in linea con le tendenze synth-pop, adottando drum-machine e synth; inoltre, la corista Jennifer Warnes viene promossa a co-singer in tutte le tracce. L'album, anche se troppo legato ai sound di tendenza, e spesso esagerando nelle sue incursioni kitsch e spirituali (che tra l'altro ricordano e sono sicuramente influenzate dalla recente svolta musicale di Bob Dylan), riesce a sfornare la vivace Dance Me to the End of Love, la più soffusa If It Be Your Will, e il nuovo classico Hallelujah, che resta forse il vertice spirituale e religioso di tutta la carriera del cantautore (e che verrà resa ancora più popolare grazie ad una cover di Jeff Buckley del 1994).
I'm Your Man (1988) non è più il lavoro di un cantautore ma di un team di produzione, perché tutti i pezzi sono giocati su costruzioni elettroniche che rimasticano i generi più trendy in circolazione, dal synth-pop con echi dark-wave e funky (le minacciose First We Take Manhattan e Jazz Police), al soul-pop più commerciale (Ain't No Cure for Love, I Can't Forget) fino alla disco-music afroamericana. In qualche traccia si ritrova la malinconia tipica di Cohen, come in Everybody Knows, lenta contaminazione con disco e flamenco scritta assieme alla vocalist Sharon Robinson, o nella title-track, vivacizzata da arrangiamenti sintetici, mentre una certa nostalgia musicale affiora dal waltzer Take This Waltz, il cui testo traduce una poesia di Federico Garcia Lorca, e un accenno di world-music sostiene l'esotica Tower of Song, arrangiata da eterei vocalizzi femminili, che diventa un altro dei suoi classici.
La voce di Cohen per la prima volta suona in secondo piano rispetto agli arrangiamenti, e per di più è certamente diventata meno espressiva rispetto al passato, ma la nuova veste stilistica ha in effetti ringiovanito la sua proposta, salvandola dal declino.
Tra le vocalist spicca il nome di Anjani Thomas.
In The Future (1992)
si riducono i toni synth-pop in favore di influenze più pop-rock avvolte però da atmosfere inquietanti e oscure.
I testi di Cohen si fanno più caustici e critici verso la società americana, mentre la sua voce è nel frattempo diventata ancora più roca e bassa. Le canzoni si allungano, toccando gli 8 minuti nel jazz Always, cover di un pezzo di Irving Berlin, condotto da un drumming secco e inesorabile, ma detonato dagli avvolgenti arrangiamenti (spoken words femminili, cori soul, pianoforte jazz, chitarre blues, tastiere funky, fiati), spesso raggiungendo ritmicamente il piglio ossessivo della new-wave (l'apertura soul-pop della title-track, ma soprattutto Democracy), a volte tentando la carta esotica (la misticheggiante e mediorientale Waiting for the Miracle, scritta assieme a Sharon Robinson), ma adagiandosi soprattutto nei territori del soul (dalla più pop Closing Time, con accenni tzigani ai violini, alle più lente e cupe Anthem e Light as the Breeze).
L'album viene chiuso dai 6 minuti strumentali di Tacoma Trailer, che sembra unire synth-pop, lontani echi new-age e le colonne sonore di Angelo Badalamenti.
La ballad Be for Real coverizza un pezzo scritto da Frederick Knight.
I grossi limiti del lavoro restano ancora una volta la diminuita capacità espressiva di Cohen, non più davvero capace di colpire al cuore come agli esordi, la figura cantautoriale sovrastata dal lavoro di produzione, il sound vintage e ormai fuori tempo massimo; tuttavia, il disco diventa uno dei suoi massimi successi di mercato, e in generale rappresenta un lavoro con cui il cantautore riesce a rivoluzionarsi e rimettersi in gioco.
Ancora una volta anche Anjani Thomas, che nel frattempo è anche diventata l'ennesima partner sentimentale dello stesso Cohen, partecipa alle tracce vocali.
Cohen Live (1994) raccoglie pezzi registrati dal vivo tra il 1988 e il 1993.
Field Commander Cohen: Tour of 1979 (2001) testimonia il tour live del 1979, ricordato da Cohen come il suo migliore.
Nel nuovo full-length di inediti Ten New Songs (2001), la vocalist Sharon Robinson
viene promossa anche a produttrice e co-autrice di tutti i pezzi. Cohen, dalla voce nel frattempo ulteriormente abbassatasi di tonalità, è interessato soprattutto all'anima spirituale delle composizioni, a renderle veicoli di un senso di pace interiore, facendosi influenzare dalla new-age e dalle sue meditazioni Zen, che nei tempi recenti lo hanno aiutato ad alleviare la sua cronica depressione (Cohen ha trascorso gli ultimi 5 anni isolato presso il monastero buddhista del Mt. Baldy Zen Center).
Pur penalizzati da sound sintetici ancora una volta fuori tempo massimo e dal sapore "cheap", tra i pezzi spiccano comunque la catchy In My Secret Life, la vintage A Thousand Kisses Deep, l'esotica Here It Is, la profonda Love Itself, i lenti Alexandra Leaving e The Land of Plenty, nuovi classici minori, malinconici e soffusi, del suo repertorio cantautoriale.
Dear Heather (2004) è il primo sensibile calo
qualitativo negli ultimi vent'anni di carriera, tuttavia riesce a convogliare un'altra forte dose di sentimenti nostalgici e malinconici.
On That Day parla degli attentati dell'11 settembre 2001, To a Teacher riprende in spoken-word una poesia di Cohen scritta nel 1961, Nightingale è dedicata al recentemente scomparso cantante Carl Anderson.
A testi e voce partecipa estensivamente Anjani Thomas, ma su tre tracce anche Sharon Robinson.
Le parole di Go No More A-Roving provengono da una poesia di Lord Byron, quelle di Villanelle for Our Time da uno scritto di F. R. Scott, The Faith, un outtake dalle session di Recent Songs, arrangia una tradizionale folk-song del Quebec, e Tennessee Waltz, ripescata da un'esecuzione live del 1985 al Montreux Jazz Festival, coverizza un country del 1947 scritto da Redd Stewart e Pee Wee King.
Cohen produce e scrive i testi anche per Blue Alert (2006), album vocal-jazz della compagna e collaboratrice Anjani Thomas.
Lo stesso anno pubblica anche la nuova raccolta di poesie e disegni Book of Longing.