Formatisi
in Florida nel 1989, Marilyn Manson & The Spooky Kids
(nome poi accorciato al solo pseudonimo del cantante e leader Marilyn
Manson) si propone da subito come un nuovo act di shock-rock,
proseguendo esattamente il discorso di Alice Cooper.
Trent Reznor dei Nine Inch Nails li
scopre e diventa il loro pigmalione, producendone il primo album Portrait
of an American Family. Ciò che riesce a sconvolgere
gli ambienti musicali non è tanto il sound, un industrial-rock
fortemente debitore dei Ministry , quanto il
fatto che venga unito ad un'immagine realmente inquietante (look eccessivo
e glam, pseudonimi dei membri che accoppiano un nome di una star femminile
ad un cognome di un serial killer) e a dei testi perversi, malvagi,
estremamente espliciti; il progetto trova la propria forza nel costante equilibrio tra una goticità da teatro burlesque e una vera messa infernale sulla scia dei lavori più
efferati di Foetus, di cui prendono in prestito
anche il battito sintetico e le voci sguaiate, spesso viranti però
verso toni più psicotici alla Reznor.
Il risultato è un quadretto apocalittico, crudele quanto sarcastico,
che descrive senza mezzi termini lo spaccato sociale di un'America
allo sfascio, e assieme ai contemporanei primi lavori dei tedeschi :wumpscut: riesce a coniare una nuova forma di industrial-rock, che assorbe a sé l'essenza della dark-wave sintetica post-punk aggiornandola all'epoca dell'industrial-metal.
Vertici del disco l'efferata, malata e martellante Cake and Sodomy, la denuncia sociale Get Your Gunn,
la più melodica Lunchbox, la cupa Dope
Hat, la schizofrenica My Monkey, e la discesa
agli Inferi compiuta dalla conclusiva Misery Machine.
L'anno successivo
esce Smells Like Children. Inizialmente concepito
come un semplice EP di remix, grazie ai vari apporti da parte di altri
musicisti industrial (Dave Ogilvie, Charlie Clouser, Trent Reznor)
diventa per metà uno strano composto di divagazioni rumoristiche con velleità d'avanguardia. Tra le varie tracce spiccano comunque i sabba violenti
dell'ottima Kiddie Grinder e di Rock 'n'
Roll Nigger, ma il capolavoro è in realtà Sweet
Dreams, malatissima cover dell'omonimo successo synth-pop degli Eurythmics,
che trasporta le liriche del pezzo in una dimensione ben più
moderna e inquietante.
La sublimazione della filosofia dei Marilyn Manson
viene compiuta con il secondo full-length Antichrist Superstar (Nothing/Interscope, 1996).
Il disco è un concept-album, e si articola in tre cicli distinti
(The Heirophant comprende le prime 3 tracce, Inauguration
of the Worm le successive 7, Disintegrator Rising le
ultime 5 più la nascosta traccia 99). La storia narrata è
quella di un uomo, The Worm, che subisce sofferenze di ogni
tipo, ma in seguito ad una serie di fortuiti eventi riesce a diventare
una famosa rockstar. Conquistato tale status, subisce una trasformazione
in The Disintegrator.
La trama è una metafora del Male, con un Anticristo che nasce
dall'efferatezza del sistema mediatico, il quale sfrutta l'efferatezza
della musica rock, la quale a sua volta nasce dall'efferatezza della
vita quotidiana, in una catena causa-effetto.
Per rendere lampante il fatto che il Male sia ciclico ed eterno, anche
l'album è ciclico, aprendosi e chiudendosi con la frase-manifesto
"When you are suffering, know that I have betrayed you",
e ad ogni nuovo inizio nasce un altro "Antichrist Superstar"
(la struttura ciclica come metafora rimanda direttamente a The
Wall dei Pink Floyd).
Il sound e il songwriting sono diventati più "catchy",
ma non meno malati. Esplosioni come Irresponsible Hate Anthem
o Little Horn sono degne dei Ministry
più cruenti, mentre la tagliente e caustica The Beautiful
People conia una formula vincente su tutti i piani (percussioni,
ritmiche robotiche, voce prima sussurrata e poi lacerata, synth decadenti,
liriche che sputano veleno sulla società).
Pezzi come la paranoica Tourniquet o l'amara Man
That You Fear violentano la forma della ballad in una pioggia
di decadenza e cupezza (il pessimismo della presa di coscienza del
proprio Io malvagio e del fatto che esso rifletta semplicemente l'inevitabile
sfascio del mondo circostante).
L'ottima Cryptorchid è una vera e propria
poesia che riassume un intero immaginario industriale e metafisico
(ed è proprio qui che Manson è grande, nel coniugare
la nevrosi metropolitana allo spaccato sociale ma anche alla ribellione
metafisica, come nei migliori Nine Inch
Nails).
Mister Superstar e Angel with the Scabbed
Wings sono altri due memorabili anthem (più perverso
il primo, più furibondo il secondo).
Ma il manifesto totale dell'opera è la title-track,
che riassume in sé tutti gli elementi più d'impatto
del disco (impasti industriali, chitarre distorte e meccaniche, synth
decadenti, voci filtrate all'inverosimile, mood degno dei peggiori
serial killer), riprende la frase-simbolo di Cryptorchid
("Prick your finger it is done. The moon has now eclipsed
the sun. The angel has spread its wings. The time has come for bitter
things") e la amplifica con un chorus dall'epico auto-proclama
("Cut the head off, grows back hard. I am the hydra. Now
you'll see your star"), il tutto aperto e chiuso da deliri
di onnipotenza dittatoriale (la folla esultante) alla Foetus.
Peccato solo per l'unico grosso difetto, ovvero l'eccessiva derivatività
della proposta musicale: decisamente troppo spesso sembra di sentire
le band di Jourgensen, Thirwell e Reznor.
Ironicamente, Antichrist Superstar rende Manson un vero "Antichrist
Superstar": i media lo scoprono, i critici ne parlano, i suoi
osceni concerti causano problemi di ordine pubblico, e i fan si decuplicano;
Manson diventa un caso internazionale, e viene condannato da ogni
moralista del mondo come un serio pericolo per il modo in cui "travia"
le giovani generazioni. La formula dello shock-rock alla Alice
Cooper è stata evidentemente aggiornata nel miglior modo
possibile, e lo scandalo (con gran divertimento di Manson stesso)
è servito.
CREDITS
Marilyn Manson - all voices, guitar, pan flute
Twiggy Ramirez - lead and rhythm guitar, acoustic guitar, bass
Madonna Wayne Gacy - all keyboards, loops
Daisy Berkowitz - guitar
Rob Bourdon - drums
Guests:
Ginger Fish - live drums, programming
Robin Finck - guest guitar, additional keyboards
Trent Reznor - producer, editing, mixing, Mellotron, guitar, Rhodes
piano
Danny Lohner - guitar
Chris Vrenna - drums, programming, engineer, editing
Dave Ogilvie - producer, programming, engineer, editing, mixing
TRACKLIST
Cycle I - The Heirophant
1. Irresponsible Hate Anthem - 4:17
2. The Beautiful People - 3:38
3. Dried Up, Tied and Dead to the World - 4:15
4. Tourniquet - 4:29
Cycle II - Inauguration of the Worm
5. Little Horn - 2:43
6. Cryptorchid - 2:44
7. Deformography - 4:31
8. Wormboy - 3:56
9. Mister Superstar - 5:04
10. Angel with the Scabbed Wings - 3:52
11. Kinderfeld - 4:51
Cycle III - Disintegrator Rising
12. Antichrist Superstar - 5:14
13. 1996 - 4:01
14. Minute of Decay - 4:44
15. The Reflecting God - 5:36
16. Man That You Fear - 6:10
99. Untitled - 1:39
7.5/10
Il terzo full-length, Mechanical
Animals (Nothing/Interscope,
1998), vede un grosso cambiamento
sia a livello di immagine (Manson e soci lasciano da parte riferimenti
a satanismo e cabala per concentrarsi su un look glam e androgino)
che di musica (molto meno industriale, meno efferata, e incentrata
molto più sul caratteristico e inconfondibile stile canoro
del frontman).
Dopo un opener amaro e paranoico (Great Big White World),
parte uno dei migliori singoli di sempre di Manson, la decadente e
sarcastica The Dope Show, costruita su un continuo
rimbalzare tra glam-rock e campionamenti industriali; proseguendo
si incontrano la furibonda Rock Is Dead (con la frase-simbolo
"God is in the TV"), costruita sul modello di The
Beautiful People ma più hardcore e metallica, il funk-gospel
distorto all'inverosimile di I Don't Like The Drugs
(dal testo intelligente e caustico), la viscerale The Last
Day on Earth. Tra i pezzi più vicini al concetto di
"ballad", invece, spiccano la straziata Disassociative
e la conclusiva Coma White, probabilmente la "ballad"
migliore e definitiva di Manson (se non fosse per l'eccessiva ridondanza
del chorus).
Le ritmiche in generale sono molto più rallentate, il sound
non costruisce più un muro sonoro caotico e animalesco, il
songwriting cerca una dimensione più raffinata ma anche molto
più radio-friendly. Il risultato mostra nuovi orizzonti ma
in realtà penalizza la band, dal momento che ne smorza la vera
potenzialità di fuoco; e, nonostante una manciata di pezzi
ottimi (quelli sopraccitati), il risultato complessivo suona nettamente
più prevedibile (e quindi noioso) rispetto ai precedenti lavori.
Alla base dell'album c'è anche stavolta un concept, ma gli
eventi narrati nelle liriche sono in realtà un prequel a quelli
di Antichrist Superstar.
Holy Wood (In the Shadow of the Valley of Death) (Nothing/Interscope, 2000) è il quarto disco, uscito l'anno
successivo al massacro di Columbine, fatto che aveva spinto molti
moralisti a darne la colpa a rockstar come Manson. Proprio a causa
di ciò, Holy Wood vede tornare Manson ad una critica
sociale feroce e spietata, sottolineando una serie di contraddizioni
della società americana (dal culto per le armi al ruolo dei
genitori, dall'ossessione religiosa al potere messianico dei mass-media).
La forma è più amara, diretta e feroce, come testimoniano
i travolgenti anthem The Love Song (in cui proiettili
e pistole sono trasfigurazioni umane) e The Fight Song
("Nothing suffocates you more than the passing of everyday
human events, and isolation is the oxygen mask you make your children
breath into survive. But I'm not a slave to a god that doesn't exist.
But I'm not a slave to a world that doesn't give a shit"
[...] "The death of one is a tragedy, but death of a million
is just a statistic").
Ancora più amara e feroce (sebbene modellata ancora una volta
su The Beautiful People) la seguente Disposable Teens,
un altro anthem ("I wanna thank you mom, I wanna thank you
dad, for bringing this fucking world to a bitter end. I never really
hated a one true god but the god of the people I hated. You said you
wanted evolution, the ape was a great big hit; you say you want a
revolution, man, and I say that you're full of shit. We're disposable
teens").
Peccato solamente che, dopo un inizio letteralmente esplosivo, il
disco non mantenga tali premesse; nei pezzi seguenti ciò che
colpisce sono le liriche e il mood generale, ma non certo il songwriting
(che, al contrario, nelle prime tracce era travolgente). Si fanno
davvero notare solamente le due cupe e gotiche "ballad"
In the Shadow of the Valley of Death e The
Nobodies ("We are the nobodies, wanna be somebodies.
When we're dead, they'll know just who we are"), nonché
il massacro industriale di Born Again e la conclusione
minimale e sofferente di Count To Six and Die. Per
il resto, purtroppo, niente di notevole (quasi sempre Manson insiste
o in un industrial-rock decadente che ormai suona eccessivamente già
sentito, o nella forma di ballata distorta che imperava su Mechanical
Animals).
Ma, complessivamente, l'album mantiene il fenomeno Manson sulla cresta
di una meritata onda, ed è anche la migliore uscita dell'intera
carriera di Manson subito dopo Antichrist Superstar e Portrait
of an American Family; merito del clima di grande cupezza e maturità,
e dall'innegabile freschezza e potenza di buona parte del songwriting.
Anche Holy Wood presenta un concept; la metaforica trama
è lineare e divisa in quattro atti,
e gli eventi sono un prequel a quelli narrati su Mechanical Animals.
Con The Golden Age of Grotesque (Nothing/Interscope, 2003) Manson abbandona ogni intento di critica
sociale e di efferatezza. La musica è diventata un pastone
industrial-rock-pop, l'immagine ridicola, i testi disimpegnati ed
espliciti più per goliardia che per intento di shock.
Il violento chorus di This Is the New Shit, le liriche
sboccate di Use Your Fist and Not Your Mouth, la
cruenta (s)AINT, la decadente title-track,
e il riffing devastante di mOBSCENE (che però
poi plagia Be Aggressive dei Faith
No More) sono gli unici elementi che non fanno precipitare l'album
negli abissi del trash. Per il resto, non c'è
più alcuna differenza ormai tra Manson ed un qualsiasi act
industrial-rock becero che cerca la hit nei dancefloor alternativi.
La componente shock-rock si è ridotta a mera immagine, tra
l'altro ormai innocua e imprigionata nei suoi stessi cliché.
Manson non fa più paura a nessuno, perché è entrato
nella gabbia, diventando un fenomeno da baraccone. E quello che delude
maggiormente è il fatto che la scelta sia stata consapevole
e voluta (vedesi il titolo dell'album, i videoclip dei singoli estratti,
le liriche).
Pensare che tutto ciò sia accaduto dopo la dipartita di Twiggy
Ramirez (che andrà a collaborare, tra gli altri, anche con
gli A Perfect Circle) fa rivalutare quanto peso
avesse il bassista sul songwriting della band.
Lest We Forget: The Best of (Interscope, 2004) è la raccolta della maggior parte dei singoli.
Marilyn Manson e la sua band (ormai in realtà
decimata) tornano alla ribalta con il sesto full-length Eat
Me, Drink Me (Interscope, 2007).
Il disco non ha più nemmeno l'impatto (a livello di riffing)
o la ferocia (a livello di drumming) dei migliori pezzi del già
becero The Golden Age of Grotesque (l'album con cui Manson
aveva gettato una degna carriera di shock-rocker realmente inquietante
alle ortiche, diventando un semplice entertainer techno-rock come
tanti), e gli album precedenti sono ormai fantascienza.
Su Eat Me, Drink Me Manson, dal mood delle tracce, sembra
addirittura convinto di essere approdato ad un territorio di autorialità
al termine di un percorso di maturazione, e invece non c'è
nulla di salvabile su un lavoro che insiste pesantemente nel proporre,
una dopo l'altra, una serie di tracce totalmente prive di ispirazione.
La forma è quasi sempre quella della ballata distorta, ma senza
mai raggiungere la freschezza delle ballad distorte di, ad esempio,
Mechanical Animals.
Sin dall'opener If I Was Your Vampire (tra l'altro
uno dei pochi episodi ascoltabili del disco) le coordinate sono quelle
di una forma-canzone decadente, un po' cupa, un po' noise (solo per
via dei synth, comunque sempre minimizzati), ed ancorata ad un hard-rock
anni '80 che non riesce ad accoppiarsi quasi per nulla allo stile
vocale di Manson.
L'occhio di riguardo al gothic-rock, al glam-rock e ad Alice Cooper
c'è sempre stato, nella carriera di Marilyn, ma arrivare ad
annullare tutta l'evoluzione compiuta negli anni (e nei campi shock-rock
e industrial-rock, in passato, Manson e soci hanno davvero detto qualcosa)
per fare enormi passi indietro, andando a plagiare un rock vecchio
di vent'anni, è quanto meno un'operazione senza senso. Se poi
si aggiunge che al lavoro manca una
qualsiasi urgenza di dire qualcosa, vista la piattezza e vacuità
dei pezzi, e che l'elemento migliore di tutto il disco sono le parti
di chitarra (di Tim Sköld,
il quale quasi in ogni pezzo inserisce un più o meno riuscito
assolo glam-rock), ci sono davvero dei validi motivi per evitare di
ascoltarlo.
Il punto più basso forse si raggiunge con tracce come Heart-Shaped
Glasses e Just a Car Crash Away, patetiche
ballate (ma in effetti l'intero disco è una patetica ballata)
in cui Manson interpreta il ruolo del cantautore romantico-decadente
dalla voce spezzata (il chorus di Heart-Shaped Glasses recita testualmente: "Don't break, don't break my heart,
and I won't break your heart shaped glasses. Little girl, little girl
you should close your eyes, that blue is getting me high"
- no comment).
Qualche boccata di ossigeno ci arriva con le distorsioni di Are
You the Rabbit? e il baccanale percussivo di You
and Me and the Devil Makes 3, ma sono solo idee discrete
che fanno da base ad un Manson noioso e sottotono, lontano anni luce
dai fasti del passato. Anzi, quando (raramente) chitarra e batteria
entrano in territori più consapevoli e aggressivi, lo fanno
in modo impacciato, quasi a non voler traumatizzare Marilyn (che ci
canta sopra come se stesse seguendo una terapia di riabilitazione).
Il risultato è estenuante, perché gli stessi musicisti
sembrano annoiati da quello che stanno facendo.
Ma cos'è successo all'ex Antichrist Superstar? C'entra in qualche
modo la sua ultima relazione con l'attrice Evan Rachel Wood (tra l'altro
lei 19 anni e lui 38)? Plausibile. Ma è molto più probabile
che il "Reverendo" si sia definitivamente perso, imboccando
il tipico sentiero egocentrico e auto-indulgente degli ex artisti
"maledetti" a cui gli abusi del passato presentano il conto
da pagare. Il paragone con Axl Rose è facile.
E non c'è da sorprendersi per il fatto che Manson abbia registrato l'album
con il solo apporto di Tim Sköld,
che regge la baracca quasi interamente da solo (chitarre, basso e
tastiere) ma non riesce a tirare fuori nulla di
buono a livello compositivo (oltre ad assecondare tutti i deliri del
vocalist).
Il "reverendo" torna con il nuovo full-length The High End of Low (Interscope, 2009), costato quasi un intero anno tra registrazioni e post-produzione.
Tale nuovo lavoro suona inaspettatamente superiore alle ultime due pessime release, e il motivo è presto scovato: in line-up è tornato il defezionario Twiggy Ramirez, coadiuvato a tastiere e produzione dall'ottimo Chris Vrenna (ex drummer per i Nine Inch Nails e guest per infiniti altri progetti), e sostenuto anche da una ritrovata verve canora da parte del frontman.
In particolare, Twiggy Ramirez porta nel sound dell'album una nuova anima alternative-rock direttamente influenzata dai suoi side-project e da act industrial-rock contaminati e melodici come i Black Light Burns.
Dalla sofferta opener Devour all'oscura lullaby di 15, si assiste ad una serie di buone variazioni stilistiche e relativamente soddisfacenti hook melodici, con picchi forse nella trascinante Pretty as a Swastika, nella drammatica power-ballad Running to the Edge of the World, nella straziata e distorta Wight Spider, nel bizzarro e lievemente deadkennedysiano singolo di lancio We're from America (che comunque, sarà per Vrenna o no, somiglia fin troppo a Mesopotamia dei Black Light Burns), nei 9 minuti della tesa I Want to Kill You Like They Do in the Movies, nella ballata Into the Fire.
La qualità complessiva viene però intaccata da una lunghezza totale di 72 minuti, eccessiva rispetto alle idee contenute, fatto che si traduce nella presenza di mediocri filler (come l'industrial-metal di quinta mano Arma-Goddamn-Motherfuckin-Geddon, il noioso synth-pop new-wave di WOW, l'inutile I Have to Look Up Just to See Hell che auto-ricicla la già cover I Put a Spell on You dell'EP Smells Like Children, l'orecchiabile e ripetitiva Leave a Scar che prende parecchio da Never Let Me Down Again dei Depeche Mode, etc.), ma anche dal monotono sciorinare lirico, quasi completamente incentrato su rapporti tra partner ed ex-partner (l'ultima bega sentimentale per Manson è stata l'ovvia recente rottura con l'attrice Evan Rachel Wood), dunque totalmente privo di interesse o di veri spunti riflessivi e provocatori come potevano esserlo i primi album del singer; una sequenza di testi alla Eat Me, Drink Me (seppur felicemente priva di sbandate dark teenageriali come If I Was Your Vampire) o alla Coma Black risulta tediosa e pesante da digerire.
Se i due dischi precedenti erano egocentrici e autoindulgenti, nello specifico The Golden Age of Grotesque il prodotto di un giullare di corte corroso dal music-biz e Eat Me, Drink Me quello di un esaltato da una parte abbandonato dai suoi compagni e dall'altra contagiato da sentimentalismi dark svenevoli e sound retrò, The High End of Low è un calibrato ritorno sui propri passi da parte di un artista più modesto (forse perché ora consapevole della propria mediocrità se privato di buoni collaboratori), reduce da quel periodo e ancora influenzato da esso, ma prevalentemente anche disilluso, rassegnato, pessimista, in preda a nevrosi e crisi di astinenza.
L'album evidenzia soprattutto tre fatti: il primo è che Manson non può essere lasciato da solo o in compagnia di guest bizzarri per funzionare, ma dev'essere supportato da artisti affermati e d'estrazione industrial-rock (come appunto Chris Vrenna e Twiggy Ramirez); il secondo è che Twiggy Ramirez è probabilmente sempre stato il miglior membro della band, capace com'è di raddoppiare le potenzialità dell'altrui songwriting; il terzo è che ancora una volta la qualità artistica si dimostra slegata dalla commerciabilità, in quanto un lieve allontanamento da MTV e dal music-biz più pop è bastato a migliorare i risultati.
Ora in realtà c'è da sperare che questo o il prossimo siano anche gli album d'addio di Manson, in modo da recuperare parte della credibilità perduta e chiudere la carriera decorosamente, evitando un altro inevitabile crollo.
La Deluxe Edition contiene altre sette tracce tra remix e alternative version.