Home


FAQ


Music


Cinema


More Stuff




Marilyn Manson

Portrait of an American Family (1994)
7/10
Smells Like Children EP (1995)
6.5/10
Antichrist Superstar (1996)
7.5/10
Mechanical Animals (1998)
6.5/10
Holy Wood (In the Shadow of the Valley of Death) (2000)
7/10
The Golden Age of Grotesque (2003)
4/10
Eat Me, Drink Me (2007)
4/10
The High End of Low (2009)
5/10



Formatisi in Florida nel 1989, Marilyn Manson & The Spooky Kids (nome poi accorciato al solo pseudonimo del cantante e leader Marilyn Manson) si propone da subito come un nuovo act di shock-rock, proseguendo esattamente il discorso di Alice Cooper.
Trent Reznor dei Nine Inch Nails li scopre e diventa il loro pigmalione, producendone il primo album Portrait of an American Family. Ciò che riesce a sconvolgere gli ambienti musicali non è tanto il sound, un industrial-rock fortemente debitore dei Ministry , quanto il fatto che venga unito ad un'immagine realmente inquietante (look eccessivo e glam, pseudonimi dei membri che accoppiano un nome di una star femminile ad un cognome di un serial killer) e a dei testi perversi, malvagi, estremamente espliciti; il progetto trova la propria forza nel costante equilibrio tra una goticità da teatro burlesque e una vera messa infernale sulla scia dei lavori più efferati di Foetus, di cui prendono in prestito anche il battito sintetico e le voci sguaiate, spesso viranti però verso toni più psicotici alla Reznor.
Il risultato è un quadretto apocalittico, crudele quanto sarcastico, che descrive senza mezzi termini lo spaccato sociale di un'America allo sfascio, e assieme ai contemporanei primi lavori dei tedeschi :wumpscut: riesce a coniare una nuova forma di industrial-rock, che assorbe a sé l'essenza della dark-wave sintetica post-punk aggiornandola all'epoca dell'industrial-metal.
Vertici del disco l'efferata, malata e martellante Cake and Sodomy, la denuncia sociale Get Your Gunn, la più melodica Lunchbox, la cupa Dope Hat, la schizofrenica My Monkey, e la discesa agli Inferi compiuta dalla conclusiva Misery Machine.


L'anno successivo esce Smells Like Children. Inizialmente concepito come un semplice EP di remix, grazie ai vari apporti da parte di altri musicisti industrial (Dave Ogilvie, Charlie Clouser, Trent Reznor) diventa per metà uno strano composto di divagazioni rumoristiche con velleità d'avanguardia. Tra le varie tracce spiccano comunque i sabba violenti dell'ottima Kiddie Grinder e di Rock 'n' Roll Nigger, ma il capolavoro è in realtà Sweet Dreams, malatissima cover dell'omonimo successo synth-pop degli Eurythmics, che trasporta le liriche del pezzo in una dimensione ben più moderna e inquietante.



La sublimazione della filosofia dei Marilyn Manson viene compiuta con il secondo full-length Antichrist Superstar (Nothing/Interscope, 1996).
Il disco è un concept-album, e si articola in tre cicli distinti (The Heirophant comprende le prime 3 tracce, Inauguration of the Worm le successive 7, Disintegrator Rising le ultime 5 più la nascosta traccia 99). La storia narrata è quella di un uomo, The Worm, che subisce sofferenze di ogni tipo, ma in seguito ad una serie di fortuiti eventi riesce a diventare una famosa rockstar. Conquistato tale status, subisce una trasformazione in The Disintegrator.
La trama è una metafora del Male, con un Anticristo che nasce dall'efferatezza del sistema mediatico, il quale sfrutta l'efferatezza della musica rock, la quale a sua volta nasce dall'efferatezza della vita quotidiana, in una catena causa-effetto.
Per rendere lampante il fatto che il Male sia ciclico ed eterno, anche l'album è ciclico, aprendosi e chiudendosi con la frase-manifesto "When you are suffering, know that I have betrayed you", e ad ogni nuovo inizio nasce un altro "Antichrist Superstar" (la struttura ciclica come metafora rimanda direttamente a The Wall dei Pink Floyd).

Il sound e il songwriting sono diventati più "catchy", ma non meno malati. Esplosioni come Irresponsible Hate Anthem o Little Horn sono degne dei Ministry più cruenti, mentre la tagliente e caustica The Beautiful People conia una formula vincente su tutti i piani (percussioni, ritmiche robotiche, voce prima sussurrata e poi lacerata, synth decadenti, liriche che sputano veleno sulla società).
Pezzi come la paranoica Tourniquet o l'amara Man That You Fear violentano la forma della ballad in una pioggia di decadenza e cupezza (il pessimismo della presa di coscienza del proprio Io malvagio e del fatto che esso rifletta semplicemente l'inevitabile sfascio del mondo circostante).
L'ottima Cryptorchid è una vera e propria poesia che riassume un intero immaginario industriale e metafisico (ed è proprio qui che Manson è grande, nel coniugare la nevrosi metropolitana allo spaccato sociale ma anche alla ribellione metafisica, come nei migliori Nine Inch Nails).
Mister Superstar e Angel with the Scabbed Wings sono altri due memorabili anthem (più perverso il primo, più furibondo il secondo).
Ma il manifesto totale dell'opera è la title-track, che riassume in sé tutti gli elementi più d'impatto del disco (impasti industriali, chitarre distorte e meccaniche, synth decadenti, voci filtrate all'inverosimile, mood degno dei peggiori serial killer), riprende la frase-simbolo di Cryptorchid ("Prick your finger it is done. The moon has now eclipsed the sun. The angel has spread its wings. The time has come for bitter things") e la amplifica con un chorus dall'epico auto-proclama ("Cut the head off, grows back hard. I am the hydra. Now you'll see your star"), il tutto aperto e chiuso da deliri di onnipotenza dittatoriale (la folla esultante) alla Foetus.
Peccato solo per l'unico grosso difetto, ovvero l'eccessiva derivatività della proposta musicale: decisamente troppo spesso sembra di sentire le band di Jourgensen, Thirwell e Reznor.

Ironicamente, Antichrist Superstar rende Manson un vero "Antichrist Superstar": i media lo scoprono, i critici ne parlano, i suoi osceni concerti causano problemi di ordine pubblico, e i fan si decuplicano; Manson diventa un caso internazionale, e viene condannato da ogni moralista del mondo come un serio pericolo per il modo in cui "travia" le giovani generazioni. La formula dello shock-rock alla Alice Cooper è stata evidentemente aggiornata nel miglior modo possibile, e lo scandalo (con gran divertimento di Manson stesso) è servito.


CREDITS
Marilyn Manson - all voices, guitar, pan flute
Twiggy Ramirez - lead and rhythm guitar, acoustic guitar, bass
Madonna Wayne Gacy - all keyboards, loops
Daisy Berkowitz - guitar
Rob Bourdon - drums

Guests:
Ginger Fish - live drums, programming
Robin Finck - guest guitar, additional keyboards
Trent Reznor - producer, editing, mixing, Mellotron, guitar, Rhodes piano
Danny Lohner - guitar
Chris Vrenna - drums, programming, engineer, editing
Dave Ogilvie - producer, programming, engineer, editing, mixing


TRACKLIST
Cycle I - The Heirophant
1. Irresponsible Hate Anthem - 4:17
2. The Beautiful People - 3:38
3. Dried Up, Tied and Dead to the World - 4:15
4. Tourniquet - 4:29
Cycle II - Inauguration of the Worm
5. Little Horn - 2:43
6. Cryptorchid - 2:44
7. Deformography - 4:31
8. Wormboy - 3:56
9. Mister Superstar - 5:04
10. Angel with the Scabbed Wings - 3:52
11. Kinderfeld - 4:51
Cycle III - Disintegrator Rising
12. Antichrist Superstar - 5:14
13. 1996 - 4:01
14. Minute of Decay - 4:44
15. The Reflecting God - 5:36
16. Man That You Fear - 6:10
99. Untitled - 1:39


7.5/10




Il terzo full-length, Mechanical Animals (Nothing/Interscope, 1998), vede un grosso cambiamento sia a livello di immagine (Manson e soci lasciano da parte riferimenti a satanismo e cabala per concentrarsi su un look glam e androgino) che di musica (molto meno industriale, meno efferata, e incentrata molto più sul caratteristico e inconfondibile stile canoro del frontman).
Dopo un opener amaro e paranoico (Great Big White World), parte uno dei migliori singoli di sempre di Manson, la decadente e sarcastica The Dope Show, costruita su un continuo rimbalzare tra glam-rock e campionamenti industriali; proseguendo si incontrano la furibonda Rock Is Dead (con la frase-simbolo "God is in the TV"), costruita sul modello di The Beautiful People ma più hardcore e metallica, il funk-gospel distorto all'inverosimile di I Don't Like The Drugs (dal testo intelligente e caustico), la viscerale The Last Day on Earth. Tra i pezzi più vicini al concetto di "ballad", invece, spiccano la straziata Disassociative e la conclusiva Coma White, probabilmente la "ballad" migliore e definitiva di Manson (se non fosse per l'eccessiva ridondanza del chorus).
Le ritmiche in generale sono molto più rallentate, il sound non costruisce più un muro sonoro caotico e animalesco, il songwriting cerca una dimensione più raffinata ma anche molto più radio-friendly. Il risultato mostra nuovi orizzonti ma in realtà penalizza la band, dal momento che ne smorza la vera potenzialità di fuoco; e, nonostante una manciata di pezzi ottimi (quelli sopraccitati), il risultato complessivo suona nettamente più prevedibile (e quindi noioso) rispetto ai precedenti lavori.
Alla base dell'album c'è anche stavolta un concept, ma gli eventi narrati nelle liriche sono in realtà un prequel a quelli di Antichrist Superstar.


Holy Wood (In the Shadow of the Valley of Death) (Nothing/Interscope, 2000) è il quarto disco, uscito l'anno successivo al massacro di Columbine, fatto che aveva spinto molti moralisti a darne la colpa a rockstar come Manson. Proprio a causa di ciò, Holy Wood vede tornare Manson ad una critica sociale feroce e spietata, sottolineando una serie di contraddizioni della società americana (dal culto per le armi al ruolo dei genitori, dall'ossessione religiosa al potere messianico dei mass-media).
La forma è più amara, diretta e feroce, come testimoniano i travolgenti anthem The Love Song (in cui proiettili e pistole sono trasfigurazioni umane) e The Fight Song ("Nothing suffocates you more than the passing of everyday human events, and isolation is the oxygen mask you make your children breath into survive. But I'm not a slave to a god that doesn't exist. But I'm not a slave to a world that doesn't give a shit" [...] "The death of one is a tragedy, but death of a million is just a statistic").
Ancora più amara e feroce (sebbene modellata ancora una volta su The Beautiful People) la seguente Disposable Teens, un altro anthem ("I wanna thank you mom, I wanna thank you dad, for bringing this fucking world to a bitter end. I never really hated a one true god but the god of the people I hated. You said you wanted evolution, the ape was a great big hit; you say you want a revolution, man, and I say that you're full of shit. We're disposable teens").
Peccato solamente che, dopo un inizio letteralmente esplosivo, il disco non mantenga tali premesse; nei pezzi seguenti ciò che colpisce sono le liriche e il mood generale, ma non certo il songwriting (che, al contrario, nelle prime tracce era travolgente). Si fanno davvero notare solamente le due cupe e gotiche "ballad" In the Shadow of the Valley of Death e The Nobodies ("We are the nobodies, wanna be somebodies. When we're dead, they'll know just who we are"), nonché il massacro industriale di Born Again e la conclusione minimale e sofferente di Count To Six and Die. Per il resto, purtroppo, niente di notevole (quasi sempre Manson insiste o in un industrial-rock decadente che ormai suona eccessivamente già sentito, o nella forma di ballata distorta che imperava su Mechanical Animals).
Ma, complessivamente, l'album mantiene il fenomeno Manson sulla cresta di una meritata onda, ed è anche la migliore uscita dell'intera carriera di Manson subito dopo Antichrist Superstar e Portrait of an American Family; merito del clima di grande cupezza e maturità, e dall'innegabile freschezza e potenza di buona parte del songwriting.
Anche Holy Wood presenta un concept; la metaforica trama è lineare e divisa in quattro atti, e gli eventi sono un prequel a quelli narrati su Mechanical Animals.


Con The Golden Age of Grotesque (Nothing/Interscope, 2003) Manson abbandona ogni intento di critica sociale e di efferatezza. La musica è diventata un pastone industrial-rock-pop, l'immagine ridicola, i testi disimpegnati ed espliciti più per goliardia che per intento di shock.
Il violento chorus di This Is the New Shit, le liriche sboccate di Use Your Fist and Not Your Mouth, la cruenta (s)AINT, la decadente title-track, e il riffing devastante di mOBSCENE (che però poi plagia Be Aggressive dei Faith No More) sono gli unici elementi che non fanno precipitare l'album negli abissi del trash. Per il resto, non c'è più alcuna differenza ormai tra Manson ed un qualsiasi act industrial-rock becero che cerca la hit nei dancefloor alternativi.
La componente shock-rock si è ridotta a mera immagine, tra l'altro ormai innocua e imprigionata nei suoi stessi cliché. Manson non fa più paura a nessuno, perché è entrato nella gabbia, diventando un fenomeno da baraccone. E quello che delude maggiormente è il fatto che la scelta sia stata consapevole e voluta (vedesi il titolo dell'album, i videoclip dei singoli estratti, le liriche).
Pensare che tutto ciò sia accaduto dopo la dipartita di Twiggy Ramirez (che andrà a collaborare, tra gli altri, anche con gli A Perfect Circle) fa rivalutare quanto peso avesse il bassista sul songwriting della band.


Lest We Forget: The Best of (Interscope, 2004) è la raccolta della maggior parte dei singoli.


Marilyn Manson e la sua band (ormai in realtà decimata) tornano alla ribalta con il sesto full-length Eat Me, Drink Me (Interscope, 2007).
Il disco non ha più nemmeno l'impatto (a livello di riffing) o la ferocia (a livello di drumming) dei migliori pezzi del già becero The Golden Age of Grotesque (l'album con cui Manson aveva gettato una degna carriera di shock-rocker realmente inquietante alle ortiche, diventando un semplice entertainer techno-rock come tanti), e gli album precedenti sono ormai fantascienza.
Su Eat Me, Drink Me Manson, dal mood delle tracce, sembra addirittura convinto di essere approdato ad un territorio di autorialità al termine di un percorso di maturazione, e invece non c'è nulla di salvabile su un lavoro che insiste pesantemente nel proporre, una dopo l'altra, una serie di tracce totalmente prive di ispirazione.
La forma è quasi sempre quella della ballata distorta, ma senza mai raggiungere la freschezza delle ballad distorte di, ad esempio, Mechanical Animals.
Sin dall'opener If I Was Your Vampire (tra l'altro uno dei pochi episodi ascoltabili del disco) le coordinate sono quelle di una forma-canzone decadente, un po' cupa, un po' noise (solo per via dei synth, comunque sempre minimizzati), ed ancorata ad un hard-rock anni '80 che non riesce ad accoppiarsi quasi per nulla allo stile vocale di Manson.
L'occhio di riguardo al gothic-rock, al glam-rock e ad Alice Cooper c'è sempre stato, nella carriera di Marilyn, ma arrivare ad annullare tutta l'evoluzione compiuta negli anni (e nei campi shock-rock e industrial-rock, in passato, Manson e soci hanno davvero detto qualcosa) per fare enormi passi indietro, andando a plagiare un rock vecchio di vent'anni, è quanto meno un'operazione senza senso. Se poi si aggiunge che al lavoro manca una qualsiasi urgenza di dire qualcosa, vista la piattezza e vacuità dei pezzi, e che l'elemento migliore di tutto il disco sono le parti di chitarra (di Tim Sköld, il quale quasi in ogni pezzo inserisce un più o meno riuscito assolo glam-rock), ci sono davvero dei validi motivi per evitare di ascoltarlo.
Il punto più basso forse si raggiunge con tracce come Heart-Shaped Glasses e Just a Car Crash Away, patetiche ballate (ma in effetti l'intero disco è una patetica ballata) in cui Manson interpreta il ruolo del cantautore romantico-decadente dalla voce spezzata (il chorus di Heart-Shaped Glasses recita testualmente: "Don't break, don't break my heart, and I won't break your heart shaped glasses. Little girl, little girl you should close your eyes, that blue is getting me high" - no comment).
Qualche boccata di ossigeno ci arriva con le distorsioni di Are You the Rabbit? e il baccanale percussivo di You and Me and the Devil Makes 3, ma sono solo idee discrete che fanno da base ad un Manson noioso e sottotono, lontano anni luce dai fasti del passato. Anzi, quando (raramente) chitarra e batteria entrano in territori più consapevoli e aggressivi, lo fanno in modo impacciato, quasi a non voler traumatizzare Marilyn (che ci canta sopra come se stesse seguendo una terapia di riabilitazione). Il risultato è estenuante, perché gli stessi musicisti sembrano annoiati da quello che stanno facendo.
Ma cos'è successo all'ex Antichrist Superstar? C'entra in qualche modo la sua ultima relazione con l'attrice Evan Rachel Wood (tra l'altro lei 19 anni e lui 38)? Plausibile. Ma è molto più probabile che il "Reverendo" si sia definitivamente perso, imboccando il tipico sentiero egocentrico e auto-indulgente degli ex artisti "maledetti" a cui gli abusi del passato presentano il conto da pagare. Il paragone con Axl Rose è facile.
E non c'è da sorprendersi per il fatto che Manson abbia registrato l'album con il solo apporto di Tim Sköld, che regge la baracca quasi interamente da solo (chitarre, basso e tastiere) ma non riesce a tirare fuori nulla di buono a livello compositivo (oltre ad assecondare tutti i deliri del vocalist).


Il "reverendo" torna con il nuovo full-length The High End of Low (Interscope, 2009), costato quasi un intero anno tra registrazioni e post-produzione.
Tale nuovo lavoro suona inaspettatamente superiore alle ultime due pessime release, e il motivo è presto scovato: in line-up è tornato il defezionario Twiggy Ramirez, coadiuvato a tastiere e produzione dall'ottimo Chris Vrenna (ex drummer per i Nine Inch Nails e guest per infiniti altri progetti), e sostenuto anche da una ritrovata verve canora da parte del frontman.
In particolare, Twiggy Ramirez porta nel sound dell'album una nuova anima alternative-rock direttamente influenzata dai suoi side-project e da act industrial-rock contaminati e melodici come i Black Light Burns.
Dalla sofferta opener Devour all'oscura lullaby di 15, si assiste ad una serie di buone variazioni stilistiche e relativamente soddisfacenti hook melodici, con picchi forse nella trascinante Pretty as a Swastika, nella drammatica power-ballad Running to the Edge of the World, nella straziata e distorta Wight Spider, nel bizzarro e lievemente deadkennedysiano singolo di lancio We're from America (che comunque, sarà per Vrenna o no, somiglia fin troppo a Mesopotamia dei Black Light Burns), nei 9 minuti della tesa I Want to Kill You Like They Do in the Movies, nella ballata Into the Fire.
La qualità complessiva viene però intaccata da una lunghezza totale di 72 minuti, eccessiva rispetto alle idee contenute, fatto che si traduce nella presenza di mediocri filler (come l'industrial-metal di quinta mano Arma-Goddamn-Motherfuckin-Geddon, il noioso synth-pop new-wave di WOW, l'inutile I Have to Look Up Just to See Hell che auto-ricicla la già cover I Put a Spell on You dell'EP Smells Like Children, l'orecchiabile e ripetitiva Leave a Scar che prende parecchio da Never Let Me Down Again dei Depeche Mode, etc.), ma anche dal monotono sciorinare lirico, quasi completamente incentrato su rapporti tra partner ed ex-partner (l'ultima bega sentimentale per Manson è stata l'ovvia recente rottura con l'attrice Evan Rachel Wood), dunque totalmente privo di interesse o di veri spunti riflessivi e provocatori come potevano esserlo i primi album del singer; una sequenza di testi alla Eat Me, Drink Me (seppur felicemente priva di sbandate dark teenageriali come If I Was Your Vampire) o alla Coma Black risulta tediosa e pesante da digerire.
Se i due dischi precedenti erano egocentrici e autoindulgenti, nello specifico The Golden Age of Grotesque il prodotto di un giullare di corte corroso dal music-biz e Eat Me, Drink Me quello di un esaltato da una parte abbandonato dai suoi compagni e dall'altra contagiato da sentimentalismi dark svenevoli e sound retrò, The High End of Low è un calibrato ritorno sui propri passi da parte di un artista più modesto (forse perché ora consapevole della propria mediocrità se privato di buoni collaboratori), reduce da quel periodo e ancora influenzato da esso, ma prevalentemente anche disilluso, rassegnato, pessimista, in preda a nevrosi e crisi di astinenza.
L'album evidenzia soprattutto tre fatti: il primo è che Manson non può essere lasciato da solo o in compagnia di guest bizzarri per funzionare, ma dev'essere supportato da artisti affermati e d'estrazione industrial-rock (come appunto Chris Vrenna e Twiggy Ramirez); il secondo è che Twiggy Ramirez è probabilmente sempre stato il miglior membro della band, capace com'è di raddoppiare le potenzialità dell'altrui songwriting; il terzo è che ancora una volta la qualità artistica si dimostra slegata dalla commerciabilità, in quanto un lieve allontanamento da MTV e dal music-biz più pop è bastato a migliorare i risultati.
Ora in realtà c'è da sperare che questo o il prossimo siano anche gli album d'addio di Manson, in modo da recuperare parte della credibilità perduta e chiudere la carriera decorosamente, evitando un altro inevitabile crollo.
La Deluxe Edition contiene altre sette tracce tra remix e alternative version.

 

 

 




Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.
Copyright © Matthias Stepancich