The Wild Bunch era un sound system, formato principalmente
da DJ e rapper, popolare a Bristol (UK) tra il 1983 e il 1986; il
sound del collettivo, che spaziava fra hip-hop, reggae, dub e punk-rock,
era il prodotto naturale della multietnicità cittadina.
I quattro membri più creativi del gruppo, ovvero Robert "3-D"
Del Naja, Grant "Daddy G" Marshall, Andrew "Mushroom"
Vowles e Adrian "Tricky" Thaws (quest'ultimo solo occasionalmente
parte delle performance) andarono poi a formare i Massive
Attack nel 1988, due anni dopo la fine del progetto, esordendo
lo stesso anno con il singolo Any Love, una mediocre
fusion tra hip-hop e soul-pop.
Con i Massive Attack, i quattro hanno modo di focalizzarsi
su di un'idea che avevano già sperimentato nel collettivo,
ovvero quella di modificare pesantemente l'hip-hop statunitense rallentandone
i tempi, esaltando battiti e basso (soluzione ripresa
dal dub jamaicano e rivisitata con attitudine cocktail-lounge), e
innestandolo con vocalizzi soul (per le quali reclutano la cantante Shara
Nelson).
Il loro primo album Blue Lines (Circa/Virgin, 1991)
segna la nascita di uno stile musicale che influenzerà pesantemente
la scena britannica ed europea, e che un paio di anni più tardi
verrà etichettato come "trip-hop" per via dell'unione
tra ritmiche hip-hop rallentate, anima da club sulla scia dell'ambient-house,
e una particolare psichedelia onirica ispirata dalla musica "new
age" e dal dream-pop.
Tra le tracce del disco spiccano specialmente quelle cantate da Shara
Nelson, ovvero Safe from Harm, Daydreaming,
Lately e Unfinished Sympathy (soprattutto
quest'ultima, il capolavoro del disco, grazie agli emozionanti arrangiamenti
degli archi), che rinvigoriscono con la passione della vocalità
soul i tappeti soffusi di Marshall e Del Naja; altra traccia molto
coinvolgente è Five Man Army, specialmente
per la voce profonda di Marshall e per gli azzeccati sample reggae;
la title-track sciorina invece le migliori sequenze
rap, con la voce di Del Naja filtrata in un caratteristico timbro
vocale che diventerà uno dei marchi di fabbrica della band;
altre composizioni, come Be Thankful for What You've Got,
sono invece ancora eccessivamente derivative dai cliché reggae
e new-wave.
Sulla conclusiva Hymn of the Big Wheel la voce è
del celebre cantante reggae Horace Andy.
Tra i collaboratori al disco spiccano i nomi di Cameron McVey, già
produttore del disco di debutto di Neneh Cherry (che dal punto di
vista sonoro aveva anticipato alcune soluzioni di Del Naja e Marshall),
della stessa Neneh Cherry (agli arrangiamenti), e del bassista Paul
Johnson.
Il secondo
album Protection (Circa/Virgin, settembre 1994) esce
poche settimane dopo Dummy, il debutto dei Portishead,
l'altra seminale band "trip-hop" di Bristol, e rispetto
a quel disco mostra anche evidenti limiti artistici.
Del Naja e soci sembrano più interessati a indulgere nell'esaltazione dei lenti battiti ritmici e nelle atmosfere "chill out", senza addentrarsi in
territori più azzardati o psicanalitici rispetto al disco di
debutto.
Protection è innanzitutto un disco di trip-hop atmosferico, musicalmente
molto più vicino all'ambient che all'hip-hop.
Spesso la formula
riesce perfettamente, ed esempio migliore ne è la title-track
(piazzata anche come opener, e cantata da Tracey Thorn del duo dance-pop
Everything But the Girl), una soffusa ballad trip-hop che
riesce ad evocare il clima freddo e malinconico degli autunni di Bristol,
e che non a caso si chiude con il sample di una pioggia; altre volte,
invece, non si va oltre ad un'eleganza formale asettica, priva di un cuore passionale
(è il caso di Three, Spying Glass, Better
Things).
Sono solo una manciata gli episodi che raggiungono i livelli dell'opener:
Karmakoma perfeziona lo stile già sentito
in tracce come Five Man Army, mescolando ad un rap quasi
sussurrato battiti hip-hop, influenze reggae e sample dissonanti; la
strumentale Weather Storm è guidata da leggeri
tocchi al pianoforte su di un avvolgente tappeto chill-out; Eurochild
spinge sulla potenza del drumming hip-hop e sugli arrangiamenti spiazzanti
e psichedelici, ed è forse la traccia più appassionata
del disco; Sly, sulla scia di Unfinished Sympathy,
è sorretta da avvolgenti archi onirici che toccano il dramma
sinfonico verso il finale, trascinata da un battito secco, e impreziosita
dai vocalizzi alla Billie Holiday di Nicolette Suwoton (che canta
anche su Three); Heat Miser è
un pezzo strumentale viscerale e angosciante (il giro di pianoforte
cita il tema di Tubular Bells di Mike Oldfield).
Chiude l'album una sarcastica ma assai poco riuscita cover di Light
My Fire dei The Doors, registrata
dal vivo.
Dopo Protection, Tricky si stacca
definitivamente dal gruppo, per cominciare una carriera solista.
Il terzo disco Mezzanine (Circa/Virgin, 1998) è
invece il loro capolavoro, perché aumenta a dismisura il sottotesto
oscuro e inquietante già presente nei pezzi più atmosferici
dei loro primi due dischi. Per farlo, però, non indulge nell'ambient,
ma carica i pezzi di arrangiamenti graffianti e molto più imparentati con il rock che con qualsiasi disco "chill out".
Del Naja e Marshall rimasticano tutto il trip-hop in circolazione,
lo affogano in "droni" e pulsazioni ritmiche con il loro indiscusso
talento per le tessiture psichedelico-oniriche, e sfornano uno dei
massimi vertici del genere. I battiti restano rallentati, le melodie
dilatate e fortemente atmosferiche, ma ora non si tratta più di
musica che possa venire trattata come "ambientale", né
come "ballabile".
Il lavoro è fortemente influenzato dalla trasformazione creativa
e psicologica che Dummy, l'esordio dei Portishead
del 1994, aveva compiuto sul trip-hop, ma se ne distanzia nettamente
grazie allo stile quieto, profondo, lento e onirico che la band ha avuto modo
di raffinare al meglio nei primi due album.
La prima metà del disco è spettacolare: l'atipica love-song
Angel (con voce del cantante reggae Horace Andy,
già guest in Blue Lines e Protection, che
riadatta il testo della sua hit You Are My Angel) è
un lento mantra guidato da un potente basso e da un drumming secco
e minimale, che esplode nel momento in cui entrano i fiumi
di synth e chitarre elettriche dilatate; Risingson
è uno dei massimi trip onirici della band, immerso in un'atmosfera
notturna e avvolto da una fitta tessitura di suoni dilatati e a tratti
distorti, con in primo piano il sommesso rap di Del Naja e Marshall;
Teardrop possiede una delle strutture più semplici
ma più riuscite (battito trip-hop secco e soffuso campionato
da Sometimes I Cry di Les McCann, giro di basso, maestosi accordi
di pianoforte, background di sample dissonanti, contrappunti di stringhe),
e convoglia anche i momenti più emotivi e poetici dell'album,
grazie alla splendida performance vocale della guest Elizabeth Fraser, ex-voce
degli appena scioltisi Cocteau Twins;
Inertia Creeps unisce il rap più sussurrato
di Del Naja ad un altro tappeto psichedelico-onirico trip-hop, stavolta
fortemente arrangiato da sonorità mediorientali (percussioni,
vari strumenti a corda) e trascinato dal groove del basso; Exchange
è l'esperimento più ambientale, un pezzo strumentale guidato
dal basso jazzato e ancora una volta immerso in un mood sognante,
ottenuto campionando la Our Day Will Come interpretata da
Isaac Hayes; Dissolved Girl, scritta dal producer
Matt Schwartz e cantata dalla guest Sara Jay, è un altro esempio
dello stile unico negli arrangiamenti di Del Naja e Marshall, ed è
grazie soprattutto al background sonoro ed alle esplosioni chitarristiche
che il pezzo trova la sua ragione d'essere.
Le tracce successive rappresentano un sensibile calo rispetto a questo
folgorante inizio, tuttavia sono presenti ancora dei buoni momenti,
specie in Man Next Door (che campiona The
Cure e Led Zeppelin), cantata ancora
da Horace Andy ed estremamente notturna, grazie soprattutto al profondo
giro di basso, e negli 8 minuti della summa stilistica Group
Four, cantata nuovamente da Elizabeth Fraser in coppia con
Del Naja, immersa in raga orientali, battiti elettronici, droni
dilatati, rumori atonali.
Leggermente soporifero e dalla lunghezza eccessiva, invece, il trip-hop
con campionamenti jazz e vocalità soul (sempre della Fraser)
di Black Milk, e non particolarmente degno di nota
l'esperimento trip-hop "dark" e più upbeat della
title-track, mentre chiude l'album (Exchange),
una ripresa di Exchange, ma più dilatata e
con i contributi vocali di Horance Andy.
Mezzanine è anche una pietra miliare nella storia
dell'industria discografica, essendo il primo disco di una band celebre
ad essere messo volontariamente e legalmente a disposizione per il
download via Internet.
Dopo l'uscita di Mezzanine, Andrew Vowles lascia la band
dichiarandosi contrario al cambio di sound (e in particolare ai sample
di chitarra elettrica).
Lo stesso Grant Marshall lascia poi la band temporaneamente, per stare
assieme alla propria famiglia.
Durante il successivo momento di precario equilibrio all'interno della band esce l'ottimo singolo I Against I (2002), dal battito cupo e quasi industriale, una riuscita collaborazione con il rapper Mos Def.
Il successivo album 100th Window (Virgin, 2003) viene
quindi scritto e registrato dal solo Del Naja, con contributi del
producer Neil Davidge e dei soliti guest vocalist (nuovamente Horace
Andy, ma stavolta anche Sinéad O'Connor, e Damon Albarn dei
Blur).
La genesi del disco è sofferta (quasi tre anni), e il risultato
finale mostra una decisa virata verso soffuse e avvolgenti sonorità
ambient.
Con la prima metà dell'album, Del Naja riesce ad essere all'altezza delle
aspettative: l'opener Future Proof (che fa tornare
le chitarre elettriche nel background, oltre a contenere le ritmiche
relativamente più frenetiche e mostrare alcuni arrangiamenti
orientaleggianti), What Your Soul Sings (la ballad
ambient più rilassante, con un ottimo contributo vocale della
O'Connor), il dark-ambient a ritmo trip-hop Special Cases
(avvolto in arrangiamenti inquietanti, con ancora la O'Connor alla
voce), Butterfly Caught (che enfatizza battiti elettronici,
arrangiamenti orientaleggianti e delay onirici) e soprattutto Everywhen
(il momento atmosferico più sognante e dagli arrangiamenti più
eleganti e ricercati, con Horace Andy alla voce) rappresentano i vertici del lotto.
Purtroppo segue un deciso calo, con le soporifere, ridondanti e autoindulgenti
Prayer for England (6 minuti), Smalltime
Shot Away (8 minuti, con comparsata vocale di Damon Albarn)
e Name Taken (8 minuti).
Il disco viene fortunatamente chiuso da un altro episodio godibile,
ovvero Antistar, che porta all'estremo il sound orientaleggiante
già emerso in Future Proof e più nettamente
in Butterfly Caught, culminando in un climax ritmico,
ma anche qui è presente un eccesso d'autoindulgenza (per un
totale di 8 minuti nel complesso troppo lenti e dispersivi).
Danny the Dog (Virgin, 2004) è una non molto
brillante soundtrack, scritta per l'omonimo film diretto da Louis
Leterrier.
Collected (Virgin, 2006) è un "best of"
inutile e non troppo bene assortito, che comunque ha almeno il pregio
di contenere l'ottimo inedito Live With Me, con una
grande performance del jazz-soul singer Terry Callier e un tappeto
d'archi altamente emotivo.
La qualità della release si alza notevolmente contando l'edizione speciale completata da un DualDisc bonus contenente tracce rare (di cui alcune notevoli, come I Against I) e tutti i music video della band.
Tornato Grant "Daddy G" Marshall in pianta stabile vicino a Del Naja, i Massive Attack pubblicano il nuovo album Heligoland (Virgin, 2010), sviluppato a partire da sessioni registrate tra il 2005 e il 2009, assieme ad una lunga lista di guest.
Stilisticamente, il disco rappresenta il forse maggior allontanamento dal sound classico, cancellando con un colpo di spugna buona parte delle soluzioni più oniriche, oscure e claustrofobiche sviluppate nel corso degli anni, per riallacciarsi ad alcune idee degli esordi (Blue Lines), rivisitate però sostituendo con basi ritmiche elettroniche e spesso propulsive le vecchie influenze jamaicane.
Nei nuovi pezzi mancano in effetti il guizzo geniale e la profondità emotiva, in tal modo riducendo spesso la maggior attrattiva alla performance vocale del guest di turno, che imprime e definisce l'identità della traccia.
Martina Topley-Bird (vocalist storica di Tricky) fa sue Babel, con base electro frenetica, e la più lenta ed onirica Psyche, una sorta di incrocio tra gli echi mistici dei Dead Can Dance e l'elettronica alienante e glaciale dei più recenti The Knife.
Pray for Rain, con pioggia ritmica sia tribale che electro, pianoforte e crescendo chitarristico sino ad un refrain pop (simboleggiante apparentemente l'esaudimento della "preghiera") prima della coda che riprende il tema iniziale, pare ritagliata su misura al vocalist Tunde Adebimpe dei TV on the Radio.
Il collaboratore di vecchia data Horace Andy è protagonista di Girl I Love You, inaspettatamente un altro episodio dalla ritmica propulsiva, sostenuto prima da rapidi giri di basso, poi da svolazzi di synth spettrali, ma anche incalzanti e minacciosi fiati che si contorcono in una dissonante esplosione finale.
Una delle più atipiche basi ritmiche, con battiti di mano e tonfi sordi, si accompagna al minimale e freddo giro di basso, ai rintocchi cristallini e a brevi momenti di stratificazione tastieristica dell'alienante ballad Paradise Circus, a cui riesce a dare un filo conduttore la particolare voce di Hope Sandoval (dei Mazzy Star).
Altro episodio abbastanza convincente, Saturday Come Slow incrocia un'altra scarna e propulsiva base ritmica alle melodie vocali di Damon Albarn (dei Blur) ma soprattutto al diligente lavoro chitarristico di Adrian Utley (dei Portishead).
Ad un livello inferiore si trovano invece Flat of the Blade (voce di Guy Garvey degli Elbow), un pastiche di pulsazioni electro e droni da colonna sonora cinematografica, e Rush Minute (voce di Del Naja), con ritmica nuovamente incalzante e propulsiva, banali rintocchi riverberati di chitarra e romantici accordi al pianoforte, vicino alle soluzioni più cantautoriali già tentate da act come gli Archive,
la conclusiva Atlas Air (voce di Del Naja), con quasi 8 minuti di altro incrocio tra base simil-electro (stavolta dalle venature etniche) e acuti droni atmosferici ai synth, ma anche la confusa e piuttosto piatta Splitting the Atom, a tre voci (Del Naja, Horace Andy e il cavernoso Marshall) su tappeto di acuti tastieristici stratificati e battiti di mani, scelta contro ogni aspettativa come singolo di lancio.