I Mooncake sono un sestetto
formatosi a Mosca (Russia) nel 2006, e specializzatosi fin da subito
nel suonare quel tipico stile post-rock standardizzato soprattutto
dai texani Explosions in the Sky
e dagli scozzesi Mogwai (dai quali riprendono
l'umore introverso e romantico), ma anche dai canadesi Godspeed
You! Black Emperor e dagli irlandesi God Is an Astronaut
(dai quali riprendono l'approccio "space rock"), cogliendo
lungo la strada anche altre influenze dallo stesso panorama, e specialmente
dagli americani Saxon Shore e dagli (da poco esordienti)
inglesi Yndi Halda.
Nello specifico la band è formata da Pavel Smirnov e Eugene
Forza! Petrov alle chitarre, Anton Marchenko al basso, Leonid Kurashov
alla batteria e Nikolay Bulanov al violoncello, ai quali si aggiunge
Mikhail Degtyarev (autore dei visual durante i live).
Il loro primo disco è Lagrange
Points, uscito nel 2008, registrato e pubblicato in completa
autonomia, senza tra l'altro badare a spese visto il sound nitido,
raffinato e potente della produzione.
Sull'album non c'è in realtà molto da dire, se non che
trattasi di un lavoro palesante una forma di post-rock strumentale
"allo stato dell'arte", ovvero ricalcante una formula non
più innovativa perché già da altri codificata
e avviata all'abuso, ma in ogni caso capace di evadere da ormai facili
stanchezze e monotonie. In particolare il violoncello di Bulanov,
arrangiante alla perfezione gli intrecci effettati e stratificati
delle due chitarre, è probabilmente il tocco indispensabile
per far sì che i brani acquisiscano una propria ragion d'essere
anche se considerati in relazione a tutto ciò che il panorama
post-rock attuale offre.
La tracklist è un flusso di lunghe (6, 7, 8 minuti) escursioni
inframmezzate da brevi parentesi separatorie denominate L2,
L1, L4, L3 e L5,
a simboleggiare appunto i cinque punti di Lagrange del titolo (zone
nelle quali le forze gravitazionali si bilanciano) esistenti nel sistema
Terra-Luna.
I climax che caratterizzano i pezzi sono anche la formula espressiva
dell'intero disco, che con Short Stories of Methuselah Tree
si conclude toccando non solo la massima lunghezza (9 minuti e mezzo),
ma anche il vertice di potenza sonora (con le chitarre più
distorte e la batteria più fragorosa).
Dolcemente malinconico, dal sound
avvolgente e con forti influenze "space rock" che evocano
lo spazio aperto, Lagrange Points è forse
il disco post-rock migliore dell'anno (superiore anche al debutto
su full-length dei colleghi texani This Will Destroy You,
che sembrano aver terminato le idee con il primo EP), adatto a diventare
un'ottima colonna sonora autunnale.