Probabilmente
ultimo album del filone nu-metal ad essere degno di nota, l'omonimo debutto dei Passenger (Century Media, 2003) è simbolicamente
un lavoro non americano.
I Passenger sono difatti un supergruppo svedese composto
da membri già celebri nella scena del "Gothenburg metal",
e più precisamente da Anders Fridén (membro di In
Flames e Ceremonial Oath, nonché
ex Dark Tranquillity), Patrik J. Sten (membro dei
Gardenian), Niclas Engelin (membro dei Transport
League) e Håkan Skoger (membro degli Headplate).
I Passenger confezionano un'apprezzabile
variazione sul tema in un genere ormai abusato e finito, mescolando egregiamente
un riffing a tratti nu-metal a tratti hard-rock a piccoli innesti
elettronici d'ispirazione gothic-rock, e specialmente a ultra-catchy ma convincenti melodie
vocali dall'inedito sapore "european pop", il tutto con un approccio più adulto che teenageriale, e più onirico che graffiante (distanziandosi quindi da band comunque affini come i Linkin Park), un'enfasi sui muri di suono chitarristici (pur attenuati e vellutati per essere resi relativamente radio-friendly) mutuata apparentemente dallo shoegaze più che dal metal nordico, e una certa dose di melodramma vocale imparentato alla lontana con le tendenze emo-core. L'ispirazione principale nelle atmosfere sono però soprattutto Deftones e Helmet,
rimasticati e stratificati a dovere, anche se la voce di Fridén trasfigura le proprie ispirazioni tramite uno stile interpretativo più personale, rendendo il risultato unico.
Particolarmente degni di nota il riffing esplosivo di In Reverse
e In My Head, l'ottovolante tra metal, emo-pop e gothic-rock
di Carnival Diaries, il finale emotivo di Eyes of My Mind.
Ci sono abbastanza variazioni e novità da riuscire a portare in alto un genere morente, in una sorta di canto del cigno del movimento, prima che esso si diluisca e spezzetti
in mille realtà differenti.
Previsto, fin da poco dopo l'uscita della release, un secondo
album, di cui però si sono in seguito perse le tracce.