First Issue
(Virgin Records, 1978)
Album
Dopo la crisi e rottura assai poco soft
dei Sex Pistols, Johnny Rotten decide
di lasciare dietro di sé il passato e formare una band totalmente
differente. Tornando al suo nome di battesimo (John Lydon), si pone
alla testa di un quartetto di outsider del punk-rock, che oltre a
lui comprende anche il geniale Keith Levene (già nei primissimi
The Clash) alla chitarra, Jah Wobble al basso
e Jim Walker al drumming. Si battezzano Public Image Ltd.
(o, abbreviato, PiL).
Il loro debutto First Issue è l'album che
più di tutti rappresenta la fine del punk-rock e l'inizio del
post-punk in Europa.
Theme è un urlo lacerante nel buio della notte,
straziato dalle chitarre rumoristiche di Levene e bombato dal basso
dub di Wobble; Religion I un proclama maledetto e
violento della sola voce di Lydon; Religion II un
manifesto alienato e pervaso da una luce mistica nella sua anti-misticità,
portato avanti dai riff travolgenti di Levene, da Lydon enfatico e
schizoide, dalle folli sovraincisioni; Annalisa porta
l'espressività di Lydon all'eccesso, su di un battito punk
sincopato che si ripete sempre più effettato in una ricerca
dell'alienazione mentale, e la sua voce sguaiata e teatrale è
un graditissimo ritorno, che spazza via tutti i suoi vari cloni dell'ambiente
punk inglese; Public Image è il manifesto
della band nonché uno dei vertici di tutto il Gothic-rock:
abrasioni decadenti e ritmate per la voce esplosiva di Lydon, un sound
che anticipa i Joy Division più
punk; Low Life e Attack sono altri
due pezzi violenti e allo stesso tempo introspettivi; la conclusiva
Fodderstompf (quasi 8 minuti) è sostenuta
da un basso dub pulsante e penetrante, e da un ammasso di voci demenziali
sovraincise, come un esperimento alla Frank
Zappa in versione dark.
I pezzi di First Issue sono alienati e oscuri, pessimisti,
dissonanti e rumoristici, crudi ma anche dilatati, percorsi da una
continua scarica di enfasi profetica. La chitarra di Levene è
dissonante e rumoristica come da lezione new-wave americana, il basso
di Wobble è estremamente dub ben prima dei Gang
of Four, la batteria di Walker prende spunti dai tribalismi della
new wave e dalle sfuriate di Paul Cook per evolvere il tutto in uno
stile personale, e la voce di Lydon, esistenzialista ed enfatica,
non fa prigionieri. Il risultato è il primo vero album a profetizzare
la versione dark e alienata del post-punk, quando gente come Robert
Smith e Siouxsie Sioux ancora giocavano col punk-rock in modo superficiale
e ingenuo, senza riuscire ad osare nulla che fosse davvero di rottura
(come lo è invece First Issue).
LINE UP
John Lydon - Vocals
Keith Levene - Guitar
Jah Wobble - Bass
Jim Walker - Drums
TRACKLIST
1. Theme – 9:11
2. Religion I – 1:25
3. Religion II – 5:53
4. Annalisa – 6:05
5. Public Image – 3:01
6. Low Life – 3:38
7. Attack – 2:55
8. Fodderstompf – 7:46
Metal Box
(Virgin Records, 1979)
Album
Il secondo album, Metal Box,
esce un anno dopo, e senza Walker (sostituito da una serie di sessionmen,
ma anche dagli stessi Wobble e Levene); i PiL si dimostrano
i più ricercati e angosciati Gothic-rockers dell'epoca (assieme
ai Joy Division), e Metal Box
è un vero inno alla psicosi mentale più straziante.
L'apertura colossale (10 minuti) di Albatross, su
basso pulsante, mette in chiaro tutte le coordinate stilistiche del
nuovo lavoro, tra cui appunto la centralità indiscussa del
basso di Wobble sulla musica della band, e la ripetitività
delle formule in uno studio della frustrazione e dell'alienazione;
Memories e Swan Lake (quest'ultima
rifacimento del loro singolo Death Disco) esplorano la dance
in una decostruzione e ricontestualizzazione nell'immaginario gotico
più sofferto, con un Levene che si diletta ad arrangiare in
modo noise le tracce non solo alla chitarra ma anche ai synth; Poptones
porta all'eccesso la forma "libera" del caos rumoristico
e dissonante del gruppo; Careering, distorsioni allucinate
su drumming secco e quasi elettronico, è un'ulteriore discesa
nella sofferenza esistenziale, con la voce di Lydon delirante e teatrale.
La seconda parte dell'album ripiega su un sound più metallico
e abrasivo, con una serie di pezzi new-wave ritmati ma distorti e
nevrotici, portando il punk-rock (quello alla primi Generation
X soprattutto) verso lidi amari e lacerati, fino alla catarsi
finale rappresentata dai synth ambient di Radio 4.
La più interessante resta tuttavia la prima parte, anche grazie
alle forti influenze di dub e rock sperimentale (con spunti Krautrock
e free-jazz).
Originariamente composto da tre dischi racchiusi da una scatola metallica
(metal box) come per le pellicole cinematografiche, è
stato poi rieditato sottoforma di doppio LP con il nome Second
Edition.
LINE UP
John Lydon - Vocals
Keith Levene - Guitar, Synth, Drums
Jah Wobble - Bass, Drums
Richard Dudanski, Martin Atkins, David Humphrey - Drums
TRACKLIST
1. Albatross (10:34)
2. Memories (5:05)
3. Swan Lake (4:11)
4. Poptones (7:46)
5. Careering (4:32)
6. No Birds (4:41)
7. Graveyard (3:08)
8. The Suit (3:29)
9. Bad Baby (4:30)
10. Socialist (3:10)
11. Chant (5:01)
12. Radio 4 (4:24)
Flowers of Romance
(Virgin Records, 1981)
Album
Così come nel precedente il ruolo
centrale era del basso, nel terzo disco Flowers of Romance
(senza più Wobble, diventato solista) il ruolo centrale della
musica dei PiL diventa il drumming (eseguito stavolta principalmente
da Levene, e su tre tracce da Atkins).
Lo sguardo è rivolto alla musica mediorientale, con il grosso
apporto di vari strumenti folkloristici arabi e asiatici, oltre alle
percussioni. Dopo un incipit guidato dal drumming secco e prevalente
di Four Enclosed Walls, in cui Lydon vagheggia con
la voce come Thomas nei Pere Ubu più
esotici, e la decostruzione alla Talking
Heads del post-punk su Track 8 (il cui titolo
suggerisce una lettura al contrario dell'opera), il vero balzo si
ha con Phenagen (struttura libera stile free-jazz,
cantato delirante, strumenti dissonanti, echi asiatici: sembra di
stare ascoltando Captain Beefheart),
e poi comincia l'orgia di percussioni: una vera e propria immersione
in un oceano ipnotico con le sempre più allucinate title-track,
Under The House e Hymie's Him. La
coda è rappresentata invece dal post-punk canonico di Banging
the Door, dalle dissonanze della sperimentale Go
Back, e dall'esplosiva e violenta tempesta di percussioni
e synth abrasivi su Francis Massacre.
Flowers of Romance è un disco febbricitante,
lisergico, e soprattutto geniale nel suo incrociare e ribaltare influenze
differenti e di qualità altamente intellettuale. Lydon, dapprima
chiuso nella sua angoscia esistenziale, cerca qui la chiave per espanderla,
rendendola simbolica dell'angoscia di un'umanità intera. Il
malessere soggettivo ha qui le sue radici nell'istinto umano (i pezzi
tribali), ma al suo interno presenta decisi tratti metafisici. E contemporaneamente,
Lydon riesce a inserire nelle tracce le sue divagazioni free-jazz
e sperimentali, aiutato dalla passione di Levene per il rumorismo
e l'elettronica. Il riferimento principale di Lydon sono probabilmente
diventati i primi The Pop Group.
Flowers of Romance fonde passato e futuro, immergendo
il tutto nel calderone del male di vivere, dell'oppressione, dei sensi
di persecuzione, dei deliri schizoidi di un folle.
LINE UP
John Lydon - Vocals, Various instruments
Keith Levene - Various instruments
Martin Atkins - Drums
TRACKLIST
1. Four Enclosed Walls – 4:44
2. Track 8 – 3:15
3. Phenagen – 2:40
4. Flowers of Romance – 2:51
5. Under The House – 4:33
6 . Hymie's Him – 3:18
7 . Banging the Door – 4:49
8 . Go Back – 3:46
9 . Francis Massacre – 3:31
Con il quarto disco This Is What You Want... This Is What
You Get (Virgin Records, 1984), i PiL non hanno
più Levene, e Lydon si getta su territori a dir poco tendenti
alla new-wave più modaiola. Ormai le sue intuizioni sono state
da molti saccheggiate a piene mani e spesso diluite nella musica commerciale,
ma lui almeno mostra a tutti come diluirle con classe (vedi le percussioni
sull'opener alla Talking Heads di Bad
Life o la sezione di fiati sul singolo This Is Not
a Love Song). La musica diventa solo un synth-pop-rock più
ricercato della media, e le grosse ambizioni vengono nettamente ridimensionate.
Sul quinto lavoro Album (Virgin/Elektra, 1986), che
si trova anche con il nome Compact Disc o Cassette
a seconda del formato, spariscono anche le tensioni oscure e opprimenti
del sound. Le ritmiche sono quasi sempre synth-rock, e tranne qualche
spunto (le chitarre su Fishing, le escursioni melodiche
e tribali della lunga finale Ease) il mood del disco
è semplicemente sulla scia delle mode musicali del periodo.
La qualità dei lavori di Lydon resta comunque superiore a quella
di molti suoi contemporanei.
Ancora più commerciale il sesto album Happy?
(Virgin, 1987), che trova gli unici momenti di interesse negli arrangiamenti
ora soul (The Body) ora funky. Ma la sostanza è
post-punk poco emotivo, algido, modaiolo. Il drumming è sempre
sincopato e monotono, come da tradizione synth-pop, le tastiere appesantiscono
ogni brano, e Lydon sembra quasi non avere più voglia di cantare.
Il settimo (nono, se contiamo anche i live album) full-length 9
(Virgin Record, 1989) sè ancora più laccato e patinato, dalla
produzione identica a quella della maggior parte dei gruppi synth-pop
dell'epoca. Qualche dissonanza qua e là non salva le canzoni,
tutte impostate su ritmiche insopportabilmente modaiole e trascinate
da tastiere commerciali e stratificazioni barocche. La qualità
delle composizioni è semplicemente scarsa. La voce di Lydon
è ancora sguaiata e vibrante, ma stavolta anche spensierata
e ottimista, e decisamente non è il suo terreno ideale.
L'ottavo album That What Is Not (Elektra, 1992) presenta
la stessa solfa, stavolta però riarrangiata tramite chitarre
più pesanti; la scelta è ipocrita e commerciale (sono
gli anni del grunge), ma soprattutto la qualità delle composizioni
si è addirittura ulteriormente abbassata.
Poco dopo la band si prende una pausa a tempo indeterminato.