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Public Image Ltd.

First Issue (1978)
7.5/10
Metal Box (1979)
8/10
Flowers of Romance (1981) 8.5/10
This Is What You Want... This Is What You Get (1984) 6.5/10
Album (1986) 6.5/10
Happy? (1987) 5.5/10
9 (1989)
5/10
That What Is Not (1992)
5/10



First Issue
(Virgin Records, 1978)
Album

Dopo la crisi e rottura assai poco soft dei Sex Pistols, Johnny Rotten decide di lasciare dietro di sé il passato e formare una band totalmente differente. Tornando al suo nome di battesimo (John Lydon), si pone alla testa di un quartetto di outsider del punk-rock, che oltre a lui comprende anche il geniale Keith Levene (già nei primissimi The Clash) alla chitarra, Jah Wobble al basso e Jim Walker al drumming. Si battezzano Public Image Ltd. (o, abbreviato, PiL).
Il loro debutto First Issue è l'album che più di tutti rappresenta la fine del punk-rock e l'inizio del post-punk in Europa.
Theme è un urlo lacerante nel buio della notte, straziato dalle chitarre rumoristiche di Levene e bombato dal basso dub di Wobble; Religion I un proclama maledetto e violento della sola voce di Lydon; Religion II un manifesto alienato e pervaso da una luce mistica nella sua anti-misticità, portato avanti dai riff travolgenti di Levene, da Lydon enfatico e schizoide, dalle folli sovraincisioni; Annalisa porta l'espressività di Lydon all'eccesso, su di un battito punk sincopato che si ripete sempre più effettato in una ricerca dell'alienazione mentale, e la sua voce sguaiata e teatrale è un graditissimo ritorno, che spazza via tutti i suoi vari cloni dell'ambiente punk inglese; Public Image è il manifesto della band nonché uno dei vertici di tutto il Gothic-rock: abrasioni decadenti e ritmate per la voce esplosiva di Lydon, un sound che anticipa i Joy Division più punk; Low Life e Attack sono altri due pezzi violenti e allo stesso tempo introspettivi; la conclusiva Fodderstompf (quasi 8 minuti) è sostenuta da un basso dub pulsante e penetrante, e da un ammasso di voci demenziali sovraincise, come un esperimento alla Frank Zappa in versione dark.
I pezzi di First Issue sono alienati e oscuri, pessimisti, dissonanti e rumoristici, crudi ma anche dilatati, percorsi da una continua scarica di enfasi profetica. La chitarra di Levene è dissonante e rumoristica come da lezione new-wave americana, il basso di Wobble è estremamente dub ben prima dei Gang of Four, la batteria di Walker prende spunti dai tribalismi della new wave e dalle sfuriate di Paul Cook per evolvere il tutto in uno stile personale, e la voce di Lydon, esistenzialista ed enfatica, non fa prigionieri. Il risultato è il primo vero album a profetizzare la versione dark e alienata del post-punk, quando gente come Robert Smith e Siouxsie Sioux ancora giocavano col punk-rock in modo superficiale e ingenuo, senza riuscire ad osare nulla che fosse davvero di rottura (come lo è invece First Issue).


LINE UP
John Lydon - Vocals
Keith Levene - Guitar
Jah Wobble - Bass
Jim Walker - Drums

TRACKLIST
1. Theme – 9:11
2. Religion I – 1:25
3. Religion II – 5:53
4. Annalisa – 6:05
5. Public Image – 3:01
6. Low Life – 3:38
7. Attack – 2:55
8. Fodderstompf – 7:46




Metal Box
(Virgin Records, 1979)
Album

Il secondo album, Metal Box, esce un anno dopo, e senza Walker (sostituito da una serie di sessionmen, ma anche dagli stessi Wobble e Levene); i PiL si dimostrano i più ricercati e angosciati Gothic-rockers dell'epoca (assieme ai Joy Division), e Metal Box è un vero inno alla psicosi mentale più straziante.
L'apertura colossale (10 minuti) di Albatross, su basso pulsante, mette in chiaro tutte le coordinate stilistiche del nuovo lavoro, tra cui appunto la centralità indiscussa del basso di Wobble sulla musica della band, e la ripetitività delle formule in uno studio della frustrazione e dell'alienazione; Memories e Swan Lake (quest'ultima rifacimento del loro singolo Death Disco) esplorano la dance in una decostruzione e ricontestualizzazione nell'immaginario gotico più sofferto, con un Levene che si diletta ad arrangiare in modo noise le tracce non solo alla chitarra ma anche ai synth; Poptones porta all'eccesso la forma "libera" del caos rumoristico e dissonante del gruppo; Careering, distorsioni allucinate su drumming secco e quasi elettronico, è un'ulteriore discesa nella sofferenza esistenziale, con la voce di Lydon delirante e teatrale.
La seconda parte dell'album ripiega su un sound più metallico e abrasivo, con una serie di pezzi new-wave ritmati ma distorti e nevrotici, portando il punk-rock (quello alla primi Generation X soprattutto) verso lidi amari e lacerati, fino alla catarsi finale rappresentata dai synth ambient di Radio 4.
La più interessante resta tuttavia la prima parte, anche grazie alle forti influenze di dub e rock sperimentale (con spunti Krautrock e free-jazz).
Originariamente composto da tre dischi racchiusi da una scatola metallica (metal box) come per le pellicole cinematografiche, è stato poi rieditato sottoforma di doppio LP con il nome Second Edition.


LINE UP
John Lydon - Vocals
Keith Levene - Guitar, Synth, Drums
Jah Wobble - Bass, Drums
Richard Dudanski, Martin Atkins, David Humphrey - Drums

TRACKLIST
1. Albatross (10:34)
2. Memories (5:05)
3. Swan Lake (4:11)
4. Poptones (7:46)
5. Careering (4:32)
6. No Birds (4:41)
7. Graveyard (3:08)
8. The Suit (3:29)
9. Bad Baby (4:30)
10. Socialist (3:10)
11. Chant (5:01)
12. Radio 4 (4:24)




Flowers of Romance
(Virgin Records, 1981)
Album

Così come nel precedente il ruolo centrale era del basso, nel terzo disco Flowers of Romance (senza più Wobble, diventato solista) il ruolo centrale della musica dei PiL diventa il drumming (eseguito stavolta principalmente da Levene, e su tre tracce da Atkins).
Lo sguardo è rivolto alla musica mediorientale, con il grosso apporto di vari strumenti folkloristici arabi e asiatici, oltre alle percussioni. Dopo un incipit guidato dal drumming secco e prevalente di Four Enclosed Walls, in cui Lydon vagheggia con la voce come Thomas nei Pere Ubu più esotici, e la decostruzione alla Talking Heads del post-punk su Track 8 (il cui titolo suggerisce una lettura al contrario dell'opera), il vero balzo si ha con Phenagen (struttura libera stile free-jazz, cantato delirante, strumenti dissonanti, echi asiatici: sembra di stare ascoltando Captain Beefheart), e poi comincia l'orgia di percussioni: una vera e propria immersione in un oceano ipnotico con le sempre più allucinate title-track, Under The House e Hymie's Him. La coda è rappresentata invece dal post-punk canonico di Banging the Door, dalle dissonanze della sperimentale Go Back, e dall'esplosiva e violenta tempesta di percussioni e synth abrasivi su Francis Massacre.
Flowers of Romance è un disco febbricitante, lisergico, e soprattutto geniale nel suo incrociare e ribaltare influenze differenti e di qualità altamente intellettuale. Lydon, dapprima chiuso nella sua angoscia esistenziale, cerca qui la chiave per espanderla, rendendola simbolica dell'angoscia di un'umanità intera. Il malessere soggettivo ha qui le sue radici nell'istinto umano (i pezzi tribali), ma al suo interno presenta decisi tratti metafisici. E contemporaneamente, Lydon riesce a inserire nelle tracce le sue divagazioni free-jazz e sperimentali, aiutato dalla passione di Levene per il rumorismo e l'elettronica. Il riferimento principale di Lydon sono probabilmente diventati i primi The Pop Group.
Flowers of Romance fonde passato e futuro, immergendo il tutto nel calderone del male di vivere, dell'oppressione, dei sensi di persecuzione, dei deliri schizoidi di un folle.


LINE UP
John Lydon - Vocals, Various instruments
Keith Levene - Various instruments
Martin Atkins - Drums

TRACKLIST
1. Four Enclosed Walls – 4:44
2. Track 8 – 3:15
3. Phenagen – 2:40
4. Flowers of Romance – 2:51
5. Under The House – 4:33
6 . Hymie's Him – 3:18
7 . Banging the Door – 4:49
8 . Go Back – 3:46
9 . Francis Massacre – 3:31




Con il quarto disco This Is What You Want... This Is What You Get (Virgin Records, 1984), i PiL non hanno più Levene, e Lydon si getta su territori a dir poco tendenti alla new-wave più modaiola. Ormai le sue intuizioni sono state da molti saccheggiate a piene mani e spesso diluite nella musica commerciale, ma lui almeno mostra a tutti come diluirle con classe (vedi le percussioni sull'opener alla Talking Heads di Bad Life o la sezione di fiati sul singolo This Is Not a Love Song). La musica diventa solo un synth-pop-rock più ricercato della media, e le grosse ambizioni vengono nettamente ridimensionate.


Sul quinto lavoro Album (Virgin/Elektra, 1986), che si trova anche con il nome Compact Disc o Cassette a seconda del formato, spariscono anche le tensioni oscure e opprimenti del sound. Le ritmiche sono quasi sempre synth-rock, e tranne qualche spunto (le chitarre su Fishing, le escursioni melodiche e tribali della lunga finale Ease) il mood del disco è semplicemente sulla scia delle mode musicali del periodo. La qualità dei lavori di Lydon resta comunque superiore a quella di molti suoi contemporanei.


Ancora più commerciale il sesto album Happy? (Virgin, 1987), che trova gli unici momenti di interesse negli arrangiamenti ora soul (The Body) ora funky. Ma la sostanza è post-punk poco emotivo, algido, modaiolo. Il drumming è sempre sincopato e monotono, come da tradizione synth-pop, le tastiere appesantiscono ogni brano, e Lydon sembra quasi non avere più voglia di cantare.


Il settimo (nono, se contiamo anche i live album) full-length 9 (Virgin Record, 1989) sè ancora più laccato e patinato, dalla produzione identica a quella della maggior parte dei gruppi synth-pop dell'epoca. Qualche dissonanza qua e là non salva le canzoni, tutte impostate su ritmiche insopportabilmente modaiole e trascinate da tastiere commerciali e stratificazioni barocche. La qualità delle composizioni è semplicemente scarsa. La voce di Lydon è ancora sguaiata e vibrante, ma stavolta anche spensierata e ottimista, e decisamente non è il suo terreno ideale.


L'ottavo album That What Is Not (Elektra, 1992) presenta la stessa solfa, stavolta però riarrangiata tramite chitarre più pesanti; la scelta è ipocrita e commerciale (sono gli anni del grunge), ma soprattutto la qualità delle composizioni si è addirittura ulteriormente abbassata.
Poco dopo la band si prende una pausa a tempo indeterminato.





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