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Powerman 5000

Mega!! Kung Fu Radio (1997)
6/10
Tonight the Stars Revolt! (1999)
6.5/10
Anyone for Doomsday? (2001)
5/10
Transform (2003)
6/10
Destroy What You Enjoy (2006)
5/10



Già famoso a livello indipendente come rapper, nei primi 1990s Spider (fratello minore di Rob Zombie) mette su una band rap-metal, i Powerman 5000, con cui registra alcuni dischi autoprodotti.

Il passaggio alla major Dreamworks segna la ristampa di uno di questi demo, ovvero The Blood Splat Rating System, re-intitolato per l'occasione Mega!! Kung Fu Radio
(Dreamworks/Interscope, 1997).
Il disco non è una novità a livello discografico per il semplice motivo che ormai erano già molti i gruppi a fare rap-metal.
I Powerman 5000 si distinguono però grazie ad una certa attitudine punk (che li rende non molto dissimili dagli Snot) e da una predilizione per i campionamenti di matrice più industrial che non hip-hop.
In questo lavoro, spiccano tra le altre tracce le sincopate e coinvolgenti Organizized e Tokyo Vigilante #1, decisamente i gioielli del disco, ma si fanno notare positivamente anche Neckbone, Car Crash, Earth vs. Me, Boredwitcha, e la title-track.




Tonight the Stars Revolt!
(Dreamworks, 1999)
Album

Disco della consacrazione per il gruppo, Tonight the Stars Revolt! vede la dipartita del percussionista in favore di un secondo chitarrista (il talentuoso M.33). Per coronare il tutto, inoltre, ognuno dei componenti aggiunge un numero al suo nome d'arte.
Grazie ai successi di gruppi come i Limp Bizkit, l'album viene accolto bene e vende un milione di copie.
Ora i Powerman 5000 hanno abbandonato praticamente del tutto la componente prettamente hip-hop, in favore di un'abile incrocio fra nu-metal, industrial e punk-rock.
Trainato dai trascinanti singoli Supernova Goes Pop, When Worlds Collide e Nobody's Real (quest'ultimo probabilmente il capolavoro dell'album ed il miglior pezzo mai scritto dalla band), Tonight the Stars Revolt! impone i Powerman 5000 come una delle band di spicco del cosiddetto movimento "nu-metal", anche se in realtà il loro sound è troppo vario per essere etichettato tranquillamente in tal modo.
Infarcito di campionamenti (ai quali contribuisce DJ Lethal dei già citati Limp Bizkit) e di riferimenti al cinema sci-fi (con addirittura un narratore che compare di tanto in tanto), l'album presenta una serie di tracce convincenti e sparate come cannonate, dall'orecchiabilità dei tre singoli sopraccitati o di Blast off to Nowhere all'industrial mescolato a nu-metal di pezzi come la title-track, fino al furore di They Know Who You Are e Operate, Annihilate.
L'unico elemento irritante del lavoro è l'eccessivamente esplicita voglia di rifarsi ai Korn (troppo spesso le chitarre, ma soprattutto la voce di Spider One, ne sembrano una mera imitazione priva di personalità).



LINE-UP
Spider One - Vocals
Adam 12 - Guitar
Dorian 27 - Bass
Al 3 - Drums
M.33 - Guitar

Guests:
Ginger Fish - Piano
DJ Lethal - Turntables
Malachi Throne - Narrator

TRACKLIST
1. An Eye is Upon You – 0:51
2. Super Nova Goes Pop – 3:14
3. When Worlds Collide – 2:57
4. Nobody's Real – 2:54
5. System – 11:11 – 0:47
6. Tonight the Stars Revolt! – 2:42
7. Automatic – 3:22
8. The Son of X-51 – 2:58
9. Operate, Annihilate – 3:48
10. Blast off to Nowhere – 3:45
11. They Know Who You Are – 2:33
12. Good Times Roll – 3:59
13. Watch the Sky for Me – 5:19




Dopo il successo di Tonight the Stars Revolt!, i Powerman 5000 pubblicano il suo seguito, ovvero Anyone for Doomsday? (Dreamworks/Interscope, 2001), che però (causa profonda insoddisfazione da parte del leader Spider One) viene ritirato dai tutti i negozi appena due settimane dopo la sua uscita. Il sound è comunque una fotocopia del disco precedente, con un livello compositivo decisamente poco ispirato (oltre alla travolgente Bombshell ed alle aggressive Danger Is Go! e Megatronic, non c'è nulla da salvare).


Dopo un grosso cambiamento di line-up, bisogna aspettare appena fino al 2003 per avere quindi fra le mani una nuova vera release da parte del gruppo.
Transform (Dreamworks, 2003) segna un deciso cambiamento di stile nel sound della band: i Powerman 5000 abbandonano del tutto ogni riferimento al rap-metal (già abbandonato in gran parte verso il 1999) e al nu-metal (quindi correggendo i difetti principali delle precedenti opere, intaccate da una ricerca un po' forzata delle sonorità dei Korn).

Ma evidentemente è tutta una questione di vendite, perché il disco risulta invece molto influenzato da quel revival della new-wave che sta esplodendo nel periodo a causa di gruppi come i The Strokes.
Questo sound viene mescolato alle influenze punk-rock, metal e industrial tipiche della band, ripulendo il tutto dalle sbavature per poter farsi affibbiare l'etichetta "alternative-rock".
Fortunatamente la band continua a proporre musica di livello fresco e diretto, anche se balzando da un trend all'altro (particolarmente coinvolgenti Top of the World, Theme to a Fake Revolution, la title-track, e la finale The Shape of Things to Come), ma complessivamente il disco non è niente di eccezionale.


Preceduto da un disco di tracce rare e non rilasciate, e da un trascurabile EP rilasciato solo in Corea, i Powerman 5000 cambiano etichetta, andando sotto alla DRT, e avvalendosi nuovamente della produzione di Mudrock.
Destroy What You Enjoy
(DRT Entertainment, 2006) prosegue il discorso del precedente Transform, accentuandone ancora maggiormente la componente punk-rock, con addirittura echi dei Sex Pistols, come in Return to the City of the Dead.
Il primo singolo Wild World è invece una traccia molto orientata all'emo (mossa scontatamente ruffiana, contando che nel periodo in cui esce il disco negli USA è il trend più vendibile).
Da notare il radicale cambiamento vocale del leader Spider One, che dall'imitare i Korn è passato ora ad imitare le band punk-rock (specie i Bad Religion), e la pulizia fatta a qualsiasi traccia di industrial o nu-metal presente nel sound del gruppo.
Non raggiungono standard soddisfacenti nemmeno i pezzi che non seguono i trend, ad esempio il country-reggae di Miss America e la title-track, davvero scialba e con poco mordente.
Ottima la registrazione dal vivo di Heroes and Villians, ma ciò non risolleva le sorti di un disco poco ispirato e troppo commerciale.

 

 




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Copyright © Matthias Stepancich