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Red Snapper

Reeled and Skinned (1995)
6.5/10
Prince Blimey (1996)
7/10
Making Bones (1999)
6.5/10
Our Aim Is to Satisfy Red Snapper (2000)
6/10




I Red Snapper vengono formati a Londra nel 1993 da David Ayers (chitarre), Ali Friend (basso) e Richard Thair (batteria).
Il trio si specializza in musica per lo più strumentale al confine con tutto il panorama dell'elettronica, grazie anche ad una serie di guest che li aiuta in sampling, arrangiamenti e occasionali voci.

I loro primi tre EP vengono raccolti su Reeled and Skinned (Warp, 1995). I pezzi mescolano abilmente battiti elettronici, drumming reale, fiati e chitarre jazz, basso funk. Al sax c'è il guest Ollie Moore.

La vera rivelazione è però l'album Prince Blimey (Warp, 1996). La novità arriva da una più netta contaminazione con il dub e il trip-hop dei Massive Attack nei pezzi più lenti (specie a livello di tappeti ritmici, ovvero battiti e basso), e con una più spiccata vena jazz-rock nelle tracce più veloci.
I capolavori dell'album sono l'opener Crusoe Takes a Trip (drumming a metà tra breakbeat e jazz, potenti rimbombi di basso, campionamenti elettronici, fiati jazz che vanno e vengono nel background, formando intessiture eccellenti con i synth), Get Some Sleep Tiger (scatenato pezzo jazz-rock), The Paranoid (drum'n'bass, voce femminile alla
Björk, solidi fondali di sampling con chitarre e pianoforti soul-jazz), Space Sickness (fiati jazz epilettici su tappeto electro-breakbeat), Digging Doctor What What (7 minuti, la traccia più lunga ed anche più complessa a livello di interazione tra sampling e strumenti reali, a cavallo tra dub, jazz-funk e breakbeat) e Gridlock (soffice e profondo ambient).

Sul successivo Making Bones (Warp/Matador, 1999) i pezzi sono meno sperimentali, ma soprattutto meno travolgenti.
Le tracce migliori sono The Sleepless (hip-hop lento con background dissonante, basso funky, voce rap, fiati e drumming jazzati), Image of You (trip-hop guidato da vocalizzi femminili e archi drammatici, sulla scia dei Portishead), Bogeyman (trip-hop guidato da tocchi jazz-funk), Spitalfields (ritmiche epilettiche, fiati jazz, archi e pianoforte malinconici), Seeing Red (la loro versione drum'n'bass dei Portishead), Suckerpunch (che fonde reggae e jazz) e 4 Dead Monks (drumming trip-hop jazzato, bassi paludosi, climax di fiati dissonanti).
Crease, The Tunnel e Like a Moving Truck sono invece esperimenti breakbeat/drum'n'bass tutto sommato trascurabili.

Our Aim Is to Satisfy Red Snapper (Warp/Matador, 2000) in generale pone l'accento sulle ritmiche drum'n'bass/breakbeat, costruendo pezzi "ballabili" dai suoni elettronici bizzarri ma nel complesso abbastanza banalotti (Some Kind of Kink, The Rake, The Rough and the Quick, Alaska Street). Anche alcune delle parentesi più downtempo non contengono idee brillanti (la tediosa Don't Go Nowhere, il reggae scadente di Stole Your Car).
Salvano il disco dall'essere un buco nell'acqua l'opener Keeping Pigs Together (battito breakbeat, ma ottime tessiture di droni atmosferici e bassi distorti), Shellback (trip-hop sbilenco e dissonante, dai leggeri tocchi reggae), Belladonna (ambient minimalista) e They're Hanging Me Tonight (travolgente chiusura fra trip-hop, jazz, acuti di chitarra elettrica e droni dissonanti).

La band si scioglie nel 2002, per poi riformarsi nel 2007.






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Copyright © Matthias Stepancich