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The Residents
Formatisi a San Francisco all'inizio dei 1970s, i The Residents costituiscono il principale
"trait d'union" tra la cultura psichedelica (San Francisco
era stata la mecca per eccellenza dell'acid-rock) e la new-wave (in special
modo quella delle band art-punk e industrial). Infinita la lista dei
gruppi che trarranno ispirazione dai loro esperimenti, basti pensare
ai concittadini Tuxedomoon e Chrome
per un piccolo esempio.
Il progetto nasce seguendo la cosiddetta Theory of Obscurity
del fantomatico compositore tedesco N. Senada, probabilmente un'invenzione
dei The Residents stessi. Essa afferma, tra le altre cose,
che un artista può creare vera arte esclusivamente se l'influenza
del pubblico e del mondo esterno non vengono prese in considerazione.
La band segue fedelmente questa ideologia: i suoi membri resteranno
negli anni anonimi, appariranno nei live e nei media esclusivamente
indossando maschere, e comunicheranno via interviste solo attraverso i
membri della The Cryptic Corporation, loro produttori e manager.
Questa mitologia del mistero prende probabilmente forma sulla base delle leggende circondanti gli avanguardisti tedeschi Faust, dal momento che anche musicalmente essi resteranno sempre tra i loro maestri.
Fino al 1974, i The Residents non pubblicano nulla che non
sia ad esclusivo scopo domestico e hobbystico, poi, con l'ingresso
nel progetto del chitarrista Snakefinger (Philip Lithman), decidono
di distribuire le loro opere, comunque in un numero limitato di copie.
Dopo aver fondato la label indipendente "Ralph Records",
la band pubblica il primo bizzarro singolo Santa Dog
nel 1972, a cui segue il primo album Meet the Residents, registrato nel 1973 e pubblicato nel 1974.
È chiaro fin da subito l'approccio all'arte da parte del gruppo,
con titolo e copertina atti a ridicolizzare i The Beatles.
L'anima satirica e parodistica nei confronti del mainstream pop è presente comunque lungo
tutto il corso del disco, che tra le altre cose campiona anche la
pop-hit del 1966 These Boots Are Made for Walkin'
di Nancy Sinatra, distorcendola fino a renderla irriconoscibile.
Il disco inizia con sei pezzi brevissimi a comporre un'unica suite:
dalle cacofonie di Boots alle escursioni tastieristiche
di Numb Erone, dal decadentismo dissonante delle
filastrocche di Guylum Bardot al viaggio lisergico
negli orientaleggianti rumorismi di Breath and Length,
dai campionamenti meccanici e inquietanti di Consuelo's Departure
(che di fatto anticipano, almeno a livello sonoro e non ancora concettuale,
l'industrial dei Throbbing Gristle)
all'incubo di Smelly Tongues (campionamenti ancora
una volta industriali, sitar distorto e ipnotico, nenia vocale fiabesca).
L'atmosfera cambia totalmente (ma non bruscamente) con la strumentale
Rest Aria, variazione anarchica delle ballate tardo-romantiche
per pianoforte, sulla quale si ammassano uno dopo l'altro una serie
di campionamenti.
Un altro viaggio psicotico è costituito dalla tenebrosa Skratz,
di 15 anni in anticipo sui tempi, che evoca paesaggi di follia e violenza
urbana in un mood industriale malato.
Decisamente più sopra le righe l'esperimento di Spotted
Pinto Bean, che sovrappone pianoforti, fiati, cori, melodrammi
da opera lirica, e suoni ambientali presi dalla vita quotidiana.
Altamente dissonanti l'oscura Infant Tango (che desatura
funk e swing, e sfocia in una danza tribale mistica) e Seasoned
Greetings (un baccanale di strumenti sinfonici e tribali),
mentre la suite in chiusura di N-er-gee (Crisis Blues) è
uno dei momenti migliori del disco, un vero inno all'arte del collage.
E in effetti tutta l'opera è un inno ad un'arte del collage derivante dagli esperimenti freak di Frank Zappa e The Fugs, ed in generale al processo compositivo
come sfogo creativo e senza limiti, al piacere di fare musica slegata da qualsiasi stereotipo o costrizione.
L'avanguardia
dei The Residents riesce là dove tante altre avanguardie
falliscono (e falliranno): i The Residents comunicano anzitutto
la genialità libera del processo artistico ed il fare "di necessità
virtù" (la poca conoscenza tecnica degli strumenti viene
sostituita egregiamente dall'utilizzo intelligente e senza freni dei
campionamenti), apparendo freschi e genuini, e non fini a se stessi
o pretenziosi.
LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
James Aaron - Bass, Guitar
James Whitaker - Piano
TRACKLIST
1. Boots – 0:53
2. Numb Erone – 1:07
3. Guylum Bardot – 1:21
4. Breath and Length – 1:42
5. Consuelo's Departure – 0:59
6. Smelly Tongues – 1:47
7. Rest Aria – 5:09
8. Skratz – 1:42
9. Spotted Pinto Bean – 5:27
10. Infant Tango – 5:27
11. Seasoned Greetings – 5:13
12. N-er-gee (Crisis Blues) – 7:16
Per raggiungere l'estremo concettuale della Theory
of Obscurity, il full-length Not Available viene registrato
nel 1974 come il secondo album dei The Residents, ma poi messo da
parte e non distribuito (rendendolo appunto "not available").
Per un motivo o per l'altro verrà pubblicato appena nel 1978,
quando la band ne avrà ormai quasi dimenticato l'esistenza.
Not Available resta probabilmente l'apice della genialità dei
The Residents, nonché uno degli apici di sempre dell'avanguardia
pop e rock; in quest'opera lo sperimentalismo tocca vertici estremi, senza tuttavia
mai scadere nella non-musicalità o nel rumorismo fine a se stesso.
Sfoderante soluzioni bizzarre e cerebrali che lo avvicinano al prog-rock di Canterbury, oltre a mascherate derivazioni psichedeliche e free-jazz, ha il suo fondamento espressivo in una robusta anima surreale che nasce dalle macerie della tradizione freak, da cui eredita la forma espressiva del collage senza confini di genere (Frank Zappa, The Fugs), tenendo però conto anche di come esso era stato utilizzato dai Faust nel loro debut del 1971 (in cui la maggiore influenza era diventata non più tanto Zappa quanto Stockhausen).
Not Available non riutilizza però alcuno stereotipo dei generi musicali in circolazione: la sua forma mentis è molto più vicina a quella della classica contemporanea, pur esprimendosi con significanti del tutto differenti. Sembra musica proveniente da un'altra galassia, di un'incredibile unicità, che non la rende precisamente simile a nulla composto sino a quel momento; si ha la sensazione di ascoltare l'espressione di artisti giunti da un pianeta alieno, o vissuti tutta la vita segregati dal mondo esterno.
L'opera è pensata come un concept-album, suddiviso in cinque
suite, attraverso le quali prende piede una drammatica storia che
vede protagonisti i personaggi Edweena, The Porcupine, The Catbird,
Uncle Reemus e Enigmatic Foe (i cui conflitti interni ed esterni rappresentano
quelli dell'umanità stessa).
Un andirivieni di droni, tastiere e pianoforti, spesso in tenue dissonanza
e sostenuti da tappeti tribali, culla l'ascoltatore nella prima Edweena
(9 minuti e mezzo), spezzata continuamente da incubi (voci distorte
in timbriche fantascientifiche e terrorizzanti, persistente giro musicale che sembra una versione apocalittica del tema di Tubular Bells di Oldfield) e sogni (con l'onirica ninna-nanna di voce femminile
su tappeto di basso).
Sempre strizzando l'occhio alla dissonanza, la successiva The
Making of a Soul (10 minuti) parte da un baccanale mediorientale
(riciclando in un altro contesto le intuizioni del prog-rock e della psichedelia flirtanti con le suggestioni orientali) per poi bloccarsi improvvisamente, e proseguire dapprima nel
discorso di una voce quasi demenziale sostenuta da un'orchestrina
melodrammatica, e successivamente in una filastrocca elettronica tanto infantile
quanto inquietante (con i pianoforti a costruire un climax tragico),
il tutto spezzato ancora una volta da voci distorte provenienti dalla dimensione dell'incubo.
La terza suite, Ship's A'Going Down, inizia distorcendo
atrocemente le musiche tzigane da fiera, per poi deviare verso un
dark-ambient drammatico e straziante, con una serie di esplosioni
emotive spezzate/compensate da escursioni avvolgenti e languide di pianoforti
e fiati.
Un lieve calo è rappresentato dalla quarta Never Known
Questions, che nella prima parte indulge anche eccessivamente in
cacofonie e discorsi di voci demenziali (come se volesse portare alle massime conseguenze The Making
of a Soul), per poi tornare in territori enfatici verso la
chiusura, con strumenti tzigani e sinfonici utilizzati sopra un battito elettronico.
La conclusione, Epilogue, riprende il tema in stile Tubular Bells dell'opener Edweena, trascinandolo dapprima negli
Inferi (dissonanze, voci aliene distorte, rumori), per poi elevarlo verso il Paradiso
(pianoforte, archi, arpa).
Opera innovativa, avanguardista, surreale, variegata, ambiziosa, magniloquente e drammatico-wagneriana, Not Available
è al suo cuore una riflessione sul catastrofismo della vita umana.
LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
TRACKLIST
1. Part One: Edweena (9:29)
2. Part Two: The Making of a Soul (9:59)
3. Part Three: Ship's A'Going Down (6:34)
4. Part Four: Never Known Questions (7:00)
5. Epilogue (2:21)
The
Third Reich 'n' Roll
(Ralph Records, 1975 rel. 1976)
Album
Vertice assoluto del loro istinto parodistico, The Third Reich 'n' Roll è un'assurda
opera in cui i The Residents campionano, distorcono all'inverosimile
e reinterpretano una serie (circa una trentina) di hit pop dei 1960s.
Il risultato sono due suite, ognuna sui 18 minuti, di pura follia
sarcastica e rumoristica, in cui gli ingranaggi del mercato discografico
commerciale vengono smontati e rimescolati alla rinfusa, sovvertendo
concettualmente la logica pop.
Sull'edizione CD del 1988 verranno inclusi anche i singoli (I
Can't Get No) Satisfaction, Loser (is congruent to)
Weed, Beyond the Valley of a Day in the Life
e Flying, sempre sullo stesso stampo.
LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
TRACKLIST
1. Swastikas on Parade – 17:30
2. Hitler Was a Vegetarian – 18:27
Fingerprince
(Ralph Records, 1976 rel. 1977)
Album
Inizialmente pensato come un triplo disco
dal titolo Tourniquet of Roses, alla fine il progetto viene
spezzato sul breve Babyfingers e sull'album Fingerprince.
La novità principale del disco è il largo utilizzo di
synth e found sounds ambientali, tuttavia l'unico episodio davvero degno di nota è l'epica
e concettuale Six Things to a Cycle, una chiusura di
17 minuti in cui viene raccontata la storia dell'adattamento umano:
l'introduzione primitiva (la Preistoria) evolve in un baccanale metallico
(l'era delle macchine), per poi chiudersi in una melodia orientaleggiante
(una fine o un nuovo inizio?).
LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
Snakefinger - Guitar, Vocals
A. Dekbar - Violin
Don Jackovich - Percussion
T. Logan - Percussion, Vocals
Pamela Zeibak - Vocals
TRACKLIST
1. You Yesyesyes – 3:00
2. Home Age Conversation – 2:03
3. Godsong – 3:41
4. March de la Winni – 0:58
5. Bossy – 1:00
6. Boo Who? – 2:48
7. Tourniquet of Roses – 3:15
8. You Yesyesyes Again – 2:38
9. Six Things to a Cycle – 17:16
Duck
Stab!/Buster & Glen
(Ralph Records, 1978)
Album
Incorporando le versioni remixate dei pezzi
dell'EP Duck Stab! ad un secondo lato dal nome Buster &
Glen, nel 1978 i The Residents fanno uscire l'album-risultato,
ovvero Duck Stab!/Buster & Glen.
La brevità delle tracce e le demenzialità di Constantinople,
Lizard Lady, Hello Skinny e Birthday
Boy fanno apprezzare la band ad un pubblico molto più
vasto, ma complessivamente le atmosfere (un po' electro-pop, un po'
tribali, un po' industriali, ma sempre e comunque immerse in un mood
oscuro) non dicono nulla di nuovo, e spesso risultano ridondanti. Resta
impresso solamente l'ottimo lavoro di Snakefinger alla chitarra.
LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
Snakefinger - Guitar
TRACKLIST
1. Constantinople
2. Sinister Exaggerator
3. The Booker Tease
4. Blue Rosebuds
5. Laughing Song
6. Bach Is Dead
7. Elvis and His Boss
8. Lizard Lady
9. Semolina
10. Birthday Boy
11. Weight-lifting Lulu
12. Krafty Cheese
13. Hello Skinny
14. The Electrocutioner
Eskimo
(Ralph Records, 1979)
Album
Pensato per essere pubblicato nel 1976
ma per via di vari problemi uscito solo nel 1979, Eskimo
è uno dei concept più riusciti degli avanguardisti The
Residents.
Dedicato interamente alla popolazione del Circolo Polare Artico (che
secondo il fantomatico N. Senada rappresenta la condizione climatica
ideale per l'uomo), Eskimo è una raccolta di pezzi non-musicali,
in cui i suoni costruiscono atmosfere; tra le onnipresenti folate di
venti gelidi si fanno strada le melodie soffuse e minimali ed i rumori
ambient (trichechi cacciati ed uccisi, pinguini, corni, nenie primitive,
urla), il tutto spezzato da voci distorte ed esplosioni rumoristiche
di tanto in tanto.
Un lavoro di ambient criptico, tributario, e per certi versi folle;
le coordinate stilistiche sono quelle degli Einstürzende
Neubauten e di Brian Eno, ma il mood
è qualcosa di mai sentito prima. L'immersione in una civiltà
silenziosa, i toni minimali e le implacabili bufere che avvolgono ogni
traccia disegnano il paesaggio di un'altra dimensione, tanto lontana
quanto misteriosa, comunicando inquietudine e solitudine.
LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
Snakefinger - Guitar
Chris Cutler - Drums
Don Preston - Synthesizers
TRACKLIST
1. The Walrus Hunt – 4:01
2. Birth – 4:33
3. Arctic Hysteria – 5:57
4. The Angry Angakok – 5:20
5. A Spirit Steals a Child – 8:44
6. The Festival of Death – 10:26
The
Commercial Album
(Ralph Records, 1980)
Album
Tornati alla parodia della canzone pop,
i The Residents stavolta spingono all'estremo il concetto
di "formato-canzone", pubblicando quindi una raccolta di
40 skit lunghi in media meno di due minuti.
The Commercial Album si fa beffe del mercato discografico
e delle sue hit brevi e semplici da ricordare, con una serie di abbozzi
incompleti e stranianti. Le influenze tribali e le voci demenziali,
così come gli arrangiamenti sinfonici, marchiano a fuoco ancora
una volta tutto il lavoro.
Il concept è lo stesso di Third Reich Rock 'n' Roll,
ma stavolta con una rilettura attraverso il jingle pubblicitario ("commercial"
significa appunto anche "spot pubblicitario"), come riflessione
sulla società del consumismo e del "live fast".
LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
TRACKLIST
1. Easter Woman
2. Perfect Love
3. Picnic Boy
4. End of Home
5. Amber
6. Japanese Watercolor
7. Secrets
8. Die in Terror
9. Red Rider
10. My Second Wife
11. Floyd
12. Suburban Bathers
13. Dimples and Toes
14. The Nameless Souls
15. Love Leaks Out
16. Act of Being Polite
17. Medicine Man
18. Tragic Bells
19. Loss of Innocence
20. The Simple Song
21. Ups and Downs
22. Possessions
23. Give It to Someone Else
24. Phantom
25. Less Not More
26. My Work Is So Behind
27. Birds in the Trees
28. Handful of Desire
29. Moisture
30. Love Is...
31. Troubled Man
32. La La
33. Loneliness
34. Nice Old Man
35. The Talk of Creatures
36. Fingertips
37. In Between Dreams
38. Margaret Freeman
39. The Coming of the Crow
40. When We Were Young
Nel corso degli 1980s, i The Residents
si confermeranno lontani dal concetto di "band" come tipicamente inteso dall'industria musicale, scrivendo
una serie di album "narrativi" e/o concettuali atti più a sostenere
gli spettacoli delle loro performance live che alla fruizione solitaria.
Nei 1990s e 2000s la band si concentrerà invece soprattutto sul campo dei multimedia,
ma, pur continuando a scrivere album, non verranno più toccati i
vertici espressivi e musicali del periodo 1974-1979.
Tra i lavori di questi periodi, i più avanguardisti saranno quelli legati al concept della Mole Trilogy, ovvero Mark of the Mole (1981), The Tunes of Two Cities (1982), l'EP Intermission: Extraneous Music from the Residents' Mole Show (1982) e The Big Bubble: Part Four of the Mole Trilogy (1985), disco che conclude la saga rendendola appunto (come da titolo) una trilogia, dal momento che la terza parte ufficiale, così come le progettate quinta e sesta parte, non verranno mai completate e pubblicate.
La trilogia, che narrativamente segue le vicende conflittuali tra la popolazione sotterranea dei Moles e quella dei Chubs, diventa anche la base del primo tour internazionale della band, intitolato appunto The Mole Show, e musicalmente è basata su dissonanti collage di found sounds ambientali, rumori, sporadici battiti sintetici, pesanti tappeti di tastiere e voci da manicomio, in un mix che spesso suona come un'apocalittica sinfonia industriale tanto dissonante, alienante e non-musicale da poter impressionare Foetus.
L'ultima notevole release della loro carriera sarà tuttavia forse God in Three Persons (Rykodisc, 1988), disco più musicale e meno alienante, con cui fondamentalmente si chiude il periodo interessante del progetto The Residents, prima di una lunga e dispersiva serie di lavori non ispirati che caratterizzerà soprattutto gli anni post-2000.
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