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The Residents

Meet the Residents (1973, rel. 1974)
8/10
Not Available (1974, rel. 1978)
9/10
The Third Reich 'n' Roll (1975, rel. 1976)
6.5/10
Fingerprince (1976, rel. 1977)
7/10
Duck Stab!/Buster & Glen (1978)
6.5/10
Eskimo (1979)
7/10
Commercial Album (1980)
6.5/10
Mark of the Mole (1981)
7/10
The Tunes of Two Cities (1982)
6.5/10
Title in Limbo (with Renaldo and the Loaf, 1983)
6/10
George & James (1984)
6/10
Whatever Happened to Vileness Fats? (1984)
6.5/10
The Big Bubble: Part Four of the Mole Trilogy (1985)
6.5/10
The Census Taker (1985)
6.5/10
Stars & Hank Forever (1986)
6/10
God in Three Persons (1988)
7/10
The King & Eye (1989)
5/10
Cube-E (1990)
5/10
Freak Show (1990, rel. 1991)
6/10
Our Finest Flowers (1992)
5.5/10
Gingerbread Man (1994)
5.5/10
Hunters (1995)
5/10
Have a Bad Day (1996)
6/10
Wormwood: Curious Stories from the Bible (1998)
6/10



Formatisi a San Francisco all'inizio dei 1970s, i The Residents costituiscono il principale "trait d'union" tra la cultura psichedelica (San Francisco era stata la mecca per eccellenza dell'acid-rock) e la new-wave (in special modo quella delle band art-punk e industrial). Infinita la lista dei gruppi che trarranno ispirazione dai loro esperimenti, basti pensare ai concittadini Tuxedomoon e Chrome per un piccolo esempio.
Il progetto nasce seguendo la cosiddetta Theory of Obscurity del fantomatico compositore tedesco N. Senada, probabilmente un'invenzione dei The Residents stessi. Essa afferma, tra le altre cose, che un artista può creare vera arte esclusivamente se l'influenza del pubblico e del mondo esterno non vengono prese in considerazione.
La band segue fedelmente questa ideologia: i suoi membri resteranno negli anni anonimi, appariranno nei live e nei media esclusivamente indossando maschere, e comunicheranno via interviste solo attraverso i membri della The Cryptic Corporation, loro produttori e manager.
Questa mitologia del mistero prende probabilmente forma sulla base delle leggende circondanti gli avanguardisti tedeschi Faust, dal momento che anche musicalmente essi resteranno sempre tra i loro maestri.

Fino al 1974, i The Residents non pubblicano nulla che non sia ad esclusivo scopo domestico e hobbystico, poi, con l'ingresso nel progetto del chitarrista Snakefinger (Philip Lithman), decidono di distribuire le loro opere, comunque in un numero limitato di copie.

Dopo aver fondato la label indipendente "Ralph Records", la band pubblica il primo bizzarro singolo Santa Dog nel 1972, a cui segue il primo album Meet the Residents, registrato nel 1973 e pubblicato nel 1974.
È chiaro fin da subito l'approccio all'arte da parte del gruppo, con titolo e copertina atti a ridicolizzare i The Beatles. L'anima satirica e parodistica nei confronti del mainstream pop è presente comunque lungo tutto il corso del disco, che tra le altre cose campiona anche la pop-hit del 1966 These Boots Are Made for Walkin' di Nancy Sinatra, distorcendola fino a renderla irriconoscibile.
Il disco inizia con sei pezzi brevissimi a comporre un'unica suite: dalle cacofonie di Boots alle escursioni tastieristiche di Numb Erone, dal decadentismo dissonante delle filastrocche di Guylum Bardot al viaggio lisergico negli orientaleggianti rumorismi di Breath and Length, dai campionamenti meccanici e inquietanti di Consuelo's Departure (che di fatto anticipano, almeno a livello sonoro e non ancora concettuale, l'industrial dei Throbbing Gristle) all'incubo di Smelly Tongues (campionamenti ancora una volta industriali, sitar distorto e ipnotico, nenia vocale fiabesca).
L'atmosfera cambia totalmente (ma non bruscamente) con la strumentale Rest Aria, variazione anarchica delle ballate tardo-romantiche per pianoforte, sulla quale si ammassano uno dopo l'altro una serie di campionamenti.
Un altro viaggio psicotico è costituito dalla tenebrosa Skratz, di 15 anni in anticipo sui tempi, che evoca paesaggi di follia e violenza urbana in un mood industriale malato.
Decisamente più sopra le righe l'esperimento di Spotted Pinto Bean, che sovrappone pianoforti, fiati, cori, melodrammi da opera lirica, e suoni ambientali presi dalla vita quotidiana.
Altamente dissonanti l'oscura Infant Tango (che desatura funk e swing, e sfocia in una danza tribale mistica) e Seasoned Greetings (un baccanale di strumenti sinfonici e tribali), mentre la suite in chiusura di N-er-gee (Crisis Blues) è uno dei momenti migliori del disco, un vero inno all'arte del collage.
E in effetti tutta l'opera è un inno ad un'arte del collage derivante dagli esperimenti freak di Frank Zappa e The Fugs, ed in generale al processo compositivo come sfogo creativo e senza limiti, al piacere di fare musica slegata da qualsiasi stereotipo o costrizione.
L'avanguardia dei The Residents riesce là dove tante altre avanguardie falliscono (e falliranno): i The Residents comunicano anzitutto la genialità libera del processo artistico ed il fare "di necessità virtù" (la poca conoscenza tecnica degli strumenti viene sostituita egregiamente dall'utilizzo intelligente e senza freni dei campionamenti), apparendo freschi e genuini, e non fini a se stessi o pretenziosi.



LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
James Aaron - Bass, Guitar
James Whitaker - Piano

TRACKLIST
1. Boots – 0:53
2. Numb Erone – 1:07
3. Guylum Bardot – 1:21
4. Breath and Length – 1:42
5. Consuelo's Departure – 0:59
6. Smelly Tongues – 1:47
7. Rest Aria – 5:09
8. Skratz – 1:42
9. Spotted Pinto Bean – 5:27
10. Infant Tango – 5:27
11. Seasoned Greetings – 5:13
12. N-er-gee (Crisis Blues) – 7:16




Per raggiungere l'estremo concettuale della Theory of Obscurity, il full-length Not Available viene registrato nel 1974 come il secondo album dei The Residents, ma poi messo da parte e non distribuito (rendendolo appunto "not available"). Per un motivo o per l'altro verrà pubblicato appena nel 1978, quando la band ne avrà ormai quasi dimenticato l'esistenza.
Not Available resta probabilmente l'apice della genialità dei The Residents, nonché uno degli apici di sempre dell'avanguardia pop e rock; in quest'opera lo sperimentalismo tocca vertici estremi, senza tuttavia mai scadere nella non-musicalità o nel rumorismo fine a se stesso.
Sfoderante soluzioni bizzarre e cerebrali che lo avvicinano al prog-rock di Canterbury, oltre a mascherate derivazioni psichedeliche e free-jazz, ha il suo fondamento espressivo in una robusta anima surreale che nasce dalle macerie della tradizione freak, da cui eredita la forma espressiva del collage senza confini di genere (Frank Zappa, The Fugs), tenendo però conto anche di come esso era stato utilizzato dai Faust nel loro debut del 1971 (in cui la maggiore influenza era diventata non più tanto Zappa quanto Stockhausen).
Not Available non riutilizza però alcuno stereotipo dei generi musicali in circolazione: la sua forma mentis è molto più vicina a quella della classica contemporanea, pur esprimendosi con significanti del tutto differenti. Sembra musica proveniente da un'altra galassia, di un'incredibile unicità, che non la rende precisamente simile a nulla composto sino a quel momento; si ha la sensazione di ascoltare l'espressione di artisti giunti da un pianeta alieno, o vissuti tutta la vita segregati dal mondo esterno.
L'opera è pensata come un concept-album, suddiviso in cinque suite, attraverso le quali prende piede una drammatica storia che vede protagonisti i personaggi Edweena, The Porcupine, The Catbird, Uncle Reemus e Enigmatic Foe (i cui conflitti interni ed esterni rappresentano quelli dell'umanità stessa).
Un andirivieni di droni, tastiere e pianoforti, spesso in tenue dissonanza e sostenuti da tappeti tribali, culla l'ascoltatore nella prima Edweena (9 minuti e mezzo), spezzata continuamente da incubi (voci distorte in timbriche fantascientifiche e terrorizzanti, persistente giro musicale che sembra una versione apocalittica del tema di Tubular Bells di Oldfield) e sogni (con l'onirica ninna-nanna di voce femminile su tappeto di basso).
Sempre strizzando l'occhio alla dissonanza, la successiva The Making of a Soul (10 minuti) parte da un baccanale mediorientale (riciclando in un altro contesto le intuizioni del prog-rock e della psichedelia flirtanti con le suggestioni orientali) per poi bloccarsi improvvisamente, e proseguire dapprima nel discorso di una voce quasi demenziale sostenuta da un'orchestrina melodrammatica, e successivamente in una filastrocca elettronica tanto infantile quanto inquietante (con i pianoforti a costruire un climax tragico), il tutto spezzato ancora una volta da voci distorte provenienti dalla dimensione dell'incubo.
La terza suite, Ship's A'Going Down, inizia distorcendo atrocemente le musiche tzigane da fiera, per poi deviare verso un dark-ambient drammatico e straziante, con una serie di esplosioni emotive spezzate/compensate da escursioni avvolgenti e languide di pianoforti e fiati.
Un lieve calo è rappresentato dalla quarta Never Known Questions, che nella prima parte indulge anche eccessivamente in cacofonie e discorsi di voci demenziali (come se volesse portare alle massime conseguenze The Making of a Soul), per poi tornare in territori enfatici verso la chiusura, con strumenti tzigani e sinfonici utilizzati sopra un battito elettronico.
La conclusione, Epilogue, riprende il tema in stile Tubular Bells dell'opener Edweena, trascinandolo dapprima negli Inferi (dissonanze, voci aliene distorte, rumori), per poi elevarlo verso il Paradiso (pianoforte, archi, arpa).
Opera innovativa, avanguardista, surreale, variegata, ambiziosa, magniloquente e drammatico-wagneriana, Not Available è al suo cuore una riflessione sul catastrofismo della vita umana.



LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer

TRACKLIST
1. Part One: Edweena (9:29)
2. Part Two: The Making of a Soul (9:59)
3. Part Three: Ship's A'Going Down (6:34)
4. Part Four: Never Known Questions (7:00)
5. Epilogue (2:21)




The Third Reich 'n' Roll
(Ralph Records, 1975 rel. 1976)
Album

Vertice assoluto del loro istinto parodistico, The Third Reich 'n' Roll è un'assurda opera in cui i The Residents campionano, distorcono all'inverosimile e reinterpretano una serie (circa una trentina) di hit pop dei 1960s.
Il risultato sono due suite, ognuna sui 18 minuti, di pura follia sarcastica e rumoristica, in cui gli ingranaggi del mercato discografico commerciale vengono smontati e rimescolati alla rinfusa, sovvertendo concettualmente la logica pop.

Sull'edizione CD del 1988 verranno inclusi anche i singoli (I Can't Get No) Satisfaction, Loser (is congruent to) Weed, Beyond the Valley of a Day in the Life e Flying, sempre sullo stesso stampo.


LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer

TRACKLIST
1. Swastikas on Parade – 17:30
2. Hitler Was a Vegetarian – 18:27





Fingerprince
(Ralph Records, 1976 rel. 1977)
Album

Inizialmente pensato come un triplo disco dal titolo Tourniquet of Roses, alla fine il progetto viene spezzato sul breve Babyfingers e sull'album Fingerprince.
La novità principale del disco è il largo utilizzo di synth e found sounds ambientali, tuttavia l'unico episodio davvero degno di nota è l'epica e concettuale Six Things to a Cycle, una chiusura di 17 minuti in cui viene raccontata la storia dell'adattamento umano: l'introduzione primitiva (la Preistoria) evolve in un baccanale metallico (l'era delle macchine), per poi chiudersi in una melodia orientaleggiante (una fine o un nuovo inizio?).


LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
Snakefinger - Guitar, Vocals
A. Dekbar - Violin
Don Jackovich - Percussion
T. Logan - Percussion, Vocals
Pamela Zeibak - Vocals

TRACKLIST
1. You Yesyesyes – 3:00
2. Home Age Conversation – 2:03
3. Godsong – 3:41
4. March de la Winni – 0:58
5. Bossy – 1:00
6. Boo Who? – 2:48
7. Tourniquet of Roses – 3:15
8. You Yesyesyes Again – 2:38
9. Six Things to a Cycle – 17:16







Duck Stab!/Buster & Glen
(Ralph Records, 1978)
Album

Incorporando le versioni remixate dei pezzi dell'EP Duck Stab! ad un secondo lato dal nome Buster & Glen, nel 1978 i The Residents fanno uscire l'album-risultato, ovvero Duck Stab!/Buster & Glen.
La brevità delle tracce e le demenzialità di Constantinople, Lizard Lady, Hello Skinny e Birthday Boy fanno apprezzare la band ad un pubblico molto più vasto, ma complessivamente le atmosfere (un po' electro-pop, un po' tribali, un po' industriali, ma sempre e comunque immerse in un mood oscuro) non dicono nulla di nuovo, e spesso risultano ridondanti. Resta impresso solamente l'ottimo lavoro di Snakefinger alla chitarra.


LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
Snakefinger - Guitar

TRACKLIST
1. Constantinople
2. Sinister Exaggerator
3. The Booker Tease
4. Blue Rosebuds
5. Laughing Song
6. Bach Is Dead
7. Elvis and His Boss
8. Lizard Lady
9. Semolina
10. Birthday Boy
11. Weight-lifting Lulu
12. Krafty Cheese
13. Hello Skinny
14. The Electrocutioner






Eskimo
(Ralph Records, 1979)
Album

Pensato per essere pubblicato nel 1976 ma per via di vari problemi uscito solo nel 1979, Eskimo è uno dei concept più riusciti degli avanguardisti The Residents.
Dedicato interamente alla popolazione del Circolo Polare Artico (che secondo il fantomatico N. Senada rappresenta la condizione climatica ideale per l'uomo), Eskimo è una raccolta di pezzi non-musicali, in cui i suoni costruiscono atmosfere; tra le onnipresenti folate di venti gelidi si fanno strada le melodie soffuse e minimali ed i rumori ambient (trichechi cacciati ed uccisi, pinguini, corni, nenie primitive, urla), il tutto spezzato da voci distorte ed esplosioni rumoristiche di tanto in tanto.
Un lavoro di ambient criptico, tributario, e per certi versi folle; le coordinate stilistiche sono quelle degli Einstürzende Neubauten e di Brian Eno, ma il mood è qualcosa di mai sentito prima. L'immersione in una civiltà silenziosa, i toni minimali e le implacabili bufere che avvolgono ogni traccia disegnano il paesaggio di un'altra dimensione, tanto lontana quanto misteriosa, comunicando inquietudine e solitudine.


LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer
Snakefinger - Guitar
Chris Cutler - Drums
Don Preston - Synthesizers

TRACKLIST
1. The Walrus Hunt – 4:01
2. Birth – 4:33
3. Arctic Hysteria – 5:57
4. The Angry Angakok – 5:20
5. A Spirit Steals a Child – 8:44
6. The Festival of Death – 10:26





The Commercial Album
(Ralph Records, 1980)
Album

Tornati alla parodia della canzone pop, i The Residents stavolta spingono all'estremo il concetto di "formato-canzone", pubblicando quindi una raccolta di 40 skit lunghi in media meno di due minuti.
The Commercial Album si fa beffe del mercato discografico e delle sue hit brevi e semplici da ricordare, con una serie di abbozzi incompleti e stranianti. Le influenze tribali e le voci demenziali, così come gli arrangiamenti sinfonici, marchiano a fuoco ancora una volta tutto il lavoro.
Il concept è lo stesso di Third Reich Rock 'n' Roll, ma stavolta con una rilettura attraverso il jingle pubblicitario ("commercial" significa appunto anche "spot pubblicitario"), come riflessione sulla società del consumismo e del "live fast".


LINE-UP
The Residents - Arranger, Producer, Main Performer

TRACKLIST
1. Easter Woman
2. Perfect Love
3. Picnic Boy
4. End of Home
5. Amber
6. Japanese Watercolor
7. Secrets
8. Die in Terror
9. Red Rider
10. My Second Wife
11. Floyd
12. Suburban Bathers
13. Dimples and Toes
14. The Nameless Souls
15. Love Leaks Out
16. Act of Being Polite
17. Medicine Man
18. Tragic Bells
19. Loss of Innocence
20. The Simple Song
21. Ups and Downs
22. Possessions
23. Give It to Someone Else
24. Phantom
25. Less Not More
26. My Work Is So Behind
27. Birds in the Trees
28. Handful of Desire
29. Moisture
30. Love Is...
31. Troubled Man
32. La La
33. Loneliness
34. Nice Old Man
35. The Talk of Creatures
36. Fingertips
37. In Between Dreams
38. Margaret Freeman
39. The Coming of the Crow
40. When We Were Young



Nel corso degli 1980s, i The Residents si confermeranno lontani dal concetto di "band" come tipicamente inteso dall'industria musicale, scrivendo una serie di album "narrativi" e/o concettuali atti più a sostenere gli spettacoli delle loro performance live che alla fruizione solitaria.
Nei 1990s e 2000s la band si concentrerà invece soprattutto sul campo dei multimedia, ma, pur continuando a scrivere album, non verranno più toccati i vertici espressivi e musicali del periodo 1974-1979.
Tra i lavori di questi periodi, i più avanguardisti saranno quelli legati al concept della Mole Trilogy, ovvero Mark of the Mole (1981), The Tunes of Two Cities (1982), l'EP Intermission: Extraneous Music from the Residents' Mole Show (1982) e The Big Bubble: Part Four of the Mole Trilogy (1985), disco che conclude la saga rendendola appunto (come da titolo) una trilogia, dal momento che la terza parte ufficiale, così come le progettate quinta e sesta parte, non verranno mai completate e pubblicate.
La trilogia, che narrativamente segue le vicende conflittuali tra la popolazione sotterranea dei Moles e quella dei Chubs, diventa anche la base del primo tour internazionale della band, intitolato appunto The Mole Show, e musicalmente è basata su dissonanti collage di found sounds ambientali, rumori, sporadici battiti sintetici, pesanti tappeti di tastiere e voci da manicomio, in un mix che spesso suona come un'apocalittica sinfonia industriale tanto dissonante, alienante e non-musicale da poter impressionare Foetus.
L'ultima notevole release della loro carriera sarà tuttavia forse God in Three Persons (Rykodisc, 1988), disco più musicale e meno alienante, con cui fondamentalmente si chiude il periodo interessante del progetto The Residents, prima di una lunga e dispersiva serie di lavori non ispirati che caratterizzerà soprattutto gli anni post-2000.

 

 




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