Per ragioni sociali
e storiche, l'Europa conobbe il rock'n'roll relativamente tardi, quando
negli USA sembrava già un trend in declino.
Difatti, dopo che l'industria discografica degli USA aveva trasformato il rock'n'roll "nero"
in un fenomeno commerciale, dandolo da cantare ai "bianchi"
e soprattutto eliminandone in breve la componente blues in
favore di un melodismo ora derivante dal country ora dal folk, il
genere era diventato sinonimo di breve moda e rapidamente scomparso
dai media.
Nell'UK la versione "nera" del rock'n'roll non attecchì
mai veramente, e la versione "bianca" venne portata avanti
dal Merseybeat. Ma allo stesso tempo resisteva un forte pubblico appassionato
dei bluesmen e jazzmen neri.
La band bianca che funse da catalizzatore per far emergere lo spirito
"nero" del rock'n'roll (e quindi riportare davanti agli
occhi di tutti la sua componente rhythm'n'blues e i suoi messaggi
di libertà, ribellione e anticonformismo) in Europa esplose
in un momento preciso della storia inglese, quello della "Swinging
London". Questa band erano i The Rolling Stones
(nome preso dal titolo di una canzone del bluesman di Chicago Muddy Waters). Di origini sociali modeste, dal songwriting incentrato sulla
carica emotiva, dalla presenza scenica provocante e dall'immagine
sfacciata e poco raccomandabile, gli "Stones" furono tra
i primi che fecero del trittico "sex-drugs-rock'n'roll"
la propria bandiera, e per circa un decennio (almeno dal 1964 al 1974)
rappresentarono e capeggiarono magnificamente l'ala blues, ribelle e "sporca" del rock
europeo (e non solo), mentre band come i The Beatles ne rappresentavano
quella più pop, melodica, innocua, pulita e mainstream. Gli Stones eredi di Chuck
Berry, i The Beatles eredi di Elvis Presley.
Il gruppo si forma nel 1962 nella periferia di Londra, dall'unione
di Mick Jagger (voce), Keith Richards (chitarra) e Brian Jones (polistrumentista,
principalmente alla seconda chitarra). Presto viene reclutato anche
Ian Stewart alle tastiere, mentre per avere un batterista stabile
si dovrà aspettare fino al 1963, con l'ingresso di Charlie
Watts, proveniente dal collettivo musicale Blues Incorporated di Alexis Korner, il principale responsabile della propaganda blues tra il pubblico "bianco" britannico.
Il primo omonimo disco esce il 16 Aprile 1964, ed è formato
principalmente da cover di pezzi rhythm'n'blues. I pochi inediti sono
celati dietro lo pseudonimo Nanker Phelge, ad eccezione di Tell
Me, che diventa il primo pezzo ufficiale scritto dalla coppia
Jagger/Richards.
L'album, che ha immediatamente un grande successo di vendite in Europa,
non è certo un capolavoro; ma l'approccio musicale degli Stones
al blues è qualcosa di nuovo, di rottura, specialmente in termini
di ferocia, emotività e immediatezza.
La band viene supportata fin da subito da due case di produzione,
la Decca e la London. Fino al 1967 la Decca si occuperà delle
pubblicazioni per il mercato di UK ed Europa, e la London di quelle
per il mercato statunitense, con il potere di selezionare e rimaneggiare
i pezzi per gli LP (creando quindi una discografia parallela).
Nel 1963, soprattutto per bieche questioni manageriali e di immagine, il
pianista Ian Stewart esce dalla formazione ufficiale. In realtà
continuerà ad essere presente con la band in fase di composizione
e ai concerti, perlomeno fino al 1985 (anno della sua scomparsa),
mantenendo un importante ruolo di forza "moderatrice" tra
i vari membri.
La versione americana del primo disco esce per la London il 30 Maggio
1964, e si intitola England's Newest Hitmakers; la
tracklist ha un ordine differente e non c'è più I
Need You Baby (cover di Ellas McDaniel), sostituita da Not
Fade Away (cover di Buddy Holly).
Il 17 Ottobre 1964 la London fa uscire negli USA anche 12
X 5, che raccoglie (oltre alle solite cover, tra le quali un'energetica rivisitazione della It's All Over Now di Bobby Womack e Shirley Womack, che diventa la loro prima vera hit) un po' degli
ultimi inediti: Empty Heart e 2120 South
Michigan Avenue sotto lo pseudonimo Nanker
Phelge, mentre Congratulations, Grown Up
Wrong e Good Times, Bad Times firmate Jagger/Richards.
The Rolling Stones No. 2 è invece il secondo
album ad uscire in Europa, il 15 Gennaio 1965. Oltre alle solite cover,
contiene anche Grown Up Wrong, What a Shame
e Off the Hook, quest'ultima forse la migliore composizione
di Jagger e Richards fino a questo momento.
Il 22 Febbraio 1965 esce invece negli USA The Rolling Stones,
Now!, per la London. I pezzi a firma Jagger/Richards sono What a Shame, Heart of Stone, Off
the Hook e Surprise, Surprise.
Poco più tardi esce il singolo The Last Time, un
eccellente blues trascinato da un riffing abrasivo,
che diventa immediatamente una hit.
Tra Maggio e Agosto dello stesso anno viene pubblicato in Europa e
USA il singolo (I Can't Get No) Satisfaction. Riff
graffiante che zoppica e lacera le melodie, drumming pulsante e insistente, voce di Jagger viscerale
ed emotiva, ma soprattutto un testo eccezionale che forse per la prima
volta dipinge un ritratto talmente esplicito della frustrazione e
della libido giovanile. Il pezzo diventa in breve tempo un anthem
generazionale, e spopola ovunque.
Il 27 Luglio 1965 negli USA esce l'album Out of Our Heads.
Oltre ai due singoli più di successo della band sino a quel
momento (ovvero Satisfaction e The Last Time),
è presente anche l'inedita One More Try. Segue
poi anche una manciata di pezzi firmati con lo pseudonimo Nanker Phelge
(The Under Assistant West Coast Promotion Man, Play
With Fire, The Spider and the Fly, e una
versione live di I'm All Right).
Complice anche la musica divenuta più variegata (ad esempio tra gli
inediti c'è per la prima volta un occhio di riguardo alle ballad),
il disco diventa il loro primo successo americano, con un numero uno
in classifica e un disco di platino.
L'omonimo corrispettivo europeo esce il 24 Settembre 1965, ma è
trascurabile. Difatti, per seguire una tendenza discografica del periodo,
non vi sono presenti i singoli migliori, ma solamente Gotta
Get Away, Heart of Stone, I'm Free,
e The Under Assistant West Coast Promotion Man, quest'ultimo
a nome Nanker Phelge (tra l'altro sarà anche l'ultima volta che
la band userà tale pseudonimo). A ruota la solita sfilza di cover.
December's Children (And Everybody's) esce negli
USA il 22 Novembre 1965. Oltre ai già noti Gotta Get
Away e I'm Free, sono presenti come inediti
anche The Singer Not the Song, Blue Turns
to Grey, e soprattutto l'ottima Get Off of My Cloud.
Aftermath, del 1966, esce con lo stesso titolo sia
in Europa che negli USA; la tracklist è differente e la versione
americana è decisamente migliore, sia in termini di tracce
che di compattezza. Ad esempio la grandiosa Paint It Black
(nelle prime pubblicazioni modificata dalla Decca in Paint It, Black contro la volontà della band),
altro anthem alla frustrazione adolescenziale, stavolta con esoterici influssi orientaleggianti e tribali, è presente
solo sulla versione americana, anche se di contro il ricercato blues
Out of Time c'è solo in quella inglese. Altri
pezzi degni di nota sono la ballad Lady Jane, lo
sporco rock'n'roll di Under My Thumb e Stupid
Girl, ma soprattutto l'eccellente Going Home,
lunga 11 minuti: è la prima traccia sperimentale della band,
nonché probabilmente la prima suite blues-rock pubblicata da
una band inglese, negli anni in cui il prog-rock inglese stava appena
nascendo (Pink Floyd e Soft
Machine dovevano ancora pubblicare i rispettivi album d'esordio,
Jeff Beck non aveva ancora pubblicato Beck's Bolero, e i
The Beatles avevano appena iniziato a comporre il poi sopravvalutato
album Revolver, le cui canzoni non supereranno comunque il
formato-canzone e i 3 minuti e mezzo di durata).
Gli arrangiamenti di Aftermath vengono curati da
Brian Jones, che si dimostra uno sperimentatore eccentrico (e non
solo per la presenza del sitar, ormai già abusato da Yadbirds, The Kinks e The Beatles, ma anche
e soprattutto per tastiere, marimbas, armonica, dulcimer, accordion,
organo, xylofono).
Anche Between the Buttons, del Gennaio 1967, esce in due
release distinte (europea e americana) senza però presentare
troppe differenze tra le due. La versione americana include la trascinante
e oscena Let's Spend the Night Together, ma di contro
quella inglese contiene Back Street Girl. Tuttavia
la band stavolta si sgancia parecchio dal blues-rock, andando a parare
verso lidi psychedelic-pop (Ruby Tuesday), ragtime deliranti
(Cool Calm and Collected), tribalismi (Complicated),
senza tuttavia rinunciare a rock'n'roll trascinanti come Miss
Amanda Jones. Il tutto rimodellato da un Brian Jones sempre
più professionale e raffinato negli arrangiamenti, affiancato
da un ottimo Nicky Hopkins (che su diversi album successivi sarà un
fidato collaboratore della band) al pianoforte. L'album mette in mostra
uno spettro molto eterogeneo e parecchio lisergico di approcci al
rock, e l'ottima All Sold Out ne è forse la
summa creativa.
Flowers esce nel 1967 in America, e raccoglie i pezzi
che non erano stati inclusi nelle release statunitensi degli ultimi
due album.
Tra Agosto e Settembre 1967 esce in release europea e statunitense anche l'ottimo singolo We Love You, ricco di pathos e influenze dal folklore marocchino, assieme alla minore ma ugualmente apprezzabile B-side Dandelion.
Da questo momento in poi, i dischi della (ormai più che celebre)
band vengono pubblicati senza nessun cambiamento tra le versioni europee
e quelle americane.
Primo disco di questo nuovo corso è il bizzarro Their
Satanic Majesties Request, del 1967. La mente dietro al lavoro è senza dubbio Brian Jones. Le tracce sono immerse in un calderone
psichedelico e barocco di arrangiamenti, e le melodie si allontanano
in maniera sempre più delirante dal blues. L'album è
il più psichedelico della carriera degli Stones, con vertice
nelle grandiose Sing This All Together (See What Happens) e She's a Rainbow. Purtroppo però viene da
subito percepito come un clone malriuscito di Sgt. Pepper's Lonely
Hearts Club Band dei The Beatles, nonostante suoni palesemente
più visionario e sperimentale di quest'ultimo, e le vendite
non gli rendono giustizia. Al pianoforte, ancora una volta, ottimi
contributi di Nicky Hopkins.
Tra Maggio e Giugno del 1968 esce l'eccezionale singolo Jumpin' Jack
Flash, musicalmente costruito sulla falsa riga di Satisfaction,
che rappresenta un ritorno alle origini blues-rock della band.
Beggars Banquet, del 1968, ha ancora qualche picco
di psichedelia (Factory Girl), ma la band sfoggia
per la maggiore un repertorio blues-rock melodico sulla scia del migliore Bob Dylan. Gli Stones sono consapevoli
del proprio periodo storico (corrono i mesi delle rivolte studentesche,
apice degli anni della controcultura), e in tale clima vedono concretizzarsi
molte delle loro profezie. Pezzi come Street Fighting Man e Jigsaw Puzzle sono trascinanti blues dalla notevole
temperatura socio-politica (il primo incontra perfino grossi problemi
di pubblicazione, e in breve diventa l'ennesimo anthem generazionale),
mentre Parachute Woman e Prodigal
Son rivoltano il blues e lo rileggono attraverso la sua natura
più viscerale. Il capolavoro è però l'ottima conclusiva
Sympathy for the Devil, arrangiata tra pianoforte
alla Fats Domino (suonato da Nicky Hopkins) e percussioni tribali
(di Rocky Dijon, Bill Wyman e Charlie Watts).
Brian Jones comincia a presentare difficoltà troppo difficili da
gestire, tra cui la dipendenza selvaggia dalle droghe ed i guai con
la legge.
A causa dei suoi problemi e del suo sempre più scarso coinvolgimento,
l'8 Giugno 1969 la band lo allontana. La decisione ha comunque anche
uno sfondo manageriale e di leadership (così facendo, difatti, Jagger
diventa definitivamente il vero timone della band).
Il sostituto di Jones alla chitarra è Mick Taylor.
Intorno alla mezzanotte del 3 Luglio 1969, ovvero esattamente un mese
dopo, Brian Jones viene trovato morto nella propria piscina, imbottito
di alcol e droga.
Le circostanze della morte non saranno mai del tutto chiare, ma sicuramente
il suo licenziamento dalla band può aver giocato un forte ruolo
nella sua progressiva alienazione, dipendenza e depressione.
Esattamente il giorno dopo, esce il grandioso singolo Honky Tonk Women,
un blues sporco e intriso di country, dal testo osceno, che diventa
una delle maggiori hit della band.
Let It Bleed esce il 5 Dicembre 1969; le vendite
come sempre sono stellari (due dischi di platino solo negli USA),
anche se in realtà il disco ha più contrasto tra alti e bassi rispetto alle migliori uscite
del gruppo. Ad esempio il grandioso anthem Gimme Shelter, traboccante di pathos specie grazie al tappeto sonoro esplosivo ed al guest vocale della cantante Merry Clayton, così come la sincopata Live With Me, resteranno tra i loro capolavori, mentre i vari rimandi sottotono al country-folk (tra cui Country Honk, rivisitazione di Honky Tonk Women - mossa insensata: fosse stata presente la traccia originale l'album sarebbe diventato uno dei loro vertici) e canoniche ballate
rock-blues sulla scia di Bob Dylan (la
title-track, la lenta Love in Vain) zoppicano un po'.
Tuttavia il puro blues di You Got the Silver e il
lungo gospel-rock You Can't Always Get What You Want
riescono ugualmente ad essere suggestivi nonostante la derivatività.
Il giorno successivo (6 Dicembre 1969), gli Stones concludono il loro
tour americano con l'Altamont Free Concert, affiancati da band come
i Jefferson Airplane. Durante
la performance degli Stones, in seguito alle incitazioni di Jagger,
si scatenano una serie di disordini (provocati soprattutto dalla banda
di motociclisti Hell's Angels, che paradossalmente era stata "assunta"
per controllare la strumentazione), che provocano quattro morti.
Il concerto viene ripreso da Albert Maysles, David Maysles e Charlotte
Zwerin, che l'anno successivo faranno uscire il film-documentario
Gimme Shelter.
Sticky Fingers (Rolling Stones/Atlantic, 1971) è
il primo album dopo la fine del contratto con la Decca/London. Ora
la band ha la sua personale etichetta (Rolling Stones Records), e,
tramite un accordo (prima con la Atlantic e poi con la Virgin), è
praticamente indipendente. La cosa si riflette subito sia nella cover
dell'album sia nei testi, scritti senza nessun pelo sulla lingua.
E la musica, pur essendo ormai un rhythm'n'blues costruito su una
versione schizofrenica dei blues di Bob Dylan,
riesce a mettere a punto una formula granitica e una serie di pezzi
da antologia. Dalla frenetica Brown Sugar alla power-ballad
Sway (con un assolo chitarristico degno del miglior
Jimi Hendrix), dalla languida ballata Wild Horses
alla feroce jam blues Can't You Hear Me Knocking,
dalla rocciosa Bitch alla decadente Sister
Morphine, per finire con la chiusura onirica ed emozionale
di Moonlight Mile.
Exile on Main St. (Rolling Stones/Atlantic, 1972)
è un doppio album, una novità per la band, ed è anche
un concept, nel quale tutti i testi ruotano attorno all'ossessione per
il sesso. Musicalmente, è il lavoro più ricercato, stratificato e indecifrabile
di tutta la carriera degli Stones. Le tracce puntano a mescolare blues,
gospel, rock, pop, folk e country, ma lo fanno in un pastone unico
e monolitico, un vero e proprio "wall of sound" iper-arrangiato e
rifinito maniacalmente, ispirato sia concettualmente sia a livello
di sound e arrangiamenti dalla "rock opera" Tommy dei The
Who.
Jagger offre forse la sua prova migliore di sempre: è lui, assieme al
drumming secco di Charlie Watts, il vero motore che trascina i massicci
pezzi. Tra le 18 tracce spiccano Rocks Off, Shake
Your Hips (cover di Slim Harpo, scomparso due anni addietro),
Tumbling Dice, la trascinante Ventilator
Blues, Let It Loose (forse il vertice della
coralità vocale che ricorre in tutto l'album), l'eccellente blues
alla Ry Cooder Stop Breaking Down, la conclusiva
Soul Survivor. Gli Stones non sono mai stati così
"autori".
Il successivo Goats Head Soup, del 1973, non regge
per nulla il confronto. La musica è fermentata su un rhythm'n'blues
tanto classico quanto poco ispirato, e la ballata Angie
è forse l'unico episodio che riesce a sollevare la qualità del lavoro
(ma, ad onor del vero, più per il pianoforte di Nicky Hopkins che per
il resto).
It's Only Rock'n Roll, del 1974, suona ancora più legato
al rhythm'n'blues, guardando decisamente al passato. Aggiunge ai classici
blues-rock della band If You Can't Rock Me, Dance
Little Sister e soprattutto It's Only Rock'n Roll
(But I Like It), mentre la formula viene leggermente variata grazie alle tracce Luxury e Fingerprint File, le più
bizzarre del lotto (la prima un rag-country-rock, la seconda un funk-disco-gospel-blues).
Verso la fine del 1974, Mick Taylor lascia la band per continue divergenze.
Dopo una serie di audizioni (tra cui quelle di Peter Frampton e Jeff
Beck), il nuovo chitarrista diventa Ron Wood.
Sono i nascenti trend disco-funk e reggae i due generi a prevalere su Black
and Blue, del 1976. E dove la band non si fa contaminare
da funk e reggae, si lascia andare a languide ballate un po' stucchevoli.
Complessivamente è uno dei dischi peggiori del gruppo.
Sul seguente Some Girls la formula resta sempre la
medesima, e non è presente niente di notevole, eccezion fatta per
il disco-funk Miss You e il rock'n'roll sporco e
trascinante di Respectable. Ciononostante, l'album
diventa un best-seller, nonché inspiegabilmente il più grosso
successo americano della band, conquistandosi ben 6 dischi di platino
negli USA.
Emotional Rescue, del 1980, cerca di replicare la
formula. Ma, oltre a She's So Cold e alla title-track,
non c'è nessun pezzo degno di nota, e infatti la tracklist
è più che altro un assemblaggio di leftovers.
Tattoo You, del 1981, mette assieme un'altra serie
di tracce "scartate", registrate dal 1972 al 1981, di cui una metà
sono blues-rock e l'altra metà ballad. Tra i vari episodi spiccano
Little T&A, Black Limousine e la trascinante Start
Me Up, ma soprattutto i tre che vedono come ospite
il sassofonista jazz Sonny Rollins, ovvero Slave, Neighbours
e Waiting on a Friend. L'album nel complesso tuttavia non rappresenta
alcun netto miglioramento qualitativo, nonostante elogi della critica
e notevoli vendite (4 dischi di platino negli USA).
Undercover, del 1983, oltre all'hard-rock misto a
blues della perversa Undercover of the Night e della
spigliata She Was Hot, non ha niente da dire, tranne
forse per i sei minuti di Too Much Blood.
Uno dei motivi di questo ormai visibile calo d'ispirazione è anche
il rapporto tra Jagger e Richards, che sta diventando sempre più teso,
e la sempre maggiore dipendenza dalle droghe di Ron Wood.
Ad inizio 1985 esce She's the Boss, il primo (evitabile)
disco solista di Jagger, che inasprisce ulteriormente il rapporto
tra lui e Richards.
Poco dopo, lo storico pianista e "moderatore" della band, Ian Stewart,
scompare. La band accusa il colpo, soprattutto Jagger.
Dirty Work, del 1986, è composto e messo assieme
principalmente da Richards, dato che Wood è poco in salute (a causa
delle droghe) e Jagger è disinteressato (a causa della propria carriera
solista e degli attriti con Richards). Il disco, oltre a One
Hit (to the Body), Had It with You e la
title-track, non ha nulla da dire.
L'anno successivo esce il secondo (evitabile) disco solista di Jagger,
Primitive Cool, con contributi di Jeff Beck alla
chitarra.
Nel 1988 esce invece Talk Is Cheap, primo disco solista
di Keith Richards, sicuramente superiore ai lavori solisti di Jagger.
Steel Wheels, del 1989, è forse il peggior disco
di sempre della band. Al di là dell'hit Mixed Emotions
e della parentesi world-music di Continental Drift
(originariamente registrata da Brian Jones nel 1967 in un viaggio
nel Nord Africa), l'album è una parata di pezzi poco freschi e poco
ispirati.
Nel 1992 esce il secondo (mediocre) album solista di Richards, Main
Offender.
Nel 1993, lo storico bassista Bill Wyman lascia la formazione.
La band non recluterà mai un sostituto ufficiale, ma alternerà vari
bassisti in studio e in sede live, tra i quali il principale sarà
Darryl Jones.
Lo stesso anno esce Wandering Spirit, il terzo album
da solista di Jagger, e forse il più autoriale della sua carriera parallela.
Voodoo Lounge, del 1994, è un disco impostato su
standard molto easy-listening. Ed infatti si guadagna senza fatica
due dischi di platino e un Grammy Award. Ma in realtà, oltre a massimo
4 pezzi (New Faces, Love Is Strong,
You Got Me Rocking e Out of Tears),
sul disco non c'è nulla che valga la pena ricordare.
L'album live Stripped, del 1995, contiene una riuscita
(e ironica) cover di Like a Rolling Stone, uno dei
pezzi storici di Bob Dylan.
Bridges to Babylon, del 1997, suona più "duro" e
ritmato. Pezzi come Flip the Switch e soprattutto
Gunface mostrano una grande band blues-rock che non ha ancora
perso la propria energia. Il disco perde il confronto con molte uscite
ad esso contemporanee, e a tratti suona dispersivo o ammiccante alle
charts, ma contiene ugualmente delle buone idee.
Tre pezzi sono suonati e cantati da Richards, mentre il singolo di
lancio Anybody Seen My Baby è involontariamente copiato
da Constant Craving di K.D. Lang.
Nel 2001 esce il quarto album solista di Jagger, Goddess in
the Doorway, che suona moderno e godibile soprattutto grazie alla produzione accorta e ad una
parata di talentuosi guest. Il singolo di lancio è la
trascinante God Gave Me Everything, scritta e registrata
assieme a Lenny Kravitz.
A Bigger Bang, del 2005, esce dopo ben 8 anni di
silenzio (se si escludono le varie raccolte con un paio di inediti
a testa). Il sound è incredibilmente "ringiovanito", e le tracce suonano
fresche e potenti. L'album mostra ancora una volta una band che, nonostante l'età,
suona dell'ottimo blues-pop-rock d'autore, e la maggior parte dei
pezzi sono trascinati dagli irresistibili contrasti tra le parti di
chitarra di un ritrovato Richards e il sincopato drumming di Watts.
Jagger come al solito non delude, e nel suo classico istrionismo si lascia anche
andare a qualche provocazione socio-politica (Sweet
Neo Con).