Gli Skruigners sono
una band hardcore-punk formatasi nel 1996 nella provincia di Milano.
La mente dietro a musica e testi è il batterista Carlame, anche
unico membro fisso sin dalla formazione d'esordio.
Dopo molta gavetta e due demotape, il loro primo vero full-length
è La cosa che non ha importanza (Abraxas,
1998). Il disco suona fortemente amatoriale e home-made, come da vera
tradizione hardcore; la produzione è mediocre, ma si sposa
alla perfezione con il livello compositivo ancora grezzo della band
e il suo stile acerbo, che comunque mostra un buon potenziale in,
ad esempio, Anime in festa (denuncia delle ipocrisie
provinciali bigotte, che gioca con il riffing e le "istanze"
in una maniera che la band evolverà appieno in futuro) e Non
voglio essere niente (il loro primo grande manifesto antipartitico
e asociale: "Io non voglio essere niente, non mi interessa.
Le etichette io non le posso sopportare, ti portano a non ragionare.
Io non voglio essere mai definito da chi pensa di avermi capito. Uniti
da niente, è questa la gente che non ideali ma si vuole far
valere con la violenza del branco; preso da solo un lupo non riesce
a pensare. [...] Io non voglio essere niente, non mi voglio limitare,
ho solo le mie idee che non si possono classificare. E non mi piace
rispondere sì se dicono che sono punk, io sono me stesso e
non voglio essere niente di più di così").
Il secondo album Grazie di tutto (Tube Records, 1999)
è sostenuto da una produzione nettamente superiore, e fa leva
sulla passione torrenziale che percorre i brani. Pezzi come Nessuna
bandiera ("Il sentimento che vi lega ad uno Stato
è un patriottico sorriso al suo passato, è qualche cosa
che voi date per scontato, ma cosa posso farci se per me non conta
niente? Cosa posso farci se per me non c'è nessuna bandiera,
nessuna nazione, non sarà un simbolo a farmi da padrone"),
la title-track ("Siete felici di stare nel
mondo dei sogni? Lo sarei anch'io se fossi capace di non vedere, di
non sentire; ringrazia chi ti lascia dormire. [...] Grazie di quello
che mi avete dato: niente"), Pezzi bui,
La vostra storia e Via di qua presentano
una formula di hardcore vibrante, sincero e viscerale, con anche alcune
divagazioni melodiche al proprio interno (l'apice è forse Pezzi
bui). Purtroppo il flusso di coscienza del disco viene interrotto
da alcune prevedibili tracce fedeli ai cliché dell'hardcore-punk
italiano (S.M.H.C., Buttati in mezzo,
la bonus-track) e da alcuni testi banalotti (Veloce,
Il gioco dei grandi).
Dopo uno sconvolgimento nella line-up (vengono cambiati bassista e
chitarrista), esce il nuovo album Finalmente vi odio davvero
(Tube Records, 2001); è il disco che rappresenta l'abbandono
delle giocosità e delle ingenuità che ancora saltuariamente
comparivano negli album precedenti. Composizione e registrazione sono
state brevi e dirette, in modo da catalizzare al meglio l'istintività
e l'umore della band al termine di un periodo ricco di delusioni personali.
I vertici del lavoro sono la bruciante Stammi lontano
("Tutto quello che hai fatto, tutto quello che hai detto,
aspetto che tu venga a dirmelo in faccia"), il coro di Rispetto
("Non voglio stare in silenzio, esigo rispetto"),
la delusa Forse ("Forse adesso ho imparato
a vedervi per quello che siete, forse ho solo deciso che chi non fa
niente non merita niente, forse nessuno vi ha detto che esiste qualcosa
oltre i vostri problemi, mi sono stancato di dare e adesso è
arrivato il momento di prendere tutto e nasconderlo dentro"),
lo sdegno misantropo di Castelli di rabbia ("Siete
tutti coperti di merda, mi vergogno di essere uomo, tutti contro tutti
nella competizione che voi chiamate società"), la
scarica viscerale di Natamorta ("Chi le
ha rubato la vita? Chi le ha messo la morte negli occhi? [...] Cade
e continua a cadere, ghiacciata dentro quello che le rimane; c'è
sempre qualcosa dietro al silenzio, e solo chi sta zitto può
capire"), l'attuale e antimilitarista ...E continua
la pace ("Costretto a morire per la libertà
di chi? La tua l'hanno uccisa per renderti uomo costretto ad odiare
qualcuno che non hai mai visto o sentito parlare. Costretto a lottare
per niente da chi se ne resta seduto a guardare che muori e intanto
si riempie le tasche del sangue di chi gli aveva creduto. [...] Un'azione
di pace, l'azione di chi ha già deciso che porterai la pace
in un cimitero"), l'anticlericale Streghe
("C'è un dio che parla chiaro, è un dio che
serve solo ad arricchire il Vaticano. E cercano di nuovo di convincerci
che siamo tutti sporchi e non avremo scampo; come le streghe, siamo
d'intralcio. [...] La chiesa è costruita sulle vostre illusioni:
aspetta un'altra vita, aspetta un altro cesso, aspetta un altro mondo
prima di essere te stesso"), il brevissimo skit Solo
odio ("Solo odio, è questo che cerco di dimostrare.
Provo odio, è questo che cerco di farvi capire"),
e la cinica e antisociale Gabbie vuote ("Le
vostre facce pallide schiacciate dall'asfalto non sopportano chi sta
fuori dal cerchio. [...] Mi piace quando scopro che una semplice parola
può far male più di un pugno nello stomaco. Raccolgo
con piacere il vostro odio per poterlo amplificare mille volte. Colleziono
tutti i vostri sguardi infastiditi, me li gusto uno per uno tutti
i giorni, mi piace rivederli, mi serve a ricordare che non sono ancora
stato chiuso in una gabbia vuota come voi"). Il resto del
disco però non ha testi alla medesima altezza, né la
passione viscerale che contraddistingue i migliori episodi del full-length
attuale e di quello precedente, a volte finendo per suonare anche
monotono e piatto (Libero per sempre, Fiaba,
La vera indifferenza, In un angolo,
Troppo distante).
Il quarto album Duemilatre (Tube Records, 2003) è
il loro capolavoro.
La produzione, notevolmente migliorata, ha trovato una dimensione
ideale in equilibrio tra il rumore graffiante (le chitarre estremamente
abrasive) e la pulizia sonora esaltante i dettagli; il livello compositivo
è poi evoluto nettamente: le tracce sono estremamente più
curate e raffinate a livello strutturale, infilando in un minuto e
mezzo o due minuti (da sempre durata media dei pezzi della band) continue
idee armoniche e ritmiche, sorprendendo in continuazione l'ascoltatore.
Lo stile istintivo e grezzo di Finalmente vi odio davvero
viene smontato e ricostruito daccapo in maniera ragionata, con una
rinnovata creatività. E i testi si dimostrano all'altezza dell'evoluzione,
cercando di muoversi più su un territorio analitico che di
sfogo brado.
Le prime ricercatezze compositive si sentono in Sveglio
("Sono sveglio, ma era meglio uccidermi di sonno. Sotto questa
città siamo già tutti morti") e nella sua
coda inquietante, ma raggiungono il vertice con Vecchio,
il capolavoro del disco e forse in assoluto la migliore traccia mai
scritta dalla band: chitarre corrosive, continui cambi ritmici, voce
paranoica e a tratti esplosiva ("Cammino tra la folla, scivolo
veloce in mezzo a tutte queste luci, tutte queste voci. Ho capito
che non ho bisogno di nessuno. Siete tutti così vuoti: bocche
spalancate, solite parole vuote come la noia. O forse sono io che
non ho alcuna voglia di ascoltarvi? [...] O forse sono io, solo io
sono pazzo? Continuo a camminare controvento in questo posto dove
tutto sa di vecchio. Vecchio come chi sceglie di appassire e si nasconde
tra la folla").
Messa in scena è il primo sfogo hardcore brutale,
della durata di un minuto, con un eccezionale testo denunciante la
situazione creatasi nel panorama hardcore-punk italiano ("Tappati
la bocca, abbassa la testa e rialzala quando conviene. Ridi e falli
felici e fatti più amici, nella messa in scena. Chiedi e ti
sarà dato, basta che taci, obbedisci e li nomini tutti in tv,
quando sei tu sui teleschermi della messa in scena. Posso dire la
mia? Qua non importa a nessuno che musica suoni, ma è indispensabile
"una bellissima foto in cui saltano tutti e ti giuro sono troppo
carini" [...] Lascia che ti dica che non siamo tutti stupidi.
Puoi darla a bere a qualcun altro. Tanto alla gente piace tutto ciò
che luccica, anche se poi ciò che luccica di solito fa schifo.
E lascia che ti dica che se questa è la tua scena sono fiero
di non farne parte. E poi fare parte di che cosa? L'unione fa la forza
dei deboli"); gli altri sfoghi brevissimi e tirati a mille
del disco sono Uomo donna topo, della durata di 50
secondi ("Mi sto convincendo: non c'è alcuna differenza.
Uomo, donna, topo, stessa intelligenza"), A mani
vuote ("Tutto se ne va per l'ennesima volta, tutto
se ne va, tutto si consuma, pochi passi ancora ed è solo un
ricordo"), e i 40 secondi di Da dentro.
Una mente democratica è l'urlo anarchico più
lucido mai espresso dalla band ("Libero di fare ciò
che vogliono, di accettare qualsiasi decisione. Se la maggioranza
vuole siamo vivi, bel concetto di partecipazione. Ecco il mondo democratico,
il suo funzionamento è molto semplice: c'è qualcuno
che ha il diritto di decidere, e qualcuno che ha il diritto di obbedire.
solo il diritto di obbedire, senza dire una parola. Democrazia…
ti hanno mai chiesto cosa ne pensi?").
Piombo e neve, sostenuta da un riffing micidiale,
sottolinea ancora una volta la loro totale lontananza dagli slogan
propagandistici, per parlare invece di una situazione concentrandosi
sul senso assoluto del dramma ("Nevica piombo questa notte
d'inverno. Dimmi che cos'è? Non lo so. Sono bombe! Nascosti
come topi al buio aspettando la fine, nessuna domanda, sapevate tutto
quanto dall'inizio. Sapevate tutto! Qua c'era una città, ora
solo fango e sangue, e fango e sangue, e neve cade. Giustizia è
fatta, come l'ultima volta, giustizia è fatta").
Il mio inferno è la traccia più paranoica
e malata mai composta dal gruppo, introdotta da un monologo sulla
schizofrenia (tratto dal film A Beautiful Mind) e giocata
completamente su ritmiche marziali e voce lacerata e straziata, disegnando
la figura di un pazzo claustrofobico che cerca una via d'uscita dal
mondo ("Sento ogni istante che passa attraverso le tempie,
è una fucilata nelle tempie. [...] Ho bisogno di ossigeno,
ho bisogno di spazio, ho bisogno di tempo. Quanto tempo mi manca?
Quanto? Quando? Dove? [...] Confusione e distacco, una scelta obbligata.
[...] Vedo un mondo di automi con la sabbia negli occhi, nella bocca,
nel naso, nelle mani, e da domani avrò degli ospiti che non
aspettavo: è sempre più affollato il mio inferno privato").
Il disco suona come un ideale punto d'unione tra i primi CCCP
ed i Cripple Bastards, e la cosa
è evidente soprattutto in pezzi come Alla fine
("Bene, hai avuto i tuoi soldi, i tuoi figli, e una vita
intera per capire che non hai capito niente. Ovviamente alla fine
sempre il solito stupido schema. Ingoia fino all'ultimo boccone e
poi crepa") e Uno ("Ho un nuovo
nemico, uno più di uno cosa cambia? I nemici nascono e muoiono,
uno ad uno vi ho schedati, vi ho dato un posto in prima fila nel mio
dimenticatoio. [...] Esco sempre meno, vivo in una scatola di gomma,
non mi fido quasi di nessuno, ed ho un solo nemico: uno, solo uno,
sono io. [...] La mia solitudine è diventata un vizio. La mia
solitudine, la mia droga preferita").
La title-track, piazzata alla fine e introdotta da
un campionamento di Eyes of a Dreamer (canzone scritta dal
pluriomicida Charles Manson), raccoglie un po' il senso generale di
tutti i testi del disco ("Tutta questa gente è stata
incatenata in una stanza da cui non si può uscire senza chiedere
il permesso, che poi viene comunque negato, a meno che tu sia l'ultimo
figlio di puttana che è riuscito metter sotto tutti gli altri.
[...] Non vedo soluzioni, non in questo momento: è l'uomo che
è sbagliato, è marcito da dentro. Insieme ai suoi progetti,
insieme al suo dio, insieme al suo futuro, insieme al mio").
Ai cori hanno partecipato Giulio the Bastard dei Cripple
Bastards e Dani delle Pornoriviste, accostati per cercare
di demolire le barriere musicali dei loro due rispettivi fanbase.
Al momento dell'uscita di Duemilatre, gli Skruigners
sono con tutta probabilità la miglior band hardcore-punk italiana
in circolazione.
Il quinto album Niente dietro niente davanti (Tube
Records, 2008) esce dopo quasi 5 anni dal precedente disco.
La produzione è leggermente peggiore: senza più l'ottimo
equilibrio tra abrasioni e dettagli di Duemilatre, il suono
spinge molto più verso gli stereotipi di un hardcore classico,
stile "wall of sound". La proposta musicale degli Skruigners
avverte i primi segni di manierismo, sia nelle musiche che nei testi,
e spesso si limita a fotografare con sdegno delle situazioni già
vissute più di una volta (e dunque lo sdegno esiste perché
amplificato dalla ripetizione di qualcosa che già si conosce,
senza quindi l'istintività umorale che contraddistingueva i
due precedenti album). La struttura dei pezzi fa perfettamente parte
del quadro, risultando in linea di massima meno frizzante e creativa
rispetto a quella delle tracce di Duemilatre.
Tuttavia la band riesce ancora a comporre episodi passionali e viscerali,
che riflettono stavolta l'umore di una nuova fase della vita, in cui
sta scomparendo la rabbia naturale e incontenibile, ed aumentando
un'acida e corrosiva rassegnazione. I migliori esempi in questo senso
sono le devastanti Generazione senza, Come
foglie, Abbastanza e Ltsvf.
L'album ha poi un'eccellente chiusura, con la successione finale di
Oggi la rivolta indossa una divisa, Il peso
del cielo e Suono per i soldi, le quali
compongono una riuscita scarica di furia mista a desolazione.