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Skruigners

La cosa che non ha importanza (1998)
5/10
Grazie di tutto (1999)
6/10
Finalmente vi odio davvero (2001)
6/10
Duemilatre (2003)
7/10
Niente dietro niente davanti (2008)
6/10



Gli Skruigners sono una band hardcore-punk formatasi nel 1996 nella provincia di Milano.
La mente dietro a musica e testi è il batterista Carlame, anche unico membro fisso sin dalla formazione d'esordio.

Dopo molta gavetta e due demotape, il loro primo vero full-length è La cosa che non ha importanza (Abraxas, 1998). Il disco suona fortemente amatoriale e home-made, come da vera tradizione hardcore; la produzione è mediocre, ma si sposa alla perfezione con il livello compositivo ancora grezzo della band e il suo stile acerbo, che comunque mostra un buon potenziale in, ad esempio, Anime in festa (denuncia delle ipocrisie provinciali bigotte, che gioca con il riffing e le "istanze" in una maniera che la band evolverà appieno in futuro) e Non voglio essere niente (il loro primo grande manifesto antipartitico e asociale: "Io non voglio essere niente, non mi interessa. Le etichette io non le posso sopportare, ti portano a non ragionare. Io non voglio essere mai definito da chi pensa di avermi capito. Uniti da niente, è questa la gente che non ideali ma si vuole far valere con la violenza del branco; preso da solo un lupo non riesce a pensare. [...] Io non voglio essere niente, non mi voglio limitare, ho solo le mie idee che non si possono classificare. E non mi piace rispondere sì se dicono che sono punk, io sono me stesso e non voglio essere niente di più di così").


Il secondo album Grazie di tutto (Tube Records, 1999) è sostenuto da una produzione nettamente superiore, e fa leva sulla passione torrenziale che percorre i brani. Pezzi come Nessuna bandiera ("Il sentimento che vi lega ad uno Stato è un patriottico sorriso al suo passato, è qualche cosa che voi date per scontato, ma cosa posso farci se per me non conta niente? Cosa posso farci se per me non c'è nessuna bandiera, nessuna nazione, non sarà un simbolo a farmi da padrone"), la title-track ("Siete felici di stare nel mondo dei sogni? Lo sarei anch'io se fossi capace di non vedere, di non sentire; ringrazia chi ti lascia dormire. [...] Grazie di quello che mi avete dato: niente"), Pezzi bui, La vostra storia e Via di qua presentano una formula di hardcore vibrante, sincero e viscerale, con anche alcune divagazioni melodiche al proprio interno (l'apice è forse Pezzi bui). Purtroppo il flusso di coscienza del disco viene interrotto da alcune prevedibili tracce fedeli ai cliché dell'hardcore-punk italiano (S.M.H.C., Buttati in mezzo, la bonus-track) e da alcuni testi banalotti (Veloce, Il gioco dei grandi).


Dopo uno sconvolgimento nella line-up (vengono cambiati bassista e chitarrista), esce il nuovo album Finalmente vi odio davvero (Tube Records, 2001); è il disco che rappresenta l'abbandono delle giocosità e delle ingenuità che ancora saltuariamente comparivano negli album precedenti. Composizione e registrazione sono state brevi e dirette, in modo da catalizzare al meglio l'istintività e l'umore della band al termine di un periodo ricco di delusioni personali. I vertici del lavoro sono la bruciante Stammi lontano ("Tutto quello che hai fatto, tutto quello che hai detto, aspetto che tu venga a dirmelo in faccia"), il coro di Rispetto ("Non voglio stare in silenzio, esigo rispetto"), la delusa Forse ("Forse adesso ho imparato a vedervi per quello che siete, forse ho solo deciso che chi non fa niente non merita niente, forse nessuno vi ha detto che esiste qualcosa oltre i vostri problemi, mi sono stancato di dare e adesso è arrivato il momento di prendere tutto e nasconderlo dentro"), lo sdegno misantropo di Castelli di rabbia ("Siete tutti coperti di merda, mi vergogno di essere uomo, tutti contro tutti nella competizione che voi chiamate società"), la scarica viscerale di Natamorta ("Chi le ha rubato la vita? Chi le ha messo la morte negli occhi? [...] Cade e continua a cadere, ghiacciata dentro quello che le rimane; c'è sempre qualcosa dietro al silenzio, e solo chi sta zitto può capire"), l'attuale e antimilitarista ...E continua la pace ("Costretto a morire per la libertà di chi? La tua l'hanno uccisa per renderti uomo costretto ad odiare qualcuno che non hai mai visto o sentito parlare. Costretto a lottare per niente da chi se ne resta seduto a guardare che muori e intanto si riempie le tasche del sangue di chi gli aveva creduto. [...] Un'azione di pace, l'azione di chi ha già deciso che porterai la pace in un cimitero"), l'anticlericale Streghe ("C'è un dio che parla chiaro, è un dio che serve solo ad arricchire il Vaticano. E cercano di nuovo di convincerci che siamo tutti sporchi e non avremo scampo; come le streghe, siamo d'intralcio. [...] La chiesa è costruita sulle vostre illusioni: aspetta un'altra vita, aspetta un altro cesso, aspetta un altro mondo prima di essere te stesso"), il brevissimo skit Solo odio ("Solo odio, è questo che cerco di dimostrare. Provo odio, è questo che cerco di farvi capire"), e la cinica e antisociale Gabbie vuote ("Le vostre facce pallide schiacciate dall'asfalto non sopportano chi sta fuori dal cerchio. [...] Mi piace quando scopro che una semplice parola può far male più di un pugno nello stomaco. Raccolgo con piacere il vostro odio per poterlo amplificare mille volte. Colleziono tutti i vostri sguardi infastiditi, me li gusto uno per uno tutti i giorni, mi piace rivederli, mi serve a ricordare che non sono ancora stato chiuso in una gabbia vuota come voi"). Il resto del disco però non ha testi alla medesima altezza, né la passione viscerale che contraddistingue i migliori episodi del full-length attuale e di quello precedente, a volte finendo per suonare anche monotono e piatto (Libero per sempre, Fiaba, La vera indifferenza, In un angolo, Troppo distante).


Il quarto album Duemilatre (Tube Records, 2003) è il loro capolavoro.
La produzione, notevolmente migliorata, ha trovato una dimensione ideale in equilibrio tra il rumore graffiante (le chitarre estremamente abrasive) e la pulizia sonora esaltante i dettagli; il livello compositivo è poi evoluto nettamente: le tracce sono estremamente più curate e raffinate a livello strutturale, infilando in un minuto e mezzo o due minuti (da sempre durata media dei pezzi della band) continue idee armoniche e ritmiche, sorprendendo in continuazione l'ascoltatore. Lo stile istintivo e grezzo di Finalmente vi odio davvero viene smontato e ricostruito daccapo in maniera ragionata, con una rinnovata creatività. E i testi si dimostrano all'altezza dell'evoluzione, cercando di muoversi più su un territorio analitico che di sfogo brado.
Le prime ricercatezze compositive si sentono in Sveglio ("Sono sveglio, ma era meglio uccidermi di sonno. Sotto questa città siamo già tutti morti") e nella sua coda inquietante, ma raggiungono il vertice con Vecchio, il capolavoro del disco e forse in assoluto la migliore traccia mai scritta dalla band: chitarre corrosive, continui cambi ritmici, voce paranoica e a tratti esplosiva ("Cammino tra la folla, scivolo veloce in mezzo a tutte queste luci, tutte queste voci. Ho capito che non ho bisogno di nessuno. Siete tutti così vuoti: bocche spalancate, solite parole vuote come la noia. O forse sono io che non ho alcuna voglia di ascoltarvi? [...] O forse sono io, solo io sono pazzo? Continuo a camminare controvento in questo posto dove tutto sa di vecchio. Vecchio come chi sceglie di appassire e si nasconde tra la folla").
Messa in scena è il primo sfogo hardcore brutale, della durata di un minuto, con un eccezionale testo denunciante la situazione creatasi nel panorama hardcore-punk italiano ("Tappati la bocca, abbassa la testa e rialzala quando conviene. Ridi e falli felici e fatti più amici, nella messa in scena. Chiedi e ti sarà dato, basta che taci, obbedisci e li nomini tutti in tv, quando sei tu sui teleschermi della messa in scena. Posso dire la mia? Qua non importa a nessuno che musica suoni, ma è indispensabile "una bellissima foto in cui saltano tutti e ti giuro sono troppo carini" [...] Lascia che ti dica che non siamo tutti stupidi. Puoi darla a bere a qualcun altro. Tanto alla gente piace tutto ciò che luccica, anche se poi ciò che luccica di solito fa schifo. E lascia che ti dica che se questa è la tua scena sono fiero di non farne parte. E poi fare parte di che cosa? L'unione fa la forza dei deboli"); gli altri sfoghi brevissimi e tirati a mille del disco sono Uomo donna topo, della durata di 50 secondi ("Mi sto convincendo: non c'è alcuna differenza. Uomo, donna, topo, stessa intelligenza"), A mani vuote ("Tutto se ne va per l'ennesima volta, tutto se ne va, tutto si consuma, pochi passi ancora ed è solo un ricordo"), e i 40 secondi di Da dentro.
Una mente democratica è l'urlo anarchico più lucido mai espresso dalla band ("Libero di fare ciò che vogliono, di accettare qualsiasi decisione. Se la maggioranza vuole siamo vivi, bel concetto di partecipazione. Ecco il mondo democratico, il suo funzionamento è molto semplice: c'è qualcuno che ha il diritto di decidere, e qualcuno che ha il diritto di obbedire. solo il diritto di obbedire, senza dire una parola. Democrazia… ti hanno mai chiesto cosa ne pensi?").
Piombo e neve, sostenuta da un riffing micidiale, sottolinea ancora una volta la loro totale lontananza dagli slogan propagandistici, per parlare invece di una situazione concentrandosi sul senso assoluto del dramma ("Nevica piombo questa notte d'inverno. Dimmi che cos'è? Non lo so. Sono bombe! Nascosti come topi al buio aspettando la fine, nessuna domanda, sapevate tutto quanto dall'inizio. Sapevate tutto! Qua c'era una città, ora solo fango e sangue, e fango e sangue, e neve cade. Giustizia è fatta, come l'ultima volta, giustizia è fatta").
Il mio inferno è la traccia più paranoica e malata mai composta dal gruppo, introdotta da un monologo sulla schizofrenia (tratto dal film A Beautiful Mind) e giocata completamente su ritmiche marziali e voce lacerata e straziata, disegnando la figura di un pazzo claustrofobico che cerca una via d'uscita dal mondo ("Sento ogni istante che passa attraverso le tempie, è una fucilata nelle tempie. [...] Ho bisogno di ossigeno, ho bisogno di spazio, ho bisogno di tempo. Quanto tempo mi manca? Quanto? Quando? Dove? [...] Confusione e distacco, una scelta obbligata. [...] Vedo un mondo di automi con la sabbia negli occhi, nella bocca, nel naso, nelle mani, e da domani avrò degli ospiti che non aspettavo: è sempre più affollato il mio inferno privato").
Il disco suona come un ideale punto d'unione tra i primi CCCP ed i Cripple Bastards, e la cosa è evidente soprattutto in pezzi come Alla fine ("Bene, hai avuto i tuoi soldi, i tuoi figli, e una vita intera per capire che non hai capito niente. Ovviamente alla fine sempre il solito stupido schema. Ingoia fino all'ultimo boccone e poi crepa") e Uno ("Ho un nuovo nemico, uno più di uno cosa cambia? I nemici nascono e muoiono, uno ad uno vi ho schedati, vi ho dato un posto in prima fila nel mio dimenticatoio. [...] Esco sempre meno, vivo in una scatola di gomma, non mi fido quasi di nessuno, ed ho un solo nemico: uno, solo uno, sono io. [...] La mia solitudine è diventata un vizio. La mia solitudine, la mia droga preferita").
La title-track, piazzata alla fine e introdotta da un campionamento di Eyes of a Dreamer (canzone scritta dal pluriomicida Charles Manson), raccoglie un po' il senso generale di tutti i testi del disco ("Tutta questa gente è stata incatenata in una stanza da cui non si può uscire senza chiedere il permesso, che poi viene comunque negato, a meno che tu sia l'ultimo figlio di puttana che è riuscito metter sotto tutti gli altri. [...] Non vedo soluzioni, non in questo momento: è l'uomo che è sbagliato, è marcito da dentro. Insieme ai suoi progetti, insieme al suo dio, insieme al suo futuro, insieme al mio").
Ai cori hanno partecipato Giulio the Bastard dei Cripple Bastards e Dani delle Pornoriviste, accostati per cercare di demolire le barriere musicali dei loro due rispettivi fanbase.
Al momento dell'uscita di Duemilatre, gli Skruigners sono con tutta probabilità la miglior band hardcore-punk italiana in circolazione.


Il quinto album Niente dietro niente davanti (Tube Records, 2008) esce dopo quasi 5 anni dal precedente disco.
La produzione è leggermente peggiore: senza più l'ottimo equilibrio tra abrasioni e dettagli di Duemilatre, il suono spinge molto più verso gli stereotipi di un hardcore classico, stile "wall of sound". La proposta musicale degli Skruigners avverte i primi segni di manierismo, sia nelle musiche che nei testi, e spesso si limita a fotografare con sdegno delle situazioni già vissute più di una volta (e dunque lo sdegno esiste perché amplificato dalla ripetizione di qualcosa che già si conosce, senza quindi l'istintività umorale che contraddistingueva i due precedenti album). La struttura dei pezzi fa perfettamente parte del quadro, risultando in linea di massima meno frizzante e creativa rispetto a quella delle tracce di Duemilatre.
Tuttavia la band riesce ancora a comporre episodi passionali e viscerali, che riflettono stavolta l'umore di una nuova fase della vita, in cui sta scomparendo la rabbia naturale e incontenibile, ed aumentando un'acida e corrosiva rassegnazione. I migliori esempi in questo senso sono le devastanti Generazione senza, Come foglie, Abbastanza e Ltsvf. L'album ha poi un'eccellente chiusura, con la successione finale di Oggi la rivolta indossa una divisa, Il peso del cielo e Suono per i soldi, le quali compongono una riuscita scarica di furia mista a desolazione.





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