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Spineshank

Strictly Diesel (1998)
5/10
The Height of Callousness (2000)
6.5/10
Self-Destructive Pattern (2003)
5.5/10



Strictly Diesel
(Roadrunner Records, 1998)
Album

Fulminati dall'ascolto dei Fear Factory, nel 1996 quattro ragazzi di L.A. formano gli Spineshank, band industrial metal che, in questo esordio per la Roadrunner, vuole incontrare anche le sonorità nu-metal più violente (un po' come i contemporanei Static-X).
Eppure c'è ancora assai poco di buono: le inquiete e aggressive sferzate di Stovebolt, il nu-metal contaminato da melodie, grunge e campionamenti di Where We Fall, la violenta power ballad Slipper, le confusionarie Grey e If It Breathes (sospese tra melodie e furia), la violenza brada della finale Stain (cantata assieme a Bell degli stessi Fear Factory).
Il resto è una riproposizione in altre salse delle idee presenti in questo pugno di tracce, con in più la cover, rifatta in un mood industrial metal, di While My Guitar Gently Weeps dei The Beatles (ma il risultato lascia assai dubbiosi).



LINE-UP
Jonny Santos – Vocals
Mike Sarkisyan – Guitar
Robert Garcia – Bass
Tom Decker – Drums

Guests:
Burton C. Bell - Vocals


TRACKLIST
1. Intake – 2:47
2. Stovebolt – 3:02
3. Shinebox – 3:07
4. Where We Fall – 3:31
5. Detached – 3:22
6. Slipper – 4:16
7. 40 Below – 3:22
8. Strictly Diesel – 3:10
9. Grey – 3:30
10. *28 – 4:00
11. While My Guitar Gently Weeps – 4:02
12. If It Breathes – 3:07
13. Mend – 3:05
14. Stain – 3:21




The Height of Callousness
(Roadrunner Records, 2000)
Album

Decisamente maturati e più attenti al dettaglio (caratteristica fondamentale per una band industrial, ed evidentemente imparata dal successo del debutto degli Static-X e del secondo album dei Powerman 5000, entrambi usciti l'anno precedente), gli Spineshank pubblicano il loro secondo disco.
Questo The Height of Callousness è, come suggerisce il titolo, ispirato dalla lettura di A Clockwork Orange.

L'album si apre perfettamente con Asthmatic, con tutta probabilità il singolo più violento, diretto e up-to-face dell'anno 2000, e prosegue egregiamente con l'assalto senza pietà della title-track, e con la contaminazione grunge dei singoli Synthetic (i Nirvana che suonano industrial rap-metal) e New Disease (curatissima e dal chorus irresistibile, probabilmente l'episodio più orecchiabile).
Le tracce seguenti si giostrano molto bene tra gli intrecci industrial metal rabbiosi di (Can't Be) Fixed e Play God, gli esperimenti allucinati dell'elettronica e furibonda Cyanide 2600, e la violenza efferata e senza limiti di Malnutrition (che assieme a Cyanide 2600 è anche uno dei pezzi più sperimentali).
Seamless è piuttosto un incrocio tra hardcore, techno e grunge, dal chorus tanto convincente quanto disperato, mentre Negative Space rappresenta un po' il momento relativamente più riflessivo dell'album, essendo le sue trame di drumming folle e chitarre al vetriolo fortemente amalgamate con belle melodie vocali.
La conclusiva Transparent non diminuisce certo il calibro dei proiettili: nuovamente un ottimo incrocio tra industrial, nu-metal e grunge, e un Santos che si ritaglia ancora una volta lo spazio per alcune melodie (in mezzo a esclamazioni furenti e urla ruvidissime).

Complessivamente è da elogiare in particolare la precisione e la cura in fase di strutturazione e incisione riguardo ai vari pezzi; specialmente le parti vocali sono curatissime e spaziano tra mood e timbri molto differenti, tutti collegati in uno scenario di rabbia e voglia d'autoaffermazione.
In definitiva, tra tutti i dischi del periodo che si propongono di fondere nu-metal e industrial metal, questo The Height of Callousness è sicuramente uno dei più riusciti.
In alcune versioni sono presenti anche le bonus tracks Perfect Ending, Full Circle, Height of Callousness [Force Fed Intergrity Mix] e Asthmatic [Punctured Lung Mix].



LINE-UP
Jonny Santos – Vocals
Mike Sarkisyan – Guitar
Robert Garcia – Bass
Tom Decker – Drums

TRACKLIST
1. Asthmatic - 3:30
2. The Height of Callousness - 3:02
3. Synthetic - 3:09
4. New Disease - 3:14
5. (Can't Be) Fixed - 3:12
6. Cyanide 2600 - 3:10
7. Play God - 4:02
8. Malnutrition - 3:30
9. Seamless - 3:44
10. Negative Space - 2:39
11. Transparent - 3:53




Self-Destructive Pattern
(Roadrunner Records, 2003)
Album

Terzo capitolo per gli Spineshank.
Decaduto il trend del nu-metal, la componente industriale del sound di Santos e soci purtroppo va a sposarsi con il nuovo trend, quello metalcore.
Riflette pienamente il cambiare delle mode la veloce e urlata opener Violent Mood Swings, mentre Smothered è un singoletto catchy che esalta quel lato post-grunge già affiorato in passato (stavolta con risultati decisamente meno coinvolgenti).
Il resto delle tracce si mantiene su queste due onde: da una parte la cavalcata ossessiva e per nulla condivisibile del trend metalcore (vedi la title-track così come anche Falls Apart, Fallback, Dead to Me), e dall'altra (seppur in misura minore) l'apertura a parti orecchiabili e radio-friendly (le innocue melodie commerciali di Beginning of the End).
Unici episodi degni di nota la travolgente violenza di Stillborn, che si stacca un po' dai canoni, e la più emotiva Tear Me Down, le cui melodie sono le migliori e più coinvolgenti del disco.
Un anno più tardi, Jonny Santos lascia la band per divergenze musicali, ed il gruppo si scioglie.



LINE-UP
Jonny Santos – Vocals
Mike Sarkisyan – Guitar
Robert Garcia – Bass
Tom Decker – Drums

TRACKLIST
1. Violent Mood Swings – 3:29
2. Slavery – 2:55
3. Smothered – 3:07
4. Consumed (Obsessive Compulsive) – 3:06
5. Beginning of the End – 3:32
6. Forgotten – 3:19
7. Self-Destructive Pattern – 3:16
8. Tear Me Down – 3:42
9. Stillborn – 4:15
10. Falls Apart – 2:56
11. Fallback – 3:15
12. Dead to Me – 3:36

 

 




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