Strictly Diesel
(Roadrunner Records, 1998)
Album
Fulminati
dall'ascolto dei Fear Factory, nel 1996
quattro ragazzi di L.A. formano gli Spineshank, band
industrial metal che, in questo esordio per la Roadrunner, vuole incontrare
anche le sonorità nu-metal più violente (un po' come
i contemporanei Static-X).
Eppure c'è ancora assai poco di buono: le inquiete e aggressive
sferzate di Stovebolt, il nu-metal contaminato da
melodie, grunge e campionamenti di Where We Fall,
la violenta power ballad Slipper, le confusionarie
Grey e If It Breathes (sospese tra
melodie e furia), la violenza brada della finale Stain
(cantata assieme a Bell degli stessi Fear
Factory).
Il resto è una riproposizione in altre salse delle idee presenti
in questo pugno di tracce, con in più la cover, rifatta in
un mood industrial metal, di While My Guitar Gently Weeps
dei The Beatles (ma il risultato lascia assai dubbiosi).
LINE-UP
Jonny Santos – Vocals
Mike Sarkisyan – Guitar
Robert Garcia – Bass
Tom Decker – Drums
Guests:
Burton C. Bell - Vocals
TRACKLIST
1. Intake – 2:47
2. Stovebolt – 3:02
3. Shinebox – 3:07
4. Where We Fall – 3:31
5. Detached – 3:22
6. Slipper – 4:16
7. 40 Below – 3:22
8. Strictly Diesel – 3:10
9. Grey – 3:30
10. *28 – 4:00
11. While My Guitar Gently Weeps – 4:02
12. If It Breathes – 3:07
13. Mend – 3:05
14. Stain – 3:21
The Height of Callousness
(Roadrunner Records, 2000)
Album
Decisamente
maturati e più attenti al dettaglio (caratteristica fondamentale
per una band industrial, ed evidentemente imparata dal successo del
debutto degli Static-X e del secondo album
dei Powerman 5000, entrambi usciti
l'anno precedente), gli Spineshank pubblicano il
loro secondo disco.
Questo The Height of Callousness è, come suggerisce
il titolo, ispirato dalla lettura di A Clockwork Orange.
L'album si apre perfettamente con Asthmatic, con
tutta probabilità il singolo più violento, diretto e
up-to-face dell'anno 2000, e prosegue egregiamente con l'assalto senza
pietà della title-track, e con la contaminazione
grunge dei singoli Synthetic (i Nirvana
che suonano industrial rap-metal) e New Disease (curatissima
e dal chorus irresistibile, probabilmente l'episodio più orecchiabile).
Le tracce seguenti si giostrano molto bene tra gli intrecci industrial
metal rabbiosi di (Can't Be) Fixed e Play
God, gli esperimenti allucinati dell'elettronica e furibonda
Cyanide 2600, e la violenza efferata e senza limiti
di Malnutrition (che assieme a Cyanide 2600
è anche uno dei pezzi più sperimentali).
Seamless è piuttosto un incrocio tra hardcore,
techno e grunge, dal chorus tanto convincente quanto disperato, mentre
Negative Space rappresenta un po' il momento relativamente
più riflessivo dell'album, essendo le sue trame di drumming
folle e chitarre al vetriolo fortemente amalgamate con belle melodie
vocali.
La conclusiva Transparent non diminuisce certo il
calibro dei proiettili: nuovamente un ottimo incrocio tra industrial,
nu-metal e grunge, e un Santos che si ritaglia ancora una volta lo
spazio per alcune melodie (in mezzo a esclamazioni furenti e urla
ruvidissime).
Complessivamente è da elogiare in particolare la precisione
e la cura in fase di strutturazione e incisione riguardo ai vari pezzi;
specialmente le parti vocali sono curatissime e spaziano tra mood
e timbri molto differenti, tutti collegati in uno scenario di rabbia
e voglia d'autoaffermazione.
In definitiva, tra tutti i dischi del periodo che si propongono di
fondere nu-metal e industrial metal, questo The Height of
Callousness è sicuramente uno dei più riusciti.
In alcune versioni sono presenti anche le bonus tracks Perfect
Ending, Full Circle, Height of Callousness
[Force Fed Intergrity Mix] e Asthmatic [Punctured
Lung Mix].
LINE-UP
Jonny Santos – Vocals
Mike Sarkisyan – Guitar
Robert Garcia – Bass
Tom Decker – Drums
TRACKLIST
1. Asthmatic - 3:30
2. The Height of Callousness - 3:02
3. Synthetic - 3:09
4. New Disease - 3:14
5. (Can't Be) Fixed - 3:12
6. Cyanide 2600 - 3:10
7. Play God - 4:02
8. Malnutrition - 3:30
9. Seamless - 3:44
10. Negative Space - 2:39
11. Transparent - 3:53
Self-Destructive Pattern
(Roadrunner Records, 2003)
Album
Terzo capitolo
per gli Spineshank.
Decaduto il trend del nu-metal, la componente industriale del sound
di Santos e soci purtroppo va a sposarsi con il nuovo trend, quello
metalcore.
Riflette pienamente il cambiare delle mode la veloce e urlata opener
Violent Mood Swings, mentre Smothered
è un singoletto catchy che esalta quel lato post-grunge già
affiorato in passato (stavolta con risultati decisamente meno coinvolgenti).
Il resto delle tracce si mantiene su queste due onde: da una parte
la cavalcata ossessiva e per nulla condivisibile del trend metalcore
(vedi la title-track così come anche Falls
Apart, Fallback, Dead to Me),
e dall'altra (seppur in misura minore) l'apertura a parti orecchiabili
e radio-friendly (le innocue melodie commerciali di Beginning
of the End).
Unici episodi degni di nota la travolgente violenza di Stillborn,
che si stacca un po' dai canoni, e la più emotiva Tear
Me Down, le cui melodie sono le migliori e più coinvolgenti
del disco.
Un anno più tardi, Jonny Santos lascia la band per divergenze
musicali, ed il gruppo si scioglie.
LINE-UP
Jonny Santos – Vocals
Mike Sarkisyan – Guitar
Robert Garcia – Bass
Tom Decker – Drums
TRACKLIST
1. Violent Mood Swings – 3:29
2. Slavery – 2:55
3. Smothered – 3:07
4. Consumed (Obsessive Compulsive) – 3:06
5. Beginning of the End – 3:32
6. Forgotten – 3:19
7. Self-Destructive Pattern – 3:16
8. Tear Me Down – 3:42
9. Stillborn – 4:15
10. Falls Apart – 2:56
11. Fallback – 3:15
12. Dead to Me – 3:36