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Staind

Tormented (1996)
6/10
Dysfunction (1999)
6.5/10
Break the Cycle (2001)
6/10
14 Shades of Grey (2003)
4.5/10
Chapter V (2005)
5/10
The Illusion of Progress (2008)
4/10



Dysfunction
(Flip/Elektra, 1999)
Album

Band statunitense formatasi nel 1995, gli Staind appartengono nettamente al genere post-grunge, ed è principalmente causa loro e dei Creed se questo filone ha conosciuto nuovamente un grosso successo popolare poco dopo il 2000.

Dopo un album autoprodotto (Tormented, rilasciato in 4000 copie), che oltre alle influenze della scena di Seattle mostra anche una discreta dose di conoscenza del panorama "groove metal", la band convince Fred Durst dei Limp Bizkit a farsi mettere sotto contratto per la sua neonata label Flip.
Dysfunction esce così nel 1999, contemporaneamente all'esordio dei Chevelle; ma, se la volontą dei Chevelle č quella di costruire un nuovo alternative-rock partendo da post-grunge e nu-metal, gli Staind si orientano piuttosto su un grunge che rifiuta l'easy-listening più immediato, quindi in netto contrasto con la tendenza post-grunge del periodo (quella di Foo Fighters, Creed, Nickelback). Gli Staind suonano dunque molto più contaminati dall'hard-rock, dall'heavy-metal e dal groove-metal di tutti gli act post-grunge a loro contemporanei.

Sul disco non si trova la melodicità che renderà celebre il gruppo con la successiva release.
Si trovano invece il grunge oscuro in forma di ballata distorta di Just Go (debitrice dei Nirvana e del southern-rock), con un riff d'apertura eccezionale e un proseguimento trascinante; l'opener Suffocate, frustrata, trascinata da un basso pulsante, e innestata da sonorità noise; Raw, forse il capolavoro del disco, che mescola coraggiosamente tutti i tratti meno easy-listening della band (muri di distorsioni e rumori, incedere progressive rock, urla filtrate, atmosfere opprimenti e pesanti); l'heavy rock ultradistorto di Mudshovel su cui la voce di Lewis entra decisamente in contrasto, estrapolando dal noise una serie di melodie;
i buoni episodi Home e A Flat; la chiusura furibonda e urlata di Spleen (che contiene, dopo un lungo silenzio, anche la soffusa traccia nascosta Excess Baggage).

Si può dire che il lavoro suoni come i Soundgarden uniti ad un gruppo groove metal (ad esempio i Pantera) e autocontaminati con del noise mutilante, disturbante.
La proposta degli Staind presente su questo disco difficilmente annoierą l'ascoltatore rock-metal medio, perché si impegna a mostrare panorami stilistici molto variegati, ma la band necessita di una personalizzazione del sound: non si possono confezionare lavori davvero convincenti se essi sembrano richiamare altri gruppi sin dal primo ascolto, specie se stiamo parlando di gruppi che oramai hanno sparso le loro intuizioni nel rock già una decina d'anni addietro.


LINE-UP
Aaron Lewis - Vocals, Guitar
Mike Mushok - Guitar
Jon Wysocki - Drums
Johnny April - Bass

TRACKLIST
1. Suffocate – 3:16
2. Just Go – 4:50
3. Me – 4:36
4. Raw – 4:09
5. Mudshovel – 4:41
6. Home – 4:04
7. A Flat – 4:59
8. Crawl – 4:29
9. Spleen (+ Excess Baggage) – 21:01




Break the Cycle
(Flip/Elektra, 2001)
Album

Dopo un esordio abbastanza promettente, gli Staind segnano il loro ritorno con lo svendersi al mainstream.
Break the Cycle è un lavoro iper-melodico rispetto al precedente, e presenta una serie di pezzi costruiti chiaramente attorno ad un nucleo chitarra-voce, a cui gli altri strumenti si aggiungono solamente per quella che sembra una pura formalità.
Tutte le tracce sono funzionali al chorus, e il chorus è funzionale alla melodia vocale di Lewis; melodia che, se a volte convince, spesso invece stanca e suona ridondante e vacua.
I punti forti del lavoro, ovvero quelli che lo salvano dall'insufficienza, sono la violenza pienamente grunge di Pressure, le spruzzate punk su Change, l'inquieta e matura Waste (dedicata ad un fan suicida), gli arpeggi che sostengono le due orecchiabilissime ma avvolgenti ballate It's Been Awhile e Outside (seppur dalle ritmiche un po' troppo forzatamente downtempo), il groove di For You (rovinato solamente dagli innesti "korniani" forzati per renderlo una hit), la soffusa Epiphany con il suo battito elettronico (unico problema: suona come un pezzo degli Oasis).
Su alcune versioni si trova anche una quattordicesima traccia: la versione acustica di It's Been Awhile se la release è americana, e quella live e acustica di Outside (con Fred Durst alla seconda voce) se la release è australiana o europea. Due bonus track comunque convincenti, che riportano il suono ad una dimensione unplugged più riflessiva.

Ma, nonostante ciò, il loro post-grunge (prima oscuro, ispirato, e contrastante con la scena post-grunge da classifica) ha prodotto una grossa delusione: gli Staind sono diventati proprio il genere di gruppo che la loro musica sembrava rifiutare.
La band riesce addirittura a superare in vendite quasi tutti i gruppi post-grunge che nel periodo infestano le classifiche (Creed, Foo Fighters, Nickelback), vendendo cifre esorbitanti (più di 7 milioni di copie). Questo boom commerciale è frutto più di un'operazione pensata a tavolino che di una semplice ispirazione artistica più melodica; la cosa è più palese andando a controllare le liriche: Lewis, tenendo a mente i successi di Nirvana e Korn, sembra aver imparato che le frustrazioni adolescenziali vendono, e quindi sfrutta la cosa; la sua proposta però, al contrario delle due band sopraccitate, non suona sincera bensì ruffiana, innocua e forzata (chi può mai credere ad un trentenne che canta di avere problemi da quindicenne?). Pochi testi sono convincenti, su tutti quelli di Outside e Waste, mentre alcuni sfiorano il ridicolo nel loro commercializzare le inquietudini dei Korn per una platea di ascoltatori ragazzini (For You, Fade), seguendo lo schema dei Linkin Park.
Se riproporre un aggiornato mood grunge nell'età del nu-metal (cosa fatta con il precedente Dysfunction) può essere una proposta valida, non lo è certo diluirlo e renderlo innocuo per poterlo propinare ad un pubblico giovanissimo che soffre di normali crisi adolescenziali (cosa fatta con questo Break the Cycle).
L'album non è convincente: troppo poco ispirato, pensato per la classifica, e soprattutto diluito in tonnellate di suoni, soluzioni e melodie innocue e gią sentite. E non basta avere un cantante come Lewis, dalla voce sicuramente bella e dotata di una personalità propria molto forte, a cambiare le cose.


LINE-UP
Aaron Lewis - Vocals, Guitar
Mike Mushok - Guitar
Jon Wysocki - Drums
Johnny April - Bass

TRACKLIST
1. Open Your Eyes – 3:52
2. Pressure – 3:22
3. Fade – 4:03
4. It's Been Awhile – 4:25
5. Change – 3:36
6. Can't Believe – 2:48
7. Epiphany – 4:17
8. Suffer – 3:59
9. Safe Place – 4:35
10. For You – 3:25
11. Outside – 4:52
12. Waste – 3:56
13. Take It – 3:37
14. It's Been Awhile (Acoustic) – 4:30 (U.S. Bonus Track) / Outside (Live & Acoustic) – 5:41 (Australian and European Bonus Track)




14 Shades of Grey
(Flip/Elektra, 2003)
Album

Reduce dal successo planetario dell'album Break the Cycle, la band di Aaron Lewis torna sulle scene con il suo nuovo lavoro. Anche se "nuovo" non può certo definirsi il contenuto del suddetto, dato che anche stavolta, come nel precedente disco, la band si prodiga nel mettere assieme un collage di soluzioni grunge vecchie di un decennio; e, come nel precedente disco, il più grosso aggiornamento che vi innesta è quella frustrazione egocentrica adolescenziale tipica di un certo nu-metal.
Inutile quindi aggiungere che il target di pubblico sia stato ben deciso già in fase pre-compositiva, e la band si sia comportata di conseguenza.

In 14 Shades of Grey è comunque presente un sostanziale cambiamento: la componente heavy, che sosteneva Dysfunction e che pur affiorava sporadicamente anche lungo Break the Cycle, è quasi totalmente scomparsa, eclissata in favore di un rimaneggiamento pop-rock del sound complessivo del gruppo.
14 Shades of Grey si potrebbe dunque etichettare ironicamente anche come un disco "heavy pop".

Se l'opener Price to Play convince e trascina, pur ripetendo una formula già sentita, ci si rende presto conto che essa è anche l'unica traccia dal sound fresco e coinvolgente in tutto il disco; How About You attinge nel chorus persino dall'emo (altro segno di svendita del sound da parte della band), mentre So Far Away, modello musicale poi ripreso e fotocopiato in molti episodi successivi, è una ballata discreta ma fin troppo radiofonica e innocua; Yesterday fa emergere ancora qualche debole ispirazione hard-rock, mentre l'insipida Fray non aggiunge nulla, e Zoe Jane arriva addirittura a toccare i confini di mielosità della tipica love-song popolare.
Il resto dell'album suona interamente come una trita imitazione della precedente So Far Away; qualche ventata di freschezza, forse, si può ancora trovare nella discreta Tonight e nella finale (!) Intro, immersa nei delay, ma non basta per risollevare le sorti di un disco decisamente innocuo, stanco e poco ispirato.
Certo, è comprensibile che Lewis si trovi in una fase positiva della propria vita (la nascita di sua figlia, alla quale è tra l'altro dedicata Zoe Jane) e quindi abbia abbandonato le abrasioni pessimistiche, ma gli Staind di 14 Shades of Grey suonano anche logori, stantii, e molto più ripetitivi che influenzati.


LINE-UP
Aaron Lewis - Vocals, Guitar
Mike Mushok - Guitar
Jon Wysocki - Drums
Johnny April - Bass

TRACKLIST
1. Price to Play – 3:35
2. How About You – 3:57
3. So Far Away – 4:04
4. Yesterday – 3:46
5. Fray – 5:03
6. Zoe Jane – 4:36
7. Fill Me Up – 4:24
8. Layne – 4:25
9. Falling Down – 3:55
10. Reality – 4:37
11. Tonight – 4:24
12. Could It Be – 4:43
13. Blow Away – 6:14
14. Intro – 4:28




Chapter V
(Flip/Atlantic, 2005)
Album

Seppure in una parabola artistica costantemente in discesa da tre album (partendo dal discreto Dysfunction per approdare al mediocre Shades of Grey), gli Staind pare continuino a mietere successi.
Così anche Chapter V, quinto album della band di Lewis, debutta dritto al numero uno nelle chart di mezzo mondo, segno che la formula post-grunge e alternative-rock ultra-manierista del gruppo suona ancora ben commerciabile e funzionante sul mercato, spremuto a suon del detto "squadra che vince non si cambia".

Se l'opener Run Away mostra ancora una band volenterosa di creare un ibrido musicale personale (nel caso specifico tra il loro primissimo sound e l'ultimo album 14 Shades of Grey), confezionando un pezzo decisamente convincente, il singolo Right Here suona invece quasi un autoplagio alla loro hit del 2003 So Far Away, che a sua volta rapinava una serie di cliché power-ballad vecchi di una decina d'anni.
Paper Jesus, pur confezionando delle interessanti divagazioni heavy-rock nuovamente più legate alle prime sonorità del gruppo (quelle di Dysfunction), nella sua patinatura passatista fa già a questo punto del disco percepire all'ascoltatore il timore di avere fra le mani un altro lavoro per nulla originale o fresco. Timore che viene purtroppo confermato dalle tracce immediatamente successive.
Schizophrenic Conversation, discreta ballad per gli standard della band, suona riciclata pari pari dalle stanche ballate presenti in 14 Shades of Grey, senza evolverne minimamente lo stile; Falling si avventura in una rilettura moscia del mood di Break the Cycle; Cross to Bear mescola il classico "Staind-sound" più radio-friendly ad alcune influenze melodiche emo (furba e non condivisibile soluzione già adottata in un paio di pezzi del disco precedente); la pessima Devil comunica noia se non fastidio; l'ascoltabile Please rialza fortunatamente il livello, mentre con Everything Changes si giunge alla classica immancabile ballad melensa, ovviamente fatta singolo, la quale ha tuttavia almeno il pregio di spezzare il sound, ormai diventato insopportabile, del disco; la trascurabile Trippy lascia spazio a King of All Excuses, che probabilmente secondo le intenzioni della band dovrebbe servire ad accontentare i primi fan: suona infatti molto più post-grunge del resto del lavoro (e molto heavy se confrontata anche con i pezzi di 14 Shades of Grey), e finalmente propone delle idee reali; Reply, costituente un discreto finale, viene salvata da un sound sufficientemente variegato e innestato con delle buone trovate chitarristiche (anche se l'incipit sembra una semplice versione punk-rock dell'inizio di Outside).

Nel complesso, si tratta sostanzialmente di un album leggermente migliore del precedente per il semplice motivo che sarebbe stato arduo far di peggio.

Aaron Lewis, in un'intervista appena successiva alla release, ha dichiarato "Having three straight number one albums was a nice big fuck you to a lot of people who have slagged us".
Forse qualcuno dovrebbe spiegargli che proprio la ricerca ruffiana del numero uno in classifica è riuscita a spazzar via completamente personalità e inventiva dalla sua proposta musicale.


LINE-UP
Aaron Lewis - Vocals, Guitar
Mike Mushok - Guitar
Jon Wysocki - Drums
Johnny April - Bass

TRACKLIST
1. Run Away - 3:39
2. Right Here - 4:13
3. Paper Jesus - 4:14
4. Schizophrenic Conversations - 4:32
5. Falling - 4:20
6. Cross to Bear - 3:40
7. Devil - 5:00
8. Please - 4:24
9. Everything Changes - 3:58
10. Take This - 4:42
11. King of All Excuses - 3:39
12. Reply - 4:14




The Illusion of Progress
(Flip/Atlantic/Roadrunner, 2008)
Album

La band di Aaron Lewis torna, dopo 3 anni di silenzio dal precedente Chapter V, con il nuovo full-length The Illusion of Progress (Flip/Atlantic/Roadrunner, 2008).
Il songwriting si è ulteriormente annacquato, nel complesso peggiorando sensibilmente e tornando quasi ai pietosi livelli di 14 Shades of Grey, disco assieme al quale può competere come peggior uscita di sempre da parte del quartetto.

Una buona metà dei pezzi rivela la crisi artistica del gruppo, parallela e simile a quella di band come Sevendust, Disturbed e Chevelle; gli Staind sembrano non riuscire più a capire come si faccia a scrivere un pezzo "up-to-face" o anche solo melodicamente avvincente, e indulgono piuttosto in ballad mosce e senza alcuna presa melodica, alle quali aggiungono delle chitarre distorte talmente sottotono da sembrare semplici arrangiamenti di routine (la produzione annacquata, di pari passo con la stanchezza dei pezzi stessi, è di Johnny K, già producer per i primi tre album dei Disturbed).
Rarissimamente gli Staind si ricordano di ciò che riuscivano a scrivere (bene) ai tempi di Dysfunction: Pardon Me e Raining Again sono gli unici pezzi che risollevano la baracca grazie ad una più spiccata vena malinconica, melodie più post-grunge e chitarre più in primo piano (la prima potrebbe persino figurare bene nel repertorio degli ultimi Pearl Jam).
Il resto si divide tra ballad che sembrano imitare non molto brillantemente quelle degli Switchfoot (con eccezione nella più riuscita ed emotiva Tangled Up In You), e compromessi tra la natura post-grunge della band e la loro ormai palese stanchezza (di questa categoria sono godibili solamente le prime due tracce This Is It e The Way I Am, ma anche Break Away, quest'ultima con sfumature melodiche alla Linkin Park).
Semplicemente fastidiose la pochezza e la stanchezza di pezzi da cestinare in toto come Believe, Save Me, All I Want e Lost Along the Way, mentre la lievemente migliore Rainy Day Parade è la solita power-ballad post-grunge "standard" che viene riciclata sin dai tempi di 14 Shades of Grey.
Verso la fine dell'album arriva l'unico episodio bizzarro, ovvero The Corner, una contaminazione di post-grunge, ballad pop-rock e gospel (con cori vocali afroamericani stratificati): lodevole per l'idea alla base, ma dai risultati tutt'altro che memorabili.
La conclusiva Nothing Left to Say, un'ennesima stanca power-ballad, offre a chi ascolta una spontanea lettura ironica: si vuol forse suggerire che la stessa band ormai non ha davvero più nulla da dire?

La Limited Edition offre tre bonus-track acustiche registrate dal vivo, tra le quali spicca la vecchia hit It's Been Awhile, il cui ascolto la fa apparire come un capolavoro del rock melodico se paragonata ai pezzi precedenti: non può che palesare ulteriormente l'incapacità di songwriter del Lewis del 2008 rispetto al Lewis del 2001. Al Lewis odierno è rimasta solamente la sempre ottima capacità vocale, mentre creatività e talento melodico sembrano scomparsi definitivamente.


LINE-UP
Aaron Lewis - Vocals, Guitar
Mike Mushok - Guitar
Jon Wysocki - Drums
Johnny April - Bass

TRACKLIST
1. This Is It - 3:46
2. The Way I Am - 4:18
3. Believe - 4:17
4. Save Me - 4:52
5. All I Want - 3:29
6. Pardon Me - 5:02
7. Lost Along The Way - 4:19
8. Break Away - 4:09
9. Tangled Up In You - 4:35
10. Raining Again - 3:53
11. Rainy Day Parade - 4:16
12. The Corner - 5:17
13. Nothing Left To Say - 4:40





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