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Static-X

Wisconsin Death Trip (1999)
7/10
Machine (2001)
6.5/10
Shadow Zone (2003)
6/10
Start a War (2005)
5/10
Cannibal (2007)
5.5/10
Cult of Static (2009)
5/10



Wisconsin Death Trip
(Warner Bros., 1999)
Album

Primo album degli Static-X, Wisconsin Death Trip è quasi certamente anche il loro capolavoro.
La band, capeggiata da Wayne Static, si propone di aggiornare l'industrial-metal innestandovi gli stilemi nu-metal.
Il sound di questo debutto, in particolare, è sì trascinato da una violenza assordante, ma contiene molta più voglia di "fun" e "party time" che di rabbia ed efferatezza. Tale elemento, unito all'attitudine horrorifica (palesata dalla cover e dai videoclip dei singoli estratti), rende il gruppo molto più associabile ad artisti come Rob Zombie (che difatti ne prenderà nota e l'anno dopo pubblicherà con i suoi White Zombie il loro album più industrial) che alla scena nu-metal.
Le prime tre tracce sono anche tre anthem che accompagneranno tutta la carriera della band: la "evil-disco" di Push It, la marcia infernale di I'm with Stupid (innestata di campionamenti bizzarri, tra i quali addirittura latrati di cani), la sincopata e disumanizzata Bled for Days.
Il resto dei pezzi sostanzialmente ripete queste stesse idee ma con minor esplosività, anche se gli accenti si fanno talvolta più emotivi (Love Dump), danzerecci (Otsegolation), violentemente cadenzati (Stem), o techno (Sweat of the Bud).
Nella seconda parte del disco spicca soprattutto la title-track (un riassunto di tutto ciò che propone l'album), mentre il lavoro viene chiuso dall'ambient distorto di December.


CREDITS
Wayne Static - Vocals, Guitar, Programming
Koichi Fukuda - Guitar, Keyboards, Programming
Tony Campos - Bass, Background vocals
Ken Jay - Drums

TRACKLIST
1. Push It – 2:34
2. I'm with Stupid – 3:24
3. Bled for Days – 3:45
4. Love Dump – 4:19
5. I Am – 2:47
6. Otsegolation – 3:32
7. Stem – 2:54
8. Sweat of the Bud – 3:30
9. Fix – 2:49
10. Wisconsin Death Trip – 3:09
11. The Trance Is the Motion – 4:50
12. December – 6:17


7/10




Il secondo full-length Machine (Warner Bros., 2001) rappresenta per gli Static-X la voglia di ribadire le radici più industrial-metal del loro sound piuttosto che quelle nu-metal.
Molto più violento, efferato e rabbioso del disco di debutto, Machine presenta una forte influenza dai lavori di Ministry e Fear Factory. La volontà di Wayne è difatti quella di costruire un inferno musicale adattabile non solo alla civiltà tecnologica moderna, ma anche e soprattutto alla generazioni teenageriali del fenomeno nu-metal.
Gli episodi più memorabili sono la violenza dell'opener Get to the Gone, la cadenzata e disperata Cold, il primo singolo Black and White, e l'anthem psicotico This Is Not.
Cacofonici campionamenti distinguono un po' tutte le tracce, con apice forse nella confusionaria ...In a Bag, mentre la title-track sfoggia un battito elettronico pesantissimo, amalgamato alle brutalità di voce e chitarre.
Lenta, opprimente e infernale la conclusiva Pat Raglin y El Cinco de Mayo, dal finale assolutamente malato.


Dopo la dipartita di chitarrista (sostituito da Eisen, dei Dope) e batterista (sostituito temporaneamente dall'eclettico Josh Freese), esce nel 2003 il nuovo lavoro degli Static-X, intitolato Shadow Zone.
Se il precedente Machine poneva l'accento sull'industrial-metal e sulla brutalità, Shadow Zone suona invece più "riflessivo", e si avvale in molti punti di parti vocali melodiche.
La feroce opener Destroy All mixa in parti uguali industrial, hardcore e thrash, mentre la seguente Control It viene contaminata anche dal grunge; un battito danzereccio dà invece vita alla title-track, e la furia hardcore prende il sopravvento nella violenta Monster.
Con The Only si inaugurano invece le power-ballad anche per gli Static-X, e sulla stessa scia si presentano anche So e la più confusionaria All In Wait. La power-ballad migliore del disco è però la conclusiva Invincible.
Ma troppe contaminazioni dal grunge e dall'emo-core tolgono freschezza ad un capitolo già complessivamente meno ispirato del solito e troppo votato alla commercializzazione.



Trovato il riampiazzo alla batteria (Nick Oshiro) gli Static-X vanno in tour, per poi pubblicare Beneath... Between... Beyond... (trascurabile album di demo, cover e remix).


Poco dopo, torna nel gruppo il chitarrista originario Koichi Fukuda, e con tale formazione la band pubblica un nuovo lavoro, intitolato Start a War (Warner Bros., 2005).
L'intenzione è quella di ricreare lo spirito horrorifico e "funny" del disco di debutto, ma il gruppo ormai sembra privo di spinta creativa. Relativamente interessanti la trascinante title-track, il grunge misto a nu-metal di I'm the One, le psicosi di Skinnyman e Dirthouse, i campionamenti assurdi della furibonda I Want to Fucking Break It, l'infernale Otsego Amigo, l'elettronica della conclusiva Brainfog (al cui termine, dopo un lungo silenzio, è presente anche una versione "a cappella" di Otsego Amigo). Ma il problema è che suona tutto eccessivamente già sentito, e complessivamente si avverte chiaramente una profonda carenza di mordente.


Con la medesima formazione di Start a War esce anche il successivo Cannibal (Reprise, 2007), primo album della band per la Reprise dopo la fine dello storico contratto con la Warner.
L'album si differenzia per una forte presenza di assoli chitarristici (tutte le tracce ne hanno uno, ad eccezione di Goat) e per l'assenza di una traccia "Otsego-", sempre presente nelle precedenti release del gruppo.
Musicalmente il disco suona come un incrocio tra System of a Down (alcune ritmiche), Rob Zombie (i battiti dance-metal e la voce), ed un qualsiasi gruppo metalcore (quando drumming e riffing virano sul thrash).
Behemoth
è una distorsione più "ballabile" dei Coal Chamber (con Wayne Static ad imitare la voce di Dez Fafara), ed assieme a Destroyer, Chemical Logic, Forty Ways e la title-track è anche l'episodio più trascinante del lotto.
L'album è meno confuso e meno indigesto del precedente, ma gli stilemi musicali (che stavolta guardano nuovamente ad un sound energetico e martellante) sono sempre gli stessi lungo tutta la sua durata, e sono anche stilemi usati ed abusati nel "genere" da troppi anni per poter anche minimamente stupire. Una forte personalità potrebbe compensare alla poca ispirazione, ma è assente in favore di una serie di imitazioni e riproposizioni: la band stavolta ha consapevolmente voluto comporre nulla più che un disco "di genere", abbassando gli obiettivi in favore di una più abbordabile riuscita.


Il sesto full-length Cult of Static (Reprise, 2009) è fin'ora il capitolo più insapore di tutta la carriera degli Static-X; se con Start a War era almeno stato recuperato un po' del tono funny degli esordi, e con Cannibal era giunta inaspettata anche una siringata di adrenalina a ravvivare il sound, nel nuovo album sono assenti sia la prima caratteristica che la seconda: il sound non è mai stato tanto monotono e ripetitivo, stancando facilmente l'ascoltatore lungo le 11 tracce.
Passata la feroce e coinvolgente opener Lunatic (con un featuring alla chitarra di Dave Mustaine dei Megadeth) ed il trittico delle classicamente sincopate e metalliche Z28, Terminal e Hypure, con continui richiami ai pezzi dell'album precedente, ciò che segue è assolutamente privo di energia o interesse, suonando come una continua ripetizione della stessa stanca traccia industrial-metal.
Wayne Static (anche produttore assieme a John Travis) vorrebbe forse diventare un nuovo Al Jourgensen, ma non ne ha minimamente la stoffa e la capacità creativa: The Last Sucker, il disco d'addio dei Ministry, può tranquillamente spazzare via le ultime release degli Static-X, e anzi, basterebbe la sola traccia Die in a Crash per poterlo fare.





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