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Stone Sour

Stone Sour (2002)
6/10
Come What(ever) May (2006) 6.5/10
Audio Secrecy (2010)
5.5/10



Stone Sour
(Roadrunner, 2002)
Album

Gli Stone Sour nascono nel 1992 per mano del cantante Corey Taylor e del batterista Joel Ekman, ma nel 1997 si sciolgono dal momento che sia Taylor sia il chitarrista Root entrano a fare parte degli Slipknot e trovano il successo.
Nel 2002 però Taylor viene ricontattato dal vecchio chitarrista Josh Rand e assieme decidono di riunire la vecchia line-up e registrare il primo vero album di debutto.
L'omonimo degli Stone Sour esce così nel 2002, quando ormai il progetto Slipknot è esploso a livello mondiale.
Il disco suona un po' come se gli Slipknot, depurati dalle furibonde percussioni, dall'infoiato drumming di Jordison, dai campionamenti e dalla vena di follia distruttiva, si mettessero a suonare alternative rock influenzato sia dall'heavy metal sia dal grunge.
Sanno dunque fastidiosamente di già sentito le tracce più violente, come Get Inside e Cold Reader, ma la band si risolleva non solo con episodi più alternativi e rockeggianti (Orchids, Blotter, Monolith e Inhale i più riusciti), ma perfino con escursioni soft e delicate: la soffusa ballad Bother esce come singolo spiazzando molti e a conti fatti trascinando al successo il disco.
La seconda parte dell'album è relativamente meno ispirata, e il lavoro si chiude con Omega, un monologo di Corey che poteva anche essere evitato in favore di un'altra traccia; nella Special Edition sono difatti presenti addirittura altri 5 pezzi, abbastanza violenti e di valore complessivamente discreto.

Il valore del disco è difficilmente individuabile. Se gli Stone Sour suonavano così anche all'epoca degli esordi (1992), si tratta senza dubbio di una band dotata, che ha saputo contaminare il grunge creando un alternative metal tutto particolare, addirittura nel pieno boom della scena di Seattle. Ma non lo si può sapere.
L'unico elemento su cui ci si possa basare è questa release, uscita nel 2002 e dunque successivamente ai primi album di Slipknot, Chevelle, Staind e A Perfect Circle, tutti esordi di cui in questo omonimo si trovano fortissime influenze. Sotto tale punto di vista, la proposta degli Stone Sour non è dunque nulla di troppo originale. Auspicabile è attendere un seguito, in cui si possa individuare se la band riuscirà a maturare ed evolversi in uno stile più incisivo, dato che le potenzialità del gruppo non sono affatto basse (in particolare Root e Corey qui mostrano un talento da musicisti completi e maturi).


LINE-UP
Corey Taylor - Vocals
James Root - Guitar
Josh Rand - Guitar
Shawn Economaki - Bass
Joel Ekman - Drums

Guests:
Sid Wilson - Turntables


TRACKLIST
1. Get Inside – 3:13
2. Orchids – 4:24
3. Cold Reader – 3:41
4. Blotter – 4:02
5. Choose – 4:17
6. Monolith – 3:45
7. Inhale – 4:25
8. Bother – 4:00
9. Blue Study – 4:37
10. Take a Number – 3:42
11. Idle Hands – 3:56
12. Tumult – 4:03
13. Omega – 2:56

+ Special Edition bonus tracks:
14. Rules of Evidence - 3:44
15. The Wicked - 4:55
16. Inside the Cynic - 3:24
17. Kill Everybody - 3:26
18. Road Hogs - 3:53




Come What(ever) May
(Roadrunner, 2006)
Album

Tornano gli Stone Sour di Corey Taylor, forti di essere riusciti ad influenzare perfino il sound del suo più celebre gruppo Slipknot, come testimonia il loro Vol. 3: (The Subliminal Verses) del 2004, trovando comunque il successo del pubblico.
Il cambiamento sostanziale nel secondo disco è la dipartita del drummer Ekman in favore dell'ex Soulfly Roy Mayorga, ma il fatto più apprezzabile e positivo è la netta maturazione del sound, ovvero proprio quello che ci voleva per una band che con il suo omonimo suonava un po' troppo influenzata da altri validi gruppi post-grunge.
Come What(ever) May è dunque più raffinato, più maturo, con delle linee chitarristiche molto più convincenti e soprattutto un Corey Taylor mai così capace a trovare e cantare delle linee vocali melodiche ma allo stesso tempo dirette ed energiche.
Gli Stone Sour proseguono nella loro ibridazione del grunge più potente con una gran varietà di stilemi metal, e fortunatamente stavolta le influenze sono decisamente meno riconoscibili; la band è dunque riuscita a sopperire alla grossa pecca del suo omonimo disco d'esordio: ha raggiunto un sound proprio, approcciandosi ad un alternative metal personale e convincente.
Di contro, il disco ha anche alcuni evidenti difetti: molte tracce sono costruite su ottime idee ma vengono annacquate da un ritornello forzatamente catchy
(Hell & Consequences su tutte, nonostante le divagazioni orientaleggianti); altre invece risultano decisamente già sentite e poco ispirate (1st Person, Cardiff, Socio, Your God), annoiando.
Il lavoro si risolleva qualitativamente grazie a pezzi come le due ballad Sillyworld e Through Glass (la seconda più convincente e meno commerciale della prima), la rockeggiante Made of Scars, e la violenta Reborn; sono piuttosto convincenti anche la potente opener 30/30-150, che pecca solamente nel ritornello troppo smorzante, e la title-track, che propone un grunge tirato e cattivo.
In breve, la band è maturata quanto basta e ha definito molto meglio il proprio sound, ma purtroppo presenta meno idee rispetto all'esordio. Complessivamente ci si trova di fronte ad un episodio gradevole ma dalla qualità di non molto superiore all'omonimo, anche se avrebbe potuto benissimo esserlo. Il grosso dubbio è che l'ispirazione sia stata volutamente smorzata in favore di un'orecchiabilità maggiore.


LINE-UP
Corey Taylor - Vocals
James Root - Guitar
Josh Rand - Guitar
Shawn Economaki - Bass
Roy Mayorga - Drums

TRACKLIST
1. 30/30-150 – 4:18
2. Come What(ever) May – 3:39
3. Hell & Consequences – 3:31
4. Sillyworld – 4:08
5. Made Of Scars – 3:23
6. Reborn – 3:13
7. Your God – 4:43
8. Through Glass – 4:42
9. Socio – 3:20
10. 1st Person – 4:01
11. Cardiff – 4:42
12. Zzyzx Rd. – 5:16



Gli Stone Sour diventano un cliché con il loro terzo Audio Secrecy(Roadrunner, 2010), una versione meno angosciosa ed immensamente più ammorbidita delle medesime variazioni stilistiche già sentite nei precedenti due dischi.
I pezzi che possono gareggiare alla pari con il passato sono la potente e heavy Mission Statement, la ballad Miracles (con un grazioso intreccio chitarristico che rievoca alcuni preziosismi dei Soundgarden), e i due buoni compromessi tra melodismo mainstream e distorsioni heavy costituiti da The Bitter End e dalla closer Threadbare.
Il resto è purtroppo un accumularsi dei più blandi, generici e banali cliché hard-rock e post-grunge da grande pubblico, derivanti ora dagli Stone Temple Pilots ora dai Creed ora dai Foo Fighters (questi ultimi particolarmente evidenti in Unfinished e Let's Be Honest), con perfino qualche sgradita sbandata pop-rock alla Nickelback (Dying, Hesitate, Pieces, Imperfect), suonati e cantati nella maniera più generica e MTV-oriented possibile.
Tra il poco precedente disco degli Slipknot (contenente sensibili variazioni rispetto agli altri lavori), il conseguente tour e la morte del loro bassista Paul Gray, senza dubbio Taylor e Root hanno avuto qualche difficoltà ad assemblare un nuovo lavoro, e per questo motivo troppi momenti sembrano raffazzonati attorno alle prime idee venute in mente. Ma, come dimostra anche la produzione rifinita e allo stesso tempo soft di Nick Raskulinecz, la band aveva chiaramente anche l'obiettivo di suonare più morbida e radiofonica, perdendo quasi completamente la carica tipica dei primi due album.





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