I Suicide, un semplice
duo (Alan Vega alla voce, Martin Rev a tastiere e drum-machine), sono i "padri"
dell'intero filone "new wave" americano.
Suonavano nel 1971 quello che 10 anni più tardi sarebbe stato
definito "post-punk"; terrorizzavano i club di New York
negli anni in cui non era stata ancora assorbita l'onda d'urto dei
The Velvet Underground; davano
sfogo ad un utilizzo malato e "punk" dei synth negli anni
in cui nel rock trionfavano la psichedelia, il riff chitarristico hard-rock e l'elegante suite progressiva.
Tra i pionieri assoluti del rock elettronico, hanno prototipizzato (assieme
agli artisti krautrock europei) tutti i successivi sviluppi del genere: nei loro primi pezzi sono perfettamente riconoscibili le fondamenta di synth-punk, synth-pop, industrial e techno che si svilupperanno lungo i dieci e anche vent'anni successivi.
In particolare, musicalmente i Suicide possono essere definiti gli inventori indiscussi del
synth-punk che esploderà verso il 1977-1978 con The Screamers, The Units, Nervous Gender e Devo (le band punk che sostituiranno alla furia delle chitarre la furia dei synth), ma allo stesso tempo Vega e Rev conferiscono alla propria formula sonora un'aura esistenziale devastante che avrà pochi eguali nel corso della new-wave tutta, raggiungendo così livelli artistici ben superiori rispetto alla gran parte degli act punk che ispireranno: la musica dei Suicide non è tanto uno sfogo espressivo, quanto un manifesto filosofico e culturale della decadenza post-industriale americana, tanto quanto quella dei più geniali artisti della new-wave.
I Suicide sono difatti figli non solo sonori ma anche concettuali delle psichedelie più gotiche ed estreme del 1967: recuperano gli incubi dei The Velvet Underground e dei The Doors di The End, unendone abrasioni, rumorismi, decadenza morale, deliri eroinomani, viaggi ancestrali infarciti di eros e thanatos, e aggiornando il tutto all'era tecnologica ed elettronica.
Il primo omonimo album dei Suicide vede la luce appena nel 1977 (per la label Bronze), quando ormai
la band è attiva già da 6 anni, ma la sua forza d'impatto è
ugualmente fresca a livelli devastanti.
Ricercando la trance attraverso battiti ripetitivi e insistenti, il
duo crea di fatto una propria personale psichedelia, che, invece di
simulare il trip (come faceva invece l'acid-rock), si concentra nell'esplorare
un'alienazione mentale tipicamente metropolitana, derivante e inglobante in sé la
stessa dei The Velvet Underground.
Parallelamente la voce di Alan Vega, psicotica e maledetta ma allo stesso tempo molto calda e blues, disegna anche una discendenza
diretta dai The Doors, similitudine che diventa
poi spaventosamente evidente con la traccia Frankie Teardrop,
uno degli psicodrammi musicali più sconvolgenti della sua epoca,
nonché palesemente la The End dei Suicide:
10 minuti di psicosi malata con annessi climax nevrotico, esplosione
di follia, mood da incubo post-industriale.
Frankie Teardrop è la traccia che più
di tutte farà la storia del rock e dell'elettronica, tuttavia nel disco non c'è
un solo pezzo da scartare, dai deliri di Ghost Rider
alle effusioni di Cheree, dalla perversione maniacale
di Girl ai misticismi rumoristici della conclusiva
Che.
L'atmosfera metropolitana, psicotica e industriale, sorella stretta della formula sonora coniata contemporaneamente a Londra dai Throbbing
Gristle, sarà il fondamento concettuale sul quale poggeranno
le migliori opere delle band "new wave" più esistenziali e concettuali (Chrome,
Pere Ubu, Killing
Joke).
Il secondo disco dei Suicide, Alan Vega - Martin Rev (The Second Album) (Mute U.S., 1979), non è assolutamente rivoluzionario come il precedente.
Nel 1979 ormai non solo la scena "industrial" è
nata e ben avviata, ma si sta rapidamente convertendo al trend ballabile (dance-punk), così come l'elettronica futurista si sta rapidamente convertendo al synth-pop. In un mondo che sembra rigettare lo sconforto, la rabbia esistenziale e gli psicodrammi (lo stesso punk-rock è imploso su se stesso), i Suicide si ricollocano nella "nuova" corrente new-wave con una
serie di pezzi elettronici piuttosto piatti. Gli elementi che fanno
la differenza sono però la voce di Vega, naturalmente portata
al dramma, e le modalità con cui Rev riesce a creare ogni volta
un tappeto sonoro differente (facendolo restare però statico
durante tutta la traccia, in un'operazione psicologica funzionale
al canto recitativo di Vega).
Rieditato anni dopo assieme al bonus-disc The First Rehearsal
Tapes, contenente inediti dello stesso periodo.
Dopo una pausa di diversi anni (durante
i quali Rev e Vega si cimentano nelle rispettive carriere soliste),
nel 1988 esce il terzo album a nome Suicide, A Way of Life (Mute/Blast First, 1988), il quale cede del tutto il passo ad un synth-pop melodico
votato a ciò che si sente imperare nelle classifiche di vendita.
I Suicide rimasticano i trend attraverso la loro visione della vita
(synth violenti e abrasivi, mood oscuro), ma ciò non li salva
dal confezionare una serie di pezzi irrevocabilmente piatti, concedendosi
addirittura una sbandata alla tendenza "new romanticism" (Surrender).
Interessanti solamente il rockabilly distorto e sintetico di Jukebox
Baby 96, l'apertura rancorosa di Wild in Blue,
e la cavalcata psicotica di Rain of Ruin.
Why Be Blue (Mute/Blast First, 1992), quarto
album dei Suicide, palesa l'evidente impossibilità
di restare al passo con i tempi da parte della band.
Nel 1992 il gruppo propone ancora una formula statica e melodica oramai
sfruttata a piene mani e assorbita da altri in altre forme.
I tappeti sonori synth-pop di Rev sposati alla voce espressionista e narratrice
di Vega non rappresentano più niente di innovativo, e in aggiunta
a questo le strizzate d'occhio a disco-music e "new romanticism" (e quindi
alle classifiche di vendita) sono persino molto frequenti.
Non sono di certo questi i Suicide che nei 1970s rivoluzionarono
il rock elettronico e influenzarono tutta la new-wave più sperimentale.
Dopo 10 anni senza full-length inediti,
il duo dei Suicide si riunisce per American Supreme (Blast First/Mute, 2002),
da una parte probabilmente scosso e motivato dagli attentati dell'11 settembre
2001, e dall'altra incitato dalla nuova riscoperta ed evoluzione delle vecchie sonorità dance-punk operata dal neonato trend electroclash di New York (Le Tigre) e Londra (Add N to (X)).
L'album vuole mostrare l'evoluzione sonora della band, e specialmente
quella di Rev, che incorpora nei suoi tappeti sonori i più disparati elementi
jungle, heavy-rock, electroclash, jazz, funk, techno e hip-hop.
Il risultato è un pastone incredibile di influenze elettroniche,
una sorta di Babele delle influenze che i Suicide hanno avuto sull'evoluzione della musica sintetica digitale.
Il tutto viene ad ogni modo trattato secondo la tipica ottica della
band: atmosfere spesso inquietanti di Rev, voce narratrice e profetica
di Vega.
Stavolta il risultato è però incredibilmente gelido,
probabilmente perché riflette in uno specchio la pura e semplice realtà
storica della propria epoca.