I Tool non soltanto sono una delle band ad aver cambiato per sempre i connotati alla musica rock/metal, ma hanno anche percorso lungo la loro carriera una delle evoluzioni stilistiche più stupefacenti di sempre.
Testimonianza evidente di ciò resta il loro debutto discografico, l'EP Opiate, lavoro tanto interessante quanto ruvido e grezzo, in cui tuttavia si possono già individuare, presenti in forma ancora ingenua e giovanile, i germogli che daranno vita ai loro capolavori successivi.
Nel 1990 Maynard James Keenan, Adam Jones e Paul D'Amour si erano trasferiti a Los Angeles,
ognuno per cause diverse (Jones ad esempio per sfondare nell'industria
del cinema, ed infatti collaborerà a diversi lungometraggi in qualità
di creatore di effetti speciali); si incontrano e formano una band,
che si completa quando Tom Morello (chitarrista dei nascenti
Rage Against the Machine ed ex compagno di
scuola di Jones) presenta ai tre il talentuoso batterista Danny Carey.
Tra la primavera e l'estate del 1991, tale quartetto, a nome Tool, registra una demo con 6 tracce (che poi sarà stampata in qualche centinaio di copie nel dicembre dello stesso anno) dal titolo 72826, i cui pezzi finiranno in altre versioni nei lavori ufficiali.
E accade già l'anno successivo che i quattro riescano a trovare un contratto con la Zoo Records e pubblicare l'EP Opiate,
che riceve immediatamente molte attenzioni da parte della critica.
Questo breve lavoro presenta ancora quasi nessuna traccia della fusione tra alternative-metal e progressive-rock con influenze esoteriche che li contraddistinguerà in
seguito, ma fa già scoprire un gruppo dal notevole potenziale
compositivo e artistico, e rivela con chiarezza il terreno musicale da cui proviene la band (lo stesso che servirà da base anche per le evoluzioni future), ovvero il grunge.
Nonostante le prospettive del quartetto siano ancora acerbe, esiste già in Opiate una continua tensione
verso la rilettura nettamente autoriale e personale di alternative-rock e grunge; e in particolare è Carey, grazie a delle abilità tecniche già evidenti e superiori agli altri tre, a reggere
la baracca ed infilare diversi preziosismi, specie in pezzi dalle ritmiche impazzite come
Part of Me (in ciò palesemente influenzati dall'ultimo hard-rock/grunge più imparentato con il prog-rock, ovvero guardando a Soundgarden e Alice in Chains).
Musicalmente si può parlare già di musica post-grunge, ma con qualcosa in più (tecnica, voglia di sperimentare oltre i confini del genere) e qualcosa in meno (svendita al mercato mainstream) rispetto al trend globale in corso. Nel suo intingere la tradizione hard-rock/heavy-metal dentro gli umori dell'underground alternativo, un'altra effettiva parentela si può individuare con i
Jane's Addiction di Nothing's Shocking.
Tutti i testi fungono da commentario sociale e psicologico, spesso
analizzanti problemi e conflitti generali tramite argute o sarcastiche metafore ispirate dai devastanti monologhi del comico statunitense Bill Hicks.
In particolare, due particolari tracce svettano sulle altre. La prima è Hush, un rock-grunge potentissimo, groovy ed esaltante (cadenzato con un riff letale di chitarra e basso, e squarciato da un memorabile urlo iniziale), che si scaglia con tagliente sarcasmo contro l'etica della censura: "I can't say
what I want to, even if I'm not serious [...] People tell
me what to say, what to think and what to play [...] Why
don't you go fuck yourself?" - testo con cui la band afferma anche in modo schietto ed entusiastico la propria totale autonomia di pensiero; per questo pezzo viene anche
girato un video, con i quattro musicisti nudi e imbavagliati (scontati i non
pochi successivi problemi di airplay televisivo).
L'altra traccia più degna di nota è invece Opiate, che
dà il nome al lavoro; il titolo è ispirato da un noto aforisma
di Marx ("la religione è l'oppio dei popoli"),
e l'intelligente testo si fa beffe di tutti i fanatismi religiosi
americani ("Choices always were a problem for you. What you need is someone strong to guide you. Deaf and blind and dumb and born to follow. What you need is someone strong to guide you...
like me"), denuncia
l'operato degli imbonitori religiosi, ormai privi di qualsivoglia valore spirituale
ma solamente prodotti di un mercato marcio, ed invita a trovare la propria spiritualità
dentro se stessi e non attraverso un groviglio di dogmi scritti da
altri ("If you want to get your soul to heaven, trust in me. Now don't judge or question" [...] "Jesus Christ, why don't you come save my life? Open
my eyes and blind me with your light and your lies"). I minimali tocchi di corde dell'incipit, atmosfericamente paranoici, sfociano in un grunge fluido e catchy, quasi pop, nelle strofe, per poi smuovere la struttura del pezzo con scariche epilettiche, stop-and-go, tensioni psicotiche e dal sapore quasi industriale (in questo aiutate dalla produzione sonora decisamente metallica), per poi terminare riprendendo l'orecchiabilità e il groove.
Mentre la loro capacità melodica si fa comunque notare anche nell'opener Sweat, e la loro ancora timida anima più prog-rock si scatena invece nelle già citate ritmiche dell'imprevedibile Part of Me, completano il quadro le due registrazioni dal vivo (al Jello Loft per il capodanno 1991) di Cold and Ugly e Jerk-Off, dei rock-grunge acidi e più claustrofobici rispetto ai momenti esplosivi del lavoro.
Dopo qualche minuto di silenzio, al minuto 6:06 di Opiate (che è la sesta canzone, componendo quindi il numero 666) parte
la traccia nascosta The Gaping Lotus Experience, un'imitazione ghignante dei viaggi lisergici dello psych-rock, ancora una volta ironica e sbeffeggiatrice della moralità ipocrita dei censori.
LINE-UP
Danny Carey - Drums
Paul D'Amour - Bass
Maynard James Keenan - Vocals
Adam Jones - Guitar
TRACKLIST
1. Sweat (3:46)
2. Hush (2:58)
3. Part of Me (3:17)
4. Cold and Ugly (Live) (4:09)
5. Jerk-Off (Live) (4:23)
6. Opiate (+ The Gaping Lotus Experience) (8:28)
Il primo full-length Undertow
(Zoo Records, 1993) diventa per la band il punto di svolta, facendoli conoscere al grande pubblico durante i favorevoli anni di punta dell'alternative-rock e risultando così in un successo di mercato (disco di platino negli USA nel giro di un anno).
L'album vale loro la partecipazione al festival storico Lollapalooza,
schierati accanto ai più importanti gruppi alternative-rock
dell'epoca (tra i quali anche i loro grandi ispiratori Alice in Chains).
Il disco si apre con Intolerance, oscura cavalcata
che metaforicamente si scaglia contro la disciplina militare (Keenan
è stato nei Marines prima di formare la band, e tale esperienza gli ha insegnato ad odiare l'esercito), sorretta
dall'ottimo riffing heavy-grunge di Jones.
Seguono a ruota i due singoli estratti, Prison Sex e Sober.
La prima è una riflessione sulla violenza che genera violenza
(si narra di un aguzzino molestante un minore perché a sua
volta da bambino fu molestato), la seconda una rassegnata
e triste confessione che narra dell'impossibilità di essere sobri nei confronti di qualcosa che porta all'autodistruzione (alcol, fumo, droga).
Questi due singoli, grazie anche alle numerose e bizzarre esibizioni live, fanno
vendere all'album un milione di copie in breve tempo; per essi vengono anche girati
due visionari videoclip, curati principalmente dal chitarrista Adam Jones, con pupazzi
di plastilina come protagonisti.
Le altre tracce non sono comunque episodi minori, e in particolare: Crawl Away, che presenta un
Danny Carey in forma strepitosa; Swamp Song, fresca
e viscerale; l'eccellente title-track, dalla struttura
imprevedibile e complessa, con echi blues-rock e un finale riprendente l'hard-rock oscuro dei Black Sabbath (le cui ombre aleggiano comunque su tutti i momenti più "malefici" del disco); 4°, che anticipa in modo ancora acerbo le future svolte artistiche del gruppo (percussioni etniche,
tempi dispari preminenti, chitarre orientaleggianti) e presenta un Keenan per
la prima volta impegnato in liriche ottimistiche e dalle ispirazioni esoteriche; ed infine la
coda Flood, un rock psichedelico il cui testo è
incentrato sul ruolo simbolico dell'acqua come elemento di verità.
Anche in questo disco è presente un pezzo nascosto, stavolta
alla traccia numero 69: si intitola Disgustipated,
ed è un altro esperimento lisergico, dalle influenze industrial e dalle parole
inquietanti.
LINE-UP
Danny Carey - Drums
Paul d'Amour - Bass
Maynard James Keenan - Vocals
Adam Jones - Guitar
TRACKLIST
1. Intolerance (4:53)
2. Prison Sex (4:56)
3. Sober (5:05)
4. Bottom (7:13)
5. Crawl Away (5:29)
6. Swamp Song (5:31)
7. Undertow (5:21)
8. 4° (6:02)
9. Flood (7:45)
69. Disgustipated (15:47)
Il secondo album Ænima
(Volcano Records, 1996) appare immediatamente infiniti passi avanti rispetto al precedente Undertow.
Con questo lavoro i Tool si sganciano da qualsiasi
etichetta e qualsiasi trend, diventando gli alfieri di una nuova forma di rock.
La grossa novità in sede di line-up è che d'Amour lascia il gruppo,
e viene reclutato al suo posto il ben più tecnico Justin Chancellor,
già bassista dei semi-sconosciuti Peach. Inoltre, tutti i componenti
della band sono nel frattempo artisticamente molto maturati, e soprattutto Keenan
è spaventosamente cresciuto a livello espressivo, imponendosi tramite questo album come uno dei più particolari e apprezzati cantanti e parolieri della decade.
Il lavoro si apre con l'epica e grandiosa Stinkfist, valorizzata tra l'altro da un testo dalla triplice chiave di lettura (incentrato sull'aprirsi
a punti di vista diversi dal proprio accogliendo le idee altrui
come arricchimento, ma stilato in forma di ripetute metafore sessuali), che probabilmente è anche il pezzo pių orecchiabile del disco;
le melodie toccano picchi emozionali altissimi, e tutta la composizione è giocata sugli intrecci tra chitarra e voce, così come nella successiva
Eulogy, un percorso lungo 8 minuti dotato di un'introduzione spettacolare (che si evolve tramite un crescendo a partire da timide percussioni e chitarre orientaleggianti), di un chorus melodico dalla potenza memorabile, di una trama studiata
e complessa (ma i cambi in sede melodica e ritmica si susseguono con una
fluidità che non stanca mai), di un testo anti-dogmatico nei confronti delle religioni.
Si arriva così alla terza traccia, H. (che
sta per Herbert, il vero secondo nome di Keenan), un altro pezzo relativamente
spiazzante per le sue soluzioni musicali, in cui Keenan fraseggia metafore
ermetiche e molto personali (citando un enigmatico "serpente" come metafora del Kundalini dello yoga indiano) tramite una dolce ninna-nanna melodica, sfociante poi in un'esplosione di rabbia viscerale.
Segue Useful Idiot, il primo dei molti intermezzi
che costellano il disco, con un titolo ripreso dal gergo
politico (gli "useful idiots" sono in senso lato coloro che si fanno manipolare da governi o movimenti politici), e consistente in 30 secondi di testina che gratta su un
vinile.
Si tratta della giusta breve pausa prima di affondare in Forty-Six &
2, traccia pių orecchiabile ma non per questo prevedibile, dalle chitarre estremamente effettate (in maniera quasi "acquatica"), dalla devastante coda
in stop-and-go e dal testo nuovamente ricercato (stavolta ispirato da una teoria esoterica sui cromosomi
umani ipotizzata da Drunvalo Melchizedek, e dal ruolo di una metaforica "ombra" sui cambiamenti umani, tematica ispirata dagli scritti di Carl Jung).
Segue il secondo malato intermezzo, Message to Harry Manback,
un pianoforte malinconico che accompagna un messaggio lasciato ad
una segreteria telefonica da un anonimo italo-americano; il messaggio
consiste in una serie impressionante di insulti e minacce (alcune
in inglese, altre in italiano) rivolte al fantomatico Harry del titolo.
Viene in tal modo introdotta in maniera azzeccata la frenetica
e violenta Hooker with a Penis, un calderone di grunge, hardcore ed effetti distorcenti, dal testo scagliato contro
i cosiddetti "original fans", capaci di criticare qualsiasi
svolta stilistica dei propri gruppi preferiti, ma anche accusatorio nei confronti del modo in cui il mercato discografico si pone
agli ascoltatori ("All you read and wear or see and hear
on TV is a product begging for your fatass dirty dollar, so shut up
and buy my new record, send more money, fuck you buddy!").
Un altro intermezzo, dall'ovvio titolo Intermission,
anticipa di pochi secondi il riff iniziale della successiva jimmy,
ma riproducendolo tramite suoni da videogame tascabile.
La sopraccitata jimmy si muove su ritmiche più lente e atmosfere più oniriche rispetto
alle poco precedenti sfuriate (imbevute di rabbia grunge e punk),
anche se presentando ancora imprevisti cambi di tempo (da 9/8 a 4/4), e narra la storia
di un bambino di 11 anni senza madre (la J del titolo è scritta volontariamente in
minuscolo per far intuire la piccola età del protagonista).
Die Eier von Satan è un altro intermezzo, a
metà strada fra il goliardico e l'inquietante; qui Marko Fox
(preso in prestito dagli ZAUM) declama in lingua tedesca una ricetta per cucina, con in sottofondo una perforante base industrial, concludendo con un urlato "Und
keine eier!" che strappa boati e applausi da parte di un fantomatico
pubblico; è facile notare la parodia sia dell'industrial
teutonico (Einstürzende Neubauten in primis), sia dei monologhi dittatoriali (il riferimento principale,
vista la lingua utilizzata, è chiaramente Adolf Hitler) che riescono ad esaltare le folle anche non dicendo assolutamente nulla.
Si arriva così a Pushit (gioco di parole tra push it e shit), una suite progressive-rock
di 10 minuti, in cui la voce cantilenante di Keenan e le distorsioni
di Jones la fanno ancora una volta da padrone, anche se stavolta il
rischio noia è dietro l'angolo: la costruzione del pezzo risulta
anche troppo autoindulgente e pretenziosa per l'attuale "linguaggio"
della band (da confrontare in questo senso la versione dello stesso
pezzo presente nel DVD-box Salival del 2000, di netto
superiore a questa).
Un altro intermezzo, per far riprendere fiato dopo questa piccola odissea, è la seguente Cesaro Summability, consistente
in un minuto e poco più di rumori elettrici e vagiti di neonati; questi brevi intermezzi, man mano che l'ascolto progredisce, sono sempre pių determinanti nel costruire l'atmosfera "di fondo", la scenografia all'interno della quale si muovono le canzoni.
A ruota segue un altro pezzo notevole, ovvero la quasi-title-track Ænema (gioco di parole tra Ænima ed enema, traducibile quindi come "clistere dell'anima"). Le parti di chitarra sono trascinanti, specie il riff che costituisce le
strofe. Il testo è geniale, ispirato dalla caustica vena satirica
del comico Bill Hicks, ma anche dal film di Martin Scorsese Taxi Driver: Keenan, in poche parole, si augura che un Armageddon spazzi via quella
fogna dal nome Los Angeles, per poter ricominciare daccapo; ma è presente
anche un'altra chiave di lettura, ovvero quella di accettare i cambiamenti
e rifiutare il conservatorismo (confermata dal momento in cui Keenan canta
"Try and read between the lines"); la parte
di testo più spettacolare resta in ogni caso quella in cui Maynard elenca
una dopo l'altra diverse cose e persone che, se spazzate via da un
meteorite, nella sua visione non potrebbero che rendere l'umanità migliore ("Fuck
L. Ron Hubbard and fuck all his clones, fuck all these gun-toting
hip gangster wannabes..."), soluzione che tra l'altro verrà adottata
come citazione anni dopo dal regista Spike Lee nel suo film 25th Hour ,
durante il monologo di Edward Norton davanti allo specchio.
Dopo quest'orgia di bizzarria apocalittica, è il turno di (-) Ions,
altro intermezzo industriale composto da suoni e rumori elettronici;
il titolo si ispira alla teoria degli ioni negativi, che secondo certi pensatori si troverebbero in grande quantità in riva
a mari e fiumi, e avrebbero la capacità di trasmettere benessere all'organismo
umano.
A concludere l'album arriva in ogni caso l'epica Third Eye,
ancora una volta ispirata dai monologhi di Bill Hicks (campionati e udibili nello stesso pezzo) e dallo spiritualismo
(il concetto del "terzo occhio" è ripreso dalle dottrine induiste e buddhiste); la traccia è pericolosamente
lunga (quasi 14 minuti), ma riesce a costruire atmosfere psichedeliche che saturano
l'ascoltatore tramite rumori industriali, distorsioni chitarristiche, campionamenti stranianti,
pause e riprese, e verso il termine un crescendo micidiale,
che si conclude in una serie di violenti stop-and-go dalla ritmica
schizoide; il risultato è un vero e proprio attacco ai sensi, ed è valorizzato ancora una volta da un testo contenente molteplici chiavi di lettura.
In conclusione, Ænima è una vera nuova forma di "rock opera"; è il primo passo sulla strada del progressive/art rock
tutto personale della band, ma soprattutto è un tassello fondamentale
nell'evoluzione musicale della propria decade. I suoi suoni, i suoi vocalizzi e le sue soluzioni compositive
sono avanti di almeno 10 anni rispetto al panorama del post-grunge e dell'alternative-rock,
e influenzeranno un numero infinito di musicisti.
La freschezza e
la potenza di Ænima faranno inoltre
vendere ai Tool più di 3 milioni di copie.
Adam Jones realizza come sempre due videoclip di promozione inquietanti e bizzarri,
stavolta per accompagnare le tracce Ænema e Stinkfist (titolo quest'ultimo che verrà censurato da alcune reti, sostituito
da un più innocuo Track #1).
Disco, parte dell'artwork e gran parte dei testi sono
dedicati esplicitamente al comico statunitense Bill Hicks, scomparso lo stesso anno.
LINE-UP
Danny Carey – Drums
Justin Chancellor – Bass
Adam Jones – Guitar, Producer, Art Direction
Maynard James Keenan – Vocals
Guests:
Chris Pitman - synth
David Bottrill - tastiere
Eban Schletter - organo
Marko Fox - voce
TRACKLIST
1. Stinkfist (5:11)
2. Eulogy (8:28)
3. H. (6:07)
4. Useful Idiot (0:38)
5. Forty-Six & 2 (6:04)
6. Message to Harry Manback (1:53)
7. Hooker with a Penis (4:33)
8. Intermission (0:56)
9. jimmy (5:24)
10. Die Eier von Satan (2:17)
11. Pushit (9:55)
12. Cesaro Summability (1:26)
13. Ænema (6:39)
14. (-) Ions (4:00)
15. Third Eye (13:47)
Poco dopo la sua uscita, il successo di Ænima scatena una battaglia legale
da parte del gruppo contro la tirannica casa discografica Volcano Records,
e la band si trova bloccata in un paradosso burocratico.
Durante questo ristagno forzato, Keenan forma, assieme al chitarrista e ingegnere del suono Billy Howerdel, il supergruppo
A Perfect Circle.
Nel 2000 esce il box-set (CD+DVD) Salival, che contiene un'ottima esecuzione
di Part of Me ed una stupefacente rivisitazione di
Pushit, eseguite entrambe dal vivo. Valevole di menzione
anche un'ottima cover di No Quarter dei Led
Zeppelin, che riesce ad esaltarne il lato più oscuro ed esoterico.
Sono inoltre presenti nel DVD i curiosi videoclip della band curati da Jones.
I Tool,
aspettati al varco, tornano con un nuovo lavoro di inediti dopo 5
anni dal precedente; nel frattempo hanno composto, ma soprattutto rifinito, i pezzi
del nuovo lavoro fino alla perfezione.
Il risultato Lateralus (Zoo
Records, 2001) non è un
secondo Ænima, come in molti si sarebbero aspettati.
I Tool hanno invece dimostrato di muoversi ancora una
volta avanti di 10 anni rispetto al resto delle band alternative-rock
a loro contemporanee.
Lateralus è un concept-album in cui le tracce
formano un unicum compatto, e fluiscono l'una nell'altra occupando 80
interi minuti di musica. La voce di Keenan è nel frattempo ulteriormente evoluta, diventando camaleontica e adattabile alla perfezione nel costruire le atmosfere più azzeccate
per le soluzioni sonore di chitarra e basso. In più, un'abbondante
e continua dose di effetti onirici sui cupi fraseggi chitarristici di
Jones getta sulle composizioni quell'aura di mistero, di enigma, di
irraggiungibile, tramite la quale sembra di recepire la musica provieniente
da un'altra galassia.
Le atmosfere che creano i Tool in questo disco sono
uniche e difficilmente rintracciabili altrove.
Lungo le composizioni di Lateralus affiorano tutti
gli stati d'animo dell'essere umano, che percorre una strada lunga
80 minuti per diventare dio.
L'opening è costituita da The Grudge (8 minuti e mezzo), che palesa
già il sound e le caratteristiche compositive di tutta l'opera; liricamente è intuibilmente dedicata al sentimento del rancore, ma contiene
anche riferimenti all'astrologia ("Saturn ascends, choose
one or ten"), all'alchimia ("Let the waters
kiss and transmutate these leaden grudges into gold"), alla letteratura ("Unable to forgive your scarlet lettermen" cita The Scarlet Letter di Nathaniel Hawthorne) e
alla cabala ("Wear your grudge like a crown of negativity" è un verso metaforico: la Corona è la parte superiore dell'Albero Della
Vita, e la traccia The Grudge non a caso è
posta all'inizio del disco); musicalmente introduce la maggior parte
delle novità di quest'opera rispetto al precedente percorso stilistico della band: profusione di percussioni tribali (specie di
tabla indiana), tonalità di D minore, tempi dispari (in questo caso il pezzo è in 10/8); l'ultimo minuto di The
Grudge è semplicemente spettacolare: tutto il rancore
represso di Keenan esplode in un cataclisma distruttivo, un urlo
devastante della durata di 30 secondi.
La traccia successiva è Eon Blue Apocalypse,
intermezzo che pone una giusta pausa tra due tracce complesse,
e consiste in una serie di arpeggi chitarristici capaci di creare in
un solo minuto un'atmosfera onirica e allo stesso tempo inquietante.
Segue The Patient, dalla lunga introduzione sommessa
e sussurrata, che esplode in un trascinante pezzo in 5/4, con un Keenan
capace di dare alla luce melodie vocali eccezionali (memore dell'esperienza
A Perfect Circle ora più che mai); la
struttura musicale è geniale specie nei giochi tra Jones e Carey, e tra Jones e se stesso (le stratificazioni di
chitarra).
Segue un altro breve intermezzo d'atmosfera, necessario per riprendersi:
stavolta si tratta di Mantra, un rumore non meglio
identificato rallentato digitalmente in modo da sembrare un'ipnotica
preghiera orientale.
Si arriva così all'eccezionale Schism, scelta
anche come singolo di lancio dell'album. In questa traccia è da lodare
soprattutto Chancellor, inventore di un grandioso giro portante di basso che alterna
ritmicamente 5/8 e 7/8; il pezzo è interamente costruito
su questa alternanza, rappresentante in chiave ritmica dello "scisma" di titolo e testo, e come gli altri rifiuta i cliché strutturali della "forma canzone" (il chorus compare una volta soltanto); a due terzi
il tempo cambia, e stavolta è Jones a ritagliarsi un'eccezionale parte
chitarristica, evolvente in un altro vibrante crescendo,
sopra il quale Keenan pronuncia "Cold silence has a tendency
to atrophy any sense of compassion", forse il più
suggestivo tra gli aforismi disseminati lungo le liriche del disco. La
sezione conclusiva è un furibondo e travolgente climax. Keenan scrive
un testo che parla di scismi, ma ancora una volta le chiavi di lettura
sono molteplici: tra due innamorati, tra due religioni, tra due parti
di se stessi.
Dopo Schism è il turno del secondo singolo
estratto dall'album, suddiviso in due tracce che confluiscono l'una nell'altra
con un passaggio spettacolare. Trattasi di Parabol
e Parabola: la prima è un lamento vocale influenzato dai canti dei monaci buddhisti, sostenuto da avvolgenti e splendidi suoni di chitarra e basso; la seconda un prog-rock potente ed emotivo, stavolta in un
canonico 4/4 ma dalla struttura ugualmente imprevedibile, che esplode al grido "Alive!", e si evolve seguendo un testo narrante il legame tra corpo e
anima, tra dolore terreno e liberazione spirituale ("This
body holding me, reminds me that all this pain is an illusion").
Terminata questa suite è la volta di Ticks & Leeches (8 minuti), l'episodio più violento dell'album e una delle poche composizioni in cui escono allo scoperto anche le influenze più "metal" del quartetto. Il pezzo
è sorretto da una spaventosa esibizione di Danny Carey alla batteria,
capace di stendere densi tappeti percussivi in 7/8 e legarli tramite passaggi a raffica, se non di dimostrare d'essere uno dei più talentuosi batteristi rock della propria
epoca. La voce di Keenan è distorta in maniera minacciosa,
recitante un testo che si scaglia contro i vampiri e le sanguisughe che cercano
in tutti i modi di sfruttare e abusare il prossimo (è verosimile una chiave
di lettura come atto accusatorio alla Volcano Records). La traccia
viene spezzata a metà da una lunga pausa durante la quale domina unicamente
la placida chitarra di Jones, stemperando improvvisamente l'aggressività
del pezzo, che però viene ripresa dallo scoppiettante finale.
La nona traccia, la title-track Lateralus, lunga
più di 9 minuti e caratterizzata da cambi ritmici tanto improvvisi quanto fluidi (9/8, 8/8, 7/8), è
senza ombra di dubbio il vertice più alto del lavoro. Un'altra grandiosa
introduzione in crescendo (d'altronde un po' tutto il disco è
formulato sul concetto di climax) sfocia in un chorus dalla ritmica
disorientante; nelle strofe Keenan sillaba le parole seguendo la sequenza
matematica di Fibonacci (presente anche nell'artwork del disco), detta
anche "spirale di Fibonacci" (ed è per questo motivo che nel testo ricorre
anche la parola "spiral"); dopo il secondo chorus incalza
una divagazione distorta di Jones, poi tutto si ferma; lentamente
parte un secondo crescendo, in cui l'arpeggio della chitarra
riprende quello dell'introduzione, lentamente e pezzo dopo pezzo, come
una vittima di amnesia che ricompone la propria memoria; e non è un caso se l'enigmatico ed emozionante testo di Keenan parla anche di memoria e di infanzia ("Black then white are all I see in my infancy"), oltre a
toccare temi come l'apertura mentale e ancora una volta la connessione
tra corpo e mente ("Over thinking, over analyzing separates the body from the mind. Withering my intuition leaving all these opportunities behind"). La coda della traccia è un vero e proprio
turbinio di emozioni, un'esplosione di passione cerebrale.
Il disco si chiude con il trittico composto da Disposition,
Reflection e Triad, che mentalmente
trasporta l'ascoltatore nel deserto assolato.
A palesare ulteriormente il fatto che le tre tracce compongano un'unica suite, cambia anche la tonalità (E minore).
La prima è un breve pezzo d'atmosfera di 4 minuti dal testo
minimale ("Watch the weather change. Mention this to me;
mention something, mention anything. Mention this to me, and watch
the weather change."), caratterizzata da un Jones eccellente
nel costruire melodie oniriche e orientaleggianti, tanto quanto Carey che lo sostiene con un dolce tappeto di percussioni tribali,
ma forse su di tutti si staglia il profondo, languido e ipnotico basso di Chancellor.
La seconda è una lunga (11 minuti) riflessione lisergica, completamente in crescendo
su tappeto tribale, che prende forma lentamente; Keenan si dimostra ancora
una volta strepitoso nello scrivere i testi, affrontando tematiche
come il conflitto con se stessi e il desiderio di vedere la luce ("I must crucify the ego before it's far too late. I pray the light lifts me out, before I pine away"); ottimo e disorientante l'utilizzo delle distorsioni su chitarra e vocalizzi, mentre l'evoluzione verso l'apice emotivo è forse la più magnetica e riuscita di tutto il disco.
Infine la terza (quasi 9 minuti),
strumentale e anch'essa in crescendo, è caratterizzata da una
serie di campionamenti su un tappeto sonoro ancora una volta esotico, ma dalle chitarre molto pesanti: emergono con violenza sia le influenze metal di Jones, sia le influenze mediorientali, stavolta anche più dissonanti del solito negli arrangiamenti ai fiati e nelle urla in background. La coda è però un'implosione,
perché in realtà l'album deve ancora terminare.
Seguono alcuni minuti di silenzio, e poi parte la traccia nascosta:
Faaip De Oiad (che in lingua Enochiana, ovvero il linguaggio probabilmente inventato nel '500 dal medium e alchimista Edward Kelley, significa
"Voce di Dio"), la registrazione di una telefonata ad una
stazione radiofonica avvenuta nel 1997 (in cui uno sconosciuto si spacciò per un ex
dipendente dell'Area 51, e durante il suo monologo la trasmissione si interruppe misteriosamente per 30 minuti), infarcita di rumori e distorsioni, in modo
da renderla disturbante, agghiacciante.
L'operazione stilistica che compiono i Tool con Lateralus
è quella di prendere il miglior progressive-rock di sempre
(quello più orientaleggiante e infarcito di tempi dispari) e aggiornarlo ad una nuova epoca. L'idea era in realtà già venuta
in mente a qualche altro artista (ad esempio ai Dredg), ma era
impensabile vederla svilupparsi in una forma simile. I Tool
si dimostrano eccelsi in ogni campo, dalla preparazione tecnica all'espressività, dagli arrangiamenti alla cura dei testi, e non hanno
nessuna paura di osare, puntando sempre alla struttura complessa e raffinata.
Ma soprattutto, l'elemento che rende Lateralus
un'uscita eccezionale è il suo cuore di energia pulsante, viscerale e cerebrale: i Tool, pur avendo un'invidiabile capacità tecnica, pongono in primo piano l'emozione e la passione, senza sprecare una sola nota che non sia finalizzata a tale scopo, annullando così ogni possibile
"freddezza" e autoindulgenza boriosa tipica della quasi totalità delle band
progressive-metal (genere al quale difatti possono venire accostati solamente in maniera forzata), andando a scavare in profondità nell'anima
di chi ascolta, risvegliando zone cerebrali assopite. I fraseggi maggiormente heavy dei Tool sono ancora preminentemente derivanti più dal grunge che dal metal: la loro estetica formale e la loro funzione emotiva parlano chiaro.
I due video promozionali dell'album
(ovvero Schism e Parabol+Parabola,
quest'ultimo con Tricky come protagonista)
vengono curati come sempre da Adam Jones, e ovviamente sono claustrofobici,
disturbanti e dal simbolismo esoterico.
L'artwork del disco presenta una copertina nera con, appena visibili,
il titolo e dei circuiti elettronici. Aprendo la confezione, si trova
un booklet raffigurante un corpo umano che, pagina dopo pagina, scopre
strati sempre più profondi di se stesso, fino ad arrivare a
quello spirituale.
Dopo Lateralus, molte sono state le band che ne hanno
tratto ispirazione, ma quasi nessuna è stata in grado
di catturarne e replicarne l'essenza.
Lo stesso anno i Tool promuoveranno il disco con
un tour di 10 date assieme ai King Crimson.
LINE-UP
Danny Carey – Drums
Justin Chancellor – Bass
Adam Jones – Guitar, Producer, Art Direction
Maynard James Keenan – Vocals
TRACKLIST
1. The Grudge (8:36)
2. Eon Blue Apocalypse (1:04)
3. The Patient (7:13)
4. Mantra (1:12)
5. Schism (6:47)
6. Parabol (3:04)
7. Parabola (6:03)
8. Ticks & Leeches (8:10)
9. Lateralus (9:24)
10. Disposition (4:46)
11. Reflection (11:07)
12. Triad (8:46)
13. Faaip De Oiad (2:39)
10,000 Days esce nel 2006 sotto la Volcano II/Tool Dissectional.
LINE-UP
Danny Carey – Drums
Justin Chancellor – Bass
Adam Jones – Guitar
Maynard James Keenan – Vocals
TRACKLIST
1. Vicarious
2. Jambi
3. Wings for Marie (pt.1)
4. 10,000 Days (Wings pt.2)
5. The Pot
6. Lipan Conjuring
7. Lost Keys (Blame Hoffman)
8. Rosetta Stoned
9. Intension
10. Right in Two
11. Viginti Tres
Nel 2007 esordisce su album un progetto solista di Maynard James Keenan
dal nome Puscifer.