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Urban Species

Listen (1994)
6.5/10
Blanket (1997)
6.5/10




Gli inglesi Urban Species sono stati tra i primi complessi hip-hop a venire influenzati dal trip-hop di Massive Attack e Portishead.

Il loro primo disco Listen (Talkin' Loud, 1994) fa mostra di alcuni hip-hop trascinanti contaminati dall'acid-jazz (dei quali il più riuscito è l'opener Hide and Seek), accanto ad altri esperimenti bizzarri (l'hip-hop dissonante e sbilenco The Experience, il reggae-rap percussivo The Consequence), ma raccoglie anche la lezione di Robert Del Naja in pezzi come Musikism (con tappeto trip-hop jazzato e rap scandito a bassa voce), The Ropes (hip-hop contaminato da dub e reggae, che divaga lungo una struttura imprevedibile) e la title-track (trip-hop con vocalizzi femminili soul e melodie orientaleggianti).
Chiudono il lavoro gli appassionati 7 minuti di Brother (potenti vocalizzi soul, rap su drumming jazzato, chitarre jazz-rock) e il breve skit hip-hop Light at the End of the Tunnel.

Il secondo e ultimo disco Blanket (Talkin' Loud, 1994) suona molto più rallentato, sussurrato, quieto e trip-hop. Quasi ogni traccia è scritta e interpretata tentando di avvicinarsi al sound di Tricky, ma colorando il risultato con arrangiamenti (sovente d'archi) perfettamente melodici e non dissonanti.
La formula regala ottimi risultati nella perla Destructive (una malinconica ballata metropolitana, su tappeto hip-hop ma avvolta in arrangiamenti struggenti) e lungo i paludosi 7 minuti di Predictably Unpredictable (trip-hop mescolato a tocchi funk e reggae).
Rock Star (con campionamenti di chitarre blues) e Religion and Politics sono ancora due episodi molto godibili, ma a conti fatti anche troppo debitori del sound di Tricky.
Reality Check, un altro momento riuscito, viene guidato principalmente da battiti trip-hop e malinconici archi.
L'altra metà dei pezzi suona però eccessivamente banale o soporifera.
Chiude il disco un soul-gospel speranzoso, Tomorrow People.






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Copyright © Matthias Stepancich