Gli inglesi Urban Species sono stati tra i primi
complessi hip-hop a venire influenzati dal trip-hop di Massive
Attack e Portishead.
Il loro primo disco Listen (Talkin' Loud, 1994) fa mostra di
alcuni hip-hop trascinanti contaminati dall'acid-jazz (dei quali il
più riuscito è l'opener Hide and Seek),
accanto ad altri esperimenti bizzarri (l'hip-hop dissonante e sbilenco The
Experience, il reggae-rap percussivo The Consequence),
ma raccoglie anche la lezione di Robert Del Naja in pezzi come Musikism
(con tappeto trip-hop jazzato e rap scandito a bassa voce), The
Ropes (hip-hop contaminato da dub e reggae, che divaga lungo
una struttura imprevedibile) e la title-track (trip-hop
con vocalizzi femminili soul e melodie orientaleggianti).
Chiudono il lavoro gli appassionati 7 minuti di Brother
(potenti vocalizzi soul, rap su drumming jazzato, chitarre jazz-rock)
e il breve skit hip-hop Light at the End of the Tunnel.
Il secondo e
ultimo disco Blanket (Talkin' Loud, 1994) suona molto più rallentato, sussurrato, quieto e trip-hop. Quasi ogni
traccia è scritta e interpretata tentando di avvicinarsi al
sound di Tricky, ma colorando il risultato
con arrangiamenti (sovente d'archi) perfettamente melodici e non dissonanti.
La formula regala ottimi risultati nella perla Destructive
(una malinconica ballata metropolitana, su tappeto hip-hop ma avvolta
in arrangiamenti struggenti) e lungo i paludosi 7 minuti di Predictably
Unpredictable (trip-hop mescolato a tocchi funk e reggae).
Rock Star (con campionamenti di chitarre blues) e
Religion and Politics sono ancora due episodi molto
godibili, ma a conti fatti anche troppo debitori del sound di Tricky.
Reality Check, un altro momento riuscito, viene guidato principalmente
da battiti trip-hop e malinconici archi.
L'altra metà dei pezzi suona però eccessivamente banale o soporifera.
Chiude il disco un soul-gospel speranzoso, Tomorrow People.