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Vladislav Delay

Ele (1999)
6.5/10
Entain (2000)
7/10
Multila (2000)
6.5/10
Anima (2001)
7.5/10
Naima (2002)
5.5/10
Demo(n) Tracks (2004)
5.5/10
The Four Quarters (2005)
6/10
Whistleblower (2007)
6/10
Tummaa (2009)
6/10




Vladislay Delay, uno degli pseudonimi del finlandese Sasu Ripatti, ha sfumato i confini tra micro-house e composizione d'avanguardia.

Ele (1999) contiene Pisa (17 minuti), Kohde (30 minuti) e la title-track (17 minuti).
Le tracce sono lunghi calderoni ribollenti di fonti sonore, nei quali si sovrappongono svariati loop, ritmiche appena accennate, e sprazzi di bassi dub elettronici, senza mai far esplodere nulla, slegandosi da ogni possibile struttura come se stesse condicendo un'improvvisazione free-jazz, ma cercando sempre la stasi ipnotica e le timbriche più bizzarre.
Il suo giocare con le fonti sonore ricorda più gli esperimenti di Morton Subotnick, con il loro continuo ribollire di suoni sintetici astratto e senza forma, piuttosto che la tradizione micro-house e glitch dalla quale però riprende le caratteristiche timbriche.

Entain (2000) include nuovamente Kohde e Ele, ma in due versioni riviste, rispettivamente da 22 e 15 minuti, più le nuove composizioni Poiko (19 minuti) e Notke (16 minuti), e due brevi intermezzi senza titolo.
Questi pezzi, oltre a non avere una struttura, non possiedono nemmeno un'evoluzione coerente: vivono di continua interazione, anche casuale, tra gli elementi che li compongono (droni ambient, pulsazioni di basso, loop e campionamenti vari); potrebbero dunque durare all'infinito, suonandosi da soli.
Si tratta complessivamente di uno dei suoi lavori più rappresentativi, grazie sia alla completa maturazione della fusione tra le varie influenze (techno-dub, glitch, micro-house, ambient), sia alla cura per gli effetti digitali applicati ai souni, sia all'alto livello di astrazione ormai raggiunto (vicino oramai alla Musique concrète).

Multila (2000) riduce il livello di astrazione, e sposta leggermente il focus verso la classica composizione ambient-techno, finendo per avvicinare la propria formula a quella del norvegese Biosphere.
La tendenza viene esplicitata soprattutto nei 22 minuti di Huone, una vera e propria incursione nella micro-house come intesa in senso comune.
Sono presenti tuttavia alcuni dei suoi più interessanti esperimenti sulle timbriche, specialmente in tracce come Raamat e Pietola, che sembrano autodistruggersi tramite il loro stesso ribollire e contorcersi.

Anima (2001) è un'unica composizione lunga 62 minuti, che riprende le sonorità di Entain e Multila stratificandole e arricchendole maggiormente.
Il flusso sonoro trova il proprio perno specialmente nel continuo paesaggio onirico dipinto dai romantici synth, che tuttavia, pur ripetendo uno stesso tema, non si fermano a fare da sfondo ma variano in continuazione forma allo stesso modo degli altri elementi.
Il paesaggio è particolarmente ricco di trovate sonore, per lo più legate a sample ritmici o a found sounds vicini alla classica Musique concrète, ma non mancano nemmeno i caratteristici pattern di basso sintetico pseudo-dub, anche più complessi e decostruiti del solito.
Tramite la continua interazione tra il ribollire sonoro e il minimalismo del tema melodico, Delay tiene sempre ad alti livelli l'attenzione e il coinvolgimento nell'ascoltatore.
Con Anima, Delay eleva la micro-house a vera e propria composizione d'avanguardia.
Dischi successivi come 45:33 (2006) degli LCD Soundsystem, o Where You Go I Go Too (2008) di Hans-Peter Lindstrøm, caratterizzati da lunghi excursus elettronici di 30 o 40 minuti, si avvicineranno allo stesso formato di Anima riciclandolo in stile dance per un pubblico più vasto, mentre molti altri artisti ambient si cimenteranno negli anni successivi con composizioni altrettanto lunghe ispirati proprio da Delay.
Anima resterà uno degli esempi essenziali dell'unione tra le formule di micro-house, ambient e avanguardia, oltre che uno dei pochi ad aver innalzato tale unione ad un grado di sensibilità e corposità degno della musica classica, dando un maggiore e più universale senso musicale ai sentieri aperti da Entain.

Naima (2002) testimonia un'esibizione live.
Demo(n) Tracks (2004) semplifica notevolmente la complessità delle composizioni.
The Four Quarters (2005) e Whistleblower (2007) confermano le sue ottime capacità d'assemblatore, pur non offrendo più grandi variazioni rispetto al suo collaudato mix di ambient, micro-house, dub-techno, glitch e Musique concrète.
Tummaa (2009) tenta di equilibrare maggiormente l'anima elettronica con quella classica, grazie ai contributi di Craig Armstrong (noto compositore di colonne sonore cinematografiche) alle tastiere e Lucio Capece ai fiati.





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