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Wire

Pink Flag (1977)
7.5/10
Chairs Missing (1978)
7.5/10
154 (1979)
8/10
The Ideal Copy (1987)
5.5/10
A Bell Is A Cup...Until It Is Struck (1988)
5/10
Manscape (1990)
4.5/10
The First Letter (1991)
5/10
Send (2003)
5.5/10
Object 47 (2008)
5.5/10



Pink Flag
(EMI/Pinkflag, 1977)
Album

I Wire nascono come canonico gruppo punk-rock nella Londra del 1976; ciò che li contraddistingue dai loro colleghi è, però, una grande conoscenza artistica esterna al filone della cultura punk. Newman e soci, tutti frequentanti l'art school, formano i Wire ispirati dai Ramones, ma ben presto nella musica cominciano ad intravedersi le loro vere radici (il rock sperimentale di Brian Eno, l'arte dadaista di Marcel Duchamp). In questo senso, sono la band che più di tutte costituisce la connessione tra punk-rock e l'art-punk delle prime band new-wave sperimentali.

Il loro primo disco, Pink Flag, esce alla fine dell'anno 1977. In questo lavoro, i Wire estremizzano volutamente alcuni dei canoni del punk-rock, ad esempio la durata (gran parte dei pezzi sono sotto ai due minuti, 6 di essi sono addirittura sotto il minuto), le ritmiche (l'opener Reuters, lenta e oscura, gli stop-and-go della brevissima Field Day for the Sundays, l'improvvisa impennata della title-track), le strutture (quasi mai la band si concede la standardizzata sequenza strofa-chorus-strofa), la melodicità (riducendo all'osso il riffing e spesso lasciandosi andare a dissonanze), la vocalità (Newman è quasi sempre sguaiato e incomprensibile).
Il risultato è un album imprevedibile, nonché spiazzante per tutti i "kids"; tutto ciò fa di Pink Flag uno dei segnali più forti della fine del "Punk77", del suo incombente mutamento in qualcos'altro.


LINE-UP
Colin Newman - vocals
Bruce Gilbert - guitar
Graham Lewis - bass
Robert Gotobed - drums

Guests:
Dave Oberlé - backing vocals on "Mannequin"
Kate Lukas - flute on "Strange"


TRACKLIST
1. Reuters – 3:03
2. Field Day for the Sundays – 0:28
3. Three Girl Rhumba – 1:23
4. Ex Lion Tamer – 2:19
5. Lowdown – 2:26
6. Start to Move – 1:13
7. Brazil – 0:41
8. It's So Obvious – 0:53
9. Surgeon's Girl – 1:17
10. Pink Flag – 3:47
11. The Commercial – 0:49
12. Straight Line – 0:44
13. 106 Beats That – 1:12
14. Mr. Suit – 1:25
15. Strange – 3:58
16. Fragile – 1:18
17. Mannequin – 2:37
18. Different to Me – 0:43
19. Champs – 1:46
20. Feeling Called Love – 1:22
21. 12 X U – 1:55




Chairs Missing
(Harvest Records/Pinkflag, 1978)
Album

Con l'aiuto di Mike Thorne (che si occupa di produzione e arrangiamenti elettronici), i Wire fanno uscire il loro secondo disco nel 1978.
Chairs Missing rappresenta l'abbandono totale del punk-rock, ed è uno dei primi dischi definibili letteralmente "post-punk".
Tutto, in Chairs Missing, presenta difatti coordinate che saranno presenti in ogni disco post-punk di lì a venire: atmosfere cupe, languide e tenebrose (Practice Makes Perfect, Marooned, Heartbeat), sperimentalismi dissonanti (French Film Blurred, Being Sucked in Again, I Am the Fly), minimalismi electro-pop (Another the Letter), deliri espressionisti degni dell'avanguardia teatrale o della new-wave sperimentale più melodrammatica (Men 2nd, I Feel Mysterious Today).
Perfino quando la band si spinge in territori più scatenati e abrasivi c'è sempre qualche elemento spiazzante: le rockettare Sand in My Joints e From the Nursery mantengono un sincopato ritmo di batteria quasi elettronico fino alla fine, il punk-rock di Too Late evolve in un incubo dissonante che anticipa il noise-rock dei Sonic Youth.
Ma il gruppo rivela anche un ottimo melodismo pop, che esce allo scoperto di tanto in tanto, e tocca il suo vertice nella catchy Outdoor Miner.
L'influenza degli Ultravox (e, in misura minore, dei Talking Heads) è presente ovunque, ed è più che riconoscibile anche l'ombra dello stesso Brian Eno nelle varie decostruzioni del ritmo e negli arrangiamenti ambient (un esempio su tutti Used To).


LINE-UP
Colin Newman - vocals
Bruce Gilbert - guitar
Graham Lewis - bass
Robert Gotobed - drums

Guests:
Mike Thorne - keyboards, synthesizers


TRACKLIST
1. Practice Makes Perfect – 4:11
2. French Film Blurred – 2:34
3. Another the Letter – 1:07
4. Men 2nd – 1:43
5. Marooned – 2:21
6. Sand in My Joints – 1:50
7. Being Sucked in Again – 3:14
8. Heartbeat – 3:16
9. Mercy – 5:46
10. Outdoor Miner – 1:44
11. I Am the Fly – 3:09
12. I Feel Mysterious Today – 1:57
13. From the Nursery – 2:58
14. Used To – 2:23
15. Too Late – 4:14




154
(Harvest Records/Pinkflag, 1979)
Album

Sempre coadiuvati da Thorne (che stavolta chiama anche altri guests agli arrangiamenti), ed eletto il bassista Lewis a secondo cantante, nel 1979 i Wire danno alla luce quello che è senza dubbio il loro album più avanguardista, e forse anche il loro capolavoro.
154 è un disco che va a ripescare il progressive-rock dei 1970s e lo stravolge, contaminandolo, epurandolo, e aggiornandolo al post-punk.
Gran parte dei pezzi sono ballate altamente psichiche, che vanno dalle atmosfere oscure di I Should Have Known Better e 40 Versions alle melodie estremamente pop di The 15th, Map Ref. 41°N 93°W e Blessed State, flirtando talvolta anche con tribalismi e misticismi (Single K.O.).
La band riesce però contemporaneamente ad esplorare altri territori, estremamente eterogenei: rock'n'roll inquieto ed oscuro (Two People in a Room), sperimentalismo cupo e orrorifico (la gotica The Other Window, la dissonante scultura sonora A Touching Display), espressionismo avanguardista degno della migliore No Wave (On Returning, Once Is Enough, Indirect Enquiries).
L'episodio migliore è però forse A Mutual Friend, piccola suite in movimenti che riesce ad abbracciare psichedelia, gothic-rock, pop e ambient, impreziosita da un ottimo spirito melodico e da arrangiamenti spettacolari.


LINE-UP
Colin Newman – vocals, guitar
Graham Lewis – vocals, bass
Robert Gotobed – drums
B. C. Gilbert – guitars, vocals

Guests:
Hilly Kristal – bass vocals
Kate Lucas – alto flute
Tim Souster – electric viola
Mike Thorne – keyboard, synthesizer
Joan Whiting – cor anglais


TRACKLIST
1. I Should Have Known Better – 3:51
2. Two People in a Room – 2:09
3. The 15th – 3:04
4. The Other Window – 2:07
5. Single K.O. – 2:22
6. A Touching Display – 6:55
7. On Returning – 2:05
8. A Mutual Friend – 4:26
9. Blessed State – 3:28
10. Once Is Enough – 3:23
11. Map Ref. 41°N 93°W – 3:36
12. Indirect Enquiries – 3:34
13. 40 Versions – 3:27




Prima che un quarto album veda la luce, varie complicazioni e divergenze fanno sì che la band si prenda una pausa di diversi anni, riformandosi appena nel 1985.
Nel frattempo, i membri dei Wire vanno a suonare in altri acts (Dome, Cupol, Duet Emmo), anche se i migliori lavori escono dalla carriera come solista di Colin Newman, che continua a collaborare con Mike Thorne.


Riformatisi nel 1985, i Wire pubblicano nel 1986 l'EP Snakedrill, e nel 1987 il nuovo atteso full-length, The Ideal Copy (Mute Records, 1987).
Purtroppo la strada percorsa dalla band non è più sorprendente come quella a cui avevano abituato il loro pubblico, anzi sembra piuttosto che segua un percorso preimpostato; le influenze maggiori non sono più Brian Eno, il surrealismo e l'avanguardia, quanto semmai i New Order e le band che hanno reso il synth-dark-pop uno dei generi dominanti del decennio.
Nemmeno il pezzo più convincente del lotto, ovvero Ahead, dice in realtà qualcosa di nuovo, adagiandosi su territori già abbondantemente esplorati da tutte le band synth-pop dei cinque anni precedenti.
Non c'è più granché di affascinante e temerario nella musica dei Wire, c'è invece una semplice personalizzazione degli stilemi più modaioli della musica del periodo.
Una tenue voglia di avanguardia si ritrova solo su Feed Me e Still Shows, unici episodi non contaminati dai trend musicali, ma resta sempre una certa sensazione di ridondanza (e, per una band un tempo seguace di un raffinato minimalismo, è un fatto alquanto deludente).


I Wire continuano a seguire le orme dei New Order anche con il loro quinto full-length A Bell Is a Cup...Until It Is Struck (Mute Records, 1988).
Oramai non c'è nulla di azzardato o fuori posto nella loro formula: la band gioca alla decostruzione musicale solamente in Follow the Locust e The Finest Drops (dove si possono ancora sentire gli echi di Brian Eno), mentre il vertice compositivo si ha forse nella psichedelica Boiling Boy (sebbene debitrice dei Depeche Mode).
Ma il resto è semplicemente una serie di scontatezze e di banalità; il risultato è un disco che fa precipitare il gruppo nel vasto calderone dei mediocri act synth-dark-pop dell'epoca.


Nel 1989 esce It's Beginning to And Back Again, album registrato dal vivo, in cui la band suona soprattutto versioni ri-arrangiate e modificate dei pezzi di A Bell Is a Cup...Until It Is Struck e The Ideal Copy, con in più anche qualche inedito (ad esempio Eardrum Buzz, estratta con successo come singolo).


Manscape (Mute/Restless, 1990) rappresenta il passaggio definitivo dei Wire ad una musica anonima e ora più che mai "venduta" al synth-pop, sebbene questo trend sia oramai perfino agli sgoccioli.
Il rifiuto del rock in favore di un pop ballabile in ritardo sui tempi e costituito quasi unicamente da campionamenti fa sì che poco dopo l'uscita del disco il batterista Gotobed si licenzi dal gruppo (resosi conto di essere ormai inutile).


Sostituito il batterista Gotobed con la drum-machine, su The First Letter (Mute, 1991) i Wire (che in realtà hanno cambiato nome in Wir) smorzano leggermente l'ossessivo piglio synth-pop, e si concentrano invece su arrangiamenti di sapore ambient; il risultato è una cura notevole del "suono", ma di contro una distratta cura del "songwriting". Sarebbe un disco interessante se tutto ciò riuscisse ad evolversi in qualche episodio avanguardistico o anche solo al passo con i tempi, ma ormai i Wire sembrano non riuscire più a dire qualcosa di nuovo o coinvolgente.


Con Gotobed di nuovo nella line-up (ora con il suo vero nome, ovvero Robert Grey), i Wire, tornati al moniker originario, pubblicano il loro nuovo album Send (Pinkflag, 2003) dopo ben 12 anni dall'ultimo full-length.
La maggior parte delle tracce di Send proviene dagli EP Read & Burn 01 e Read & Burn 02, usciti nel 2002 per "tastare il terreno".
I Wire tornano ai suoni abrasivi degli esordi, nuovamente influenzati dal punk-rock (le chitarre sono taglienti, le ritmiche sincopate e veloci), ma sembra proprio che continuino a "perdere il treno": nemmeno stavolta riescono a scrivere un disco che sappia stare al passo con i tempi, dato che Send suona ancorato a sonorità ridondanti e ormai sorpassate.
Ci sono però comunque da apprezzare la voglia di rinnovarsi e la potenza sonora dell'insieme, elementi che mettono Send un gradino sopra a dischi come The First Letter o Manscape.


Il nono full-length dei Wire, Object 47 (Pinkflag, 2008), è ancora una volta, come nel precedente Send, un compromesso tra sonorità più post-punk e nostalgici palesi singulti synth-pop.
Se la prima metà dell'album si salva, grazie ad alcune tracce molto debitrici della new-wave ma ugualmente suggestive e ben curate (One of Us, trascinante e con un ottimo tappeto d'arrangiamenti; Mekon Headman, aggiornamento all'era post-grunge del synth-rock più decadente; Perspex Icon, con alcune delle melodie più oniriche e catchy del disco), la seconda parte crolla verso un'operazione nostalgica che riesuma l'anima più noiosa e retrò del gothic-synth-pop degli 1980s (Four Long Years e Are You Ready? sono cloni della massa di vecchi pezzi da cui scopiazza tutto il mediocre revival synth-pop degli ultimi 5 anni), accompagnata da alcune tracce post-punk poco interessanti (specialmente l'eccesso retrò della banale new-wave di All Fours).

 





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